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Contro il conformismo culturale, potrebbe esistere oggi un magazine come Frigidaire?

Costruire un progetto culturale non basato sul compiacimento del pubblico nella società dell’algoritmo: conversazione con Ivan Carozzi e Nicolò Porcelluzzi, autori del podcast FRIGO!!!

Frigidaire, genealogia di un mito

Frigidaire rappresenta un modello editoriale mai superato. Fondata nel 1980 da Vincenzo Sparagna, primo e unico direttore della rivista, insieme a Filippo Scozzari e Stefano Tamburini, Frigidaire è stata spazio di libertà creativa, contenitore di esperienze e saperi, dalla letteratura al fumetto fino alla politica e al reportage narrativo. Frigidaire voleva occuparsi di tutto, guardare la realtà e indagarla nei suoi aspetti più crudi, raccontare la dipendenza dall’eroina e le sottoculture metropolitane rifiutando qualsiasi categoria ideologica. A completare la redazione c’erano Andrea Pazienza, Tanino Liberatore e Massimo Mattioli, tra i principali interpreti del fumetto italiano. Le morti di Tamburini e Pazienza, avvenute per overdose rispettivamente nel 1986 e nel 1988 segnarono per sempre la produzione della rivista e di fatto aprirono una nuova stagione per Frigidaire.

La lezione di libertà di Frigidaire: non si può misurare la performance artistica

Nella società dell’algoritmo e della produzione bulimica di contenuti sembra impensabile dare vita a un progetto culturale che non tenga in considerazione gli ultimi trend o il compiacimento del proprio pubblico, chiamato oggi engagement. Oggi sarebbe impossibile fondare una nuova Frigidaire.«Negli ultimi quindici anni anche in ambito artistico-culturale si è cominciato a dare un valore alle opere secondo parametri quantitativi,attraverso l’analisi della loro rilevanza online» spiega Nicolò Porcelluzzi, autore insieme a Ivan Carozzi del podcast di Chora Media FRIGO!!! che racconta la storia della rivista fondata da Sparagna. «A  causa di questo confronto costante con le metriche numeriche è aumentata tanto l’ansia di prestazione quanto anche anche l’inconscia autocensura degli artisti. Ma la misurazione della performance artistica è impossibile, perché l’arte non si può quantificare. Non credo che la redazione di Frigidaire facesse fumetti pensando ai premi o a ottenere visibilità su Rai Uno. Pazienza, Scozzari e Tamburini disegnavano le loro tavole perché era la cosa che preferivano fare al mondo» dice Porcelluzzi.

Frigidaire risponde ai suoi lettori

«Frigidaire oggi sarebbe considerata troppo sregolata» dice Carozzi «e genererebbe troppe shitstorm e polemiche per la sua libertà di linguaggio. Basta pensare al modo in cui la redazione si rivolgeva ai suoi lettori, privo di filtri di quello che ci aspettiamo adesso in una rivista. Non esistevano regole di moderazione o un’etichetta.  I lettori venivano considerati allo stesso piano dei redattori. Tamburini e Scozzari non si facevano problemi ad esprimere violentemente il proprio dissenso rispetto al contenuto delle lettere dei lettori. L’ambizione era creare un prodotto culturale senza guardare ai numeri di vendita. Ciò che contava era soprattutto divertirsi». La rubrica della posta aveva un grado di interazione talmente forte tra direttore, redazione e lettori che può essere considerata come il prototipo lento dei social network.

Il bar dei fiori: prima di Tinder e Only Fan 

Nella storia di Frigidaire ci sono stati altri due elementi dalle dinamiche simili a quelle dei social network:
«Tra le pagine di Frigidaire comparve la rubrica Il bar dei fiori: la posta dei lettori della rivista divenne una piattaforma attraverso la quale  i lettori potevano conoscersi e avere rapporti sentimentali e sessuali. La rivista ha anticipato anche la circolazione online di materiali erotici amatoriali: in collaborazione con una casa di produzione cinematografica di Torino fu pubblicato un annuncio in cui si chiedeva ai lettori di inviare filmati pornografici girati a casa. La redazione si offriva di fare il montaggio dei materiali, assicurando che in seguito il risultato finale sarebbe stato inviato al mittente originario» dice Carozzi.

L’attenzione verso la condizione dei detenuti in carcere

Tra le comunità dei lettori a cui Frigidaire era più legata c’era quella delle carceri. Frigidaire si occupava delle condizioni dei detenuti e la popolazione carceraria ricambiava con affetto l’interesse. I sempre più detenuti chiedevano di potersi abbonare alla rivista, e la redazione decise di rendere gratuita la loro quota di sottoscrizione. «Se vogliamo fare un parallelismo si può trovare un punto in comune tra le community online e la popolazione carceraria: l’isolamento degli individui. Sono tutte persone lontane tra loro, chiuse in una stanza, che cercano una comunione, un affiatamento. Nelle pagine di Frigidaire si sente l’attenzione per la questione del carcere, non è un interesse effimero. Faceva parte dello spirito della rivista dare voce a chi era – e ancora oggi è – dimenticato» sostiene Porcelluzzi.

Creare spazi di resistenza culturale, lontani dall’efficienza performativa

Negli anni Ottanta Frigidaire era sinonimo di libertà e di amore per la conoscenza del mondo in tutte le sue forme, senza alcun tipo di confine. Ma che tipo di rivista si può immaginare di fare nel 2023?
«Credo che la rivista di carta continui ad avere delle specificità rispetto alla testata online, sia dal punto di vista strutturale che dal tipo di coinvolgimento che richiede al lettore. Sulla rivista cartacea c’è una decantazione dei contenuti che su un internet non può esistere, perché lì il flusso delle informazioni è continuo, ci si muove di link in link e l’attenzione ne risente. Nella rivista di carta c’è un’organizzazione più rigida delle informazioni (come il sommario e le rubriche) che garantisce un’ esperienza di lettura più ordinata e forse anche più gratificante. Il rischio è che online la fruizione dei contenuti sia più caotica e dispersiva. La rivista contemporanea per provare a dare una proposta culturale nuova dovrebbe essere una specie di movimento, dovrebbe situarsi in uno spazio intermedio tra reale e virtuale, provare a essere in sintonia con i bisogni nati dopo la pandemia e quindici anni di social network.  È necessario riscoprire il contatto sensoriale», riflette Carozzi.

Frigidaire non proponeva un’idea di vita migliore dal punto di vista di efficienza performativa, ma invitava il lettore a interrogarsi su ciò che desiderava, aiutandolo a scoprire che i suoi desideri spesso non coincidevano con quelli del resto del mondo, con i soldi e il potere. «La rivista non è morta ma si è cambiata l’abito. Sicuramente con l’introduzione di nuove tecniche di produzione i contenuti sono diversi, ma  la qualità principale di una rivista rimane l’assoluta libertà di chi decide di farla» dice Porcelluzzi. «L’eredità più importante che ci ha lasciato Frigidaire è la proposta di un’alternativa, la possibilità di creare uno spazio di libertà non utopico, ma alla portata di tutti ogni giorno. 

Frigidaire oggi

La serie “storica” di Frigidaire è uscita con alterne fortune fino al 2008. La pubblicazione della rivista è ripresa in modo più stabile nel 2009 nella veste di “Edizione Popolare d’Élite” e continua tuttora: il formato è stato ridotto e le uscite in edicola sono state sostituite dagli abbonamenti per posta.

«La redazione non è più quella storica degli anni Ottanta e il contesto culturale è cambiato, ma la nuova serie di Frigidaire mantiene lo spirito irriverente di un tempo. Nel corso degli ultimi molti giovani artisti e illustratori che credono nei valori libertari della rivista hanno trovato casa tra le sue pagine» spiega Porcelluzzi. Nel 2005 Vincenzo Sparagna si è trasferito insieme al prezioso archivio della rivista (che verrà in parte acquistato nel 2017 dalla biblioteca dell’università di Yale negli Stati Uniti) in un’ex colonia a Giano dell’Umbria, dopo aver ottenuto dal Comune la concessione per l’utilizzo di due fabbricati e del parco adiacente per dieci anni, con un contratto rinnovabile alle stesse condizioni fino a tre volte. 

La repubblica immaginaria di Frigolandia

In un luogo che sembra essere fuori dal mondo è nata Frigolandia, repubblica immaginaria dell’arte e della libertà creativa. Oggi l’esistenza di Frigolandia è a rischio, a causa della vicenda legale che vede contrapposti il Comune di Giano e Frigolandia per l’utilizzo degli spazi occupati, sfociata nell’ordinanza di sgombero dell’11 marzo 2020 da parte dell’amministrazione. Nel frattempo si sono moltiplicate le iniziative a sostegno di Frigolandia e gli appelli alle istituzioni per evitarne la chiusura, tra cui una petizione su change.org. Il futuro di Frigidaire è quindi ancora tutto da scrivere.

Si può dire che Frigidaire sia stata l’ultima avanguardia del Novecento italiano?

«Frigidaire voleva rompere con i codici del passato e crearne altri attraverso lo strumento del magazine. La genesi di un nuovo linguaggio è un’operazione che accomuna tutte le avanguardie. Gli stessi membri della redazione si auto rappresentano come gli ultimi avanguardisti: il primo editoriale della rivista era un manifesto. Tamburini e Liberatore avevano creato un fotomontaggio incollando le immagini dei loro volti sopra una famosa foto di gruppo dei futuristi, come a dire: anche noi facciamo parte di questa compagnia» dice Carozzi. «Dire che Frigidaire è stata l’ultima delle avanguardie è una provocazione in cun cui in fondo crediamo» conclude Porcelluzzi.

FRIGO!!!, un podcast per Chora Media. Gli autori Ivan Carozzi e Nicolò Porcelluzzi

«L’idea di fare un podcast su Frigidaire è nata dalla passione in comune con Nicolò (Porcelluzzi, ndr)per i movimenti culturali degli anni Settanta e Ottanta in Italia – racconta il giornalista Ivan Carozzi – Ci sembrava che in passato l’avventura umana di Frigidaire fosse stata raccontata in modo nostalgico e un po’ retorico. Noi invece volevamo ridare voce all’urgenza di quel progetto. Per questo abbiamo scelto una forma di racconto stratificata come quella possibile attraverso il format del podcast» dice Carozzi.
«Sono cresciuto con le riviste e per me Frigidaire ha rappresentato l’apice di un modo di fare cultura libero da qualsiasi vincolo. Volevamo fare un audiodocumentario per storicizzare la fine di un’epoca. Con l’avvento del berlusconismo le modalità di produzione e fruizione culturale sono cambiate per sempre. Non vogliamo dire se in meglio o in peggio, ma sono sicuramente diverse da quelle dei primi anni di Frigidaire» aggiunge Porcelluzzi.

Ivan Carozzi 

Ha scritto per diversi quotidiani e periodici. È autore di Figli delle stelle (Baldini e Castoldi, 2014), Macao (Feltrinelli digital, 2012), Teneri violenti (Einaudi Stile Libero, 2016) e L’età della tigre (Il Saggiatore, 2019). Il suo ultimo libro è Fine lavoro mai. Sulla (in)sostenibilità del lavoro nell’epoca digitale (Eris Edizioni, 2022).

Nicolò Porcelluzzi 

Editor del Tascabile, ha scritto per Internazionale e altre riviste. Ha pubblicato MEDUSA. Storie dalla fine del mondo (per come lo conosciamo) con Matteo De Giuli (NERO, 2021) e l’ebook Fare i versi (Einaudi, 2022). 

Linda Terrafino

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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