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Non esistono genitali sbagliati: l’ennesimo stereotipo che pesa sul corpo

Pressioni sociali per l’estetica di addome o cosce, lo stesso accade per i genitali. Il primo a occuparsi della percezione dei genitali definendone l’identità è stato Richard Waltner nel 1986

Questo contenuto è parte della collaborazione editoriale tra Lampoon e Virgin and Martyr

Jamie McCartney, The Great Vulva Wall

Nel 2006 l’artista britannico Jamie McCartney ha iniziato a lavorare al suo progetto The Great Vulva Wall, una scultura a muro lunga 8 metri e composta da quattrocento calchi di vulve in gesso. L’idea era mostrare come fossero tutte diverse le une dalle altre, un po’ come se fossero dei volti. Durante la realizzazione dei calchi, McCartney è rimasto colpito da quante donne fossero insoddisfatte dei loro genitali. «Pensavano che le loro labbra fossero troppo grandi o lunghe o asimmetriche o del colore “sbagliato” o che i loro

clitoridi fossero troppo grandi o troppo piccoli», spiega sul sito web del progetto che si è successivamente ampliato includendo anche calchi di peni e altre parti del corpo. Secondo l’artista, il rendersi conto della varietà di forme e dimensioni esistenti può aiutare a limitare la cosiddetta genital anxiety.

L’ansia di avere dei genitali sbagliati e non rispondenti alla “normalità”

Un recente studio svedese ha rilevato che il 33,8% delle persone intervistate è insoddisfatta dell’aspetto dei propri genitali esterni: il 29,8% delle donne e il 38,4% degli uomini (lo studio utilizza parametri legati al binarismo di genere) si dice insoddisfatto delle dimensioni. Il 13,7% delle donne e l’11,3% degli uomini sta pensando di sottoporsi a chirurgia estetica intima.

Chirurgia estetica genitali – labioplastica, vaginoplastica, ingrandimento del pene, lifting vaginale

Tra le persone con una vulva, nel 2019 la quindicesima procedura di chirurgia estetica più popolare è stata proprio la labioplastica, ovvero l’intervento per modificare la dimensione delle labbra interne. In tutto il mondo le labioplastiche eseguite nel 2019 sono state 164.667, il che corrisponde a un aumento del 24,1% rispetto al 2018 e del 73,3% rispetto al 2015. La chirurgia estetica intima è in espansione ed esistono diverse procedure, dalla vaginoplastica che porta a un restringimento del canale vaginale, all’ingrandimento del pene, al cosiddetto lifting vaginale fino alla liposuzione al monte di Venere, la zona adiposa sopra la sinfisi pubica.

Questi interventi possono essere utili in certi casi per risolvere dei fastidi a livello fisico (ad esempio in caso di labbra vulvari molto sporgenti che sfregano sui vestiti e si irritano) ma, nella gran parte dei casi, sono scelti per ragioni estetiche. Sempre secondo lo studio svedese del 2022, le labbra interne delle donne che sostenevano fossero troppo lunghe, sporgevano in media di soli 7,6 millimetri.

Interventi estetici per l’ingrandimento del pene

Un’inchiesta del New Yorker sullo stesso tema ha analizzato il fenomeno degli interventi estetici per l’ingrandimento del pene e delle continue richieste nonostante i rischi che comportano e la poca trasparenza delle cliniche statunitensi che li offrono. Anche in questo caso chi vi sottopone ha spesso un pene che rientra nelle dimensioni medie.

Come subiamo delle pressioni sociali per l’estetica di parti del corpo come l’addome o le cosce, lo stesso accade per i genitali. Il primo a occuparsi della percezione dei genitali definendo il concetto di identità genitale è stato Richard Waltner nel 1986 che ha parlato di autodefinizioni, atteggiamenti di sé e conseguenti sentimenti che derivano da interazioni ed esperienze specifiche che coinvolgono indirettamente o direttamente i genitali

Harold C. Winter scala per misurare l’immagine genitale 

Nel 1989 Harold C. Winter è stato il primo a sviluppare una scala per misurare l’immagine genitale di sé per gli uomini (sempre in ottica binaria) e solo successivamente ne sono state create anche per le donne. Nei questionari per la valutazione della percezione dei genitali, viene chiesto quanto spesso li si osservano. In particolare per le persone che hanno una vulva, vista la sua posizione anatomica, questo aspetto non è scontato. Uno studio ha rilevato che guardarla porta ad averne una percezione più positiva e questo è in linea con la pratica femminista dell’osservazione della vulva allo specchio.

Carol Downer: il raduno femminista in una libreria di Los Angeles

Nell’aprile del 1971 l’attivista pro-choice Carol Downer durante un raduno femminista in una libreria di Los Angeles, salì sul tavolo, si tirò su la gonna e mostrò alle partecipanti come osservare la propria cervice usando una torcia, uno specchio e uno speculum. La pratica dell’autoesame vulvare, vaginale e della cervice come forma di auto-aiuto è infatti emblematica della seconda ondata femminista quando le donne si sedevano in cerchio e osservavano i loro genitali allo specchio. L’idea alla base era conoscere il proprio corpo, guardarlo per creare consapevolezza invece di basarsi su dettami medici esterni e rivendicare la propria sessualità in un mondo che spesso percepisce il corpo femminile come tabù.

L’osservazione dei genitali si scontra con l’idea di un loro astratto standard estetico per cui dovrebbero apparire in un certo modo, anche quando non è richiesto dal punto di vista medico o sessuale. Si tratta di un’immagine che ci siamo costruiti sulla base di input esterni. L’area genitale, a differenza di altre parti del corpo, è solitamente tenuta coperta: rispetto a cosce e nasi, dunque, vediamo relativamente poco spesso i genitali altrui e questo aumenta l’ansia di non corrispondere a quella che si crede sia la normalità. Questo porta a confrontare i nostri genitali con disegni e foto anatomiche o video pornografici. Si tratta spesso di immagini semplificate, selezionate o modificate e dunque poco realistiche e poco varie. 

Un’indagine italiana condotta dai ricercatori del Cnr e pubblicata sulla rivista Societies

Un’indagine italiana condotta dai ricercatori del Cnr e pubblicata sulla rivista Societies ha rilevato che la pornografia mainstream ha spesso un ruolo negativo nel proporre un immaginario sessuale e di bellezza distorto con notevoli ricadute a livello autostima e soddisfazione per il proprio corpo, specie nei più giovani. Per quanto possano esistere forme e misure più comuni di altre a livello genitale, non è realistico parlare di “normalità”, data la grande varietà dei corpi umani. 

Le componenti della vulva possono variare come forma e dimensione 

Le labbra interne possono essere più o meno sporgenti o asimmetriche, la pigmentazione della pelle può variare, il clitoride può essere più o meno visibile. Un discorso simile vale per le dimensioni del seno e anche dei testicoli. I peni possono variare in lunghezza, larghezza e forma, possono essere più o meno dritti e avere il glande coperto dal prepuzio oppure no (ad esempio nel caso ci sia stata una circoncisione) senza che questo incida necessariamente sulla vita sessuale di chi li possiede.

Gli stereotipi legati all’estetica dei genitali sono radicati anche ben oltre la pornografia

Gli stereotipi legati all’estetica dei genitali sono alimentati da film, pubblicità, programmi televisivi, libri, social e altri media. Spesso sono legati ai ruoli di genere, a schemi sessisti, a una concezione binaria del genere, ad atteggiamenti razzisti (quando, ad esempio si associano caratteristiche a persone di diverse etnie) e a una visione del sesso basata sulla penetrazione.

La grandezza dei genitali è percepita come un rafforzamento del genere a cui la società li associa

Un seno grande è collegato a un’idea di femminilità e sensualità, un pene di grandi dimensioni alla virilità e questo può portare a un’ipersessualizzazione di determinate parti del corpo e a maggiori difficoltà per chi soffre di disforia legata ad esse. Classificare i genitali in “maschili” e “femminili” è una semplificazione dato che esistono combinazioni fisiche che non rientrano in una divisione così netta e dato che non tutte le persone che hanno una vagina sono donne, e non tutte le persone con un pene sono uomini. Questo vale per alcune persone intersex e per alcune persone trans che possono aver scelto interventi medici o chirurgici nel loro percorso di transizione.

Gli stereotipi sull’aspetto dei genitali sono legati alla performance sessuale e alla soddisfazione

C’è l’idea che una vagina “sformata” dopo il parto possa risultare “troppo larga” e limitare il piacere del partner. Per questo, soprattutto in passato, i medici aggiungevano dopo il parto in caso di lacerazioni, un punto di sutura in più per restringere l’orifizio: il cosiddetto “husband stitch”, fatto appunto “per il marito”. D’altra parte, un pene considerato troppo piccolo viene legato a una minore prestanza dal punto di vista sessuale.

Esistono casi in cui la morfologia degli organi genitali esterni è legata a fastidi, dolori o difficoltà nell’atto sessuale, casi in cui è necessario consultare il proprio medico e intervenire se possibile. Generalizzando e medicalizzando delle questioni estetiche si rischia di alimentare stigma e vergogna.

Cos’è il micropene 

Nel caso del “micropene” (definito a livello medico come un pene inferiore a 2,5 volte la deviazione standard rispetto alle dimensioni medie di un pene umano e dunque inferiore a 7-8 centimetri da eretto) ci possono essere difficoltà nella penetrazione o anche nella masturbazione e in altre pratiche sessuali. Spesso, però, è lo stigma dato dal non aderire allo standard estetico e a uno “script sessuale” specifico a generare forte disagio psicologico.

L’idea di avere dei genitali non conformi può portare a rapporti sessuali difficoltosi 

Non tanto per l’esperienza sessuale in sè, ma per lo stigma a essi associato. Non tanto per motivi fisici quanto psicologici. Gli stereotipi ci condizionano al punto che trovarsi di fronte a dei genitali altrui che non corrispondono all’ideale proposto dalla società può causare sorpresa, imbarazzo e difficoltà di comunicazione. D’altra parte, chi teme che i propri genitali possano non essere esteticamente apprezzati avrà maggiori difficoltà a esporre il proprio corpo senza preoccupazioni. Diversi studi hanno associato una buona percezione dei propri genitali a rapporti sessuali più soddisfacenti – studi che, tuttavia, non prendono quasi mai in considerazione persone trans o intersessuali, non ampliano l’analisi al di fuori di un’ottica binaria.

Elisabetta Moro per Virgin and Martyr

Salvador Dali, Beigneuse, 1828
Salvador Dali, Beigneuse, 1828
L’Origine du monde, 1866, by Gustave Courbet at the Musee d’Orsay. Photograph- Alamy Stock Photo
L’Origine du monde, 1866, by Gustave Courbet at the Musee d’Orsay.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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