Cerca
Close this search box.
  • EDITORIAL TEAM
    STOCKLIST
    NEWSLETTER

    FAQ
    Q&A
    LAVORA CON NOI

    CONTATTI
    INFORMAZIONI LEGALI – PRIVACY POLICY 

    lampoon magazine dot com

Copertina del singolo Ma che hit di BigMama
TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

BigMama, la rapper che non vuole essere rinchiusa dentro alcuna etichetta

Dopo la performance di Sanremo con Elodie, è in uscita il nuovo singolo Ma che hit: «Non ne faccio una questione di genere, le palle in testa le metto a uomini, donne e non-binary»

Non sono un’icona né un’attivista della body positivity

«Mahmood è un ragazzo mixed race e ha vinto Sanremo: qualcuno lo ha definito attivista per la sua comunità? Io sono andata all’Ariston rappando una cosa che non aveva nulla a che fare con la body positivity, e tutti gli articoli titolavano: ‘BigMama porta la body positivity a Sanremo’. Una donna che ha un corpo non conforme, vestita in un determinato modo, truccata in un determinato modo, si esibisce accanto a Elodie e per questo è un’attivista. Se una persona ha almeno cinque chili in più, qualsiasi cosa faccia è un attivista: non si è ancora accettato che una persona grassa può fare quello che vuole. Questo ricade in particolare sulle donne: ci sono molti rapper con la ‘panza’ ma per loro diventa un vanto,  nessuno li fa diventare simboli della body positivity. Se ci fosse la versione femminile di Maurizio Costanzo per l’audience e i media italiani sarebbe anche quella body positive. Io sono sempre a dieta, faccio palestra, sono astemia, non uso sostanze di nessun tipo. Soffro di ipotiroidismo, ma nell’immaginario comune la persona grassa sta a letto tutto il giorno e mangia al McDonald’s, e nei commenti quindi continuano a scrivermi che dovrei mangiare di meno. Con tutti gli artisti che abusano di droghe o di alcool, credi che nei commenti qualcuno dica loro qualcosa?».

BigMama e la parità di genere, che in Italia non c’è 

«Nascere donna in Italia ti dota di un pacchetto completo di limitazioni: ‘questo non lo puoi fare’, commenti sul fisico, su come ti vesti e non ti vesti, sui tuoi capelli, sul fatto che tu sia una mamma o meno, sposata o meno. È il ‘pacchetto donna’ che esiste nel rap come per le commesse, per le maestre, per le casalinghe. La domanda che odio di più: ‘Cosa si prova a fare rap ed essere una donna?’. Immagina la stessa domanda a Marracash. In un 2023 in cui le donne possono essere anche padre, per essere educata rispondo: non ne faccio una questione di genere, le palle in testa le metto a uomini, donne, non-binary, gender fluid e chi ti pare».

Tenere insieme studio e lavoro, BigMama e le prove con Elodie con la registrazione dei testi per l’esame nelle cuffie

Nata e cresciuta ad Avellino, Marianna Mammone, in arte BigMama, inizia a fare musica a circa 13 anni. Oggi vive a Milano grazie alle borse di studio conquistate al Politecnico. Due esami la separano da una laurea in urbanistica. A fine giornata, provata dalle ore passate sotto l’ago di un tatuatore che le ha disegnato sulla schiena una manciata d’occhi e un simbolo legato a sua madre, racconta: «Nella mia vita non mi vedo chiusa in Comune china sulle carte, ma voglio sempre avere un piano B, e C, D, F, fino alla Z. Tenere insieme studio e lavoro è complesso. Quest’estate ho fatto circa 20 date live e ho fatto comunque 3 esami – prendendo 30 nei primi due, 28 nel terzo. Ho sentito ragazzi che hanno appena iniziato con la musica, ancora senza alcun contratto, dire: ‘Mi sa che lascio l’università perché non so se riesco a conciliare le due cose’, ma se vuoi raggiungere un obiettivo fai qualsiasi cosa. Io studiavo in treno, la notte, nei backstage, prima di salire sul palco. Quando sono andata a fare le prove all’Ariston con Elodie avevo in cuffia la registrazione dei testi per l’esame che avrei dato due giorni dopo. Io ho ottenuto borse di studio, alloggio, buoni per mangiare: la scusa del ‘sono povero’ non funziona più, è una scusa che non regge. È vero che i libri costano ma si può trovare il modo di farseli prestare, come facevo io da ragazzina».

BigMama, Avellino e il rapporto con le origini

«Oggi non sarei così cazzuta se non fosse per Avellino, questa è l’unica cosa che le devo. Se penso alla mia città, alle mie radici, al mio paese, lo ricordo con piacere: quando ci torno mi trattano come se fossi una vincitrice, perché grazie alla mia storia molte persone si sono rese conto che la cattiveria gratuita è inutile. Ho insegnato al mio paese a vivere e adesso lo amo come non mai. I miei fratelli sono orgogliosi di me, oggi per loro sono uno scudo. Quando ero piccola invece non mi sentivo sicura da nessuna parte: andavo a scuola e venivo presa in giro; nel tragitto in pullman venivo presa in giro; uscivo da scuola e venivo presa in giro; rientravo a San Michele, il mio paese, e venivo schernita dagli anziani; andavo a lezione di danza e venivo presa in giro; tornavo a casa e venivo presa in giro dai miei fratelli, dai miei genitori. Non mi ricordo un giorno in cui mi sia svegliata e non abbia sentito la parola ‘chiattona’. Alcuni episodi sono anche degenerati nella violenza, con amiche che mi mettevano le mani addosso, ragazzini che mi tiravano pietre solo perché ero grassa. I professori, alle medie, si prendevano gioco di me, pensando di essere divertenti. Non ho mai avuto pace, non vedevo l’ora di andarmene da Avellino. Tutto questo non è giusto e se mai dovesse succedere ai miei fratelli sarei pronta a uccidere con le mie mani, ma se non avessi vissuto tutta quella cattiveria e violenza forse ora staremmo parlando del mio blog di cucina. Il mio passato è la cosa che mi ha spinto a scrivere e mi ha reso me stessa. Quando sono arrivata a Milano ho finalmente cominciato a trovarmi meglio e ho firmato il primo contratto discografico, poi sono finita in ospedale e ho scoperto di avere il cancro. Ho fatto sei mesi di chemioterapia: la vita con me se l’è un po’ presa, ma sono qui». 

La rabbia tossica, BigMama: il mondo mi odiava, io odiavo il mondo

«La rabbia è tossica. I testi che scrivevo qualche anno fa erano incazzati perché avevano fatto in modo che diventassi una persona tossica: il mondo e le persone mi odiavano e io odiavo il mondo, le persone, e odiavo me stessa. Gettavo la rabbia repressa nei testi perché era il mio modo di non scoppiare. Oggi  mi rendo conto che quella rabbia non mi faceva stare bene. La musica è stata per me uno sfogo, la ringrazierò per sempre. Oggi però sono più matura e di canzoni incazzate non ne scrivo quasi più: ho imparato a farmi ispirare da sensazioni ed emozioni più mature, che hanno portato anche i miei testi e musicalità a maturare. Sto imparando a tutelarmi. Ammetto di essere molto rancorosa ma la mia rivincita sta nel raggiungere i miei obiettivi e far rosicare gli altri. C’erano tanti finti rapper ad Avellino che appena scendevo dal palco mi gridavano: ‘Fai schifo, ora ti insegno io come si fa’. Oggi accendono la televisione, la radio, aprono Instagram e sentono parlare di me, mentre loro sono rimasti a casa. Mi scrivono nei DM, mi vengono incontro alle feste e mi dicono: ‘Ti ricordi di me? Eravamo come fratelli’»

La performance a Sanremo con Elodie e la percezione del personaggio BigMama 

«Dopo la performance a Sanremo è cambiato il modo in cui il mio personaggio viene percepito dal pubblico. Ogni volta che mi sono esposta c’è sempre stata una forte opposizione: le critiche si soffermavano non solo su cosa e come cantavo ma sul mio personaggio, la mia persona, la mia salute. Questa volta l’apprezzamento è stato quasi unanime. Sapevo di aver fatto un bel pezzo e di aver creato con Elodie una performance di livello, ma non pensavo sarebbe piaciuta così tanto. Il popolino italiano di solito vota il cantante preferito, e quest’anno sul palco c’erano persone che riempiono gli stadi. Nella serata delle cover non eravamo sul podio, ma per la stampa e la giuria demoscopica, persone che la musica la conoscono davvero e la sanno valutare, eravamo rispettivamente terze e quarte. Quel risultato vale più di milioni di altri, perché sono andata su un palco come l’Ariston senza piegarmi alle regole di Sanremo, ho cantato per metà in inglese come faccio di solito, ho detto ‘con il culo grosso’ come faccio di solito, vestita da dea in latex come faccio di solito, ed è piaciuto. Vuol dire che per la prima volta qualcuno ha visto il mio personaggio artistico e ha capito quanto sono forte».

BigMama: le etichette, la body positivity, il cancro, la sessualità 

«Vorrei che si parlasse di me come ‘donna potente’, senza aggiungere altro: perché quello che dico è potente, lo è quello che faccio e come lo faccio. Se in un articolo scrivono ‘cicciona’ viene cliccato molte volte in più rispetto a un pezzo in cui si parla di una ragazza che fa musica e basta. È un gioco che serve a loro, e serve a me. L’onda della body positivity mi ha portato bene. Se dopo il concertone del Primo maggio non mi avessero etichettato così non avrei fatto niente. Ammetto di essermela cercata: mi hanno chiesto di mandare un messaggio di pace e io ho parlato di bullismo, che è ciò da cui dipendono il mio trauma, il mio disturbo post-traumatico da stress e la forte ansia a esso legato. Non ho mai detto che tutti dovrebbero essere come me: ho raccontato la mia esperienza e invitato a non trattare male le persone che ci stanno vicino, ma il mio discorso è stato presentato solo come una difesa di tutti i ciccioni d’Italia. Per questo non vorrei etichette. Non parlo mai molto del mio cancro, non vorrei che la mia carriera potesse guadagnarci qualcosa. Una cosa è certa: se le persone sapessero cosa mi porto sulle spalle a poco più di 20 anni, parlerebbero di me in modo diverso. Valgo molto più di un solo argomento perché ne ho tantissimi di cui poter parlare. Vorrei anche che si andasse oltre il mio coming out come bisessuale. Sono felicemente fidanzata con una ragazza, che penso di sposare. Scrivilo: ora a tutti quegli articoli in cui si chiedono quanto sono alta, quanto peso e chi è il mio fidanzato posso rispondere: ’viva la figa’».

BigMama contro i ‘figli di’ e nepo babies

«La cosa che mi fa più schifo è la completa assenza e mancanza di meritocrazia, i figli di, le fidanzate di, gli amici di, i nipoti di. È una cosa che non sopporto, perché mi sono vista scavalcare mille volte da persone che erano parenti di qualcuno, ed è una cosa che non concepisco perché è pieno di artisti che hanno tanto  da dire, non vedono l’ora di arrivare da qualche parte e che come me partono da zero. Da piccola non sono mai andata in uno studio di registrazione: avevo un microfono che avevo comprato su Aliexpress a 18 euro e facevo di tutto pur di registrare qualche pezzo, dai video fatti in casa con il telefono di mio padre ai freestyle random postati su Instagram. Ma le persone più ricche di me, più conosciute di me, mi hanno scavalcato in ogni ambito» 

Il nuovo singolo Ma che hit

«Ma che hit è un pezzo esplosivo che ho scritto in un periodo terribile, in cui stavo male perché pensavo di non essere abbastanza sul piano musicale: la major mi chiedeva canzoni melodiche, senza parolacce, scritte dagli autori. Io però preferisco non essere ascoltata da nessuno ma con la roba mia che essere ascoltata da 6 milioni di persone con la roba degli altri. Mi sono chiusa nella mia stanza, incazzata come una bestia: come tanti anni fa, quand’ero piccola, mi sono seduta a tavolino con una base sotto e ci ho costruito un bel freestyle. In napoletano ‘ma che ‘it’, significa ‘che cosa dici?’. Il testo si fonda su questo gioco di parole». 

Cosa stai facendo in questo periodo?

«Sto lavorando molto, non sono quasi mai a casa ma è la vita che voglio. Sono molto in studio: nel mio primo EP ho sperimentato muovendomi solo in una direzione: per il nuovo album vorrei sperimentare in direzioni diverse per capire dove mi trovo meglio, qual è la mia zona di comfort per poi prenderla, accartocciarla e buttarla via. Sto cercando proprio di mettermi a disagio musicale. Nel frattempo sto andando dalla psicologa, altrimenti non ci riuscirei né ora, né mai».

Alessandra Lanza

BigMama si è esibita a Sanremo 2023 con Elodie
BigMama fotografata da Adriana Tedeschi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X

L’ossessione per Prada: quanto durerà ancora?

L’industria della moda rimane ossessionata da Prada: l’identità della borghesia, l’ironia ruvida di una signora che cammina a passi svelti, l’orgoglio di una donna che identifica Milano e i milanesi