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Armani Neve, set up della sfilata, Immagine Lucas Possiede
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Armani e il senso di una sfilata sulla neve: un messaggio

La sfilata di Armani in Engadina ha portato attenzione mediatica su St. Moritz: alberghi pieni, indotto locale, società e costume – ma oltre a tanto, quello che resta è un messaggio

Costume e ragione dell’Engadina: Olympia Stadium, 10 dicembre 2022

L’abbaglio è dato dal lusso: tutti avrebbero voluto esserci, soprattutto quelli che avrebbero potuto permetterselo. Dal gioco degli inviti, come sempre in questa società occidentale, il passaparola è la carta che vince – dimostrandosi ancora oggi la forma di comunicazione più forte sul tavolo – ovvero: quando hai un progetto forte, puoi stare zitto e lasciare che gli altri parlino per te. I quotidiani liquidano la decenza con qualche cenno sulla manifattura della sfilata, danno cronaca degli ospiti neanche fossero rotocalchi – gli ospiti condividono, postano, fotografano, danno aria alla vanità e moltiplicando le invidie. In risposta a tanto frastuono, lo scenario, l’Engadina, sembrava un paradiso: il lago di St. Moritz non era ghiacciato, all’Immacolata. Il giorno prima è nevicato – così che il bianco previsto fosse pantone.

Lo spettacolo prendeva vita alle soglie del bosco, dove per una montagna che si erge a icona delle Alpi, di fronte a un campo sportivo dedicato all’Olimpo, gli spalti e l’edificio di comando sono costruiti in rosso mattone Bauhaus. L’architettura pulita e tagliente di un paese che ha prodotto l’Helvetica, la font, con cui tutti sappiamo scrivere. 

Giorgio Armani Neve – la parola, il font e una linea inventata negli anni Novanta

Negli anni Novanta, Giorgio Armani presentava una collezione che titolava Neve. Da notare la parola – Neve – coerente nel suo suono e in armonia con il nome dello stilista, quasi a ricordarci come alcune parole italiane rimangano più universali e romantiche di un neologismo anglofono. Da notare il font scelto – non Helvetica, ma una sua elaborazione retrò che ricorda l’inizio Novecento del centro Europa. La linea Armani Neve era stata lanciata quando alcuni yuppie – che oggi sono i boomer – non avevano ancora scoperto le Maldive, quando gli animali sociali prevedevano lo status symbol in montagna: se di villeggiatura invernale già non si poteva più parlare (supremazia allora come oggi riservata a quei pochi mai esistiti milionari fuori dal concetto borghese) rimaneva il culto della seconda casa tra le Alpi. In queste case c’erano armadi e spazi; per queste case, si organizzavano i viaggi di inizio stagione a novembre e di fine stagione ad aprile, un andirivieni di sacche da fine settimana che portavano a un guardaroba consistente, per il quale esisteva tutta la ragione di creare una linea dedicata – Armani Neve – che da Milano si diffondeva da Gstaad a Courchevel, fino a Corvara e Cortina. 

Giorgio Armani, l’estetica per la Neve e la coerenza con la moda

Nella monocromia intatta e bianca di un manto appena caduto e di un piano lineare tra le pendenze del bosco, gli alberi spogli diventano tratti di china sul foglio. Giorgio Armani quasi sembra sorridere a un gioco troppo facile per il suo disegno. Se qualcuno vuole ancora inutilmente sfiancarci sulla ripetitività della moda di Armani, è fuori luogo qui nell’inverno: i grigi di Armani trovano ruvidità nella lana, nelle morbidezze tecniche dei capi per lo sci. Le fibre tecniche si contrappongono alle fibre naturali. I capi in pelliccia (non hanno fonte animale) sembra vogliano azzardarsi in giochi e intercorsi con le maglierie spesse: la complessità di un punto rasato porta alla robustezza e al peso del jersey, i micro nodi diventano circoli e trecce di calore intorno al collo.

Ci sono i tweed e i tartan in cromie tra il marrone e la paglia da fieno – qualche assalto di blu, verde acido rosa. La storia di Armani a cui siamo abituati rimane sempre più incisiva sull’uomo. La sfilata si chiude con le note di My Way ricantate da un coro che potremmo incontrare in una chiesa a Samaden: Giorgio Armani esce per gli applausi e sullo sfondo, tra le nuvole un raggio di sole. Ci ritroviamo così costretti a commuoverci, per l’uomo e per la sua, nostra, vita – ma bisogna dire che, in questo contesto da stazione alpina e nel rispetto di un tale maestro, si poteva scegliere una musica meno conclusiva.

Il ghiacciaio Morteratsch, e il supporto di Armani a MortAlive

Dall’altra sponda del lago, oltre la prima montagna, poco più in là, non concesso alla vista ma percepito dal cuore, vive e respira il ghiacciaio Morteratsch, che sembra consolato da ogni inverno e da ogni strato di bianco. Il progetto di presentazione della linea Armani Neve in Engadina, dalla sfilata a tutto il contorno, è stato un lavoro in collaborazione con l’Ente del Turismo Svizzero, concretizzandosi in una donazione economica a supporto della ricerca scientifica che procede sotto il nome di MortAlive, e che si impegna a trovare soluzioni per la tutela dei ghiacciai.

Questo è il senso di ogni cosa, il messaggio che anticipavo nel titolo: un tale impegno come quello usato per questa presentazione in montagna – impegno aziendale, economico, umano, logistico – ha senso solo se porta un messaggio, se supporta un impegno. MortAlive prevede la copertura di neve del ghiacciaio, tramite il posizionamento di un sistema di innevamento su cavi sospesi, senza utilizzare energia elettrica ma la luce del sole, senza toccare il ghiacciaio.  

Giorgio Armani – Fur Free dal 2016

Nel 2016 Armani annunciava la dismissione di ogni pelliccia animale; dall’anno scorso, 2021, il gruppo dismette anche la lana d’angora. Per Armani Neve, è andato in sfilata un solo capo femminile in pelo di capra. Io sono un medico iscritto anche all’albo dei giornalisti pubblicisti, nella mia attività di reportistica dell’industria manifatturiera voglio dare attenzione alle tecniche produttive e al reperimento delle materie prime. Armani si è posto in anticipo sulle ricerche – dal crabyon, una viscosa reperita dai gusci dei crostacei che probabilmente diventerà la prima viscosa biodegradabile; alla canapa, l’unica fibra che possa permettere a un’azienda tessile di approcciare il tema della sostenibilità con coerenza (la canapa è l’unica fibra che si possa oggi definire sostenibile e di cui l’Italia era nel secolo scorso la prima produttrice al mondo, ndr).

Con un annuncio preciso sulla dismissione delle pellicce animali, la previsione per Armani a cui si vuole dare speranza, è che presto i capi in pelliccia non animale siano proposti in fibre naturali e non sintetiche: una pelliccia di poliestere sappiamo oggi possa essere più dannosa per il mondo animale e umano, rispetto a una produzione idonea in allevamento controllato. Sappiamo come le pellicce oggi possano essere realizzate in lana, possano essere riprodotte in seta, in alpaca, con il cotone e certo con la canapa. La nuova tecnologia, quella sostenibile, è la ripresa di un elemento rigenerativo. 

Giorgio Armani – per amore, contro l’invidia

L’evento di Armani Neve a St. Moritz è stato amplificato sui social media come poche altre evenienze recenti nel mondo dell’alto di gamma. Nella strategia non sono stati usati i cosiddetti influencer se non in minima parte – ad amplificare sono stati gli ospiti in target. Un dato scientifico e assodato, forse disumano ma oggettivo: il meccanismo che i social media attivano è basato sul sentimento dell’invidia. Il successo appare massiccio, totale e proficuo – ma la domanda è: il fascino, il rispetto, e la meraviglia si potranno continuare a costruire, e a mantenere, tra i social media?

Il passaparola non è forse più forte e più permeabile, quando esplode su qualche cosa che rimane, su qualche livello, riservato? Giorgio Armani comunica l’opposto dell’invidia – anche sulla neve. Comunica l’attenzione al ghiaccio eterno e alla ricerca per la sostenibilità di una produzione industriale. Con Giorgio Armani, comprendiamo rispetto, fedeltà e amicizia, quando appare tenendo per mano Leo Dell’Orco e Silvana Armani. Negli occhi abbiamo l’immagine di un signore che rifugge ogni sentimento passivo. Pochi giorni fa, in libreria, per i tipi di Rizzoli, è uscita una nuova autobiografia di Giorgio Armani, dal titolo Per Amore. Sì, oltre al rumore, arriva il messaggio.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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