Rihanna al Super Bowl 2023 - State Farm Stadium di Glendale, Arizona.webp
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Lezioni di femminismo: da Rihanna al Super Bowl, a Selvaggia Lucarelli

In America, il concerto di Rihanna riduceva a contorno il Super Bowl – In Italia, cinque uomini sul podio di Sanremo senza alcuna donna per la vittoria: come è potuto succedere?

Rihanna vestita di rosso: Loewe, Alaïa e le scarpe Salomon per MM6 Maison Margiela

Le sneakers rosse che Rihanna ha indossato, hanno prodotto un riscontro commerciale immediato. La domanda che si pone è se Rihanna abbia guadagnato, e quanto, per indossare quelle scarpe. Se a guadagnare sia stata Rihanna, o la/lo stylist, oppure la casa discografica – o ancora, se sia stata una scelta spontanea. Il Color Block su tonalità di rosso stringeva il campo di ricerca. È facile che sia Loewe sia Alaïa abbiano realizzato abiti per lo show – custom made, quasi certo – mentre è difficile, anche se possibile, che Salomon e Margiela abbiano realizzato una collaborazione appositamente. Da considerare che, su una piattaforma a quasi dieci metri da terra tenuta in equilibrio da quattro tiranti, una donna incinta voglia scarpe antiscivolo (Rihanna era legata alle caviglie per emergenza). Così discorrendo, la sola certezza: un’operazione come questa sulle scarpe di Salomon e Margiela cambia le sorti di aziende.

Rihanna – una donna incinta, la differenza tra un’artista a un influencer

Un potere sul mercato globale: Rihanna è un artista, nessuno la definirebbe influencer – e se qualcuno lo facesse, intenderebbe sminuirla, offenderla, disprezzarla. Indicare un’artista come influencer, vorrebbe suggerire che non essendo forte nella sua arte, tale artista si riduce a guadagnare soldi usando la sua celebrità (confermando come la celebrità non sia per forza – o per caso – collegabile a un talento o a una bravura). Beyoncé è antecedente a Rihanna, appartiene all’epoca dove viveva Whitney Houston; Adele ha fermato la transizione, ancora giocando sugli acuti e sulle scale dei toni – Rihanna definisce il moderno: l’assenza del vibrato, non più l’estensione vocale, ma il timbro; la misura nella nota stabile, lavorando sulla frequenza di questa nota. Era l’inizio allo stile urban. Persino quel critico musicale più preparato di altri perché a differenza di altri ha passato l’esame al Conservatorio dopo esservi stato bocciato per due anni a fila – quindi preparato ma incattivito – di fronte all’abilità di Rihanna si sofferma. Rihanna era lontano dalle scene da qualche tempo. La prima gravidanza ha dato un figlio a Asap Rocky circa un anno fa: ai tempi arrivava semi nuda alla sfilata di Dior durante gennaio a Parigi. Al Super Bowl, Rihanna non ha voluto alcun ospite – sulle note di Work, tra Diamonds e Wild Thoughts, qualcuno sognava Drake in tuta nera tra i cento ballerini in bianco per la coreografia. 

La maglietta di Cara Delevigne al Super Bowl, 12 febbraio 2023

Cara Delevingne era negli spalti tra il pubblico allo State Farm Stadium di Glendale, Arizona. Philadelphia Eagles contro Kansas City Chiefs, che hanno vinto. Cara Delevingne appare in una fotografia con il campo da gioco sullo sfondo, che poi ha postato e che è diventata virale sia tra la massa popolare sia tra le altre celebrità: indossava una maglietta che diceva Rihanna concert interrupted by a football game. Weird but whatever. Ne emerge l’ironia, ma quello che sottolineo è l’insieme di vicinanza, solidarietà, ammirazione, dedizione, venerazione che si può cogliere da questa frase postata da una ragazza omosessuale applaudendo una donna incinta. Lo definisco femminismo, sincero, rapido, puro, che raccoglie ogni variabile della femminilità, che ricorda a noi uomini – che stiamo a nostra volta applaudendo – cosa significhi essere donna. Saper fare quello che si vuole fare e contestualmente liquidare l’apoteosi al testosterone per ogni virilità americana – il football al Super Bowl. 

In Italia, a Sanremo – Marco Mengoni dedica la vittoria alle donne

Poche ore prima in Italia, sul palco dell’Ariston a Sanremo, si produceva un’immagine che avrebbe creato imbarazzo per i giorni a seguire: un podio per la prima volta non più di tre cantanti, ma ben cinque cantanti – e su questi cinque cantanti, nessuna donna. Tutti maschi. L’immagine già di per se antiestetica, era fuori luogo. Oltre ai cinque ragazzi, ci sono i due presentatori Amadeus e Gianni Morandi – e finalmente una donna, Chiara Ferragni, che si potrebbe purtroppo definire la valletta della serata. Amadeus non ha la capacità di improvvisare uno spazio dovuto alle donne e lasciare la scena a Ferragni per rivelare il nome del vincitore. Con il premio in mano, Marco Mengoni dedica la vittoria a tutte le donne del festival, facendo notare l’assurdità della situazione. In conferenza stampa, Mengoni ripete il concetto, aggiungendo un generico: «In Italia c’è ancora molto da fare» e ricordando come in America le classifiche siano dominate dalle donne: neanche una settimana prima, Beyoncè segnava il record di Grammys ricevuti mai da un artista – 32 premi – e da lì a poche ore, al Super Bowl, Rihanna avrebbe dato luogo a quanto sopra. 

Il femminismo in Italia: tra i luoghi comuni per polemiche sterili, la penna di Selvaggia Lucarelli

Se Selvaggia Lucarelli mantenesse stabile il suo tono di voce, potrebbe reggere il confronto le giornaliste di costume italiano come Camilla Cederna – so che stanno alzando il ciglio. Quando scrive, Lucarelli propone sintesi e acume – tu stai seguendo il suo ragionamento pronto a esclamare quanto possa avere ragione, quando invece Lucarelli casca nell’insulto, nella gridata, nella polemica personale che produce distanza. Si tratta anche di contesto – Lucarelli pubblica quanto pensa sui suoi canali social (i social per definizione non hanno un punto di rigore). Pubblica su Il Foglio, che le dà posizione – ma anche su altre testate digitali collettori di contenuti per monetizzazione di pubblicità in programmatica. La lucidità giornalistica di Lucarelli stride nel suo ruolo in programmi come Ballando con le Stelle, tra Milly Carlucci e Mariotto. La storia insegna, e neanche Lucarelli può contrastare la storia, come il giornalismo abbia bisogno di un contesto di autorevolezza per cogliere la fiducia di chi legge – i giornali appunto, legittimati dagli editori: un’industria in crisi ma i cui capisaldi ancora reggono il valore informativo e culturale che tale industria produce.

Amadeus e il maschilismo al festival di Sanremo

Vedere cinque uomini sul podio di Sanremo all’Ariston non indicava una situazione generalizzata in Italia, come Mengoni voleva forse liquidare in un atteggiamento un poco buonista e non troppo coinvolto – piuttosto indicava la precisa tendenza maschilista del direttore artistico Amadeus. Torniamo un momento a quando andavamo a scuola, alle elementari, alle medie: c’era nel gruppo il ragazzino che faceva da spalla al capo del branco, che era sempre intorno al centro facendo rumore, ma mai protagonista. Quello che avrebbe sempre dato ragione ai maschi rispetto alle femmine, perché a quella età c’è la sfida che poi sfoga nei primi baci da risatina. Amadeus era uno di quelli lì, accettato dal gruppo ma con lieve distacco, perché più sfigato, meno carino. Amadeus come co-conduttore non ha scelto una donna – ma Gianni Morandi, il capo branco oggi anziano ma per lui ancora eterno. Fa complimenti stagionati alle donne. Non saluta Carla Bruni. Ricrea il ruolo di vallette per farle scendere dalle scale con abiti lunghi, per farle dire frasi già dette o far loro leggere il gobbo, commentando la difficoltà a scendere in equilibrio. Amadeus è riuscito a ridicolizzare persino una campionessa di pallavolo che con le dita gli avrebbe prodotto un edema al trapezio. Su ventotto cantanti in gara a Sanremo 2023, solo nove artisti erano donne, più California dei Coma Cose.

Il femminismo secondo Selvaggia Lucarelli: le sue opinioni potrebbero essere più utili 

Le osservazioni che Selvaggia Lucarelli ha scritto sul monologo di Chiara Ferragni, su Paola Egonu e su tanto altro, possono essere condivise o meno ma, se fossero pulite dai fuori luogo, potrebbero essere espressioni di femminismo in Italia. Un testo che sminuisce non sarà mai compreso nel suo valore. Il plauso non può arrivare solo su un’opinione personale – come un ossequio a Piccioli per l’abito sintetico di Elodie in una vanità becero romana. Una bilancia, una misura, un equilibrio: le persone comprendono l’oggettività di un ragionamento. Lucarelli in Italia poteva essere l’unica a scrivere una frase femminista come quella che Cara Delevingne indossava per Rihanna – ma purtroppo questo è il risultato dei boomer su Instagram in diretta dal canale generalista: una provincia che si chiama Italia, e che sempre e ancora e solo al prossimo giro, tornerà a essere il primo centro culturale del mondo. 

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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