Cerca
Close this search box.
  • EDITORIAL TEAM
    STOCKLIST
    NEWSLETTER

    FAQ
    Q&A
    LAVORA CON NOI

    CONTATTI
    INFORMAZIONI LEGALI – PRIVACY POLICY 

    lampoon magazine dot com

Samuele Segreto e Gabriele Pizzurro in Stranizza d'amuri, di Giuseppe Fiorello
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Stranizza d’amuri, Beppe Fiorello: due maschi in Sicilia nei primi anni Ottanta

l film di Beppe Fiorello prende il titolo da una canzone di Battiato, Stranizza d’amuri: riscrive la storia del delitto di Giarre del 1980, volendo raccontare la luce prima della tragedia

Ti amo, ma è strano – Stranizza d’amuri di Beppe Fiorello: l’amore tra due ragazzi che oggi non è strano

Alle prime scene, senza vedere il trailer e senza sapere altro, l’amore strano si suppone sia quello tra due maschi in Sicilia nel 1982, quando il film di Beppe Fiorello è ambientato, ispirandosi a fatti di cronaca di due anni prima. Dopo pochi minuti e dopo le prime scene, inizia il racconto di un altro amore diverso e più strano: l’amore tra uno dei due protagonisti, Gianni, e sua madre. 

L’amore materno è il focolare, la certezza, il riparo, che quasi per definizione non sarebbe mai strano. A volte può trasformarsi in odio – ma comunque non lo chiameresti strano. Beppe Fiorello riesce a raccontare un amore materno che sa mettere in bilico il nostro riferimento, lasciandoci dispersi e in cerca di agganci che non sapevamo di avere. Questo è il compito della letteratura, anche cinematografica. Nel film, è la stranezza di un amore tra madre e figlio che concede la metrica. 

Stranizza d’amuri: come una canzone di Battiato

A debilitarci, non è l’amore tra i due ragazzi – che è gioia e vita in ogni frammento – ma l’amore tra la madre e il figlio, dentro un appartamento con carte da parati color sangue e rosa, giallo e ocra, che in Sicilia sono i colori sopra un’officina meccanica. L’olio del motore, una tuta da lavoro rossa per il marito violento, e azzurro intenso per quelle del ragazzo. In casa, il frigorifero non è appoggiato alla parete, ma al centro dell’angolo, come ancora un oggetto estraneo, che non si sapeva bene come gestire: il manico in alluminio, la porta impiallacciata. In quegli anni, gli elettrodomestici erano ancora entità strane.

Stranizza d’amuri, Beppe Fiorello: il rapporto tra la madre e il figlio

La prima scena della madre, è un amplesso dietro la porta, interrotto. Lo schiaffo, il fastidio, la protezione. La madre si sdraia nel letto vicino a Gianni, che la abbraccia oltre la schiena. Il ballo dietro la tenda della finestra, tra le guance che sembrano quelle di due amanti; una danza che il paese percepisce, un’irriverenza, un affronto penoso ai bifolchi. Ci sarà il tradimento, ma prima si intuisce la paura di questa madre, il bisogno e il tentativo di difendere un figlio. Beppe Fiorelo riprende gesti infami che sono solo cattiverie – ma se invece, non lo fossero? Se dovessimo anche solo per un istante, supporre che l’infamia sia una prova di resistenza umana? È forse questa razionalità a procurarci un senso di fastidio, mentre siamo seduti in poltrona al cinema? La paura ci stranisce e ci stranirà, quando invece che provare rabbia verso una donna distruttiva, ne avremo in qualche modo tenerezza. Una donna che si mette la matita intorno agli occhi, ma il colore scuro del trucco non trova risalto sulla pelle molle sotto le palpebre. 

Giorgio Giammona e Antonio Galatola, il delitto di Giarre

Giorgio Giammona e Antonio Galatola erano scomparsi da due settimane dopo che in paese avevano iniziato a chiamarli i ziti, i fidanzati. Il 31 ottobre del 1980, i cadaveri furono ritrovati in un limoneto nella periferia di Giarre, provincia di Catania. Uccisi con un colpo alla testa, si tenevano mano per mano. Si parlò di un caso di omicidio e suicidio tra ai due. Il film di Beppe Fiorello non entra nella storia nera, si ferma lì – sembra una forma di rispetto, un inchino, per poter usare le immagini di luce che compongono i passaggi di quei mesi.

Stranizza d’amuri, recensione: un amore strano nel 1982

Due di due diversi percorsi, che portano a una stessa via – la scena del primo incontro scontro, con la ripresa aerea, il fiato in bocca – vale il rimando al libro di Andrea De Carlo. Il cielo è improvvisamente nuovo, in Sicilia. Sul muro all’ingresso del caffè c’è un poster anni Settanta. Ci sono le ciabatte di plastica, quelle con le fasce traforate che oggi non esistono più, per fortuna – ma che a rivederle, ci accorgiamo di come ce ne eravamo dimenticati e ci ricordiamo i pomeriggi sul retro della cucina, sotto le fronde di un albero ad agosto. Le prostitute lavorano in strada – «l’amore tuo non viene»«se l’Italia vince, vedi come viene festeggia»

Stranizza d’amuri, regia di Beppe Fiorello, realizzato anche grazie al supporto di Silvio Campara

La bellezza e i muscoli, i jeans a vita alta, un po’ a zampa, su un ragazzo poco alto dalla pelle color della carne d’oliva. Le canzoni di Battiato ripensate da Giovanni Caccamo – soprattutto: il motorino, il Ciao rosso, contro l’Ape turchese. Lo diciamo ancora, anche noi «finisce tutto in schifio» ma questa volta ci ridiamo sopra. L’isola delle correnti, le sterpi sono verdi. Il bacio tra i due, appoggiati al muro di cemento, mentre gli altri sono di là – sono sempre di là, gli altri, quando ci baciavamo – a urlare vittoria. Beppe Fiorello, in sala, usa poche parole per introdurre: «La Sicilia non è quella roba là, la Sicilia è amore». Il film è co-prodotto da sua moglie, Eleonora Pratelli. Stranizza d’amuri è stato realizzato grazie anche sia al supporto di Silvio Campara, CEO di Goolden Goose, sia al supporto della stessa azienda, Golden Goose. I due attori protagonisti sono Gabriele Pizzurro, alto, con i riccioli – e Samu Segreto, il fisico scolpito di un ballerino (nel suo percorso c’è un’edizione di Amici di Maria de Filippi).

L’Italia vinse i mondiali nell’82 – la Sicilia di Beppe Fiorello e un confronto con la Pianura Padana di Guadagnino e Bertolucci.

Può capitare un confronto con Call me by your Name, non tanto per la storia tra due ragazzi, ma per il protagonismo che in entrambe le pellicole si vuole dare a una terra italiana. Guadagnino andava in Pianura Padana, sui riflessi del Novecento di Bertolucci – Beppe Fiorello racconta una Sicilia bagnata anche se sempre secca, nei mesi lontani dall’estate. Si nota la debolezza della sceneggiatura in Stranizza d’amuri – perché James Ivory scrisse frasi tagliate, dialoghi inceppati che passavano da una bocca all’altra con troppe soluzioni di continuità, per costringere lo spettatore a immedesimarsi in un pensiero che era l’innamoramento, e a innamorarsi a sua volta. In Stranizza d’amuri Beppe Fiorello sa che non può giocare in questi termini, e spinge di più sull’autorialità della regia: usa quadri fermi – i ragazzi al bar, l’entrata dell’officina, la famiglia davanti alla RAI per la finale, quando la TV era spostata per l’occorrenza, dall’angolo al centro della stanza (come il frigorifero). La camera incide su queste scene, fermandosi, come in fotografia: i colori sbiaditi al sole, nel pomeriggio, fuori dalla sala giochi trovano la patina analogica che sussiste nei nostri neuroni mnemonici. 

Il delitto di Giarre, 31 ottobre 1980

Un bambino di tredici anni, confessò di averli uccisi. I due ragazzi lo avevano minacciato – gli avrebbero sparato se non avesse obbedito. «Tanto non potranno farti niente perché sei minorenne», gli dissero, secondo quanto confessò il bambino. Il bambino sparò due colpi, uno a testa, nei loro crani – ma a tredici anni, siamo bambini o siamo adulti capaci di tanto? Qualche giorno dopo il bambino ritrattò: «i carabinieri mi hanno dato schiaffi, per la paura mi sono fatto la pipì addosso». A nessun senso il bambino era punibile, per la sua età – se il bambino era colpevole, il caso si sarebbe chiuso senza pena: così gli investigatori non accettarono la ritrattazione e il caso fu chiuso. Intervenne il padre, Celestino Messina, 46 anni, muratore: «A un bambino non riesce possibile esplodere tanti colpi di pistola calibro 7,65. Dopo il primo colpo, il braccio non gli avrebbe più risposto. Invece mi si dice che sono stati sparati sette colpi».

L’immagine dell’omertà in Sicilia

«Nelle tasche di uno dei ragazzi morti fu rinvenuto un messaggio, reso quasi incomprensibile dall’umidità, ch’era una specie di addio alla vita. Più tardi l’esame medico legale accertò che la morte era sopravvenuta almeno una decina di giorni prima per colpi di arma da fuoco. A questo punto gli inquirenti ricordarono un particolare: il bambino di 13 anni, Francesco Messina, nipote di Antonio Galatola, all’indomani della scomparsa dei due omosessuali, riferì di averli incontrati per caso e di aver ricevuto in regalo un orologio. Il ragazzino fu condotto in caserma e interrogato. Alla fine, dopo molte contraddizioni, confessò di essere stato lui a uccidere», scrisse Franco Sampognaro, inviato per La Stampa a Catania, il 4 novembre del 1908, pochi giorni dopo il ritrovamento dei corpi.

Al funerale Antonio Galatola, il più giovane, 16 anni, si presentarono in duemila; al funerale di Giammona, 25 anni – in paese lo chiamavano puppu cu’ bullo, omosessuale patentato – non si presentò nessuno. «Che vergogna. Penseranno a Giarre come il paese dei finocchi» fu una delle frasi che i giornalisti raccolsero in quei giorni.

Carlo Mazzoni

Stranizza d'amuri, di Giuseppe Fiorello, con Simne Raffaele Cordiano
Stranizza d’amuri, di Giuseppe Fiorello, con Simne Raffaele Cordiano

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X

Gabbriette per Lampoon, the Boiling issue

Una dark lady gotica – oggi l’appellativo è ‘Succubus Chic’: Gabbriette, dalle ricette nella cucina di Los Angeles al contratto con l’agenzia IMG Models – Lampoon The Boiling issue, gli scatti di Coni Tarallo