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Seta italiana: gelsibachicoltura, processi di lavorazione e criticità

Seta pura, miscelata con altre fibre o etica: quanto inquina produrla, è biodegradabile o compostabile? Pregi e criticità della seta, e un excursus sulla seta italiana

Quanto inquina la seta? Seta pura e seta etica 

Quando la seta è considerata pura, cioè ottenuta esclusivamente da bozzoli di bachi da seta senza contaminazione o miscelazione con altre fibre, l’impatto ambientale è limitato. Nella fase di produzione della seta pura, i principali fattori di inquinamento possono derivare dall’uso di prodotti chimici per il lavaggio, la decolorazione o la tintura dei fili di seta. Gli standard di produzione sostenibile e l’adozione di processi ecologici possono ridurre l’utilizzo di sostanze chimiche nocive e minimizzare l’impatto ambientale.

Quando la seta è miscelata o contaminata con altre fibre, come poliestere o nylon, l’impatto ambientale aumenta. Le fibre sintetiche richiedono l’uso di risorse energetiche e materiali non rinnovabili durante la produzione e possono contribuire alla diffusione di microplastiche nell’ambiente. Il crescente interesse per la seta etica o la seta da fonti sostenibili ha portato a un maggior impegno per la tracciabilità e la certificazione delle filiere di produzione. Questo contribuisce a garantire che la seta non contenga contaminanti e che i processi di produzione siano conformi a standard ambientali e sociali elevati.

Seta italiana: i trattamenti chimici che inquinano l’ambiente

Il trattamento chimico della seta, durante la lavorazione, sono utilizzate sostanze chimiche per rimuovere la sericina (gommapiuma) e per la tintura del tessuto. Alcuni di questi prodotti chimici possono essere tossici o inquinanti se smaltiti in modo improprio. L’uso di coloranti a basso impatto ambientale e l’adozione di sistemi di trattamento delle acque reflue possono contribuire a ridurre l’impatto negativo. L’impatto ambientale specifico della produzione di seta può variare in base alle pratiche di produzione adottate, all’efficienza nella gestione delle risorse e all’adozione di metodi sostenibili. 

Il gelso e la produzione di seta italiana

Il processo di coltivazione dei bachi da seta inizia con la piantagione dei gelsi, che forniscono le foglie necessarie per l’alimentazione dei bruchi. I gelsi sono coltivati su terreni dedicati, spesso in aziende agricole specializzate. Una volta che i bruchi si schiudono dalle uova, sono trasferiti sui rami di gelso e iniziano ad alimentarsi. Durante questa fase, i bruchi si nutrono esclusivamente delle foglie di gelso, il che li rende degli eccellenti indicatori di inquinamento ambientale. Se l’ambiente circostante è contaminato, i bruchi non sopravvivono o non riescono a svilupparsi correttamente. Quando i bruchi completano il loro ciclo di crescita, producono un bozzolo di seta intorno al loro corpo. Il bozzolo è costituito da un filamento di seta che può raggiungere una lunghezza di oltre 900 metri.

Questo filamento è ricavato da una ghiandola del baco da seta ed è composto principalmente da fibroina, una proteina. Per ottenere la seta tessile dai bozzoli, i bozzoli sono raccolti e sottoposti a un processo di lavorazione chiamato “sfilatura”. I bozzoli sono raccolti senza danneggiare il baco all’interno, prima della loro trasformazione in crisalide. Sono sottoposti a un trattamento termico per uccidere il baco e consentire una maggiore manipolazione dei filamenti. L’acqua calda ammorbidisce e consente la separazione dei filamenti di seta. Questi filamenti sono poi riavvolti insieme per formare un filo continuo.

Gelsibachicoltura: come si produce la seta? Processo di lavorazione della seta

Una volta raggiunta la fase di produzione dei bozzoli, questi sono trasportati in una filanda, dove sono sottoposti a processi di lavorazione. I bozzoli rimangono distinti in base all’agricoltore che li ha allevati, consentendo di tracciare con precisione la loro provenienza.

In Italia, la coltivazione dei bachi da seta si concentra nelle regioni settentrionali tra cui il Veneto e Lombardia, e centrali – Umbria. Queste regioni offrono un ambiente adatto alla coltivazione dei bachi da seta, con clima e vegetazione favorevoli alla crescita dei gelsi, l’alimento principale di questi insetti. Dopo che i bachi da seta hanno costruito i bozzoli, questi vengono raccolti e sottoposti a un processo chiamato ‘scarrabile’. Questo processo implica l’uso di acqua calda per uccidere le crisalidi all’interno dei bozzoli, interrompendo la loro trasformazione in farfalle. I filamenti di seta vengono srotolati dai bozzoli e uniti per formare un filo continuo che può essere utilizzato per tessere i tessuti.

Impatto ambientale della seta

L’allevamento dei bachi da seta richiede risorse come acqua e cibo per i bachi, nonché energia per il mantenimento delle condizioni di allevamento. Durante il processo di lavorazione della seta, sono utilizzati prodotti chimici per la rimozione della cera e la tintura dei tessuti, che possono avere un impatto ambientale negativo se non gestiti correttamente. La coltivazione dei gelsi, necessari per la produzione di seta, richiede terreni agricoli. L’estensione delle piantagioni potrebbe comportare la conversione di terre che potrebbero essere utilizzate per scopi alimentari o per la conservazione della natura. La produzione di seta richiede acqua per l’irrigazione dei gelsi e per il processo di lavorazione, come il rammollimento dei bozzoli. Sebbene la quantità di acqua necessaria sia inferiore rispetto ad altre fibre, come il cotone, l’uso efficiente delle risorse idriche rimane un aspetto cruciale. Non è possibile fornire una quantità precisa di acqua richiesta, poiché dipende da fattori, come la scala di produzione e le pratiche agricole specifiche.

Purezza della seta e seta etica

La purezza della seta può essere influenzata dall’uso di fibre artificiali o sintetiche nella produzione o la miscelazione con altre fibre naturali. Alcuni produttori adottano pratiche ecologiche, come l’uso di coloranti naturali anziché chimici, la riduzione dell’uso di acqua attraverso sistemi di riciclo e il miglioramento delle tecniche di gestione dei rifiuti. Recentemente si sta diffondendo la seta “peace silk” o “seta etica”, che si riferisce a un processo di produzione in cui i bachi da seta vengono risparmiati dalla sofferenza o dalla morte durante l’estrazione del filo. Questo tipo di seta è ottenuto da bozzoli vuoti o dai fili che i bachi hanno prodotto liberandosi spontaneamente dal bozzolo.

Proprietà termoregolatrici della seta

Una delle proprietà della seta è quella termoregolatrice. Il suo tessuto traspirante consente di regolare la temperatura corporea, offrendo un comfort termico sia in climi caldi che freddi e rendendola dunque adatta ad ogni stagione. La struttura porosa della seta permette una buona ventilazione e assorbe l’umidità dalla pelle, mantenendola asciutta.

La seta pura è biodegradabile

La seta è un materiale biodegradabile grazie alla sua origine naturale, il che significa che può essere decomposto naturalmente dagli agenti biologici nel terreno o nell’ambiente. La biodegradabilità della seta può variare a seconda dei trattamenti chimici e delle condizioni ambientali. I filamenti di seta sono costituiti principalmente da una proteina chiamata fibroina, che è facilmente decomposta da enzimi proteolitici presenti nel suolo. Questo processo di biodegradazione consente alla seta di essere riassorbita nell’ecosistema senza lasciare residui dannosi. La biodegradazione della seta può richiedere più tempo rispetto ad altre fibre naturali, come il cotone o il lino. Fattori come l’umidità, la temperatura e la presenza di microrganismi influenzano la velocità di decomposizione del tessuto. Le condizioni di compostaggio ottimali, che offrono un ambiente ricco di umidità e microrganismi attivi, accelerano il processo di biodegradazione della seta.

Compostabilità della Seta

Sebbene la seta sia biodegradabile, non è automaticamente compostabile, poiché il processo di compostaggio richiede condizioni specifiche. La seta può essere compostata se vengono seguite le corrette pratiche di lavorazione. La seta pura, priva di rivestimenti o trattamenti chimici, può essere inserita in un impianto di compostaggio domestico o industriale, dove viene scomposta insieme ad altri materiali organici come il cibo o i residui vegetali. Durante il processo di compostaggio, gli enzimi e i microrganismi trasformano la seta in humus, che può essere utilizzato come nutriente per il terreno. Alcuni trattamenti chimici o rivestimenti possono creare una barriera che impedisce la decomposizione della seta o può contaminare il terreno.

Le origini della seta italiana

Le vie della seta in Italia hanno radici antiche che risalgono all’epoca dell’Impero Romano. Tuttavia, fu durante il Medioevo che l’industria serica italiana iniziò a definirsi come una disciplina artigianale. Lo sviluppo di questa industria iniziò in Italia settentrionale, dove in particolare le regioni della Lombardia, Veneto e Toscana, divennero il centro per la produzione della seta. Nel corso del XII secolo, le repubbliche marinare italiane, Venezia e Genova, stabilirono stretti legami commerciali con l’Oriente e iniziarono a importare fili di seta, bachi da seta e tecniche di tessitura dalla Cina e dal Medio Oriente integrandole con la produzione locale e contribuendo ad ampliare l’estetica grazie a nuovi metodi di lavorazione. 

La produzione di seta tra Milano e Como

Durante gli anni del Rinascimento, Milano e Como iniziarono sperimentazioni sempre più dettagliate nella lavorazione e nella tintura della seta, dove la specializzazione e la precisione del fatto a mano, trovano grande eco nelle corti di tutta Europa. Nel corso del diciannovesimo secolo, l’industria serica italiana subì una crisi a causa della concorrenza di nuovi mercati, come la Francia e l’Inghilterra, che stavano sviluppando tecniche di tessitura meccanizzata. L’arrivo di nuove fibre artificiali, come il rayon e il nylon, minacciò l’industria della seta tradizionale. Nonostante le difficoltà, l’industria serica italiana ha mantenuto una posizione salda nel panorama internazionale. Oggi, città come Como, Lucca, Prato, Biella e San Leucio, continuano a essere centri attivi per la produzione e la lavorazione della seta. Questi centri, con una combinazione di tecniche artigianali tradizionali e tecnologie moderne, producono tessuti di seta di alta qualità utilizzati nell’industria dell’alta moda in tutto il mondo.

Real sitio di San Leucio: tra produzione tessile e evoluzione sociale

San Leucio è stata fondata nel 1750 da Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli e Sicilia. L’obiettivo era quello di creare un centro industriale per la produzione della seta, integrandolo con le conoscenze e le competenze sviluppate nelle altre città italiane, come Como e Lucca e per questa ragione Ferdinando IV diede vita al complesso di San Leucio, che comprendeva una fabbrica di seta e un insediamento per i lavoratori.  Il sovrano aveva una visione progressista per la sua fabbrica, dove intendeva promuovere il benessere dei lavoratori e migliorare le loro condizioni di vita. Gli operai ricevevano salari equi, beneficiavano di istruzione gratuita per i loro figli e avevano accesso a servizi sanitari e assistenza sociale. Vennero introdotte misure per migliorare la qualità della vita degli operai, come l’edificazione di alloggi confortevoli e la creazione di spazi verdi e ricreativi. Ferdinando IV voleva superare la concezione tradizionale dell’operaio come semplice strumento di produzione, promuovendo una visione umanitaria e sostenendo l’idea che il benessere degli operai fosse fondamentale per la prosperità economica e sociale. L’eredità di Ferdinando IV e l’emancipazione sociale degli operai del complesso dimostrano l’importanza di una leadership illuminata e l’impatto positivo che politiche progressiste possono avere sulle condizioni di lavoro e sulla vita dei lavoratori.

La seta filata di San Leucio

La fabbrica divenne uno dei principali centri per la lavorazione e la tessitura della seta in Italia. A San Leucio, venne introdotto un metodo innovativo di filatura della seta noto come ‘seta filata’. Questa lavorazione prevedeva che i fili di seta fossero avvolti attorno a un’anima di filo di cotone, dando così vita a  un filato più resistente. Questo metodo di lavorazione della seta filata divenne la specialità del centro di produzione. Il fine era volto alla realizzazione di prodotti di alta qualità con la combinazione di seta filata, seta filata a macchina con tessuti che includevano broccati, velluti, damaschi e altri tessuti pregiati. Nel corso del tempo, l’industria serica subì alti e bassi. Durante il diciannovesimo secolo, con l’arrivo di nuove tecnologie industriali, la produzione della seta iniziò a diminuire. Negli ultimi decenni, sono state recuperate le metodologie di produzione tradizionali e oggi, il Real Sito di San Leucio è considerato un patrimonio storico e culturale. Il complesso è un luogo che testimonia l’arte e la maestria della produzione tessile italiana e l’eredità dell’industria serica del passato in costante dialogo con il contemporaneo.

La produzione di seta in Lombardia 

La produzione della seta a Como risale all’epoca romana, quando la regione era il centro di commercio della seta. Durante il Rinascimento il centro si specializzò nella lavorazione e nella tintura della seta. I tessitori comaschi svilupparono tecniche innovative di tessitura e produzione di tessuti con seta pregiata. Nel corso dei secoli successivi diciassettesimo e diciottesimo, la produzione della seta continuò a crescere, e la città divenne uno dei principali centri di produzione serica in Europa dando vita a una tradizione che trova ancora seguito nell’industria odierna. Le aziende tessili di Como utilizzano moderne tecnologie e metodi artigianali per produrre tessuti di seta impiegati nella moda lusso e nell’industria dell’arredamento e continuano a innovare, sperimentando nuove tecniche di tessitura, tintura e finitura dei tessuti di seta. Sono impegnate nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni sostenibili per ridurre l’impatto ambientale della produzione tessile.

Consorzio Como tessuti: un’organizzazione con uno sguardo volto al futuro

La promozione della seta comasca è legata al Consorzio Como Tessuti, un’organizzazione che promuove e tutela la tradizione e la qualità dei tessuti di seta di Como. Collabora con le aziende tessili locali per promuovere i tessuti comaschi a livello internazionale. Il Consorzio Como Tessuti ha giocato un ruolo significativo nell’emancipazione sociale nel settore tessile. Oltre a essere un motore economico per l’industria tessile locale, il Consorzio ha adottato un approccio responsabile e sostenibile alla produzione tessile, con un’impronta etica e sociale impegnandosi a promuovere condizioni di lavoro dignitose per gli operai del settore. Ha sostenuto l’implementazione di norme di lavoro che garantiscono salari equi, condizioni di sicurezza sul lavoro e  ha promosso la formazione e lo sviluppo professionale degli operai, consentendo loro di acquisire competenze specializzate e migliorare le loro prospettive di carriera. Oltre a ciò ha adottato politiche di sostenibilità ambientale, promuovendo la riduzione dell’impatto ambientale della produzione tessile e l’adozione di pratiche eco-compatibili: tra cui l’utilizzo di processi produttivi e materiali sostenibili, nonché la gestione responsabile delle risorse idriche e il rispetto dei diritti umani lungo la catena di approvvigionamento.  Ogni anno inoltre, Como ospita la Mostra Internazionale dell’Industria Serica, un evento che riunisce i produttori di seta, gli stilisti e gli acquirenti di tutto il mondo. 

Firenze, Prato e Lucca: la seta toscana

Firenze e Prato sono due città della Toscana che hanno una lunga tradizione nella lavorazione e nella produzione della seta. Le botteghe artigiane fiorentine producevano filati di seta fini e tessuti pregiati, utilizzando tecniche raffinate e dettagliate. Nel cuore di Firenze si trova il Setificio Fiorentino, una delle aziende leader di produzione della seta. Fondata nel 1786, l’azienda si distingue per la realizzazione di tessuti di seta pregiati, come broccati, damaschi e velluti. Il Setificio Fiorentino continua a mantenere vive le tradizioni artigianali fiorentine, producendo tessuti di alta qualità per l’industria dell’alta moda e dell’arredamento di interni.

Firenze è anche sede della Mostra Internazionale dell’Artigianato, un evento che promuove tutto l’artigianato tradizionale toscano, compresa la lavorazione della seta. L’esposizione offre un’opportunità per le aziende tessili toscane di mostrare la loro abilità, promuovere i loro prodotti e si impegnano a mantenere vive le tecniche tradizionali, pur abbracciando l’innovazione per creare tessuti di seta di alta qualità e soddisfare le esigenze del mercato moderno. Una di queste realtà è l’azienda Mantero, fondata a Como, ma con una lunga tradizione e presenza anche in Toscana, combina l’innovazione contemporanea con l’arte tradizionale della seta, creando tessuti che si impegnano a mantenere un dialogo tra passato e presente.

Le opere del designer Mariano Fortuny

Nato a Granada ma attivo in Toscana, Mariano Fortuny,  è conosciuto per il suo lavoro nel recupero delle tecniche antiche di tintura e stampa dei tessuti di seta. Fortuny ha realizzato opere d’arte indossabili ispirandosi alle tradizioni artigianali veneziane e toscane. Le sue creazioni esibiscono motivi e disegni intricati, realizzati attraverso processi di tintura e stampa artigianali.

Seta italiana: il polo tessile di Prato

La seconda città toscana sensibile all’arte della seta è Prato, situata nelle vicinanze di Firenze, dove i tessuti di seta si distinguono per la loro qualità e versatilità. Vengono utilizzati per realizzare abiti di alta moda, cravatte, sciarpe e tessuti per arredamento. La città di Prato è stata un centro di produzione tessile sin dal Medioevo e continua a giocare un ruolo chiave nell’industria tessile italiana. La zona intorno a Prato è conosciuta come il ‘District of Prato’ ed è una delle principali concentrazioni di imprese tessili in Italia. Qui si trovano aziende specializzate nella produzione della seta, nonché nella lavorazione di altri tessuti come la lana e il cotone. I Setifici di Prato, sono impegnati nell’adozione di pratiche sostenibili, come il recupero e il riciclo dei materiali tessili, la riduzione degli sprechi di acqua e l’uso di tecnologie a basso impatto ambientale.

Venezia: la strada per l’Oriente e il Fondaco dei Turchi

Venezia nel Medioevo divenne il  centro di commercio per la seta proveniente dall’Oriente, grazie alla sua posizione strategica come porto di scambio tra l’Europa e l’Asia. Nel corso del tredicesimo secolo la Repubblica di Venezia impose un monopolio sul commercio della seta e sviluppò una fitta rete di relazioni commerciali con le città orientali come Costantinopoli e Damasco. Nel quartiere veneziano di Santa Croce si trovava il Fondaco dei Turchi, un edificio dedicato agli affari commerciali con i mercanti turchi e orientali dove avveniva gran parte del commercio di seta e delle attività connesse. Nel corso dei secoli successivi, la produzione della seta a Venezia iniziò a declinare a causa dei cambiamenti politici, delle guerre e della concorrenza di altre città italiane, come Milano e Como, il monopolio veneziano sulla seta andò diminuendo. Solo recentemente, negli ultimi decenni, c’è stata una rinascita legata all’interesse rinnovato per la produzione della seta a Venezia.

Rubelli e Bevilacqua: la seta veneziana 

Alcuni artigiani e designer hanno iniziato a riscoprire le antiche tecniche di lavorazione della seta veneziana e a creare tessuti di seta pregiati, come nel caso Rubelli un marchio veneziano specializzato nella produzione di tessuti di seta pregiati. L’azienda ha una lunga tradizione nel settore tessile e ha saputo conservare e valorizzare le tecniche antiche di tessitura della seta. Rubelli utilizza telai tradizionali e lavorazioni artigianali per creare tessuti di alta qualità che riflettono la bellezza e l’eleganza delle antiche tecniche di produzione. Un altro esempio lo troviamo nel lavoro dell’azienda tessile Bevilacqua  che si dedica alla produzione di broccati di seta, damaschi e velluti utilizzando metodi tradizionali. L’azienda è famosa per il suo lavoro artigianale e per aver mantenuto vive le tecniche di tessitura antiche. 

Tingere la seta: la Tintoria San Lorenzo

La Tintoria San Lorenzo invece è un’antica tintoria veneziana specializzata nella tintura di seta utilizzando tecniche tradizionali. L’azienda è rinomata per l’utilizzo di coloranti naturali e per la maestria nel creare sfumature e tonalità uniche sui tessuti di seta. La Tintoria San Lorenzo mantiene vive le tecniche di tintura che sono sopravvissute al passare dei secoli e tramandate di generazione in generazione. 

In ultima analisi ci dedichiamo al lavoro di Marchi Tessuti, un’azienda tessile veneziana che ha riscoperto e reinterpretato i motivi e i disegni classici della seta veneziana. L’azienda ha una grande attenzione per i dettagli e lavora a stretto contatto con artigiani locali per preservare le tecniche tradizionali.

L’industria tessile della seta in Italia ha origini profonde e      attente nel mantenere viva la tradizione ma con uno sguardo volto alle future generazioni. Il lavoro svolto nei centri di produzione leader nel settore accompagnano lo sviluppo di questa disciplina artigianale da secoli con l’impegno di trovare soluzioni sempre adatte ai tempi correnti non solo in termini di stile ma soprattutto sensibili a tematiche sociali sempre più presenti nel nostro quotidiano.

Marianna Fioretti Piemonte

Casa Museo Mariano Fortuny
Casa Museo Mariano Fortuny
Como Distretto tessile della seta
Como Distretto tessile della seta

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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L’ossessione per Prada: quanto durerà ancora?

L’industria della moda rimane ossessionata da Prada: l’identità della borghesia, l’ironia ruvida di una signora che cammina a passi svelti, l’orgoglio di una donna che identifica Milano e i milanesi