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La twin boutique Chanel in Montenapoleone
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Chanel apre la prima twin boutique in Montenapoleone – come sta evolvendo il Quadrilatero?

Alta gioielleria, orologeria e moda nella nuova twin boutique Chanel in Montenapoleone. La via del Quadrilatero resta la terza più costosa al mondo e produce il 12% del PIL della città di Milano

Chanel investe nel Quadrilatero: inaugura la twin boutique in Montenapoleone – alta gioielleria, orologeria e un collier da 55 carati

Chanel inaugura la prima twin boutique in via Montenapoleone. Il secondo investimento della Maison nel Quadrilatero di Milano: a pochi passi, in Via Sant’Andrea, si trova l’altra boutique – ormai nota per conoscere code all’ingresso ogni giorno. La twin boutique Chanel si trova all’incrocio con Via Verri, dove un secondo ingresso è riservato ai VIC. Gli spazi, 520 mq distribuiti su tre livelli, sono dedicati alla moda, all’orologeria e alla gioielleria. In occasione dell’apertura, Chanel espone il collier 55.55 – patrimonio della maison francese e parte della collezione N°5, presenta incastonato un diamante da 55,55 carati.

La collezione Chanel resort 2023 di Virginie Viard in Montenapoleone – era stata presentata a Los Angeles, ai Paramount Studios  

I piani superiori della boutique Chanel in  Montenapoleone ospitano la collezione resort 2023/24 della Maison, presentata a Los Angeles lo scorso maggio nella location dei Paramount Studios, trasformata in un campo da gioco. In questa collezione Virginie Viard ripercorre i legami delle Maison Chanel con il cinema Hollywoodiano: scaldamuscoli, completi in tweed, sfumature e paillettes. Un mix tra la moda anni Venti e anni Ottanta, look creati sui contrasti tra il pop e l’essenza di Chanel.

Chanel e gli investimenti nel Quadrilatero della moda di Milano: l’operazione Spiga 26 e gli spazi acquistati dalla Maison francese

In Via della Spiga è attivo il progetto di investimenti della società di renting e gestione immobiliare Hines. Al civico 26 ora si trova l’Hub creativo. 

La riqualificazione di Palazzo Pertusati in via Spiga vede nuovi e vecchi inquilini. Lo storico ristorante Baretto è stato riaperto. Aperto in via Sant’Andrea all’inizio degli anni Sessanta, il Baretto è nato come american bar, luogo d’elezione per il poeta Eugenio Montale che lì beveva il suo Martini preferito. Da cocktail bar è diventato ristorante e nel 2002 si è trasferito all’interno del Carlton Hotel Baglioni. Ora il Baretto si è spostato in via della Spiga e l’ingresso è sul passaggio pedonale. Lo stesso palazzo ospiterà anche temporary store, da Boyy a Diesel. 

Chanel, con la nuova sede della twin boutique, ha rilevato gli ultimi spazi disponibili del progetto di Hines, che appartenevano a Larusmiani. Larusmiani, il marchio sartoriale più antico di via Montenapoleone, aperto da Guglielmo Miani nel 1922, si è spostato in via Verri al 10. 

Nuova ristrutturazione per Gucci che apre il nuovo store sempre in via Montenapoleone, accanto a Chanel e davanti alla pasticceria Cova. 

Louis Vuitton in via Bagutta ha dato nuova vita allo storico Garage Traversi. La prima autorimessa multipiano della città, progettata tra il 1936 e il 1938 dall’architetto Giuseppe De Min, era rimasta chiusa per anni ed ora ospita la boutique Louis Vuitton. La maison francese sarà al Garage Traversi per almeno tre anni, e ha preso in carico anche il mantenimento del verde in Piazza San Babila.

L’urbanistica e la rigenerazione urbana di Milano: il progetto di Piazza San Babila

Quest’anno a luglio dopo anni di cantieri ha aperto la metro M4 a San Babila e di conseguenza la piazza., da cui ora si può raggiungere l’aeroporto di Linate in dodici minuti. Il giudizio positivo o negativo sulla nuova veste di Piazza San Babila spetterà ai cittadini milanesi non tanto sul progetto architettonico ma su quanto riusciranno a fare propri i nuovi spazi. Tutta la piazza è stata resa pedonabile chiudendola al traffico e dando alla città nuovi spazi da vivere. Oggi la piazza sembra ancora spoglia, forse dovuto ai sparuti alberi che ancora devono crescere o alla mancanza di chioschi ed edicole che la renderebbero più viva. Con il rifacimento di San Babila il lavori proseguono verso Corso Matteotti e Via Bagutta con le nuove pavimentazioni e il rifacimento dei marciapiedi. Il prossimo obiettivo di rigenerazione urbana di Milano è il restyling del Quadrilatero della Moda e di via Montenapoleone, magari  un giorno le vie più costose di Milano saranno pedonali. 

Via Montenapoleone a Milano: la terza via più costosa al mondo con quattordici mila euro al metro quadro di affitto all’anno

Oggi Via Montenapoleone produce, da sola, il 12% dell’intero PIL della città di Milano. Il quadrilatero della moda milanese supera Londra e Parigi e sale al terzo gradino del podio Fifth Avenue di New York e Tsim Sha Tsui di Hong Kong. Via Monte Napoleone è diventata la terza strada commerciale più costosa al mondo e la prima in Europa. A renderla tale non sono solo i listini dei negozi, ma anche i canoni di locazione pagati dai brand ai proprietari degli immobili. Il costo medio nel quadrilatero è di 14.547 euro al metro quadro l’anno. La classifica è contenuta nel report Main Streets Across the Word, della società immobiliare americana Cushman & Wakefield, che monitora le principali vie del retail in 92 città in base al valore degli affitti. 

Via Monte Napoleone, a livello globale, è terza dietro la Fifth Avenue di New York (21.076 euro/mq) e la Tsim Sha Tsui di Hong Kong (15.134 euro/mq); in Europa è diventata più costosa della New Bond Street di Londra e dell’Avenue des Champs-Élysées, i viali di Parigi. Già nel 2018 Via Montenapoleone aveva lo scontrino medio più alto d’Europa, 1800 euro. La via principale del Quadrilatero, prende il 36% di tutta la città per quanto riguarda gli acquisti “tax free” operati dai turisti in visita a Milano. 

I negozi Chanel nel mondo: in crescita i profitti e i prezzi delle borse Chanel

La maison Chanel attualmente gestisce duecentocinquanta negozi nel mondo, senza contare i temporary store estivi e la vendita al dettaglio di prodotti beauty. Nel 2022 Chanel ha  annunciato una nuova strategia retail destinata ai clienti l’ultra-élite. Queste boutique garantiranno ai clienti più affezionati di saltare la fila dei negozi normali. Le prime apertura in agenda sono nelle principale città asiatiche. La boutique tradizionale  è l’unica e sola alternativa possibile per comprare le borse e i vestiti della maison francese, che è una delle poche case di lusso che non vende le sue collezioni online, a eccezione del beauty. Strategia che si rivela vincente visto la continua crescita dei ricavi del brand del lusso francese. Il fatturato di Chanel nel 2021 è cresciuto del 49,6 per cento a quota 14,6 miliardi di euro circa, e nel 2022 ha raggiunto ricavi record per 16,2 miliardi di euro circa. A fronte di una continua crescita dei prezzi delle borse: la 2.55, la più nota borsa di Chanel, nel 2019 costava meno di settemila dollari, mentre ora viene venduta ad oltre diecimila.. 

Chanel e la manifattura italiana: gli investimenti nella filiera tessile e nella pelletteria della maison Francese da Cariaggi a Mabi International

Nel 2022 Chanel ha dichiarato che tutte le categorie di prodotto hanno registrato una progressione double digit delle vendite. Chanel ha chiuso lo scorso anno con un incremento di fatturato pari al 17% per 17,2 miliardi di dollari (16 miliardi di euro). L’utile operativo ha segnato un +5,8% a 5,78 miliardi di dollari, mentre i profitti hanno toccato quota 4,6 miliardi, in crescita del 14,2% rispetto al 2021

Chanel continua a investire nella manifattura italiana. Da quest’anno la maison francese ha acquisito il 24,5% di Cariaggi, lanificio di Cagli (Pesaro-Urbino) specializzato in cashmere e lane pregiate. L’accordocoinvolge tre parti, Chanel, Brunello Cucinelli che detiene la stessa quota di Chanel e la famiglia Cariaggi che detiene la partecipazione di maggioranza del 51%. È la prima volta che due brand, clienti di lunga data del lanificio, supportano insieme una delle eccellenze della filiera tessile del made in Italy. 

Quando Via Montenapoleone è diventa Via Montenapoleone: da Maria Teresa d’Austria a Napoleone Bonaparte

Via Montenapoleone fino al Diciottesimo secolo era nota come Contrada di Sant’Andrea, ed era sede di numerosi conventi. Sotto il dominio degli austriaci, Maria Teresa d’Austria fece costruire un banco dei pegni. La via prese il nome di Via Monte Santa Teresa. In seguito il banco dei pegni rimase chiuso per diversi anni. La riapertura la si deve a Napoleone Bonaparte, di cui il banco prese il nome, e nel 1805 lo trasformò in un istituto finanziario con lo scopo di gestire il debito pubblico accumulato dall’allora Repubblica Cisalpina. La via venne rinominata Via del Monte Napoleone. Durante l’unità d’Italia, la via venne poi definitivamente ribattezzata con il nome di via Montenapoleone, con l’intento di cancellare ogni traccia del vecchio governo austriaco. 

Dal 18 al 22 marzo 1848, durante le Cinque Giornate di Milano, ci fu l’insurrezione armata dei patrioti contro il governo austriaco. In Via Montenapoleone aveva sede il coordinamento delle forze cittadine e da qui partivano gli ordini verso tutta la città. Già dalla fine dell’Ottocento, Via Montenapoleone si avvierà a diventare la via del lusso come noi la conosciamo, in seguito ad un processo di espulsione della componente popolare del quartiere e al progressivo insediamento di famiglie benestanti, appartenenti alla borghesia imprenditoriale.

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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