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Parco Agricolo SUD - piantagioni di pioppi Lampoon
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Difendere il Parco Agricolo Sud: il vero polmone verde di Milano

Il polmone verde di Milano è a rischio: Regione Lombardia se ne impossessa togliendolo alla Città Metropolitana di Milano, forse per costruire nuove tangenziali invece che promuovere biodiversità e progresso

ll comitato ‘Salviamo il Parco Agricolo Sud’

Dopo 30 anni di gestione autonoma e territoriale, il Parco Agricolo Sud è sulla via della riforma, un cambio di gestione che non vedrebbe più protagonista Città Metropolitana – costituita nel 2014 dopo la riforma delle province voluta dall’ex ministro Del Rio – ma Regione Lombardia. Un cambiamento che avrà ripercussioni sulla vita del Parco Agricolo, assicurano i sindaci dei 43 Comuni che hanno deciso di protestare contro il progetto. Lampoon ha intervistato e raccolto le loro istanze, con le parole di Paolo Branca – sindaco di Carpiano – e Simone Negri, sindaco di Cesano Boscone, entrambi membri del comitato “Salviamo il Parco Agricolo Sud”.

Un’anima di 47 mila ettari e 61 Comuni

Il Parco Agricolo Sud è l’anima dei 61 comuni insediati nell’omonima area – quella di Città Metropolitana – un parco regionale a vocazione agricola tra i più estesi d’Europa, 47 mila ettari dei quali 35mila coltivati. «Con questa riforma si snatura il concetto di Parco Agricolo Sud, un parco di scala metropolitana, nel rapporto tra città e mondo agricolo. Oggi c’è una sorta di equilibrio tra la città e la sua campagna, anche rivolta alle produzioni. Parlando con le associazioni degli agricoltori emerge come ci siano iniziative nuove, di ragazzi che tornano all’agricoltura e verso l’agriturismo, questo dà qualità al Parco ma anche alla città, che ha un polmone verde e un’area agricola tra le più grandi d’Europa», ha spiegato a Lampoon Simone Negri, sindaco di Cesano Boscone, uno dei 43 Comuni dell’area che hanno deciso di protestare contro il progetto di legge di riforma del Parco.

La riforma della gestione del Parco Agricolo Sud Milano istituisce un nuovo ente di diritto pubblico regionale

Secondo il testo di riforma il nuovo Consiglio di gestione sarà composto da dieci membri, tra i quali due nominati dalla Giunta regionale, uno nominato dalla Città Metropolitana, uno nominato dal Comune di Milano, due designati dalle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative, uno designato dalle associazioni di protezione ambientale.

Una novità – contestata dai sindaci – riguarda il direttore del PAS che non sarà più incaricato dal Consiglio Metropolitano, d’intesa con la Giunta Regionale, ma sarà nominato direttamente dalla Giunta Regionale,  con la consulenza del presidente del Parco. I ruoli di guida del Parco risultano invertiti, sbilanciati verso Palazzo Lombardia e il Pirellone. Paolo Branca, sindaco di Carpiano e membro del direttivo del PAS riassume le criticità di questi cambiamenti: la composizione del Consiglio; la nomina del direttore da parte della giunta regionale – «cosa anomala perché in tutti gli altri parchi regionali è il consiglio che nomina il direttore», spiega Branca; pochissima rappresentanza dei 61 comuni mentre è previsto l’aumento della partecipazione economica di questi; la proposta di una nuova sede fisica da determinare nelle proprietà di Regione Lombardia; una confusa gestione del personale del parco, di cui non sono state ancora stabilite le modalità di trasferimento del personale.

La mancanza di risorse economiche


Se al PAS mancavano le risorse già prima del progetto di legge Lucente, la riforma contribuirebbe a ridurre il legame tra il Parco e il territorio, spiega Negri: «Città Metropolitana, a seguito della riforma Del Rio, è in una condizione economica disastrosa. Nulla vieterebbe a Regione Lombardia di finanziare il parco direttamente, perché è di rilevanza regionale. Il fatto di non avere risorse proprie fa sì che non ci sia possibilità di valorizzare le risorse agricole, fare marketing territoriale e manca da tempo un direttore. Manca agli operatori agricoli un interlocutore. La soluzione che individua la Regione non porta più risorse al parco, i soldi oggi si mettono e poi si tolgono. È previsto un aumento a carico dei singoli comuni: potrebbe essere mal visto, ma potrebbe anche servire a rinforzare la presenza dei comuni nel parco. Questa è un’ipotesi di riforma che centralizza il parco, ed è un unicum rispetto agli altri parchi regionali, è una realtà agricola e anche per l’estensione e, di fatto, è ancora un parco di contadini». 

Parco Agricolo Sud: la posizione dei sindaci 

«Cesano Boscone è uno dei comuni più urbanizzati della città metropolitana di Milano, siamo 24 mila abitanti per 3,4 chilometri quadrati», spiega Negri, «ma c’è un chilometro di verde che è rimasto tale perché è nel parco. Questa ci ha salvato dalla speculazione edilizia e permesso a una cascina di resistere sul territorio. Il vincolo sul Parco Sud, forse, fa la differenza con le cittadine del nord Milano perché pur avendo aspetti di antropizzazione simili a loro, il parco ha fatto sì che questi paesi abbiano mantenuto più verde». 

A differenza di Cesano Boscone, comune cosiddetto di “prima fascia”, Carpiano confina con la provincia pavese: «Soprattutto nella parte sud sud-est, i comuni presentano molto territorio agricolo. Il 92 per cento del territorio è parco e agricolo e poco più dell’8% è residenziale con un insediamento produttivo. Si tratta di una caratteristica di scelta di vita per le persone che vivono il parco». Non solo vocazione agricola, ma anche un ruolo fondamentale per la città di Milano: «Questa caratteristica salvaguardia i processi che fanno respirare la città, in una situazione come quella di Regione Lombardia, di grave crisi della qualità dell’aria».

La battaglia in Regione: discussione rimandata ma non c’è ottimismo

Il via libera alla previsione di un budget di 300 mila euro da parte della commissione bilancio di Regione Lombardia, è un altro passo avanti verso l’approvazione definitiva del progetto di riforma del Parco Sud. «Non è stata chiarita una previsione della spesa che la creazione del nuovo ente comporta», ha commentato a caldo Fabio Pizzul, consigliere del Partito Democratico. 

L’approvazione definitiva del PDL era prevista per martedì 22 novembre, ma «la discussione in aula è stata rimandata l’1 e il 2 dicembre. Significa che c’è un impegno dei consiglieri regionali ad adottare un ‘atteggiamento di ostruzionismo’», spiega Branca. Una buona notizia, che non lascia spazio all’ottimismo per il collega Negri: «Secondo noi Regione Lombardia non aprirà un tavolo di lavoro e si andrà verso l’approvazione di questo PDL».  Il firmatario del progetto di legge, Franco Lucente, del gruppo di maggioranza, ha preferito non commentare le reazioni dei sindaci e dell’opposizione, rimandando il confronto a una conferenza stampa che si terrà quando l’iter della legge sarà completato.

I 43 sindaci firmatari dell’appello a Regione Lombardia sono dell’area di centrosinistra, una conferma del clima politico sempre più concentrato sulle elezioni regionali del 2023. Per Branca, il parco deve rimanere nella gestione coerente di Città Metropolitana insieme ai territori e deve darsi delle regole che aiutino il personale tecnico che lavora all’interno del parco per essere aggiornati sugli strumenti di pianificazione territoriale. «Il ‘vestito nuovo’ serve», spiega il sindaco, «perché ci sono stati sviluppi delle leggi regionali di pianificazione territoriale che chiedono al Parco di andare nella direzione di un piano di coordinamento rinnovato. A questo si aggiunge un piano di fruizione che faccia conoscere ai cittadini quello che è il parco, sviluppando il nuovo senso dell’insediamento agricolo di prossimità, staccarsi sempre di più dalla coltura intensiva di mais, per arrivare a coltivazioni che abbiano un mercato di prossimità».

Coinvolgere la società civile, dagli agricoltori alla cittadinanza 

Un’attenzione che è mancata in questi anni, per il sindaco di Cesano Boscone, è la comunicazione di Città Metropolitana con gli agricoltori, che hanno affrontato difficoltà economiche sempre più complesse. «Penso che l’idea di inserire le aree naturali sia interessante ma bisogna capire le modalità e sostenere le realtà economicamente. Potremmo chiamare a raccolta delle Fondazioni che hanno terreni nel parco sud, come la Fondazione Ca Granda, e creare un maggiore coinvolgimento della cittadinanza», spiega Negri. Anche la realizzazione di Digiplan, una maglia ciclabile finanziata dal Pnrr con 50 milioni di euro che collega tutta la Città metropolitana di Milan, «permetterebbe di raggiungere tutti i territori del Parco Sud».

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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