Museo Madre Napoli, Palazzo Donnaregina
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Eva Fabbris e il nuovo corso del Madre di Napoli: una casa per artisti e artiste

Dopo sette anni come curatrice presso Fondazione Prada a Milano, Eva Fabbris è stata nominata direttrice del museo di arte contemporanea Madre di Napoli: Lampoon l’ha intervistata

Eva Elisa Fabbris: l’asse professionale Milano – Napoli, da Fondazione Prada al Madre

Dopo sette anni all’interno del dipartimento curatoriale di Fondazione Prada, Eva Elisa Fabbris è stata recentemente nominata direttore del Museo Madre. Storicamente e socio-culturalmente Milano e Napoli sono caratterizzate da un genius loci ben definito, all’apparenza contrapposto. Quest’ultimo si riflette sui corrispettivi scenari artistici delle due città che si potrebbero identificare come lo zenith e il nadir del sistema dell’arte italiano. «In Italia, Milano è una delle città di riferimento dove misurarsi con un sistema artistico complesso, stratificato, organizzato e professionalizzato, ricco di attori, musei, fondazioni e gallerie. Il periodo attorno al quale sono arrivata a Milano – 2008 circa – coincise con un massiccio ritorno di artisti che si erano temporaneamente trasferiti all’estero per completare gli studi. Questa vivacità comportò anche l’apertura di vari spazi no-profit su cui ho focalizzato la mia attenzione e da cui ho imparato molto, entrando in contatto con una generazione di artisti che sento ormai di conoscere. La mia vicenda professionale mi ha poi portato a lavorare a Napoli. Qui mi appare che le dinamiche strutturate di Milano lascino spazio a grandi energie, forse un poco più caotiche ma non per questo manchevoli di qualità o professionalità. Sia Milano che Napoli sono caratterizzate dalla presenza di eccellenze. La città partenopea, con la sua Accademia e svariati luoghi di formazione, si configura come una fucina per le arti visive». 

Il museo secondo Eva Fabbris: casa degli artisti 

L’attività culturale promossa dal Museo Madre, ospitato negli ambienti del Palazzo Donnaregina nel quartiere di San Lorenzo, si inscrive anche in un crescente ruolo sociale all’interno del contesto urbano napoletano. Negli anni l’istituzione si è dotata di una nuova piattaforma educativa e un circuito di progetti di inclusione sociale al fine di costruire un’esperienza condivisa e per far divenire il museo diffuso, un luogo attivo, condiviso, partecipato, in ascolto e relazione; inoltre, assieme alla sua Biblioteca e Dipartimento di ricerca e formazione, il Madre ha fondato Madrescenza, programma multidisciplinare di incontri, seminari, conferenze, laboratori e pubblicazioni che favorisce la connessione triadica tra arte, pensiero e quotidianità. Alla luce di queste peculiarità, ci si domanda quali siano gli obiettivi del nuovo direttore in carica. 

Il Madre di Eva Fabbris: il museo deve essere accessibile ai diversi pubblici e in grado di fornire strumenti di interpretazione del presente

«Avverto il Madre come casa delle artiste e degli artisti. L’ambizione è quella di garantire una casa funzionante e accessibile per i suoi diversi pubblici, a partire da chi crea arte e contenuti culturali. Attraverso la sperimentazione dei vari formati a cui si deve rivolgere la museologia oggi, il museo dovrebbe essere in grado di fornire strumenti di interpretazione del presente. L’obiettivo è coinvolgere molti occhi, molte orecchie, molte sensibilità in questo tentativo di ricerca di senso. Ho anche un grande interesse per le attività che coinvolgono la didattica, settore all’interno del quale mi sono formata a partire dalla prima esperienza alla Peggy Guggenheim Collection. Qualsiasi istituzione che propone eccellenza artistica attraverso posizioni radicali e sperimentali dovrebbe essere in grado di accompagnare il visitatore nella loro scoperta e comprensione. A partire da un oggetto d’arte che fa parte della programmazione museale, la didattica è arricchimento, stimolo e occasione di scambio conoscitivo. L’arte non sempre è spettacolare, quella buona raramente è diretta e mai letterale, per avvicinarla potrebbe esserci bisogno di una mediazione attorno alla visione poetica del mondo che ci viene proposta». 

Eva Fabbris sul rapporto tra produzione artistico-cultuale e parità di genere in Italia 

Il Museo Madre continua ad essere “guidato” da donne: la dott.ssa Fabbris succede in qualità di direttore artistico a Kathryn Weir e Angela Tecce ne ricopre la presidenza. La presenza attiva di professioniste all’interno dell’istituzione si riverbera anche nel programma di patrocinio denominato Matronato, volto al riconoscimento, valutazione e diffusione di progetti meritevoli di considerazione a causa del loro valore e qualità artistico-culturale, nonché al Matronato alla Carriera, riconoscimento verso chi si sia distinto nella promozione, diffusione, fruizione o preservazione di opere contemporanee, o abbia comunque dato particolare impulso alla cultura contemporanea. Nel 2020 il Matronato alla Carriera è stato, per la prima volta, assegnato a tre donne: Bianca Menna (alias Tomaso Binga), Lucia Trisorio e la critica e storica dell’arte Lea Vergine, la quale in una videointervista afferma che a Napoli «lo straordinario è quotidiano. Già basta che tu ti siedi in un cesso di bar nei vicoli e arriva il ragazzino con il grembiule messo alla francese. Tu hai ordinato un cappuccino e lui l’accompagna secondo il costume della città: un bicchiere d’acqua fredda. Per me è una cosa straordinaria, di una gentilezza senza fine (Stefania Gaudiosi, L’arte è un delfino, Lea Vergine | 21 | Napoli)». 

La parità di genere nel mondo dell’arte italiana: essere donne artiste e curatrici 

«Gli ultimi anni sono stati generosi per la mia generazione: Luca Lo Pinto, Lorenzo Giusti, Stefano Collicelli Cagol, Lorenzo Balbi, Caterina Riva ricoprono oggi incarichi dirigenziali delle principali istituzioni museali italiane. È un dato significativo che dimostra come la classe dirigente sia fiduciosa a darci questo spazio a fronte dei percorsi professionali che ci caratterizzano. Sono onorata di fare parte di questo gruppo. Certo è che tra i colleghi citati, c’è solo una donna. Riguardo alle artiste, credo che ormai siano molte le giovani che scelgono di intraprendere questa carriera. Penso sia necessario continuare ad esplorare l’arte a partire dal secondo dopoguerra per capire quali siano le figure autorevoli che per varie ragioni non hanno raggiunto livelli di carriera analoghi a quelli dei colleghi maschi. Carla Lonzi è una figura centrale da cui abbiamo molto da imparare. Il tentativo, piuttosto drammatico, di fare critica artistica è il germe da cui nasce il suo femminismo. Poi lo abbandona, dopo aver pubblicato testi come Autoritratto, per l’attivismo femminista, scontrandosi con l’impossibilità di un rapporto paritario e praticabile tra uomo e donna nel sistema dell’arte del tempo. Vi sono state figure femminili, tra cui Carla Accardi, che si dedicarono attivamente al femminismo, altre inaugurano un percorso più intimo ma non per questo meno radicale in associazione alla poesia visiva. Un linguaggio che produce una possibilità di deflagrare politicamente e poeticamente, a partire dall’agitazione linguistica sul foglio di carta. Tutto ciò è da riscoprire e studiare per comprendere come le donne siano arrivate a ruoli attivi nel mondo dell’arte». 

Eva Fabbris co-curatrice di Diego Marcon. The Parents’ Room al Museo Madre 

Nel 2021, Eva Fabbris ha co-curato con Andrea Viliani, Diego Marcon. The Parents’ Room presso il Madre di Napoli che, a sua volta, ha co-prodotto l’opera; dello stesso anno la monografia curata dalla dott.ssa Fabbris e dedicata all’artista visivo, il quale con The Parents’ Room propone un’indagine sulle rappresentazioni della realtà attraverso la destrutturazione del linguaggio cinematografico. «Sono legata professionalmente e amichevolmente a Diego Marcon, sin dalla sua mostra presso lo spazio espositivo Viafarini. Ho una consuetudine di dialogo con lui, come con altri e altre artiste, che rappresenta un privilegio della mia professione. Diego scelse di applicare alla borsa erogata dall’ Italian Council con il progetto The Parents’ Room, realizzata poi nei mesi più complessi della pandemia. Era prevista anche la stesura di una monografia il cui titolo è Three Works. Come richiesto dall’ Italian Council, l’opera prodotta doveva essere destinata alla collezione di un museo pubblico italiano, in questo caso fu scelto il Museo Madre. L’allestimento è stato concepito interamente da Diego che connota nel dettaglio le sue opere all’interno dei contesti museali; al Madre la stanza in cui si presentava l’opera era interamente bianca e a terra vi era una moquette della medesima cromia, così come quella presente all’interno del film. Alla scorsa Biennale d’Arte, la moquette era invece marrone per aderire meglio al contesto dell’Arsenale. Sono aspetti che ci aiutano a comprendere come l’artista lavori su e con lo spazio. L’allestimento per Diego è dialogicamente un’emanazione permeabile verso l’architettura in cui l’opera è inserita». 

L’interesse di Eva Fabbris per il concetto di alternativo. Lo studio sulla patafisica

Eva Fabbris ha vinto la decima edizione dell’Italian Council (2021) con uno studio sulla patafisica, formalmente definita scienza delle soluzioni immaginarie secondo il suo inventore, lo scrittore francese Alfred Jarry, autore de Le Gesta et Opinioni del Dotor Faustroll, patafisico (1911). Una disciplina trasgressiva che ha interessato, tra gli altri, Marcel Duchamp, Miró o Man Ray quanto Erik Satie. Muove dal concetto di eccezione e racchiude in sé una creatività interdisciplinare. Inoltre, a partire dal 1948 è stato istituito a Parigi un centro di ricerca patafisica, il Collège de ’Pataphysique. 

Il confronto con l’artista Derek di Fabio e i workshop tematici all’Accademia di Brera e all’Ecole nationale supérieure d’arts de Paris Cergy

«Sono grata per questa borsa di studio, erano passati dieci anni dal mio dottorato e sentivo l’esigenza di un nuovo periodo di ricerca. La patafisica fa parte di quelle manifestazioni culturali a cavallo tra fine Ottocento e primi del Novecento che propongo uno sguardo altro su come si possa guardare il mondo. Sembra che Duchamp affermasse “non c’è soluzione perché non c’è problema”: da qui mi sono chiesta se questa categoria del pensiero fosse applicabile alla realtà complessa che ci appartiene. Se sia possibile continuare a guardare l’oggetto d’arte, e come questo influisca sul mondo, attraverso un approccio illogico, o meglio paradossale. È una ricerca che si fonda su basi storiche e si è concentrata soprattutto sulla scena italiana. Ho approfondito il lavoro di Enrico Baj e trascorso un periodo a Napoli presso la Fondazione Morra per capire come si era sviluppata qui la patafisica. Ciò che ho voluto produrre da questo studio non è stato una conferenza o un testo scientifico. Mi sono così confrontata con l’artista Derek di Fabio, scultore, che eleva il workshop a suo medium d’elezione. Così si è creato con lui un dialogo rispetto alla mia ricerca al fine di realizzare dei workshop tematici in scuole d’arte. Ne abbiamo organizzato uno all’Accademia di Brera e un secondo di quattro giorni all’Ecole nationale supérieure d’arts de Paris Cergy. Proporre a persone giovani questa idea di pensiero alternativo, che sfocia in uno svuotamento delle dinamiche di potere, è stata una modalità per rispondere alle istanze più profonde dell’argomento studiato». 

Eva Fabbris 

Eva Elisa Fabbris (1979) è curatrice, storica dell’arte e direttore del Museo Madre di Napoli. Dottore di ricerca in Studi Umanistici, ha lavorato nei dipartimenti curatoriali di Fondazione Prada (2016-23); Galleria Civica di Trento (2009); MUSEION di Bolzano (2008-09). Come curatrice indipendente, ha curato mostre in istituzioni italiane ed europee. Insegna alla NABA di Milano e come guest-lecturer ha tenuto conferenze e conversazioni in diverse istituzioni europee. La sua ricerca si focalizza su figure e momenti di eterodossia critica nel Modernismo, come le ricerche sull’esperienza curatoriale di Marcel Duchamp, il lavoro storiografico su Gene R. Swenson e lo studio in corso sulla patafisica, vincitore nel 2021 della decima edizione dell’Italian Council.

Federico Jonathan Cusin 

Il mare non bagna Napoli, Bianco - Valente 2015, Terrazza Museo Madre Napoli
Il mare non bagna Napoli, Bianco – Valente 2015, Terrazza Museo Madre Napoli
Rebecca Horn, Spirits, 2005. Museo Madre Napoli
Rebecca Horn, Spirits, 2005. Museo Madre Napoli

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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