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Processo a Milano: troppi comunicatori, che parlano molto e fanno poco

Interventi retorici hanno dato il via a un dibattito su Milano che diffondendosi in rete, ha prodotto un’immagine della città distante dall’identità dei Milanesi

Processo a Milano: una città che comunica qualsiasi cosa

Un tempo, i Milanesi erano quelli del fare. Parlavano poco, testa bassa passo svelto, per andare al lavoro. Oggi, a Milano, diversi dai Milanesi, ci sono quelli che fanno comunicazione. Manager, imprenditori, politici, gli architetti, persino i medici: tutti sono convinti che la base della definizione di un successo professionale stia nella comunicazione. A Milano oggi ci sono troppi che comunicano, pochi che fanno. Prende luogo una sorta di “processo a Milano”, interventi polemici o poetici che peccano di molta vanità e poca pragmaticità.

Processo a Milano: conta il guadagno, non l’impegno

Si arriva all’assurdo: un prodotto non è il risultato di idee, serietà, azzardo, preparazione – ma l’effetto della comunicazione che esso genera. Puoi creare un brand: se il brand è forte, con quel brand puoi vendere qualsiasi cosa replicabile. A Milano oggi dicono che quello che conta è il fatturato. 

Processo a Milano: bisogna comunicare – ma questa, non è la storia di Milano

L’imprenditoria non ha più una ragione etica e civile, ma solo uno scopo di lucro. La storia di Milano è l’esperienza di un’imprenditoria positiva – civile, etica, sociale. Milano non è mai stata una città simpatica, ma una città seria. Questa è la prima arringa della difesa di fronte alle accuse umorali che sono state scritte in queste ultime settimane, in questo “Processo a Milano”. I Milanesi sono persone pratiche e rapide, che mettono il lavoro prima del godersi la vita o la giornata. I Milanesi non rivelano quanto possano essere stanchi, alla fine di questa giornata. Non ci sono gli aristocratici a Milano: ci sono gli industriali, i borghesi, gli operai, i giornalisti, i sarti, i portieri, gli insegnanti e gli sportivi. I Milanesi, quelli veri, sono quelli che lavorano con sincerità, senza retoriche. Da sempre, a Milano ci sono gli snob, a cui non piacciono quelle signore o signorine arrivate dalla provincia che vogliono insegnare ad altra gente di provincia come si fa a essere milanese.

Processo a Milano: le accuse oggettive

Ci sono accuse che sono oggettive e che devono essere almeno citate in un ragionamento su Milano, città pragmatica e non retorica come vorrebbero i comunicatori. Gli eventi criminali avvenuti alla Stazione Centrale umiliano il sindaco. I senza tetto dormono sotto i portici del centro, in Piazza San Babila e in Via San Pietro all’Orto: opere come quella di San Francesco offrono cibo, riparo e ricovero – non sono abbastanza. Ci sono alcune persone, tra quelle che dovrebbero essere aiutate, che non vogliono essere aiutate. Ho visto un uomo dormire in un sacco a pelo sotto i portici di Via Borgogna, dietro le paratie dei cantieri della metropolitana, che guardava la TV da un Ipad collegato al hotspot del telefonino. Non si può costringere le persone a non dormire per strada, non si può obbligarle ad entrare in centri di aiuto: quelli di sinistra urlano, quelli di destra vincono le elezioni. Queste sono istanze che in un “processo a Milano” aggrediscono tutti noi.

Processo a Milano: il capo di accusa primario è l’inquinamento

Se i crimini in Centrale sono un’umiliazione oggettiva, l’inquinamento è un’umiliazione atavica. Chi si prende il rischio di dare l’ordine che non piace a nessuno? I comunicatori vogliono piacere a tutti – ma contro il cambiamento climatico, servono operazioni drastiche: prima si fanno, meno drastiche saranno. Non piaceranno a nessuno. È la mentalità che deve cambiare, in ogni singolo gesto quotidiano. È qui che servirebbero i Milanesi: pragmatici, operativi, efficienti, che non hanno timore di essere detestati. I Milanesi che se ne fregano di quello che pensano gli altri, se quello che devono fare è giusto. Un “Processo a Milano” vorrebbe dare luogo a procedimenti fattibili. Se si vuole costruire un edificio nuovo, bisogna abbatterne uno dismesso. Deve succedere in tutta Italia – mentre nella Città Metropolitana di Milano, a Noviglio, si stanno costruendo edifici industriali al posto di campi disponibili alla piantumazione, quando poco distanti ci sono capannoni abbandonati. Abbassare per legge le temperature interne: uffici, locali, negozi, case private. Se ne è parlato, non è stato fatto. Mantenere consigliata la mascherina sui mezzi pubblici – i Milanesi lo faranno. Aumentare sia le licenze sia la decenza dei taxi, alzarne le tariffe: usare il taxi deve costare, ma i taxi si devono trovare. Usare l’auto a Milano deve costare: che Milano sia celebre nel mondo, per questo. Lasciare spazio ad attività all’aperto che aumentino gli introiti delle imprese al dettaglio. Piantare alberi, in città – ma soprattutto in campagna. Piantare alberi è una delle poche operazioni che possono dare un minimo riscontro nel breve periodo.

Processo a Milano: le ciclabili, la Darsena, via Col Moschin

Togliere i posteggi, rendere difficile, difficilissimo, l’utilizzo di auto in città. La città è piccola – gli spostamenti, soprattutto in centro, si possono fare a piedi. Usare la macchina nel centro di Milano deve essere ancora più costoso che usarla a Milano. Si sta lavorando alle ciclabili – ma le ciclabili devono essere accompagnate da filari di alberi che le tengano all’ombra, se le estati cominceranno in primavera. Costano di più? Facciamone meno, ma facciamole meglio. La Darsena ai Navigli è stata da poco rigenerata: oggi è circondata da una recinzione in muratura, che ne bloccano la vista e l’accesso alle attività sulle vie che le si affacciano. Via Col Moschin, dietro la Università Bocconi, è appena stata ripavimentata dopo la costruzione di un edificio di circa trenta piani: non si prevede la piantumazione di alberi, ma un marciapiede che scotta al solo pensiero di luglio. 

Processo a Milano: la città e il Parco Agricolo Sud

È un paradosso, ma è più difficile riforestare le campagne, piuttosto che le città. Una delle più grandi risorse di Milano è il Parco Agricolo Sud – uno dei più grandi parchi in contesto urbano, se intendiamo appunto quella che è stata chiamata la Città Metropolitana di Milano. Tante cose si vogliono comunicare – tra queste, anche quale potenziale risorsa possa essere il Parco Agricolo Sud per Milano. Non viene presentato come un asset di filiera corta – mentre la città dovrebbe essere orgogliosa di proporre sul suo mercato le coltivazioni e le manifatture del proprio territorio. Un ente terziario come Fondazione Cariplo potrebbe sostenere la filiera corta di Milano incentivandola e supportandola. La Fondazione Ca’ Granda possiede circa nove mila ettari di terreni agricoli. Il Parco Agricolo SUD non è un asset turistico, né per chi visita Milano né per chi abita a Milano. Le sue strade sono spoglie, ci sono pochi filari di alberi lungo i campi agricoli, poche oasi di biodiversità: un esempio è Cascinazza, proprietà della famiglia Natta, che ha cambiato la fauna e la flora di tutta la zona circostante. Cascinazza è sotto la provincia di Pavia ma che dista circa 20 chilometri dal Duomo di Milano. 

Processo a Milano: comunicazione e marketing, i fondi che possono essere disponibili

A Milano, le multinazionali del lusso pagano affitti milionari in Galleria. Su ogni ponteggio ci sono cartelloni pubblicitari più grandi delle piazze sulle questi cartelloni fanno ombra. A volte, i ponteggi sono montati non per permettere i lavori alle facciate, ma per venderne lo spazio alle concessionarie pubblicitarie. Per ogni attività di pubblicità e di marketing – un concerto, una fiera, una manifestazione – l’organizzazione tramite i suoi sponsor dovrebbero lasciare un messaggio e un impatto positivo: il restauro di un monumento, ancora, la piantumazione di alberi. Processo a Milano:  esiste un progetto titolato ForestaMi che per i primi tre anni almeno – forse ancora oggi – non può ricevere sponsorizzazioni, ma solo donazioni. Non si riusciva, o non si riesce, a trovare un accordo con l’Agenzia delle Entrate. Addirittura, pare ci siano contrasti interni tra i dipartimenti del Comune. ForestaMi è stato un progetto di comunicazione, che si è indebolito perché non ha saputo raccontare l’operatività dei suoi risultati.

Processo a Milano: nessuna conclusione, non ci sono condanne, ma risoluzioni a procedere

Chi scrive è innamorato di Milano. Leggendo gli interventi riportati dai quotidiani, lamentele o ossequi a Milano in una retorica qualunquista, non comprendo l’utilità del generalizzare. I Milanesi cercano argomenti, non vaneggiamenti per una viralizzazione sull’algoritmo. Milano è il motore dell’Italia e può diventare il motore dell’Europa. Basta abusare di questo termine, Milanese. Milanese vuole dire borghese, vuole dire serietà, operosità. Non si tratta di simpatia. Parlare poco, fare molto. Questa è Milano.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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