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Oasi minacciate, la siccità dei grandi laghi del nord Italia richiede costante attenzione
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La siccità e il futuro dei grandi laghi italiani: prospettive di guarigione e manovre di prevenzione

Segnali di miglioramento per la siccità dei grandi laghi nel nord Italia. Il Garda da 45 a 94 centimetri sopra il livello idrometrico in tre mesi – mentre il Lago Maggiore resta critico e il Lago di Como discontinuo

La siccità dei grandi laghi del nord Italia, oggi: il Segretario Generale della Comunità del Garda Pierlucio Ceresa

Nonostante le precipitazioni che hanno colpito e stanno colpendo buona parte dell’Italia, la siccità rimane un tema seguito e monitorato dagli enti regolatori, le associazioni di categoria e le amministrazioni locali dei comuni che vedono nei bacini naturali delle risorse fondamentali per il loro comparto turistico, agricolo e industriale. A fungere da punto di riferimento, in questo senso, è la condizione dei grandi laghi del nord Italia, in particolare dal punto vista delle percentuali di riempimento e dello zero idrometrico. Quest’ultimo, che ad aprile aveva fatto registrare numeri allarmanti diffusi dall’Osservatorio Europeo sulla siccità del programma Copernicus – il Garda, per esempio, era a poco più di 45 cm sopra lo zero idrometrico – ha ora raggiunto una condizione che è stata valutata in maniera positiva da parte della Comunità del Garda, ente territoriale interregionale che riunisce i comuni del Lago di Garda con l’obiettivo di tutelare il territorio e il suo ecosistema: 94 centimetri sopra il livello idrometrico, quasi il doppio rispetto a tre mesi fa e più del doppio rispetto ai dati relativi allo stesso periodo dell’anno scorso. 


«Il Garda ha superato le aspettative – ha spiegato il Segretario Generale della Comunità del Garda Pierlucio Ceresa – Dando prova di un miglioramento che nessuno di noi si poteva aspettare, se non per le ottime politiche di prevenzione e monitoraggio che sono state attuate dalle istituzioni locali negli ultimi mesi. Siamo quasi a fine luglio e devono ancora arrivare altre settimane calde che metteranno in stretta pressione le acque non solo del Garda ma di tutti i bacini idrici italiani, ma se mettiamo a confronto le condizioni registrate nel luglio dell’anno scorso possiamo confermare che il miglioramento c’è e ci trasmette fiducia per l’andamento fino a settembre». Il Benaco, infatti, gode di statistiche positive rispetto al resto dei grandi laghi vicini, come per esempio il Lago Maggiore, di Como e d’Iseo, che stanno registrando rispettivamente un + 21, +24 e +52 centimetri sopra lo zero idrometrico, la principale unità di misura per tenere sotto controllo il livello dell’acqua.

Uno sguardo da vicino: dal caso Lago d’Idro alla crescita del Garda

A vivere una situazione non positiva sono, quindi, il resto dei grandi bacini a differenza del Lago d’Idro, che presenta ben 368 centimetri di altezza idrometrica, a fronte di 20 metricubi di afflusso e 25.5 metricubi di deflusso idrico al secondo, numeri che rappresentano uno spunto importante nel contesto di un’analisi dello stato delle acque per quanto riguarda il volume che in un determinato periodo scorre attraverso una sezione idrometrica di un corso o di un bacino naturali. Il Lago di Garda presenta un afflusso di circa 72 metricubi e un deflusso di 75 metricubi con la percentuale di riempimento che si attesta intorno al 70%, mentre diverse sono le condizioni dei laghi Maggiore, di Como e Iseo, che presentano a loro volta percentuali di riempimento che oscillano dal 38% per i primi due al 59% nel caso del Lago d’Iseo. In base alla portata e i dati medi del più grande lago d’Italia, a maggior ragione se messo a confronto con gli altri bacini, si tratta di uno scenario che va seguito ma al contempo rassicura rispetto ai suoi impatti nel breve periodo, considerando anche lo stato non critico dell’immissario Sarca e della Diga di Salionze, ovvero lo sbarramento di regolazione del lago che si trova nell’emissario Mincio. 


«Il Lago di Garda ha una profondità media di 136 metri e una superficie di circa 370 chilometri quadrati, oltre a un volume di 50 km cubi di acqua. – ha spiegato Ceresa – In questo contesto siamo a un ottimo livello idrometrico, il lago si trova oltre il 60% di riempimento, mentre lo scarico dalla diga di Salionze fa uscire circa 75 metri cubi al secondo, a fronte di un’entrata dal Sarca che è di circa 70 metri cubi al secondo. L’uso turistico delle acque è ampiamente garantito e non abbiamo riscontrato nessun problema, poiché la vera preoccupazione che dobbiamo avere è legata agli utilizzi agricoli. Siamo in stretto contatto con l’Aipo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po, i consorzi degli agricoltori per gestire insieme la preziosa risorsa idrica gardesana, la quale da sola rappresenta il 40% dell’acqua dolce disponibile in Italia. Stiamo parlando di una quantità enorme che, in un contesto futuro in cui ci sarà sempre meno acqua disponibile, porta con sé un valore inestimabile per il nostro Paese ma anche per tutta l’Europa. Non esiste un bacino europeo di queste dimensioni e con questa qualità delle acque, elemento che permette alla maggior parte dei comuni gardesani di utilizzarle per l’approvvigionamento idrico negli acquedotti di case e strutture ricettive». 

Un nuovo modello sostenibile per la distribuzione e l’utilizzo idrici

Sono proprio le macrocategorie di utilizzo ad essere, in questo momento, uno dei punti più seguiti dalle autorità di bacino e le associazioni di categoria: l’uso civile, il comparto industriale e le attività agricole. Tre comparti che necessitano di quantità d’acqua che, nelle condizioni che si erano registrate i primi quattro mesi dell’anno, avevano iniziato a porsi nuovi interrogativi in merito alla redistribuzione ma anche alla riduzione delle destinazioni idriche previste. Se il contesto è migliorato, però, questo non significa che i piani a lungo termine per una nuova gestione dell’acqua debbano essere accantonati. Anzi, il problema della carenza idrica rimane e potrà essere affrontato nei prossimi mesi e anni con i giusti strumenti solo se si metterà in atto un modello più sostenibile di ripartizione prima e utilizzo delle risorse poi.
«ci si sta muovendo per risparmiare l’acqua perché finalmente si è capito quanto sia importante pensare a modelli diversi da quelli odierni, sia per la gestione che per l’effettivo utilizzo nel comparto agricolo: per esempio si sta parlando di sistemi di irrigazione meno dispersivi che possano favorire sempre più il metodo a pioggia abbandonando quello a scorrimento, mentre il Consorzio del Mincio sta portando avanti esperimenti per riconvertire gli attuali sistemi agricoli utilizzando colture che hanno meno bisogno di carica idrica. Tutto questo, però, si deve identificare in una prospettiva più ampia a livello globale in cui si proceda verso un cambiamento che impone di riposizionare quella che è la gestione della risorsa idrica, non solo per il Garda ma per tutti i bacini terrestri. Sono contento che la Comunità del Garda, insieme ai suoi 40 enti, abbia ben chiaro questo concetto e si trovi in prima linea per affrontare con consapevolezza il futuro, con l’aumento delle temperature che obbligheranno a gestire meglio l’acqua. Mi sento di dire che, per la nostra esperienza, anche le amministrazioni comunali stanno provando a lavorare in questa direzione, in uno scenario dove gli insediamenti produttivi, turistici e abitativi incrementano l’occupazione del suolo e l’antropizzazione e ci sono perciò maggiori utilizzi e consumi. Questo perché il Garda, oltre ad essere fondamentale per gli equilibri idrici dell’Italia, è un crocevia internazionale ed europeo e la mentalità deve avere un’impronta, appunto, consapevole e attenta a quello che potrà accadere». 

Il Lago Maggiore e un trend sempre in negativo

Sulla base dei dati che abbiamo a disposizione, il 2023 è un anno migliore rispetto a quello precedente, ma il trend degli altri tre grandi laghi lombardi mostra ancora delle criticità. Se prendiamo in considerazione il riferimento storico dal 2006 al 2020, inoltre, oggi questi bacini dispongono del 20% in meno della risorsa idrica, mentre nel 2022 il deficit idrico si aggirava attorno al 50%. Un sali-scendi che non permette, allo stesso tempo, di confermare con certezza un miglioramento generalizzato e ha quindi obbligato istituzioni e reti locali a rendere sempre più sostenibile l’utilizzo dell’acqua. Il Lago Maggiore è il bacino che ha più richiamato l’attenzione degli esperti negli ultimi due anni, considerate le condizioni che ha fatto registrare l’anno scorso e lo stato attuale del suo zero idrometrico, che lo stesso Ente Regolatore dei Grandi Laghi segnala in rosso prendendo come riferimento la media storica (90 centimetri dal 1947 al 2022) e i dati odierni.

Un andamento ondivago e la necessità di monitorare: i Laghi di Como e d’Iseo

Il Lago di Como è un esempio di come il caldo di queste settimane stia, nonostante tutto, influenzando l’andamento dei volumi d’acqua e contribuendo ad un percorso discontinuo dei livelli dell’acqua. Le alte temperature, infatti, lasciano evaporare dalla sua superficie 1 centimetro al giorno, l’equivalente di 1,5 milioni di metri cubi di acqua. Allo stesso tempo, dopo le precipitazioni nel mese di maggio il livello del Lario si era alzato di quasi un metro in pochi giorni, provocando pericolo di esondazioni. In quell’occasione, erano state completamente aperte le paratie della diga di Olginate per scongiurare la possibilità che l’acqua raggiungesse il centro. A fronte di una media storica di circa 90 centimetri, l’altezza idrometrica di questi giorni – che si attesta appunto tra i 24 e i 25 centimetri – rimane comunque un elemento critico. Anche il Lago d’Iseo, almeno per ora, sembra essersi lasciato alle spalle l’emergenza siccità ma nel mese di maggio ha vissuto un periodo di rischio esondazioni come nel caso del Lago di Como. Tuttavia, i dati sulla disponibilità idrica, pur essendo positivi, rimangono più bassi rispetto al suo bilancio storico e quindi da tenere d’occhio. Il volume del Sebino, che in aprile era stabile sul -17%, registra ora un incremento notevole con una percentuale di riempimento del 59%, minore rispetto a quella di aprile, che secondo i dati dell’Osservatorio Siccità del Cnr si attestava sul 97%.  Nella sua area circostante l’agricoltura respira, ma come per gli altri laghi, almeno per tirare le somme di quest’anno, si dovrà attendere la fine della stagione estiva.

Pierlucio Ceresa

Pierlucio Ceresa è il Segretario Generale della Comunità del Garda, associazione che rappresenta i Comuni e le realtà del territorio gardesano, svolgendo un ruolo di coordinamento, tutela e sviluppo. Il territorio della Comunità del Garda comprende attualmente 55 comuni nelle provincie di Brescia, Mantova, Trento e Verona.  

Matteo Mario

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L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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