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la scala delle Procuratie Vecchie, sede di Banca Generali, a Venezia_11zon
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Gli obiettivi ONU nel libro Time to Change: tra utopia e paura, ci sono speranze?

Una scala da salire: gli obbiettivi ONU entro il 2030, il libro Time to Change raccoglie immagini da tutto il mondo – possiamo sentirci coinvolti (e imputati) tutti i giorni?

India, Settembre 2023 – la riunione annuale del G20, l’allarme dell’ONU, il sequestro di CO2, Time to Change

La riunione del G20 di questo anno 2023 ha avuto luogo in India, pochi giorni fa, all’inizio di settembre: la dichiarazione conclusiva ha sì sottoscritto l’impegno a triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030, ma ha tralasciato cenno alla dismissione dell’energia fossile. Su altro fronte – che appare in contrasto – le Nazioni Unite ritengono necessario quadruplicare le risorse economiche da allocare. Se nel triennio 2019 – 2022, i finanziamenti globali per il contrasto alla crisi climatica hanno supero gli 800 miliardi di dollari, bisognerebbe superare i 4 mila miliardi all’anno da dedicare a ogni sforzo. L’unica nota positiva: il picco della domanda di petrolio, carbone e gas è previsto prima del 2030. 

Queste due dichiarazioni – quella de G20 che sembra inerte, quella dell’ONU che grida allarme – indirettamente e direttamente, ci portano lo stesso messaggio: Time to Change. Il cambiamento del nostro modo di vivere deve essere drastico, drammatico, assoluto – o ancora meglio: ossessivo. A tutti deve diventare chiaro cosa significhi il sequestro di CO2, mentre invece ancora tanti non sanno cosa effettivamente questo implichi. 

Agenda ONU 2030 – i 17 obiettivi che erano stati posti nel 2015, l’innalzamento della temperatura e le gocce pulite di Madre Teresa

Facciamo un passo indietro: era il 2015 quando l’Assemblea delle Nazioni Unite stilava un testo diviso in 17 titoli, descrivendo i traguardi che dobbiamo raggiungere entro il 2030. Ci si dava tempo 15 anni. Siamo alla fine del 2023, abbiamo corso 8 anni – ovvero più della metà del tempo a disposizione. Tutti gli obbiettivi fissati dall’ONU nel 2015 avevano uno scopo conclusivo: limitare la crescita delle temperature a due gradi centigradi, fosse uno e mezzo sarebbe meglio. Le ultime rilevazioni attuali ci condannano a +2,6 gradi di innalzamento.

Un passo ancora più indietro: Madre Teresa aveva insegnato che per pulire l’oceano, bisogna lavorare una goccia alla volta. Dopo una pandemia e nel corso di una guerra in Russia, le nostre mani sembrano asciutte.  

Time to Change: il libro e il reportage di Stefano Guindani, i testi di Alberto Salza – un progetto sostenuto da Banca Generali e introdotto da Gian Maria Massa

A ottobre è in uscita un libro dal titolo Time to Change, che raccoglie immagini di reportage scattate da Stefano Guindani con testi introduttivi di Alberto Salza. Le vendite del volume comporranno fondi da devolvere all’inserimento dei rifugiati nel sistema lavorativo, in collaborazione con la Croce Rossa. Il libro è stato anticipato esponendo le fotografie a Cernobbio nel contesto del Forum Ambrosetti, poi a Venezia alle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco: qui a Venezia la mostra è visitabile fino al 27 di questo mese. Il progetto è voluto, finanziato e amplificato da Banca Generali, con un’introduzione dall’amministratore delegato Gian Maria Massa, l’uomo che sotto la sua gestione ha visto le masse finanziarie di Generali passare da 25 miliardi di euro nel 2013 a 83 miliardi di euro nel 2022. 

Le storie positive di Time to Change: Miostärnet, il Paco di Aurora, l’acqua pulita di Singapore

Sostenere la promozione di Time to Change concede il pretesto per richiamare alcune storie che nel libro sono raccolte. Tra queste, ci sono le speranze con le quali qualche goccia in più nell’oceano possiamo pensare pulita: Miostärnet, un grattacielo di oltre ottanta metri d’altezza costruito con quasi tremila metri cubi di legno, che significa avere stoccato fino a 1.700 tonnellate di CO2 – un esempio concreto di sequestro di CO2 che il mondo occidentale deve imporsi; il Parco Solare di Aurora negli Stati Uniti, il più grande o in Nord America che soddisfa la domanda di oltre 17.000 famiglie, proprietà di ENEL, oltre a fornire habitat all’apicoltura – senza produrre CO2. La città di Singapore, che riesce a trasformare le acque di scarto in acqua potabile. La Colombia, che dal 2018 certifica l’oro estratto senza mercurio.

Le storie positive di Time to Change: la patente in Arabia Saudita, Ranjitsinh Disale e la Varkey Foundation

Il 24 giugno 2018, l’Arabia Saudita ha fatto cadere il divieto che impediva alle donne di ottenere la patente di guida. Ranjitsinh Disale è un insegante indiano che nel 2020 ha vinto il Global Teacher Prize: il premio presentato dalla Varkey Foundation, è di 1 milione di dollari. Disale ha deciso di dividerne la metà con i nove finalisti della sua linea, che quindi hanno ricevuto 55 mila dollari a testa. Disale ha costruito un nuovo istituto scolastico, ha inserito i QR code nei libri di testo indiani, si espone per impedire il matrimonio tra adolescenti affinché le ragazze possano istruirsi.

Time to Change e i drammi che ci umiliano: le discariche di Ciudad del Guatemala, i rifiuti urbani, la crisi abitativa in Irlanda del Nord.

Senza illusione, nel libro Time To Change ci sono i drammi che ci umiliano in ogni nostro impegno. Una volpe artica appare nella sua landa desolata senza neve, sembra chiedere aiuto a chi la fotografa. La vita nella discarica della zona 3 di Ciudad del Guatemala: qui oltre trenta mila persone trovano sostentamento dai rifiuti accantonati. Alcune stime danno una produzione di un miliardo e tre di tonnellate di rifiuti all’anno prodotto in contesto urbano. Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sono 3,6 miliardi le persone che, per circa un mese ogni anno, si trovano ad affrontare un accesso inadeguato all’acqua. L’Irlanda del Nord è oggi tra i Paesi europei più colpiti dalla presenza di senzatetto, a seguito della crisi abitativa del 2019.

La conferenza stampa del 27 luglio all’ONU: Antonio Guterres e il Global Boiling

Nella conferenza stampa del 27 luglio scorso, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto una frase che ha tagliato la schiena – o almeno, ha tagliato la mia, di schiena: «The era of global warming has ended; the era of Global Boiling has arrived». Non c’è più un riscaldamento globale ma un’ebollizione globale. 

Sfogliando Time to Change, non riuscendo a scorrerlo per intero a causa di un senso di disagio che sale nonostante la speranza che si possa trasmettere, appare un paradosso: i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 sono utopici, comandamenti che dovrebbero procedere tra governi, per i quali sembra noi singoli non possiamo fare niente. Il paradosso sta qui: diversamente da questa impressione, i 17 obiettivi riguardano precisamente ogni nostra attività quotidiana. 

Il tempo di cambiare: non si tratta solo di decisioni intergovernative, ma di scelte che tutti noi dobbiamo fare ogni giorno

Stiamo camminando per strada e un passante poco davanti a noi, getta a terra un mozzicone di sigaretta fumata. Un tempo, il gesto era tollerato e ci lasciava indifferenti. Oggi, gettare a terra un mozzicone di sigaretta, stimola un senso di rabbia e fastidio che ci taglia la fronte.

Fino a tre anni fa, entrare in un negozio di via Torino e comprare tre magliette di cotone a 8 euro l’una, era forse sintomo di economia intelligente, anzi di parsimonia che sottolineava l’indifferenza per gli status symbol della moda griffata. Oggi, comprare le stesse tre magliette a 8 euro ciascuna, significa acquistare qualcosa che è stato prodotto sfruttando il lavoro minorile e sotto pagato in zone del mondo dove questo è ancora possibile. Oggi comprare tre magliette di cotone a 8 euro accelera il fastidio generato dallo zotico del mozzicone a terra. Il fastidio si moltiplica come i Tik Toker in coda durante i saldi di luglio, per abiti di fast fashion da rivendere sulle loro piattaforme.

Una volta c’erano negozi di burger a ogni angolo delle città – adesso è la disponibilità senza contingenza della carne rossa su scaffali di ogni supermercato, forse la più precisa rappresentazione di quello che l’Agenda del 2030 vuole contrastare. L’incontrollata disposizione di carne rossa ottenuta da allevamenti intensivi è l’espressione di una filiera che fa esplodere i livelli di CO2 nell’atmosfera, che spreca l’acqua, che toglie dignità alla vita animale, che aumenta il rischio tumorale andando ad appesantire i sistemi sanitari nazionali, che deprime il valore di ogni filiera conciaria che dichiara di utilizzare prodotto di scarto quando invece sta solo dando sostegno a quanto sopra sintetizzato.

Che cos’è l’imprenditoria etica?

Io che scrivo sono il direttore e l’editore di Lampoon nel mondo. Un testo come questo che concludo serve per confermare e sottolineare quale sia l’oggetto della nostra attività giornalistica: l’imprenditoria etica, di cui la finanza e il settore del lusso dovrebbero garantirne gli avamposti. Imprenditoria etica significa comprendere che la ricchezza personale è più consistente e duratura quando produce ricchezza per il sistema e per il contesto in cui tale ricchezza personale si produce. Imprenditoria etica è un concetto semplice: non si lavora solo per guadagnare – si lavora per lasciare una traccia positiva, e si guadagna di più.

Carlo Mazzoni

Informazioni: BG4SDGs – che cosa significa?

BG4SDGs è l’acronimo di Banca Generali for Sustainable Development GoalS – l’intenzione è quella di trasformare un progetto di fotografie e reportage a una piattaforma online dove raccogliere materiali, video, articoli e nuovi messaggi e nuove immagini per continuare a raccontare i temi dell’Agenda 2030.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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