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Elisabetta Valentini, Fotomodella, Accento
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Fotomodella, un romanzo scritto sulle gambe: una modella può fare altrimenti?

Fotomodella è tornato in una veste rinnovata per Accento Edizioni – Elisabetta Valentini gira ancora con il cappello nero da uomo «È una forma di matrimonio interiore, Essere maschio e femmina insieme»

Era il 1988 quando Elisabetta Valentini, su consiglio dell’amico Pier Vittorio Tondelli, pubblicò per Arnoldo Mondadori Editore Fotomodella. Il romanzo, faceva parte della serie editoriale Mouse to Mouse. «Forse il titolo non restituisce veramente il contenuto del libro ma al tempo era necessario fare intendere subito di che cosa trattasse», inizia a raccontare Elisabetta Valentini.

Fotomodella, la nuova uscita di Accento Edizioni

Da martedì 23 maggio 2023 Fotomodella è tornato in una veste rinnovata per Accento Edizioni, la neonata casa editrice di Alessandro Cattelan di cui Matteo B. Bianchi è direttore editoriale. Tre collane hanno finora inaugurato il progetto indipendente: Accento Acuto, dedicata agli esordienti, Accento Grave, per le opere fuori catalogo riproposte, e Dieresi, per i saggi pop. Pubblicati finora sono gli esordienti Tutto ciò che poteva rompersi di David Valentini e Senza Respiro di Raffaella Mottana, mentre Manuale di caccia e pesca per ragazze di Melissa Bank viene rieditato dopo la prima uscita nel 1999. Seguono Quasi di nascosto, un’antologia di dodici nuovi autori under venticinque, Hostaggio. Guida serissima per ospitare sconosciuti (e alloggiare in casa loro) di Elena Righetti e il romanzo di Anja Boato Madama Matrioska

In occasione dell’uscita, dopo essere stato presentato al Salone del Libro di Torino e nello showroom di Stella McCartney a Milano, Elisabetta Valentini racconta a Lampoon il nuovo Fotomodella

Elisabetta Valentini, da fotomodella a scrittrice e fotografa

«Credo di avere la capacità di non saper rispondere mai veramente alle domande». Una fortuna. Perché Elisabetta Valentini si presta al racconto di una vita, di cui l’esperienza da modella è solo il punto di partenza. A soli diciassette anni lascia Firenze e lo sguardo della madre che la accompagnerà sempre, per trasferirsi a Milano e cercare la sua indipendenza di donna, tra un amore assoluto e i nomi di chi ha fatto grande il prêt-à-porter degli anni Ottanta. Da Christian Dior, France Andrevie, Dorothy Bis, Marie-Pierre Tattarachi a Michel Klein, Kenzo, Sonia Rykiel – che le piaceva tanto ma non la prendeva quasi mai –  e ancora da Kansai, Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Jean-Paul Gaultier a Valentino – che si decise a chiamarla dopo molto tempo –, Thierry Mugler e Yves Saint-Laurent. Valentini è la modella androgina per eccellenza che tutti vogliono. Dopo dieci anni di carriera lascia le passerelle per dedicarsi alla scrittura e alla fotografia, le muse che ancora oggi sono con lei, oltre la vanità personale e il gioco egoico. 

Com’è stato tornare? «Quando sono stata contatta con la richiesta di rieditare Fotomodella è stata una sorpresa. Una casa editrice giovanissima, con un team che è energia pura, ho pensato non ci fosse possibilità migliore: essere invitata in un contesto di esordienti mi rimanda al mio nel 1988 con Pier Vittorio Tondelli e un tema che al momento non era così in voga. Questo libro mi ritorna addosso dopo trentacinque anni, una cosa sconvolgente, rileggerlo mi ha fatto tenerezza. Ci ritrovo una ragazzina che cresce faticosamente, con una bellezza di cui non è totalmente consapevole e la necessità di essere indipendente in un mondo che l’ha accolta a delle condizioni non facili. Sono cresciuta con il cognome di mia madre senza aver mai conosciuto mio padre e sin dalla nascita ho portato questo ‘marchio’. Ero un underdog, ma ho fatto della mia diversità un privilegio. Credo che questo messaggio sia valido anche oggi: l’importanza di affermarsi esprimendo la propria diversità, anche, per esempio, tramite un vestito. Fotomodella, oggi sarebbe queer».

Elisabetta Valentini, sangue zingaro

Racconta del suo corpo che si è annullato per essere interpretato da tutti e da nessuno, degli affetti che non dovevano permettersi di incastrare ruoli o luoghi, ma nonostante questo afferma di avere «sangue zingaro nelle vene». Dal libro si percepisce che non si è mai persa nel mondo che la stava inghiottendo, sempre pronta a preservare quel sangue zingaro.

«Ho cercato di mantenere integra la mia identità diversa, di ascoltare quella voce interiore anche se non era coerente con il momento che stavo vivendo. Nonostante lo spaesamento e l’incertezza, ho sempre fatto riferimento a me stessa. Poi, attorno, c’è tutto un gran divertimento».

Milano, la moda e la paura, con Elisabetta Valentini

Ha mai avuto paura di perdersi? «Sì, ma la paura mi ha salvata. Quando c’è stata l’invasione dell’eroina non mi sono mai illusa di essere così forte da poterla gestire. Ho visto talenti e menti brillanti rimanere impigliati ai lembi di un fiume in piena, portati via dalla corrente come se fossero stracci. Questo è stato doloroso, perché non sono scelte libere ma indotte. La stessa paura l’ho provata alla fine degli anni Ottanta con il contagio da AIDS che arrivava dall’America. È stato terribile ma mi è servito. La paura serve per scoprire il coraggio, se si ha bisogno di un gregge per identificarsi e superare le proprie paure facilmente ci si perde. Sono felice che Fotomodella sia tornato a me, quei ventisei anni ancora mi appartengono. Nessuna delle nostre età si dimentica, le manteniamo tutte dentro di noi e questa è una ragione in più per affermare la propria identità e fare la differenza». 

Elisabetta Valentini: l’amicizia con Pier Vittorio Tondelli

Poi ha conosciuto Pier Vittorio Tondelli. «Ero alla fine della carriera da modella e avevo appena lasciato andare una lunga storia d’amore, ho pensato ‘se è mio torna’… Mi rifugiai nella mia casa di allora in via Bramante, Pier è arrivato in quel momento. La nostra fu una conoscenza occasionale e senza dircelo ci ritrovammo con lo stesso sentimento di abbandono. Mi chiese se scrivessi. Io ho sempre scritto, soprattutto forme brevi e piccoli haiku, avevo una voce interiore che mi accompagnava, una narrazione interna continua e costante, e lui, sapendo questo, mi invitò a raccontare la mia storia. Ero indecisa, forse perché non ero pronta a lasciare veramente quel dolore. Alla fine, ho detto sì. Avevo tutto in mente, come un grande affresco di viaggi e persone, anche se poi emerge sempre l’infanzia. Fotomodella è un romanzo scritto sulle gambe, in fondo una modella può fare altrimenti? Camminavo e raccontavo registrando, in sei mesi questo libro è letteralmente uscito dal corpo. Venne pubblicato nel marzo del 1988, credo sia dei pesci». 

La nuova edizione di Fotomodella 

Com’è cambiato Fotomodella oggi? I nomi celati, al tempo, si riconobbero? «Non per tutti, purtroppo, per esempio, la stilista France Andrevie morì giovanissima, fu davvero un talento non riconosciuto. Poi ci sono la mia agente, raccontata sotto il nome di Angela e oggi rivelata, e un fotografo di allora. Lui l’ho sentito anche ieri per telefono, mi ha detto che lo aveva sempre sospettato. Solo un nome non viene svelato, l’attore rimane l’attore. 

lo feci per rispetto. Sono state persone che hanno fatto grande il prêt-à-porter degli anni Ottanta, in cui le modelle non erano canonicamente belle ma con la loro personalità carismatica interpretavano le visioni degli stilisti. Negli anni Novanta furono invece le modelle le protagoniste, subito dopo lo diventarono i marchi di moda e oggi ci sono le influencer».

Chi è Elisabetta Valentini oggi?

Entrambe le edizioni si aprono con una citazione di Marguerite Yourcenar tratta dalla raccolta di poesie liriche Fuochi: ‘per quanto io muti, non muta la mia sorte. Qualsiasi figura può essere inscritta all’interno di un cerchio’. Perché queste parole? Qual è la sorte che le appartiene? 

«Le trovo reali. Ognuno di noi è inscritto in un cerchio, è qualcosa oltre le proprie esperienze. L’ho riletta e l’ho confermata. Nella confusione ordinata del romanzo è questo il più profondo significato. La scrittura è un potente magico rimedio. Ho scritto un altro libro, ma non l’ho ancora pubblicato. A quest’ultimo tengo tantissimo, parla della storia d’amore che in Fotomodella fa solo da sfondo. Ho fatto una promessa e se l’energia dell’esistenza me lo permette sarà realizzata. C’è chi non c’è più è soltanto da un’altra parte, ciò che separa gli altri dai vivi è come un’ostia bagnata, una pellicola elastica. Non so se è la mente stessa che crea dimensioni alternative di condivisione per salvarsi, ma tutto ciò è estremamente confortante». 

Elisabetta Valentini davanti e dietro l’obiettivo: la fotografia 

È passata dall’essere osservata all’osservare, dalla carriera da modella a quella di fotografa. Cos’è rimasto di quegli sguardi su di lei? Con quali occhi si riconosce oggi? E come osserva ciò che vede? «L’occhio indagatore c’è sempre stato, facevo dei reportage mentali e fotografici. Questo libro critica consapevolmente la transitorietà del mondo delle modelle: nel racconto della prima sfilata ricordo di una modella ‘anziana’ che, nella speranza di qualcuna da sostituire, lavora a maglia dietro le quinte, sperando che qualcuno la voglia ancora. Quando la sfilata è finita, lei se ne è andata. È l’inizio e la fine, la precarietà del tempo. La necessità di essere guardata nasce dallo sguardo di mia madre che mi ha sempre adorata. Non si è sempre belli, le età hanno delle fasi e il cambiamento, per essere accettato, ha bisogno di tempo».  

Gira ancora con il suo cappello nero da uomo? «Sì, sempre. È una forma di matrimonio interiore. Essere maschio e femmina insieme. Io sono stata l’androgino per eccellenza e questo non fu sempre amato da tutti. Meglio essere liberi». 

Caterina Angelucci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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