L'artista, negli anni di formazione, Alex Ceverny ha avuto occasione di entrare in contatto con la cultura e l’estetica circense
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Siamo Foresta: dalle foreste brasiliane a quelle dell’anima nelle opere di Alex Cerveny

«Dipinsi una tela con la mia idea di foresta, c’erano componenti omosessuali – i collezionisti brasiliani non apprezzavano» Alex Cerveny si racconta; la collaborazione con Fondation Cartier per Siamo Foresta

Questo contenuto è parte della collaborazione editoriale tra Lampoon e Fondation Cartier Italia

La foresta secondo Alex Cerveny

«Quando ho visitato per la prima volta una foresta in Europa mi sono accorto della varietà che caratterizza quelle brasiliane. La foresta rappresenta il concetto di diversità tra elementi che evolvono assieme e si rafforzano tra loro. Da San Paolo per raggiungere la costa si deve attraversare una foresta, la Mata Atlântica – foresta atlantica. Questa è quella che sento più vicina a me, con le sue cascate, le tonalità di verde e i fiori. È una foresta che si è rigenerata dopo la colonizzazione. In Brasile la natura cresce rapidamente, se le si dà la possibilità di esprimersi». 

Tra reale e fantastico, onirico e primordiale, le opere del brasiliano Alex Cerveny – sempre più di ampio formato – rappresentano costellazioni interiori, dove spesso il confine tra il nudo umano e la rigogliosità vegetale tende ad assottigliarsi in favore di metamorfosi arboree corredate da un citazionismo disparato che si potenzia non solo attraverso l’immagine ma anche grazie al segno scritto – la parola, spesso armonicamente fluttuante sulla tela. Come scriveva Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso (Einaudi, 1979), «queste frasi sono delle matrici di figure proprio perché restano sospese: esse esprimono il momento emotivo e poi si fermano: hanno fatto la loro parte. Le parole non sono mai pazze».

Alex Cerveny, nascere e crescere a São Paulo 

«Sono nato e cresciuto a San Paolo in una famiglia appartenente al ceto medio, mio padre era un architetto e mia madre un’insegnante per bambini ipovedenti che poi divenne terapeuta. Mio nonno materno aveva una piccola fattoria dove coltivava arance, sin da piccolo sono entrato in contatto con la campagna. Ho potuto frequentare scuole sperimentali dove già negli anni Settanta si affrontavano questioni legate all’ecologia. Per quanto sia una grande città con molti palazzi di cemento, il clima subtropicale a San Paolo permette alla piante di crescere velocemente. Ovunque si vada nel centro si possono scorgere alberi di banano».

I primi passi nell’arte di Alex Cerveny

Cerveny è un artista in gran parte autodidatta. L’esigenza di comunicare in forma creativa nasce sin dai primi anni di scuola.

«Da bambino mi piaceva disegnare. A scuola c’era possibilità di studiare teatro, danza, musica e anche arte. Quando mi trovai a dover scegliere quale università frequentare, un mio insegnante mi disse che ero già un artista e non necessitavo di ulteriore istruzione scolastica. È una delle poche attività dove non devi chiedere validazione esterna per poter iniziare la tua carriera. Si possono frequentare accademie e corsi per specializzarsi, ma al tempo sentii che volevo proseguire in autonomia. In quel periodo era già presente il movimento Geração 80, un rinnovamento della pittura brasiliana. Io realizzavo stampe e incisioni, non ero molto interessato alla pittura». 

Alex Cerveny, la fascinazione estetica per il mondo circense 

L’artista, negli anni di formazione, ha avuto occasione di entrare in contatto con la cultura e l’estetica circense. Le esperienze presso l’Academia Piolin de Artes Circenses e il Circo Escola Picadeiro possono concorrere a definire il suo peculiare immaginario creativo.

«Quando avevo diciassette anni, alcuni miei amici frequentavano una scuola circense in cui insegnava una donna che mi ricordava una gitana. Mi invitò a unirmi a loro. Ero un bravo contorsionista. Il gruppo però era più focalizzato sul messaggio politico che rappresentava, mentre a me interessava l’aspetto estetico del circo. Dopo alcuni mesi sentii la necessità di tornare a dedicarmi totalmente all’arte, abbandonando certi aspetti violenti o moralisti che possono caratterizzare l’ambiente circense». 

La fase pittorica di Alex Cerveny

«La pittura è giunta negli ultimi decenni. È un processo che mi richiede più tempo rispetto ad altri media. All’inizio del Duemila, mi sentivo scoraggiato di fronte al sistema dell’arte e lontano dalle tendenze astratte. Mi dedicai così a un progetto di insegnamento nelle zone rurali al nord del Brasile, dove educavamo bambini a leggere, scrivere e disegnare. Mi sono sentito socialmente utile. Quando tornai a San Paolo, iniziai a dipingere in modo nuovo e fu la prima volta che mi sentii appagato attraverso la pittura ad olio. Presentai alcune opere al mio gallerista e furono apprezzate anche dal mercato. Avevo iniziato a capire che direzione dare alla mia arte». 

Alex Cerveny: ricerca, racconto e testimonianza 

«Mi sento vicino al mondo narrativo di Shahrazād. Non riesco a rapportarmi con il minimalismo e l’astrattismo. La mia arte è figurativa per quanto non abbia modelli o modelle che posino per me. L’idea da cui nasce un dipinto è legata al concetto di capsula del tempo: sono testimonianze che portano con sé informazioni, a volte anche testi che accompagnano le immagini come nelle tradizione pittorica peruviana. Voglio che le mie opere offrano varie possibilità di interpretazione e una lettura stratificata all’osservatore. Ogni elemento è mescolato e unito all’altro. Procedo per istinto, a volte cambio idea a metà dell’opera e aspetto che il tempo mi porti nuove suggestioni e  fonti di ispirazione. La contemplazione è necessaria per me. Mi affascina, l’utilizzo del tempo per Baltus, come procedeva lentamente con la pittura e rappresentava il suo mondo onirico ed erotico su tela». 

Alex Cerveny per Siamo Foresta: la collaborazione con Fondation Cartier 

Nel corso della sua carriera, Alex Cerveny,  ha già collaborato con la Fondation Cartier in occasione di Nous les Arbres (2019). «Al tempo, dipinsi una tela di medio formato dove rappresentavo la mia idea di foresta, una foresta sentimentale. C’erano componenti omosessuali che i collezionisti brasiliani non avevano ben recepito. Questa opera fu la prima che Fondation Cartier vide durante la Miami Art Fair nel 2017 e inserì nella sua collezione in vista di Nous les Arbres. È stata la mostra per la quale Hervé Chandès visitò il mio studio e decise di presentare più dipinti di quanti mi aspettassi inizialmente. Un’occasione istituzionale dove le mie opere giunsero in Europa». 

Il citazionismo di Alex Cerveny: la mostra e l’opera Mondo Reale 

In occasione di Siamo Foresta, quest’anno Cerveny torna in Italia, dopo la mostra Mondo Reale: stop, look and listen presso Triennale Milano del 2022. Nell’omonima tela che ha realizzato per l’occasione si leggono non solo scritte in latino, ma anche i nomi di personalità italiane come Susanna Pasolini e Silvana Mangano. L’artista ha un personale rapporto con la cultura cinematografica italiana.

«Durante gli anni Ottanta, ho avuto la fortuna di poter frequentare uno scenario culturalmente vivo a San Paolo. C’erano diversi festival del cinema, dove ho potuto fare esperienza della produzione filmica di Pier Paolo Pasolini, Teorema resta uno dei miei preferiti. Ebbi anche l’occasione di incontrare Florinda Bolkan. Furono momenti fondamentali per accrescere la mia cultura, la mia curiosità e la mia arte. A volte ritornano nelle opere che realizzo. Dipingere quest’opera – Mondo Reale – ha rappresentato una sfida per me. Una grande tela sulla quale non utilizzai colori ad olio ma acrilici. L’ho realizzata nel periodo della pandemia. Per quanto avessi lavorato come illustratore per alcuni giornali brasiliani nel passato, non ero abituato a procedere per commissione. Mi sono ispirato anche al film La caduta degli dei di Luchino Visconti, con Florinda Bolkan e Helmut Berger». 

Alex Cerveny e il rapporto con la natura 

All’interno delle opere dell’artista, in cui spesso le figure umane sono soggette a metamorfosi arboree, la poetica di Cerveny celebra l’ elemento naturale.

«Dipingo una natura ‘interiore’, combinandola con elementi realistici, ciò che osservo in spazi verdi o naturali. Rimasi impressionato dalla moltitudine di pietre che compongono il Deserto di Atacama e come ho cercato di riproporre quel paesaggio in alcune delle mie opere. Mi affascina il motto parigino fluctuat nec mergitur, che fu riproposto anche dallo psicanalista Frank Philips per indicare come dovremmo approcciare gli eventi della nostra esistenza: lasciarsi trasportare, non opporsi violentemente a ciò che accade ma osservare l’avvenire delle cose. La natura è uno dei temi ricorrenti nella mia pittura. È al centro della nostra quotidianità, con le sue fragilità e le vessazioni che la riguardano».

Siamo Foresta: la nuova mostra di Fondation Cartier pour l’art contemporain negli spazi di Triennale Milano

«Ho realizzato due nuovi dipinti per questa mostra. In Brasile ci si interroga su come tutelare le culture indigene, come quella Yanomami. Si assumono posizioni ottimistiche che però non rispecchiano la realtà delle cose. Siamo Foresta mi ha portato a riflettere nuovamente sull’incendio del Museo nazionale del Brasile a Rio de Janeiro nel 2018. Una tragedia culturale. Nel museo c’era una sezione dedicata agli studi antropologici e sociali riguardo le varie culture del nostro Paese. Scritture, video, testimonianze di studiosi sono andate distrutte. È come se – simbolicamente – si fosse verificata una seconda estinzione. Per creare queste due opere, ho scelto di trarre ispirazione da un libro che il curatore Bruce Albert mi ha donato. È un testo che tratta di come gli Yanomami utilizzino la natura a fini curativi. Sulle tele ho ricreato un dizionario botanico: per ogni elemento ho indicato il nome in yanonamö, latino e portoghese e il suo uso. Credo che Siamo Foresta dia la possibilità ad artisti indigeni e non, di unirsi nel lanciare un messaggio comune che vuole proteggere queste culture autoctone e il loro modo di rapportarsi alla natura». 

Alex Cerveny

Alex Cerveny (1963) è un artista brasiliano che vive e lavora a San Paolo. Dipinge mondi fantastici in cui gli esseri umani, personaggi biblici o mitologici, nudi, sono strettamente associati agli alberi in vari modi fino a diventarlo essi stessi. Cerveny esplora la ricerca di un’unione profonda tra esseri umani e non, ispirandosi alle culture indigene della foresta amazzonica brasiliana. È uno tra i ventuno artisti che partecipa alla mostra Siamo Foresta, promossa da Fondation Cartier pour l’art contemporain, dal 22 giugno fino al 29 ottobre 2023, presso Triennale Milano.

Siamo Foresta

Dal 22 giugno al 29 ottobre 2023, Siamo Foresta sarà ospitata alla Triennale di Milano. Riunendo ventuno artisti di paesi, culture e contesti diversi, per lo più latinoamericani e provenienti da comunità indigene, la mostra ci invita a scoprire nuovi punti di vista sulla contemporaneità alla luce del nostro rapporto con gli altri esseri viventi – animali e vegetali.

La mostra Siamo Foresta è accompagnata da un Public Program a cura del filosofo Emanuele Coccia. Tredici artisti incontrano Emanuele Coccia e l’antropologo Bruce Albert, Direttore artistico di Siamo Foresta. Una conversazione aperta che proseguirà con un programma di incontri anche in autunno.

A questo link è possibile registrarsi al Public Program.

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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