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Convivio 2022 raccolta fondi per Anlaids
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Convivio: nel bene e nel male, una metafora di Milano

La prima edizione di Convivio aveva luogo trenta anni fa seguendo l’impegno di Gianni Versace: per molti anni è stato diretto da Franca Sozzani, devolvendo fondi a sostegno di Anlaids

Convivio, che cos’è e quale messaggio

Convivio si suppone provenga da conviviale, ovvero ‘stare insieme’ – a tavola la domenica, per esempio, sotto un albero durante la festa del paese. Seguendo questo riferimento (anche se forse non previsto né voluto) Convivio ha effettivamente trovato una dimensione popolare durante le sue edizioni – a differenza di eventi simili come la Sidaction di Parigi o l’Amfar – Convivio è una sagra dell’alto borgo per cui indossare l’abito buono. Il motivo dichiarato di tale convivialità, oltre certo alla raccolta di fondi, è l’amplificazione di un messaggio: attenzione all’HIV. Usanza consueta è motivare, forse giustificare, una mondanità con un impegno civile. La mondanità prelude alla vanità, che per magia diventa lecita se si manifesta per una buona causa. Alcuni (molti?) trovano la contraddizione, magari distacco, fastidio, tra l’atteggiamento celebrativo e il supporto alla cura di un virus che ha concluso storie d’amore.

Convivio, il supporto ad Anlaids, l’attenzione costante al virus dell’HIV, Jonathan Bazzi e i profilattici

Prima di un allungo ragionato sui costumi che un evento come questo produce sulla città di Milano, vale il caso soffermarsi sul messaggio civile anticipato nelle righe sopra. Jonathan Bazzi ha raccontato nel suo primo romanzo Febbre il proprio caso biografico: l’infezione, l’accettazione della sieropositività e la forza del rapporto umano con il suo compagno. Nonostante i rapporti non protetti all’interno della coppia, durante un ampio periodo di tempo prima della diagnosi, il suo compagno non è stato infettato. Cinque anni fa, una lettera arrivava per me alla redazione di Lampoon – avendo letto un mio romanzo, chi scriveva voleva raccontarmi la sua storia: un padre di famiglia, giovane, con due figli, si era innamorato di un uomo del quale avrebbe scoperto solo dopo un lungo periodo di rapporti, la sieropositività. In entrambi i casi, la crisi umana esplodeva sul rischio di aver infettato gli altri. Da notare come sia più facile riportare contingenza di HIV tra rapporti omosessuali, anche se i dati oggi indicano un calo dell’uso dei preservativi tra le coppie eterosessuali. Oggi a Milano sono le coppie eterosessuali ad avere con più leggerezza rapporti non protetti – tra le coppie omossessuali, sia al primo incontro sia in coppie consolidate, difficilmente un rapporto non prevede l’uso del preservativo, cha sia per una salubre igiene o anche solo per pruderie verso resti fecali sul proprio epidermide. Si potrebbe procedere per pagine su questi racconti che attirerebbero l’attenzione di molti – il sesso interessa sempre a tutti – ma a un evento come Convivio, nonostante a tali temi esso sia dedicato, il racconto rimane scientifico, medico, aulico.

La storia di Convivio e la società di Milano

Il mio punto rimane lo stesso: manca un contesto di autorevolezza, quell’ordine mai costituito di cui spesso scrivo. La prima volta che andai a Convivio avevo 27 anni – sedici anni fa. Ho visto solo la metà delle edizioni di Convivio a oggi, non certo le fondamenta. C’era un senso di eccitazione, di timore – la smania di voler far parte di una cerchia. Tra potere, editoria e creatività, a Milano esisteva il senso di rispetto per chi deteneva i ruoli decisionali. Oggi rimane che tutto è simpatia – in prima istanza suona come un’accezione positiva – se per simpatia si intende un continuo e costante autoscatto sul telefonino, facce strane o buffe per le stories, taggandosi l’uno con l’altro come baci sulle guance e microbi. Tra i tavoli, donne truccate si specchiano nel telefonino dove hanno montato una sorta di flash fisso che possa lavorare sulla loro pelle come un Photoshop istantaneo. Al posto dei ruoli culturali della città trovi dirigenti che vorrebbero avere più seguaci avvinghiandosi ai tronisti televisivi. I giornalisti si sono trasformati in groupie. Ci sono gli animali sociali, gli ossessivi del selfie – e qualche artista, forse un cantate, che così mescolati perdono la loro credibilità. Non bisogna preoccuparsi, è solo una sera. Ricordiamocelo, solo un gioco mediatico, mondanità e vanità – per una sera pace alla reputazione. Quelli più seri e sinceri, intanto hanno risolto il tema con la solta frase: «meglio non esserci».

Quando la mondanità è un atteggiamento provinciale

Per chi c’è, il voler esserci è il meccanismo della partita. Come nei giochi da tavola: la guerra per Risiko o i soldi per Monopoli, la vanità a Convivio: più inviti ricevi, più il tuo ego cresce. Non tutti i giochi sono uguali, il Bridge è più complesso di Briscola, gli scacchi sono più complessi della dama – al netto di ogni abilità. Convivio rimane un gioco facile. L’altra sera c’erano 70 tavoli, ogni tavolo invita 10 persone – quindi vince chi è invitato a più tavoli. Se vedi che butta male, usi la carta jolly e compri il tavolo. I tavoli costano relativamente poco, tra i 5 e i 10 mila euro – finanze che appunto vanno a sostengo della lotta contro l’HIV. La settimana scorsa, per l’edizione che segnava i 30 anni di Convivio, ha avuto luogo un talk: parlava Andrea Gori presidente di Anlaids. L’audio era scarso, si faceva fatica a seguire le parole, o meglio, non ascoltava nessuno. Gli influencer, questi errori o eroi digitali, continuavano a scattare, alternandosi nelle foto di gruppo come ci piaceva fare all’ultimo giorno di scuola.

Convivio – i risultati positivi di Francesca Ragazzi: i fondi raccolti per Anlaids raggiungono un milione e seicento mila euro

Tutto era sempre meglio prima, quei tempi non torneranno, niente è più bello come un tempo – questa è una cantilena che dà nausea. Sì lo abbiamo capito: la nostalgia è una forma di energia, forse la migliore tra le nostre risorse (letterarie ed economiche) – ma l’energia deve accendere un motore che inevitabilmente deve andare avanti – niente retromarcia. Questa edizione di Convivio ha dato i risultati migliori di sempre: la mostra mercato è andata venduta, esaurita. Francesca Ragazzi si è adoperata con bravura, ne ha il pieno merito – un lavoro, questo suo per l’evento raccolta fondi, che ne sottolinea la bravura e ne definisce la migliore abilità. Francesca ha la gentilezza e il carattere per un progetto come Convivio. Una festa, per la Milano di oggi. Anche se non ci sono più quelli che con un po’ di timore sanno scuotere l’ambizione; anche se le storie dell’HIV rimangono marginali; quello che conta per una bella serata come quella di martedì scorso sono il numero dei cuori digitali, la simpatia del gruppo, i vestiti strani e la conta degli euro.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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