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Bandiera arcobaleno, foto MM archivio Lampoon
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Ha ancora senso festeggiare il Pride nel 2023? Mario Colamarino e Alice Redaelli

Mario Colamarino del Circolo Mario Mieli e Alice Redaelli del CIG Arcigay di Milano spiegano il senso e le rivendicazioni che rendono ancora attuale il Pride nel 2023

Arisa: da icona LGBTQIA+ a sostenitrice della premier Meloni

«Il Milano Pride non ha madrine. Arisa, come altri artisti italiani, aveva dato la sua disponibilità a esibirsi gratuitamente per il Pride a sostegno delle nostre battaglie», spiega Alice Redaelli, Presidente CIG Arcigay di Milano «Le sue dichiarazioni rafforzano stereotipi e banalizzano l’attacco che questo governo sta portando contro la nostra comunità. Abbiamo ritenuto che la sua presenza sul palco sarebbe stata critica. Qualora ritenesse di voler marciare con tutta la comunità durante la parata e schierarsi così a favore delle nostre istanze è la benvenuta».

«Arisa non era stata invitata da nessuno al Roma Pride – specifica Colamarino portavoce del Roma Pride e presidente del Circolo Mario Mieli – Credo che sia stata fuori luogo e che le sue parole siano risultate offensive. In passato è stata vicino alla nostra comunità, ma ritengo che in questo momento sia confusa. Spero che possa trovare l’occasione per scusarsi».

Perché festeggiare ancora il Pride nel 2023

Per l’edizione 2023, dopo una prima concessione, la regione Lazio ha revocato il patrocinio al Roma Pride, interrompendo un sodalizio di tredici anni. La regione Lombardia ha seguito la regione Lazio, negando il patrocinio al Milano Pride: durante la parata non ci sarà nessun rappresentante dell’istituzione regionale con la fascia verde.

Mario Colamarino e Alice Redaelli: Pride 2023

«La situazione politica attuale dimostra quanto sia necessario manifestare per una comunità marginalizzata», spiega Colamarino «Una giornata in cui portare in piazza i nostri temi è perché il nostro Paese, è indietro rispetto agli altri Paesi europei nel campo dei diritti civili e LGBTQIA+. L’ultima legge che riguarda questi temi – quella sulle unioni civili – risale al 2016, sette anni fa. C’è ancora molto da fare». «Il Pride è una manifestazione di libertà – sostiene Redaelli – è necessario scendere in strada per dire che ci siamo, che non resteremo nell’ombra. Che il mondo che abitiamo è anche nostro, e che le nostre vite valgono».

«Ho preso parte al mio primo Pride quando avevo 18 anni», racconta il portavoce del Roma Pride. «Si trattava dell’Europride del 2011, che si svolgeva a Roma. Ero solo e non avevo ancora fatto coming out. Mi ricordo un fiume di gente passare davanti al Colosseo e arrivare al Circo Massimo. Quell’anno suonava in concerto di Lady Gaga.  L’evento mi trasmise un senso di comunità e capii che quello era il mio posto»

Il coming out e l’impegno per l’attivismo LGBTQIA+

Il coming out del presidente del Circolo Mario Mieli: «Da piccolo ero timido, introverso e concentrato sullo studio – racconta – questo ha avuto un impatto sulle mie capacità di relazionarmi con gli altri. Uno scotto che ho pagato da adulto. Oggi i ragazzi capiscono prima la loro identità e orientamento sessuale»

«Il mio coming out è avvenuto durante le vacanze di Natale. Ero in macchina con mio padre quando mi chiese improvvisamente se fossi gay. Alla mia risposta affermativa, sbanda per un attimo con la macchina, ma poi riprende subito il controllo e decide di fermarsi in una piazzola di sosta per affrontare con calma l’argomento. Anche mia nonna, che ha 90 anni, sa di me e mi supporta nel mio lavoro. Oggi i miei genitori partecipano al Pride con me».

Le esperienze maturate in ambito personale e professionale e l’avvicinamento ai temi LGBTQIA+ hanno fatto sorgere nei due portavoce la volontà di attivarsi e agire concretamente per la propria comunità. «Volevo fare qualcosa per gli altri, volevo dare una mano – spiega Redaelli – ma ssenza nascondermi, e con orgoglio. Presi il coraggio a due mani e dissi chi ero. Il giorno dopo scrissi al CIG Arcigay Milano per dare una mano nel Milano Pride».

«Andavo all’Università Roma Tre e ogni giorno passavo davanti al circolo» racconta Colamarino. «Un giorno, incuriosito, mi sono affacciato e ho deciso di entrare a far parte del gruppo giovani del Circolo. Lì dentro sono cresciuto come persona e ho deciso di mettermi al servizio della comunità». Da quel momento in poi Colamarino è stato presidente del Circolo per due volte: dal 2015 al 2017 e dal 2021 a oggi. «Durante il primo mandato è stata approvata la legge sulle unioni civili – ricorda Colamarino – poi mi sono preso una pausa di qualche anno per fare delle esperienze professionali all’estero, finché non ho deciso di tornare qui dopo la pandemia. Negli ultimi due anni il Circolo si è popolato di gente nuova, e assieme abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra. Adesso c’è una reale sinergia con l’attuale amministrazione capitolina».

In cosa consiste un Pride: lavoro, dedizione e professionalità

L’organizzazione del Roma e Milano Pride dispiega centinaia di professionisti: «Non esistono istruzioni precise, è complesso, soprattutto in Italia» spiega Colamarino. «Il Roma Pride – continua – è quello che si avvicina di più al modello dei Pride europei o statunitensi. Il nostro è un Pride politico e di rivendicazione, ma c’è anche una parte pop e commerciale. Noi del Mario Mieli abbiamo una visione del Pride riformista – quella di un evento dove convivono sia l’anima politica che quella mondana».

Quest’anno sui numeri del Roma Pride ci sono state polemiche: secondo gli organizzatori sarebbero state un milione le persone scese in piazza, mentre per la questura di Roma si sarebbe trattato di quarantamila persone. Secondo Colamarino «Apprezzo il lavoro svolto da tutte le forze dell’ordine per permettere di far svolgere il Pride in sicurezza, ma quest’anno ci sono stati anche episodi spiacevoli». Secondo il presidente del Mario Mieli, il carro del Muccassassina, sul quale erano presenti persone dello staff e le madrine, Paola e Chiara, sarebbe stato fermato sulla strada per un controllo dalla polizia: «Li hanno tenuti fermi mezz’ora. Questo inconveniente ha rallentato l’organizzazione del Pride. Non abbiamo ancora compreso se si sia trattato di un atto ostile o meno, ma a noi è sembrato un pretesto per metterci i bastoni tra le ruote».

La gpa al centro dello scontro tra Roma Pride e regione Lazio

Due mesi fa è stata ufficializzata la notizia dell’interruzione delle trascrizioni dei certificati di nascita esteri dei figli nati da coppie omogenitoriali in Italia da parte del Comune di Milano. La sospensione è avvenuta a seguito di una circolare del Prefetto di Milano che chiedeva, su sollecitazione del Viminale, di interrompere le trascrizioni. Per CIG Arcigay Milano si è trattato di ‘un atto di persecuzione di Stato nei confronti della comunità LGBTQIA+’.

Il casus belli della negazione del patrocinio delle regioni al Pride gira attorno alla questione della gpa (gestazione per altri), pratica volgarmente definita da Rocca ‘utero in affitto’. FdI ha inoltre presentato in Parlamento una proposta di legge per rendere la gpa ‘reato universale’. Le opposizioni e associazioni LGBTQIA+, tra cui il Roma Pride, si sono dette contrarie.

«La concessione del patrocinio l’avevano già ufficializzata la settimana precedente, ma» spiega Colamarino «lunedì 5 giugno, Pro Vita & Famiglia ha diradato un comunicato stampa riaccendendo i riflettori sul patrocinio della regione e sul fatto che nel documento politico pubblicato dal Roma Pride fosse presente il tema della maternità surrogata. Io sono intervenuto per ringraziare Rocca che si era smarcato dalla destra di governo e da certe ideologie. Dopo poche ore ci è arrivata una pec della Regione, in cui si diceva che il patrocinio sarebbe stato ritirato e che il loro logo doveva essere rimosso dal nostro sito. La provocazione – sottolinea – è arrivata dopo, quando il presidente Rocca ha chiesto pubblicamente le nostre scuse».

Le polemiche riguardo l’utero in affitto

Il presidente Rocca ha dichiarato che la regione Lazio ha intenzione di restituire il patrocinio al Roma Pride nel momento in cui Colamarino chiederà scusa per ‘la strumentalizzazione e la manipolazione’ di cui Rocca sarebbe vittima. 

Per il portavoce del Roma Pride «questi discorsi sulla gpa sono usati come pretesto per nascondere l’omotransfobia e l’idea di società che ha questa destra. Nel nostro documento politico offriamo un modello alternativo culturale e sociale. Si parla di migranti, di sex workers, di diritti di persone trans e intersex e, solo in un piccolo passaggio, di gpa, oltretutto etica e solidale. Se la Regione lo avesse letto prima, non ci avrebbe dato il patrocinio prima. Inoltre, se un’istituzione dà il patrocinio a un evento, non significa che debba sposare per forza tutti i punti. Si tratta solo di riconoscere l’esistenza della comunità che fa parte di questo Paese e di questa regione. È la Regione che deve chiedere scusa a noi. Siamo arrivati a un punto di non ritorno e possiamo fare benissimo a meno del loro patrocinio», dice Colamarino.

Gestazione per altri: il 90% delle coppie che vi ricorre è eterosessuale

Secondo una stima del Corriere della Sera, sarebbero circa 250 le coppie italiane che utilizzano la gpa in un anno. Nel 90% dei casi si tratta di coppie eterosessuali. Sostiene la presidente del CIG Arcigay Milano «Ridurre il discorso alle sole coppie omosessuali, quando la quasi totalità degli accessi viene fatta da coppie etero, parla più di una mal celata omofobia che di una seria intenzione di intraprendere un dibattito costruttivo». Per Colamarino, inoltre, andrebbe fatta una distinzione tra gpa e il c.d. ‘utero in affitto’: «fenomeno che noi condanniamo, perché prevede lo sfruttamento di donne disperate o in condizioni di povertà. Siamo invece a favore della gpa gratuita e solidale, come avviene in Canada e negli Stati Uniti. Alla destra non interessa, agita questo spauracchio per negare il concetto di genitorialità alla comunità LGBTQIA+. Pensano che noi non possiamo essere buoni genitori». 

QueeResistenza: lo slogan del Roma Pride 2023

Lo slogan di questo Roma Pride 2023 è QueeResistenza: un gioco di parole tra il termine ‘queer’ e ‘Resistenza’ per sottolineare il legame tra la lotta intrinseca al movimento di liberazione LGBTQIA+ e la comunità che questo rappresenta. Questo motto racconta due anime per Colamarino: «da un lato la Resistenza, il fatto che dobbiamo stare uniti come comunità LGBTQIA+, assieme ai nostri alleati e alle comunità marginalizzate. Fare fronte comune per contrastare le politiche della destra e dell’onda nera che vuole insinuarsi nella cultura e nella vita di tutti noi. Dall’altro, la parola ‘esistenza’, che si riferisce alla nostra comunità, fatta di tante anime. Una realtà che esiste a prescindere da quello che succede e dalla politica che vorrebbe invisibilizzarci».

Essere gay o bisex è ancora fonte di discriminazioni sul luogo di lavoro

Per il 41,4% delle persone essere omosessuale o bisessuale ha costituito uno svantaggio sul luogo di lavoro per quanto riguarda carriera, crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento e retribuzione. Circa otto persone gay o bisex su dieci hanno vissuto almeno una forma di micro aggressione legata all’orientamento sessuale. È quanto emerge dall’indagine Istat e dell’ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar) sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBTQIA+. 

L’Italia dietro all’Ungheria per i diritti LGBTQIA+ in Europa

Nell’ultimo rapporto, l’ILGA-Europe, la principale organizzazione europea per i diritti LGBTQIA+, ha rivelato che il 2022 è stato l’anno più violento per le persone LGBTQIA+ dell’ultimo decennio. L’Italia è risultata 34esima su 49 Paesi, dietro persino all’Ungheria, alla Macedonia del nord e alla Repubblica Ceca. A preoccupare l’associazione europea è il clima di intolleranza e di attacco contro la comunità LGBTQIA+ che si registra nel nostro Paese. 

A proposito di episodi omotransfobici, l’ultimo report pubblicato da Arcigay evidenzia che negli ultimi dodici mesi in Italia si sono registrati 133 episodi di odio contro persone LGBTQIA+, tra cui tre suicidi e tre omicidi. Si tratta di dati sottostimati, per via di tutti quei casi taciuti o non arrivati alle cronache locali e nazionali. Per Colamarino «la situazione nell’ultimo anno è peggiorata. Si è registrato, come certifica anche il Gay Center, un aumento degli attacchi e delle denunce di episodi discriminatori».

Italiani a favore delle adozioni e del matrimonio egualitario

Secondo un recente sondaggio Ipsos, il 61% degli italiani sarebbe favorevole al matrimonio egualitario, mentre il 64% dice sì alle adozioni per le coppie dello stesso sesso. Di fronte a questi dati, l’arretratezza del nostro Paese in materia di diritti civili e le decisioni e le dichiarazioni di questo governo appaiono contraddittorie.

«La politica va indietro – sostiene Colamarino – Nello stesso PD ci sono divisioni interne. Nonostante il PD sia stato nelle maggioranze di governo degli ultimi dieci anni, possiamo constatare che non è stato fatto nulla per la nostra comunità dal 2016 in poi. Non è solo una questione di destra e sinistra, ma di cifra politica della nostra classe dirigente».

Tra spinte verso il futuro e nostalgia del passato

«L’Italia è attraversata da decine di manifestazioni dell’orgoglio», dice Redaelli. «L’anno scorso, con più di 50 Pride, migliaia di cittadini hanno fatto sentire la loro voce. Il movimento culturale che attraversa l’Italia guarda al futuro, supera limiti che ci volevano racchiusi in stereotipi, categorie e gabbie. Il lavoro che la cultura e le associazioni fanno sul territorio deve andare avanti. Deve organizzare festival di cinema indipendente, lavorare su progetti e servizi che offrano un valore aggiunto al territorio in cui sono. Tramite il Rainbow Social Fund, vengono sostenuti progetti sociali di solidarietà, come una casa per donne senza fissa dimora, uno sportello legale per vittime di reati omotransfobici, la crescita e la messa in autonomia di collettivi di artisti transgender e non binary; una raccolta fondi per attivist* LGBTQIA+ in fuga dalla guerra».

Mario Colamarino è un imprenditore e attivista LGBTQIA+, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride. 

Alice Redaelli, classe 1983, si è formata tra Milano e Londra lavorando come fotografa, produttrice e fotoritoccatrice. Oggi è presidente del CIG Arcigay Milano.

Alessandro Mancini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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