LV Trainer pensata da Virgil Abloh come tela bianca per gli artisti in collaaborazione con Louis Vuitton
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Graffiti Art revival: Louis Vuitton in San Babila riaccende gli anni Ottanta

Come la graffiti art ha influenzato l’estetica comune passando dalla moda: da New York a Milano la collaborazione di Vuitton per la LV Trainer

Al Garage Traversi la mostra di Louis Vuitton White Canvas. LV Trainer in residence

«Virgil Abloh ed io siamo cresciuti con la cultura dei Graffiti, guardando Wild Style, il film sulla Graffiti Art degli anni Ottanta. Gli artisti oggi in mostra – Lady Pink, Lee Quiñones e Rammellzee – erano i nostri idoli», inizia a raccontare Sky Gellatly, curatore della mostra di Louis Vuitton White Canvas. LV Trainer in residence. Al primo piano del Garage Travesi di via Bagutta, dove ha di recente inaugurato il nuovo Flagship store della maison, sono in esposizione tre interpretazioni artistiche della sneaker Louis Vuitton create in collaborazione con gli artisti della scena dei Graffiti newyorkese.

L’arte prima del prodotto: Sky Gellatly, l’amicizia con Virgil Abloh e la Graffiti Art

«Ho lavorato a questo progetto insieme a Virgil Abloh – prosegue Sky Gellatly. Eravamo amici da quindici anni. Siamo cresciuti con il culto delle sneakers, come ogni ragazzo negli Stati Uniti. La maggior parte delle collaborazioni tra brand e artisti oggi riguardano le sneakers. Noi volevamo celebrare di più il merito artistico che il mero prodotto. Il prodotto è il centro dell’esibizione, ma il vero focus è sulle opere create on site dagli artisti, Lady Pink e Lee Quiñones. Oggi le sneakers sono tutte disegnate digitalmente; viene presa un’opera e stampata sulla scarpa. In questo caso invece gli artisti hanno dipinto direttamente sulla LV Trainer e la loro creazione poi è stata adattata e riprodotta sulle paia dedicate alla vendita. È stato fatto in processo inverso».

Fino a pochi anni fa i graffiti erano considerati un’arte minore, non degna di entrare le mura di musei e istituzioni; così anche i writers non erano considerati veri artisti. «Questi artisti hanno iniziato con i graffiti negli anni Ottanta ma oggi sono rappresentati dalle più importanti gallerie d’arte. Virgil ed io volevamo dare loro la possibilità di creare qualcosa site specific che desse l’idea di dipingere in pubblico e ricordasse le ambientazioni underground. Abbiamo inserito anche opere su tela più adatte a spazi di una galleria. Oggi la Graffiti art è considerata un’arte vera e propria, e ha più di mezzo secolo di vita. Questo è successo anche grazie a persone come Virgil Abloh da Louis Vuitton o direttori delle istituzioni, che essendo cresciuti con la cultura della graffiti art hanno saputo canonizzarla come un vero e proprio medium artistico. Questo progetto doveva essere presentato inizialmente nel 2021; quest’anno negli Stati Uniti celebriamo i cinquant’anni dell’Hip hop come genere. Il fatto che lo presentiamo quest’anno, anche se le cose migliori sono successe quando Virgil era ancora vivo, è una coincidenza che fa pensare ad un cerchio che si chiude, doveva essere così».

Da un’idea di Virgil Abloh: celebrare un’icona, la Louis Vuitton LV Trainer

Virgil Abloh ha disegnato la LV Trainer per la Collezione Primavera-Estate 2019, la sua prima sfilata per Louis Vuitton. La sneaker unisce l’estetica delle scarpe da basket all’iconografia e al savoir-faire della Maison. Concepita come la trainer di lusso per eccellenza e riadattata per diverse collezioni maschili Louis Vuitton, la LV Trainer è diventata un’icona. Ogni paio di LV Trainer è realizzato in Italia nello stabilimento di Fiesso d’Artico, provincia di Venezia, e richiede oltre sette ore di lavorazione. Il progetto, White Canvas. LV Trainer in residence è stato avviato per la prima volta nel 2021 da un’idea di Virgil Abloh e sviluppato da Louis Vuitton negli ultimi mesi fino alla creazione.  

Virgil Abloh per Louis Vuitton 

Virgil Abloh, fondatore di Off-White e direttore creativo di Louis Vuitton Uomo dal 2018 al 2021, anno della sua prematura scomparsa ha portato lo streetwear sulle passerelle di un brand di lusso. L’idea prima dei materiali e delle storia: scritte sui capi rendono le persone portatrici di un messaggio. Abloh è riuscito a parlare alla generazione Z e rendere un brand storico come Louis Vuitton contemporaneo. Le LV Trainer sono un esempio. Quando nel marzo 2018 Abloh è stato nominato direttore creativo della maison è entrato nella storia come il primo e il più potente dirigente afroamericano del gruppo del lusso LVMH.

White Canvas. LV Trainer in residence: Lady Pink, Lee Quiñones, e un omaggio a Rammellzee

La LV TRAINER come una tela bianca; la mostra White Canvas. LV Trainer in residence vuole essere la prima di un programma artistico ricorrente che darà carta bianca ad artisti di fama internazionale per esprimere la loro creatività usando la sneaker come tela. In questa occasione partecipano al progetto Lady Pink, Lee Quiñones e Rammellzee, tre protagonisti della scena underground newyorkese degli anni ’70 e nomi del panorama dell’arte contemporanea. Lady Pink e Lee Quiñones, hanno rielaborato la LV Trainer agendo o dipingendo sulla sneaker, mentre per Rammellzee, scomparso nel 2010, è stata stampata una LV Trainer con un omaggio ad una sua opera. 

L’Ex Garage Traversi, tra i beni storici e artistici della città di Milano, ospita il nuovo store Louis Vuitton in San Babila che si trasforma in galleria d’arte

Nel rispetto dell’identità dell’edificio dell’Ex Garage Traversi, l’allestimento della mostra si ispira a una galleria d’arte contemporanea dallo stile industriale grezzo. Esposta, una selezione di dipinti dei tre artisti della LV Collection: Celtic Piece di Lady Pink; Incantation of the Queen Bee di Rammelzee; SPIT #1 e Tablet #3 di Lee Quiñones. Sono visibili i prototipi delle sneakers dipinte a mano dagli artisti e le loro versioni finali commercializzate. Gli spazi dello store ospitano contenuti video: interviste all’artista, video di savoir faire e un’animazione di video mapping. Solo per lo store di Milano, Lady Pink e Lee Quiñones hanno eseguito una sessione di live painting che sfocia in un’installazione artistica concepita per la mostra. 

La nascita della Graffiti Art: da New York a Milano

Il movimento del Graffitismo nasce a Filadelfia alla fine degli anni Sessanta quando compaiono i primi graffiti sui treni. A New York i graffiti arrivano negli anni settanta, e il movimento raggiungere la prima maturità stilistica a metà degli anni ottanta. Nei primi anni settanta, i writers TAKI 183 e Rammellzee, aprirono la strada al graffitismo newyorkese. A Milano sempre negli anni settanta operava l’italiano Carlo Torrighelli, noto come C.T., attivo specialmente nella zona di Parco Sempione.

Inizialmente i graffiti rappresentano solo un’evoluzione delle firme degli artisti, detti Tag, che firmavano con bombolette spray i muri dei loro quartieri di appartenenza, generalmente sobborghi e periferie. Keith Haring fu l’esponente più noto della Graffiti Art e insieme a Jean Michel Basquiat contribuì ad elevare l’arte dei murales di strada a vera propria arte. I writers inventarono nuovi stili, come loop, Blockbuster, o bubble e perfezionarono quelli già esistenti, aggiungendo sfondi di provenienza tipografia, personaggi di cartoni animati detti puppets. Come quelli dipinti sulle collezioni accessori di Virgil Abloh per Louis Vuitton.

RAMM:ELL:ZEE, un artista visivo poliedrico, filosofo e musicista 

Rammellzee è nato nel Queens da genitori di origine italiana e afroamericana. Ha iniziato la sua carriera a metà degli anni Settanta realizzando graffiti sulle locomotive dei treni di New York. Dopo aver cambiato legalmente il suo nome nell’equazione RAMM:ELL:ZEE, ha concettualizzato i suoi manifesti e ha dato vita alle teorie del ‘Futurismo gotico’ e del Panzerismo iconoclasta. Rammellzee fu amico e collaboratore dell’artista Jean-Michel Basquiat. Insieme a Toxic nel 1982 accompagnarono Basquiat a Los Angeles per la mostra alla Gagosian Gallery.

Da quel momento si fecero chiamare Hollywood Africans; una dichiarazione sociale e politica per contro le rappresentazioni stereotipate degli afroamericani a Hollywood. Il trio è raffigurato anche nei dipinti di Basquiat Hollywood Africans in front of the Chinese Theater with Footprints of Movie Stars (1983) e Hollywood Africans (1983) Le idee di si concretizzarono in opere d’arte che riflettevano la realtà decadente e senza legge delle strade di New York. I graffiti di Rammellzee si basano sulla sua teoria del Futurismo Gotico, che descrive la battaglia tra le lettere e la loro guerra simbolica contro ogni standardizzazione imposta dalle regole dell’alfabeto. All’inizio degli anni Novanta, Rammellzee ha dato vita a un cast di personaggi e figure resi reali da costumi, dipinti e sculture costruiti con elementi di recupero e resine epossidiche. Nel 1994 Rammellzee è stato il primo artista a collaborare con il marchio di streetwear Supreme, realizzando cappelli da camionista dipinti a mano nel primo negozio del brand. 

Lady Pink, dall’Ecuador a New York, la prima donna della graffiti art

Lady Pink è nata in Ecuador e all’età di sette anni si è trasferita con la famiglia nel quartiere Astoria del Queens, New York. Nel 1979 dopo la perdita del fidanzato, ha iniziato a dipingere graffiti e presto si è fatta conoscere nella sottocultura dei graffiti. Per esorcizzare il dolore, ha tappezzato con il nome del suo ragazzo in tutta New York. L’epiteto ‘Pink’ le fu dato per la prima volta da Seen TC5; Lady è un rimando all’epoca vittoriana e conformista: Lady Pink voleva che gli altri writer fossero consapevoli di avere a che fare con una ragazza. 

Negli anni 1979-1985 ha dipinto i treni della metropolitana e ha avuto un ruolo da protagonista nel film Wild Style del 1982, diventando una figura di culto nella comunità hip-hop. All’età di 21 anni, Lady Pink ha tenuto la sua prima mostra personale al Moore College of Art. Come protagonista dell’ascesa dell’arte basata sui graffiti, le sue tele sono entrate a far parte di collezioni d’arte come quelle del Whitney Museum, del MET di New York, del Brooklyn Museum, del Museum of Fine Art di Boston e del Groningen Museum of Holland. Si è affermata nel mondo delle belle arti e i collezionisti apprezzano molto i suoi dipinti.

Lee Quiñones: ‘I graffiti sono arte e se l’arte è un crimine, ti prego Dio, perdonami’

George Lee Quiñones è un artista e attore portoricano attivo nella metropolitana di New York. Le sue opere riportato spesso ad un contenuto socio-politico provocatorio. Nato a Porto Rico nel 1960 e cresciuto a New York, è stato uno dei creatori della street art. Quiñones, conosciuto con il suo soprannome ‘LEE’, negli anni Ottanta ha dipinto più di cento interi vagoni della metropolitana in tutto il sistema MTA prima di passare a una pratica in studio. Lee aggiungeva spesso messaggi poetici nelle sue opere, celebre la frase ‘I graffiti sono arte e se l’arte è un crimine, ti prego Dio, perdonami’. Quiñones è stato determinante nell’elevare la street art al di sopra del suolo con il primo murale in un campo da basket nel 1978. Nel dicembre 1979, il collezionista d’arte Claudio Bruni, organizza per Quiñones e ai Fab Five Freddy la loro prima mostra presso la sua Galleria La Medusa di Roma. Nel 1980 ha tenuto la sua prima mostra a New York presso White Columns, inaugurando una nuova era in cui la vernice spray è passata da oggetti in movimento a opere su tela fisse. 

Louis Vuitton White Canvas. LV Trainer in residence

24 febbraio al 16 marzo 2023 – è la prima occasione di un programma di scambio artistico dedicato alle LV Trainer, disponibili in esclusiva e in quantità limitate nello spazio milanese da poco inaugurato nei pressi di Piazza San Babila e in pochi store selezionati nel mondo. 

Sky Gellatly 

CEO e co-fondatore di ICNCLST/, agenzia di marketing e gestione di artisti. Ha contribuito alla realizzazione di potenti collaborazioni e campagne per diversi brand del lusso, tra cui Louis Vuitton. Prima di fondare ICNCLST/, Gellatly è stato managing partner dell’agenzia di marketing Team Epiphany e ha ricoperto il ruolo di primo direttore marketing per HYPEBEAST in Nord America. Ha guidato le comunicazioni e le collaborazioni per Flight Club e ha ricoperto diversi ruoli editoriali presso Condé Nast, MTV.com e Complex. 

Domiziana Montello

Opera Lee Quiñones site specifc, creara per la mostra White Canvas
Opera Lee Quiñones site specifc, creara per la mostra White Canvas
LV Trainer dipinta da Lee Quiñones e la copia adattata pe rla vendita
LV Trainer dipinta da Lee Quiñones e la copia adattata per la vendita

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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