L’infanzia nel Piauì, i fiori tropicali, le foreste – Santidío Pereira
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Elogio dell’arte brasiliana: Santidío Pereira per Siamo Foresta di Fondation Cartier

L’infanzia nel Piauì, i fiori tropicali, le foreste – Santidío Pereira è il più giovane artista esposto a Siamo Foresta alla Triennale di Milano. Conserva la memoria delle sue origini, tra xilografia e pittura

Questo contenuto è parte della collaborazione editoriale tra Lampoon e Fondation Cartier pour l’Art Contemporain

Santidío Pereira per Siamo Foresta di Fondation Cartier pour l’Art Contemporain

Lo stato del Piauí è uno dei più poveri di tutto il Brasile. Solo una piccola parte del suo territorio tocca l’Oceano Atlantico. Vicino al mare ci sono le Restinga, foreste pluviali tipiche del Brasile che si sviluppano su aree sabbiose vicino all’acqua marina. Altre foreste ancora si alternano a vallate aride e a paesaggi montuosi le cui rocce nascondono dipinti di età preistorica. In questo Stato, nel Nordest del Brasile, c’è il piccolo villaggio di Curral Comprido. Qui è nato, il 23 ottobre 1996, Santidío Pereira, il più giovane artista selezionato per Siamo Foresta. La mostra, concepita da Fondation Cartier pour l’art contemporain e con la direzione artistica di Bruce Albert e Hervé Chandès, alla Triennale di Milano indaga sui valori estetici, culturali e sociali delle nostre foreste.

L’infanzia nel Piauì e l’arte di Santidío Pereira

Nelle opere di Pereira c’è il patrimonio di memorie che si porta dietro dai giorni nel Piauì. Il legame con la natura è predominante nella sua ricerca artistica. Tra i soggetti più ricorrenti nella sua arte troviamo le bromelie, piante tropicali tipiche delle foreste atlantiche, cactus, uccelli e vallate di montagne. «Gli elementi che costituiscono la base dei miei lavori, al momento, sono i paesaggi naturali che ho attraversato o che ho visitato. Molti di questi luoghi si sono sedimentati in me. Sono legati ai ricordi felici del Piauì, ma anche dei posti che ho visitato: Costa Rica, Uruguay, Stati Uniti, Francia», spiega Pereira. «Tutti i lavori che faccio sono lavori che mi rendono felice, sono tentativi di elogiare le bellezze naturali che ho incontrato nella mia vita»

Al di là del legame con il luogo di nascita, spiega, gli elementi naturali sono i protagonisti delle sue opere perché, vivendo in una megalopoli come San Paolo, sono questi che fanno scattare in lui «la mancanza e il desiderio». Sceglierebbe forse soggetti diversi se vivesse invece in una foresta, perché «non sentirei più la mancanza delle foreste e degli orizzonti». Pereira riflette poi sul concetto stesso di foresta, entità che – dal nostro punto di vista occidentale – associamo subito al suo Paese: «per chi non è alienato nelle aree urbane, la foresta rappresenta il cibo, la salute, la guarigione, la vita. Credo che, a partire dal momento in cui ci riconosceremo tutti come parte della natura, potranno innescarsi meccanismi di progresso».

Santidío Pereira, tra xilografia e pittura

Il campo principale in cui opera Santidío Pereira è la xilografia. Le figure ritagliate dal legno, una volta pitturate, trovano poi spazio su tele di carta. «Mi piace lavorare con il taglio del legno e mi sento familiare con la sgorbia (un particolare tipo di scalpello, ndr)», racconta. Segue procedure di incisione, taglio e incastro per trasformare in materia quello che sente: «Riesco a manipolare la materia del legno per portare ciò che è in me nel mondo. Ogni taglio è una gioia, in sintonia con la volontà incisiva dell’essere umano di agire sulla materia». Discorso a parte merita soltanto la sua pittura, che a volte ritroviamo anche in acquarelli su carta, dove i colori diventano protagonisti alla pari dei soggetti delle opere. Blu, verde, rosa, giallo e arancione quelli che tornano più spesso. Non sono mai utilizzati tutti insieme: la maggior parte dei lavori di Pereira è monocolore o bicolore. Come con il legno, anche in questo caso tutto parte dal mondo interiore: «Utilizzo il colore, in gran parte, in modo soggettivo. Tutti i colori dei lavori, dal punto di vista tecnico, derivano dai colori primari e dal bianco: non li compro già pronti, li preparo nello studio. Poi, solitamente li applico sui supporti utilizzando diversi rulli di gomma, spugna e spatole».

L’introspezione e la soggettività nell’arte di Santidío Pereira

L’arte di Santidío Pereira, guardando al risultato finale, è semplice, immediata, quasi simbolica. Malinconica e gioiosa insieme, elementare nel senso buono del termine: nella sua pittura i colori intensi poggiano spesso su sfondi bianchi – con qualche caso di sfondi scuri – e parlano per se stessi. Il flusso interiore che lo porta a scegliere i soggetti delle sue opere è però un lungo percorso introspettivo. «Un lavoro prima nasce dentro di me. Trovo qualcosa che mi affascina e aspetto che si sedimenti. Poi, lo metto fuori nel mondo, secondo il mio modo di tradurre ciò che era già lì fuori, sulla base del mio bagaglio di conoscenze e delle mie intimità con le tecniche e le procedure artistiche», racconta. Ma è sempre tutto un processo in divenire: «Credo che ogni artista collezioni un portfolio di soluzioni per le questioni che emergono nei suoi lavori. Man mano che queste insorgono, i processi creativi vengono poi riformulati sulla base delle nuove esperienze»

Molte opere di Pereira sono sem título, senza titolo «non ho la volontà di determinare o imporre ciò che è o cosa significa un’opera d’arte. Ho il desiderio che l’opera risvegli ciò che è già nello spazio soggettivo di ognuno. Ciò che per me è una bromelia, per un’altra persona può essere qualcosa di completamente diverso. Il lavoro non cerca di imporre ma di risvegliare quello che ognuno di noi ha già dentro»

Dall’Instituto Acaia a San Paolo – il Brasile, la sua società e l’arte

Il primo approccio all’arte, racconta Pereira, è stato grazie all’Istituto Acaia, un’organizzazione non governativa «che si occupava dei giovani delle zone vicine». Pereira riflette sul Brasile come società «Credo che ONG come l’Acaia siano necessarie per i giovani brasiliani. Riescono a raggiungere luoghi dove il potere pubblico non ha interesse a mostrarsi presente. Le ONG cercano di comprendere le realtà e di aiutare la popolazione che desidera dei cambiamenti». A San Paolo, ha studiato Direzione Artistica all’Istituto Criar di TV, Cinema e Nuovi Media e Arti Visive alla Fondazione Armando Alvares Penteado. Per il momento, sottolinea, non ha però intenzione di lavorare con mezzi digitali.

Il legame di Santidío Pereira con il suo Paese si riflette anche nell’approccio che ha alla scena artistica nazionale. «Proprio come il Brasile presenta differenze al suo interno, così è la sua arte e sono le sue opere. Il circuito artistico lo riconosce e questo risuona attraverso gallerie e musei. Provo ammirazione per i lavori di artisti nazionali che sono alimentati dalla cultura brasiliana. Preferisco gli artisti di origine popolare, in loro vedo la cellula madre della nostra arte – come in José Bezerra. Ammiro anche artisti con formazione accademica – come Fabricio Lopez e Guga Szabzon – così come giovani promettenti come Ramon Santos, Igor Romualdo e Deusvaldo Pereira»

Santidío Pereira sull’elezione di Lula da Silva

La rielezione a presidente di Lula da Silva, dopo i quattro anni di Bolsonaro, è un cambio di passo politico che, secondo Pereira, potrebbe permettere alla scena artistica brasiliana di sfruttare al meglio le sue potenzialità. «Il governo di Lula è più favorevole all’arte rispetto a quello precedente. Con politiche di incentivo il settore può svilupparsi in maniera più promettente» Pereira precisa «spero che queste politiche siano pensate a favore della maggioranza della popolazione e non solo a favore delle grandi istituzioni o di una piccola élite». 

Santidío Pereira

Santidío Pereira (Curral Comprido, 1996) vive e lavora a San Paolo, Brasile. È il più giovane artista selezionato per Siamo Foresta, la prossima mostra di Fondation Cartier alla Triennale di Milano, dal 22 giugno al 29 ottobre 2023. 

Siamo Foresta, la mostra di Fondation Cartier pour l’art contemporain presso la Triennale di Milano

Dal 22 giugno al 29 ottobre 2023, Siamo Foresta sarà ospitata alla Triennale di Milano. Riunendo ventuno artisti di paesi, culture e contesti diversi, per lo più latinoamericani e provenienti da comunità indigene, la mostra ci invita a scoprire nuovi punti di vista sulla contemporaneità alla luce del nostro rapporto con gli altri esseri viventi – animali e vegetali.

La mostra Siamo Foresta è accompagnata da un Public Program a cura del filosofo Emanuele Coccia. Tredici artisti incontrano Emanuele Coccia e l’antropologo Bruce Albert, Direttore artistico di Siamo Foresta. Una conversazione aperta che proseguirà con un programma di incontri anche in autunno.

A questo link è possibile registrarsi al Public Program.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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