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Nuovo padiglione pediatrico ospedale Buzzi,sala operatoria
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L’impegno di Fondazione Buzzi per dare a Milano strutture pediatriche all’altezza

La Fondazione Buzzi ha lanciato una raccolta fondi per dotare l’Ospedale dei bambini di Milano di un nuovo blocco operatorio pediatrico all’avanguardia. Investendo nella migliore ricerca scientifica e nella tecnologia più avanzata la Fondazione punta a garantire cure di ultima generazione a tutti

La raccolta fondi della Fondazione Buzzi: un nuovo padiglione pediatrico entro il 2024

Martedì 29 novembre la Fondazione Buzzi per l’Ospedale dei Bambini di Milano ha organizzato una serata di beneficenza presso la Fondazione Prada per celebrare i traguardi raggiunti e presentare la raccolta fondi per l’allestimento del blocco operatorio del nuovo padiglione d’urgenza, che sarà terminato entro il 2024. La Fondazione nasce per sostenere l’omonimo ospedale milanese, uno degli undici ospedali pediatrici, nato nel lontano 1889. Grazie alle donazioni e al sostegno costante dei suoi finanziatori, la Fondazione mira a incrementare le attività di cura e di diagnosi, acquistando nuovi strumenti e macchinari all’avanguardia e investendo nella ricerca scientifica, oltre a garantire a tutti i bambini che accedono all’ospedale e alle loro famiglie un ambiente umano e accogliente. Lampoon ha Intervistato il presidente della Fondazione Buzzi, Stefano Simontacchi, e la dottoressa Ida Salvo, membro del Cda, già Direttrice del reparto pediatrico di Anestesia, Terapia intensiva e Cure palliative dell’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi

La Lombardia e le carenze dell’assistenza territoriale per la pediatria

La situazione in ambito pediatrico a Milano non è affatto rosea. Come hanno riportato testimonianze e denunce da parte di medici e operatori sanitari, nei pronto soccorso si è costretti a ore d’attesa e trovare un pediatra disponibile in tutta la città diventa spesso lungo e complesso. A questo contesto già complicato si deve poi aggiungere l’epidemia di influenza stagionale, arrivata in anticipo rispetto agli anni precedenti, che va a sommarsi al Covid. «Le attese sono lunghe, si creano disagi. Tutto ciò non aiuta a lavorare con serenità e concentrazione», spiega Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria e del pronto soccorso pediatrico dell’Ospedale Buzzi. «Ci stiamo confrontando con il primo anno di vero ritorno alla normalità, dopo la pandemia di Covid – aggiunge Zuccotti. «Il sistema immunitario dei bambini è disabituato a combattere i virus. Ma paghiamo anche le carenze dell’assistenza territoriale, che a sua volta ha criticità».

In Lombardia si contano 1.400 bambini a pediatra, ma la convenzione nazionale fissa il massimo a 880

Nonostante, secondo la rete di sorveglianza Influnet, il virus influenzale colpisca soprattutto i piccoli da 0 a 4 anni e l’incidenza in questa fascia d’età tocchi i 48,3 casi ogni mille assistiti, gli specialisti disponibili sono pochi: 340 in tutta l’Ats di Milano – compresa la provincia di Lodi – a cui si aggiungono 24 con incarichi temporanei. In città se ne contano circa 120, ma molti di questi hanno già raggiunto il tetto massimo di pazienti. In Lombardia, infatti, il massimale è di 1.400 bambini a pediatra, anche se la convenzione nazionale lo fissa a  880. 

Dottoressa Ida Salvo, consigliera delegata Fondazione Buzzi: i soggetti più fragili restano a carico del SSN 

«Il numero dei pediatri a Milano è chiaramente insufficiente, come quello dei medici di base. La soluzione tampone che è stata presa, ovvero affidare più bambini a ogni pediatra non fa altro che peggiorare la qualità dell’assistenza», dichiara a Lampoon la dottoressa Ida Salvo, tra i fondatori e oggi consigliera delegata della Fondazione Buzzi. «La situazione è sicuramente peggiorata. C’è poi il problema dei weekend: in quei giorni né i medici di famiglia né i pediatri si organizzano per fare dei turni che permettano di avere una continuità assistenziale territoriale. A questo si aggiunge la carenza di personale. Negli ultimi anni infatti non c’è stato il blocco del turnover: tanti medici sono andati in pensioni ma non altrettanti sono entrati a sostituirli. Per risparmiare si è proceduto così: per ogni due medici che andavano in pensione, se ne è assunto uno solo. Il problema non riguarda tanto il numero chiuso all’università – sottolinea -, ma le borse di studio per gli specializzandi. 

Il problema non è il numero chiuso all’università ma le poche borse di studio per gli specializzandi

La Dottoressa spiega infatti che «Quando l’Unione Europea ci ha imposto di pagare gli specializzandi, le borse si sono ridotte tantissimo e sono andate a molte specializzazioni che non ne avevano realmente bisogno. I settori più penalizzati sono, e lo vediamo oggi, quello della pediatria, dell’anestesia e i pronto soccorso, che rischiano la chiusura». Come sempre nelle situazioni complesse, non è possibile identificare un unico problema ma, come sottolinea la dottoressa Salvo: «Una somma quindi di cause e scelte sbagliate ci hanno portato dentro la crisi che viviamo oggi. D’altra parte il privato, che ha le disponibilità economiche, continua a lavorare con standard elevati, drenando e depauperando ancor di più le strutture sanitarie pubbliche. I bambini però non rientrano nel target di riferimento del privato, perché prevedono dei costi di cura molto più elevati degli adulti. I soggetti più fragili, ovvero i bambini e gli anziani, restano sempre a carico del sistema sanitario nazionale».

A Milano ci sono solo dodici letti di rianimazione pediatrica, Bergamo ne ha sedici, il Bambin Gesù di Roma trentasei

«La sanità lombarda in ambito pediatrico non rappresenta un’eccellenza – dice la dottoressa Salvo. «A Milano ci sono solo dodici letti di rianimazione pediatrica. Sono niente, se pensiamo che la sola Bergamo ne ha sedici e il Bambin Gesù di Roma trentasei. L’apertura del nuovo ospedale pediatrico dovrebbe rappresentare un passo necessario per il capoluogo lombardo perché potrà garantire molti più posti letto in rianimazione e un pronto soccorso più grande ed efficiente. «La pediatria nella regione Lombardia, a Milano in particolare – continua Salvo – è parcellizzata: ogni ospedale, anche quelli delle province più piccole, pretende di avere un reparto di pediatria. Risultato: i bambini, che rappresentano solo il 15% della popolazione, sono distribuiti su un territorio molto vasto e questo fa sì che non si riesca a seguirli adeguatamente. Oggi abbiamo un sistema di 118 che funziona bene e non giustifica tutti questi reparti pediatrici, che per riempirsi finiscono per ricoverare anche pazienti che non ne avrebbero bisogno. Ciò che manca sono le strutture da terzo livello dove portare i pazienti, che devono essere costruite. Una di queste sarà proprio il nuovo blocco operatorio pediatrico del Buzzi». 

Stefano Simontacchi, presidente della Fondazione Buzzi: possiamo contare sulla preparazione dei nostri medici

«Non siamo eccellenti come infrastruttura, lo siamo per fortuna come preparazione dei nostri medici – aggiunge Stefano Simontacchi, presidente della Fondazione Buzzi. «Oggi siamo costretti a dover convincere i medici esausti, che non ce la fanno più, a restare. Purtroppo non c’è riconoscimento pubblico del loro lavoro. In questo quadro, la Lombardia, che dovrebbe essere l’eccellenza, è messa peggio di molte altre regioni. Anche se è doveroso sottolineare che ci sono regioni, come la Sardegna o la Calabria, dove non esiste proprio un ospedale per bambini».

Manca l’accesso alla cura pediatrica, troppi bambini vengono curati in strutture per adulti

In Italia troppi bambini non hanno accesso alla cura pediatrica. Il 70% di loro viene ricoverato in reparti costruiti per adulti e gestiti da personale preparato per soddisfare i bisogni degli adulti, mentre solo il 20% degli interventi chirurgici pediatrici in Lombardia viene centralizzato nei quattro hub pediatrici, dicono i dati forniti dalla Fondazione Buzzi. Questo comporta un tasso di mortalità maggiore: i bambini ricoverati in terapia intensiva pediatrica, infatti, hanno un terzo delle possibilità in più di sopravvivenza rispetto ai bambini ricoverati in terapie intensive per adulti. I bambini italiani vengono anche esposti con alta frequenza ai raggi x: il 50% degli esami diagnostici radiologici in Italia vengono infatti effettuati in ospedali per adulti, mentre il 75% delle TAC in area milanese vengono effettuate in ospedali per adulti. Le radiazioni sono però pericolose per la salute, specie se rivolte agli organi interni, all’addome e alla testa: una TAC irradia come 20-80 radiografie e 1 ogni 400 bambini sottoposti a una TAC sviluppa un tumore.

Lo scarso interesse della ricerca scientifica in ambito pediatrico e la mancanza di investimenti

Esiste poi un problema legato allo scarso interesse della ricerca scientifica in ambito pediatrico. I dati forniti dalla Fondazione Buzzi evidenziano come i pazienti adulti coprano una fascia di età molto ampia che va dai 18 ai circa 80-90 anni. Per questo, le case farmaceutiche o i soggetti che vogliono fare ricerca in ambito medico preferiscono testare e sviluppare i prodotti sugli adulti: il ritorno economico è molto più alto. I bambini, al contrario, presentano differenze macroscopiche tra gli 0 e i 18 anni: un bambino di 1 anno non verrà di certo curato come un ragazzo di 17 anni. Questo rende il target dei bambini meno allettante, soprattutto per il mondo privato, che preferisce dirottare gli investimenti e la ricerca su altri ambiti. Le conseguenze sulla salute e sullo sviluppo dei bambini sono spesso sottovalutate. 

Il 75% dei farmaci non viene testato a sufficienza in età pediatrica, i progetti  

Secondo Fondazione Buzzi, il 75% dei farmaci non viene testato a sufficienza in età pediatrica. Percentuale che sale addirittura al 90% nel caso delle medicine somministrate in terapia intensiva e al 70% di quelle che si assumono a casa. A colmare questo vuoto possono intervenire le fondazioni o il sistema sanitario pubblico, se avesse la sensibilità giusta, al fine di stanziare dei fondi per la ricerca su questo target. 

La Fondazione Buzzi si è già mossa in questa direzione con il progetto Lampo di gene a sostegno del Centro di Genomica Funzionale per la diagnosi delle malattie genetiche rare. Lo scopo del Centro è quello di migliorare il processo di diagnosi delle malattie genetiche rare, che attualmente in Italia inizia con il Programma di Screening Neonatale. 

In Italia i malati rari sono circa 2 milioni: nel 70% dei casi sono pazienti in età pediatrica

Secondo la rete delle Malattie Rare Italiana, nel nostro Paese i malati rari sono circa 2 milioni: nel 70% dei casi si tratta di pazienti in età pediatrica. In base ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si stimano 20 nuovi casi di malattie rare ogni 10mila abitanti e ogni anno sono circa 19mila i nuovi casi. Un altro recente progetto di sostegno e sensibilizzazione alla salute pubblica è stato quello dedicato all’ambliopia, il cosiddetto ‘occhio pigro’. Nato dalla collaborazione tra Lions Milano e Fondazione Buzzi, il progetto ha coinvolto il reparto di Oculistica dell’Ospedale Buzzi, il Comune di Milano attraverso la Direzione Scuole dell’Infanzia, e Metro 5, che ha messo a disposizione uno spazio alla fermata Gerusalemme. Da marzo 2021 a maggio 2022, gli ortottisti, coadiuvati da alcuni volontari, hanno svolto più di mille test su bambini di quattro anni, con il coinvolgimento di 4000 famiglie e 93 Scuole dell’Infanzia del Comune di Milano, rilevando problemi di funzionalità visiva con necessità di approfondimenti quasi nel 30% dei casi.

Portare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica per mettere pressione alla politica

«Se la ricerca medica si impegnasse a studiare e risolvere un problema su un bambino, si potrebbe prevenire l’insorgenza di quel problema nell’adulto di domani – spiega Ida Salvo. Un suggerimento arriva dal presidente Simontacchi: «Quello che possono fare i media è portare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica, in modo tale che la politica, messa sotto pressione, se ne faccia carico. Per fare un esempio: i fondi per la costruzione del nuovo polo del Buzzi sono stati stanziati circa dodici anni fa. Ci sono voluti ben dieci anni per arrivare all’avvio della costruzione. Durante tutto questo tempo ovviamente molti dei fondi sono andati persi o spesi per altri progetti. Sono tempi troppo lunghi e ingiustificabili. E anche i progetti, con il tempo, rischiano di invecchiare e di non ritrovarsi più al passo coi tempi che cambiano».

Il nuovo Buzzi: un hub pediatrico internazionale d’eccellenza

Oggi i tempi di attesa per effettuare un’operazione non urgente al Buzzi sono in media di due anni. Il nuovo polo prevede un raddoppio delle sale operatorie – da tre a sei – e il raddoppio degli interventi standard e di quelli d’emergenza – da 23mila a 46mila ricoveri, da 5mila a oltre 10mila interventi chirurgici, da 500mila a un milione di prestazioni ambulatoriali. «Mentre attendiamo l’ultimazione del nuovo padiglione, con la Fondazione siamo riusciti a procurarci nuovi macchinari, come la risonanza magnetica 3 Tesla o gli ecografi neonatali di nuova generazione» racconta Ida Salvo. 

Il nuovo Buzzi punta a diventare un hub pediatrico internazionale d’eccellenza. Il padiglione di 5 piani dedicato all’emergenza e urgenza sarà collegato all’ospedale già esistente e occuperà un’area di 10mila mq. I lavori per la costruzione sono iniziati a gennaio 2020 e termineranno a dicembre 2023. Al suo interno sono previste pareti che cambiano colore, soffitti retroilluminati, chirurgia robotica, diagnostica senza raggi-x, biblioteca, ludoteca, healing garden, pronto soccorso pediatrico, terapia intensiva, patologia neonatale, radiologia e sala operatoria integrate.

L’attenzione alla cura della persona al di là dell’aspetto farmacologico

«Il bambino subisce sempre un trauma, piccolo o grande, nell’andare in ospedale, per questo stiamo lavorando a una soluzione olistica» spiega la Ida Salvo. «Tutta la parte non chimica, ovvero il cosiddetto trattamento non farmacologico del dolore, ha un impatto enorme sui tempi di guarigione dei pazienti» continua Simontacchi. «Nella zona pre e post reparto operatorio, inoltre, il bambino non resterà più da solo, ma potrà essere accudito e seguito dai genitori. Teniamo molto alla cura della persona, al di là dell’aspetto farmacologico: aspetti a cui spesso il pubblico non ha le forze e le capacità di pensare».

Fondazione per l’Ospedale dei Bambini

La Fondazione per l’Ospedale dei Bambini nasce per sostenere l’Ospedale Vittore Buzzi di Milano, uno degli undici ospedali pediatrici presenti in Italia, l’unico a Milano e in Lombardia ed il più antico fra gli ospedali pediatrici italiani, con oltre cent’anni di storia alle spalle. Ogni giorno la Fondazione si impegna per garantire a tutti i bambini che accedono al Buzzi e alle loro famiglie, un ospedale dove l’eccellenza e l’umanizzazione siano di casa. L’obiettivo della Fondazione Buzzi è realizzare un hub pediatrico internazionale, investendo nella migliore ricerca scientifica e nella tecnologia più avanzata per far sì che le cure di ultima generazione siano alla portata di tutti. 

Stefano Simontacchi

Presidente della Fondazione Buzzi, è presidente dello Studio BonelliErede. Esperto di diritto tributario, ha ricoperto la carica di consigliere del Ministro degli Esteri per l’Attrazione Investimenti e nel 2020 ha fatto parte del Comitato di Esperti in materia economica e sociale nominato dalla Presidenza del Consiglio per fronteggiare l’emergenza Covid. È inoltre consigliere di amministrazione di RCS S.p.A., Prada S.p.A, Cordusio SIM S.p.A. (Gruppo Unicredit), Fattorie Osella S.p.A., ISPI, e ASSOEDILIZIA.

Ida Salvo

membro del Cda della Fondazione Buzzi, già Direttrice del reparto pediatrico di Anestesia, Terapia intensiva e Cure palliative dell’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi

Alessandro Mancini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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