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Gimmi Jeans - utilizzo della fibra di canapa
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Denim in canapa e cotone organico: tentativi a Vicenza

Canapa in house secondo la ricetta del passato, dalle fibre al capo finito : il progetto di Gimmi Jeans per far rivivere il tessuto ‘tela di Genova’ indossato da Garibaldi

Le fibre che compongono il denim, chiamate anche cellulosa modificata antropogenicamente, assorbono sostanze chimiche sia durante il processo produttivo, sia a causa dell’utilizzo quotidiano

Ad ogni lavaggio, un solo paio di jeans può perdere fino a cinquantaseimila microfibre, lunghe meno di cinque millimetri. I ricercatori dell’Università di Toronto hanno pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology Letters uno studio nel quale spiegano di aver trovato una quantità di fibre di denim blu in campioni di sedimenti dell’Oceano Artico nel nord del Canada, lontano dall’attività umana. Questo significa che, a differenza di quanto sperato da numerosi esperti del settore, le fibre denim non si dissolvono in un breve lasso di tempo.

La produzione del denim in rapporto alla produzione mondiale di cotone

La produzione del denim assorbe circa il trentacinque percento di tutta la produzione mondiale di cotone. Per produrre un chilo di fibre di cotone per la realizzazione di tessuto jeans, sono necessari diecimila litri di acqua, a differenza della canapa che ne assorbe il 75% in meno. Il colore tipicamente bluastro dei jeans è ottenuto tramite l’immersione del tessuto in coloranti chimici ricchi di metalli pesanti. L’effetto ‘retro’ dato dalla sbiancatura, invece, è realizzato attraverso la tecnica della sabbiatura, che sfrutta la sabbia silicea, attualmente oggetto di regolamentazioni in diversi paesi europei a causa del suo alto tasso inquinante e cancerogeno.

Gimmi Jeans è un brand di denim realizzato in fibra di canapa e a km0

Fondato da Francesco Vantin, Gimmi Jeans è un brand di denim realizzato in fibra di canapa, nella provincia di Vicenza. «Sono nel settore del tessile sin da quando sono nato, la mia famiglia aveva una azienda di abbigliamento»

L’idea di utilizzare la fibra di canapa è derivata dai racconti della nonna di Francesco. «Nonna Gilda da bambina utilizzava la canapa che cresceva nei campi vicino casa sua per realizzare tessuti per lenzuola insieme a sua madre, la mia bisnonna. Spesso questi tessuti erano condivisi con la comunità». La tradizione familiare è diventata ispirazione e spunto di ricerca. «Ci siamo informati sulle proprietà della canapa, sui metodi di coltivazione e di realizzazione della fibra tessile, scoprendo che i primi jeans della storia erano fatti in canapa. Abbiamo fondato il brand a novembre del 2019 ». Sfruttando le incredibili proprietà della canapa e realizzando tutte le fasi produttive a Vicenza, offriamo un prodotto il più sostenibile possibile, lavorando giorno dopo giorno per migliorarci sotto tutti gli aspetti. Il produrre tutto nell’arco di pochi km permette di avere un prodotto di altissima qualità e di minimizzare l’impatto ambientale dovuto dai spostamenti del materiale. Le azienda dove produciamo sono considerabili più amici che semplici collaboratori, dove si discute e ci si migliora a vicenda sul come produrre nel migliori dei modi, sia per la qualità sia per essere il più sostenibili possibile. Troviamo assurdo che la sostenibilità sia un trand di mercato, dovrebbe essere scontata come cosa, l’ambiente in cui viviamo è tutto, senza di esso non possiamo sopravvivere.

La canapa utilizzata da Francesco Vantin di Gimmi jeans

Le varietà  impiegata è la Carmagnola, (la varietà di canapa migliore del mondo e tutta Italiana, basta pensare che l’italia era la prima produttrice per qualità e seconda per quantità); ma in passato avevano testato anche altre varietà. Per il primo anno sono stati piantati seicento metri quadri di canapa. «La coltivazione avviene a casa mia, a Castelgomberto, in provincia di Vicenza, dove ho creato un laboratorio domestico. Con legno e chiodi sono riuscito a realizzare una piscina mobile per la fase di maceratura, una gramola per la stigliatura e un pettine per la pettinatura», specifica Francesco Vantin. «La gramola utilizzata per la stigliatura è un attrezzo composto da due cavalletti, uno anteriore ed uno posteriore, che mantiene in piedi due assi, i quali si alzano e si abbassano. Incastrandosi all’interno dei due assi sottostanti, fanno sì che si crei una cavità nella quale è inserito il canapulo, che poi è battuto». 

Le fibre tessili in canapa erano già utilizzate nel diciassettesimo secolo. I vascelli da guerra, tipici di quel periodo, erano dotati di vele in tela olona di canapa. Giuseppe Garibaldi, condottiero e patriota italiano, indossò jeans in tela di Genova, lunghi fino alla caviglia, per lo sbarco a Marsala e la guerra in Sicilia del maggio 1860. «Purtroppo tutti gli strumenti dell’epoca sono andati perduti, anche in provincia, ma molti dei tessuti realizzati da mia nonna sono ancora integri. Con uno di questi abbiamo realizzato il nostro primo paio di jeans».

 La coltivazione ha inizio con la semina a spaglio

«La pianta di canapa è una pianta infestante, che quindi non necessita di grandi quantità d’acqua. Se il terreno è lavorato adeguatamente prima della semina, la pianta non ha bisogno di pesticidi», a differenza, a esempio, del cotone. Verso la fine del mese di agosto avviene la raccolta a mano. «Sono fatti seccare gli steli e si passa alla maceratura, che dura all’incirca dieci giorni», continua Vantin.

«Dopodiché c’è la fase di asciugatura al sole, che dura tra i dieci e i quindici giorni e la stigliatura, che serve a separare il canapulo (parte legnosa) dal tiglio (parte fibrosa)». Una volta stigliata, la fibra si pettina. «La pettinatura serve a parallelizzare le fibre, che sono poi ulteriormente ripulite da eventuali residui di canapulo con l’ausilio di un pettine con chiodi e di una spazzola a denti fini». Il canapulo separato dalla fibra al momento non ha un reimpiego, ma si potrebbe applicare nella realizzazione di biomattoni per la bioedilizia. I semi sono utilizzati come mangime per le galline da allevamento della famiglia Vantin. 

La fibra di Gimmi Jeans

La produzione ‘in-house’, al momento, non permette a Francesco di realizzare la produzione, perché hanno un processo al 90 % artigianale e riusciamo a realizzare pochi capi, ma con un alto valore di artigianato. La fibra che ricaviamo andiamo a filarla in un piccolo filatoio nella nostra zona per poi andare a tesserla con dei telai del 1800, per mantenere l’unicità del saper fare.

Gimmi Jeans: Il tessuto denim comprato da fornitori Italiani 

Il tessuto comprato da fornitori italiani è srotolato e tagliato con taglio automatico o a mano per lavorazioni speciali. Dopodiché si realizza il prototipo. «Il prototipo è il primo capo, in cui si effettuano le modifiche, portando il capo ad essere perfetto sotto tutti i punti di vista»,  La realizzazione del capo avviene nella sede di Sovizzo (provincia di Vicenza, ndr.), per poi passare alla produzione, che avviene a 10km in linea d’aria, in cui realizzano piccoli quantitativi, per seguire bene la filiera e avere una qualità più alta. La fase di lavaggio o trattamento è la fase più critica per la sostenibilità, per questo ci appoggiamo a collaboratori fidati e certificati, dove grazie alla loro passione e determinazione offrono processi e tecnologie sempre più sostenibili.

Uno dei due prodotti di punta di ‘Gimmi Jeans’ è il jeans da uomo Venezia. «Abbiamo scelto questo nome per rendere omaggio al nostro capoluogo, che ha una storia molto in sinergia con la canapa, basta pensare alle vele delle navi usate dalla serenissima», spiega Vantin. C’è anche un jeans da donna, Carmagnola«il nome della varietà di canapa italiana, oggi impiegata per realizzare le vele della nave ‘Amerigo Vespucci’, considerata la più bella del mondo».

«Utilizziamo fornitori italiani, localizzati tra Valdagno e Castelgomberto (provincia di Vicenza), per fare in modo che il prodotto sia a chilometro zero. La confezione è gestita da maestri artigiani locali, le lavanderie sono certificate. Persino l’etichetta di composizione interna è realizzata da noi con cotone biologico e serigrafia ad acqua». Il packaging. «I jeans sono consegnati assieme a un sacchettino di juta contenente dei semi di canapa industriale, per trasmettere il concetto che da piccole cose possono nascere grandi progetti, così come da quei semi di canapa sono nati i nostri prodotti». Le mascherine, invece, sono spedite con giornali o carta riciclata. «Stiamo progettando la prima giacca targata ‘Gimmi Jeans’. Abbiamo in cantiere delle collaborazioni con altri brand etici, ma per ora non vogliamo fare nomi».

Gimmi Jeans

Il jeans in canapa e cotone organico è privo di elastomeri e, grazie alle capacità antibatteriche del tessuto, risulta sempre fresco, permettendo di ridurre i lavaggi e il conseguente rilascio di microfibre nell’acqua. Inoltre, assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95 percento. La canapa, essendo una fibra cava, permette al tessuto di termoregolare la temperatura e ai jeans di essere freschi d’estate e caldi d’inverno.

Anna Quirino

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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