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Schizzo di Cini Boeri da Loro Piana, Fuorisalone 2024
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Design a Milano, Biennale a Venezia, Vinitaly: l’Italia che non fa sistema

Perché il Salone del Mobile, la Biennale di Venezia e il Vinitaly a Verona sono caduti tutti e tre nella stessa settimana di aprile, perdendo occasioni e indotto? Di chi è la colpa?

Salone del Mobile, gloria, successo – quante feste e l’erba del prato

C’è una nuova retorica che si ripete. Uno stralcio è apparso nella conversazione tra Venanzio Postiglione e Giovanni Azzone sulle pagine locali del Corriere: la città di Milano non è più scintillante come qualche anno fa, oggi è una città sofferente. Una contraddizione, in questi giorni, dopo l’afflusso in città per il Salone del Mobile, con visitatori in aumento secondo ogni rilevazione, sia dentro la fiera sia per le strade. 

Gloria, sole e successo – oppure confusione, futilità e rumore. Da una parte i numeri, l’indotto, la folla per strada sono sintomi di una festa e di un orgoglio collettivi – dall’altra parte, la mancanza di un coordinamento e di un’identità pone la domanda se tanto sforzo non risulti poi sterile a tutto quanto deve seguire – tanto fumo e poca carne, si dice in campagna.

Partiamo dalla bellezza, quell’entusiasmo ancora ci avvolge: una notte o quante più notti ai tavoli di Giorgio Armani; il profumo dell’erba di notte che troviamo in primavera – il design italiano, il prato della Triennale, un cortile di Via Senato. La casa di Roberto Spada. Quanti festeggiamenti: i 135 anni di Bonacina, i 90 anni di Molteni, per i 10 anni di Cabana dedito al decoro. Tra tutta questa frenesia, tra questi applausi, profumi e fiori, si può cogliere una traccia che vale il racconto – che non parla di futuro ma esplode di nostalgia.

Le pagine del Corriere, l’identità di Milano – il disegno di Cini Boeri

Le pagine locali e cartacee del Corriere riescono ancora a essere un diario per la nostra comunità cittadina permettendoci di tralasciare l’ammorbo del sito online ridotto a rotocalco e pettegolezzo. La mattina di lunedì 22 aprile, Giacomo Valtolina scrive che il successo di flusso del Salone del Mobile dovrebbe imporci un aggiornamento dell’identità di Milano, quello stile che si può riassumere con il corrimano rosso della M1 disegnato da Albini e Noorda. Come a dire: nella gloria ci dimentichiamo chi siamo. Milano è la città del rigore, dell’intelletto che si fa industria – poche chiacchiere, ballare va bene, ma dopo un po’ anche basta. 

La nostalgia è per i Grandi Maestri: per i tratti di Cini Boeri alla Biblioteca di Corso Sempione o tra i tessuti di Loro Piana, per gli applausi al Bosco Verticale di suo figlio, per la mostra di Alessandro Mendini alla Triennale. Le lampade di Michael Anastassiades per Flos in una nuova edizione, prodotte in oro 23 carati. Da una parte il frastuono, dall’altra parte questa nostalgia per lo stile identitario di Milano, razionalista e intellettuale, che non si perderà mai in ghirigori floreali.

Salone del Mobile, Biennale e Vinitaly – di chi è la colpa?

Salone del Mobile, Biennale di Venezia, Vinitaly – la stessa settimana di aprile. In radio, proprio Stefano Boeri ne ha dato la sintesi più ovvia: una stronzata. La domanda è su chi ne abbia la responsabilità, di tale stronzata – considerando che la gestione di un calendario non è un sistema complesso. I presidenti delle due Regioni non avevano modo di parlarsi? I sindaci delle città? I curatori, i direttori delle fiere? Quest’anno aprile aveva due settimane – la seconda e le terza – le altre due presentavano giorni di ferie – quindi niente? Nessun’altra soluzione piuttosto che questo coordinamento umiliante?

Addirittura, il papa andrà a Venezia, domenica prossima per la Biennale. Il consiglio d’amministrazione della Fondazione Biennale vede tra le sue sedie il presidente del Veneto e il Sindaco di Venezia, oltre a esponenti ministeriali. All’inaugurazione del Padiglione Italia, il Ministro della Cultura, meglio conosciuto come il Ministro delle Cerimonie, non può mancare. La Biennale di Venezia per anni ha aperto a inizio giugno, poi era stata anticipata a inizio maggio, adesso ad aprile. Come se Venezia, d’estate, avesse bisogno di traffico e turismo (stanno per entrare in funzione i biglietti di ingresso in città).

La premier Meloni trova il tempo di andar a visitare il Vinitaly a Verona, così come il Presidente Fontana – la rassegna fa capo al Ministero dell’Agricoltura. Tutti trovano il tempo, se vogliono, di lasciare gli impegni prioritari per andare a presenziare alle aperture – ma nessuno ha avuto il buon senso di chiamare per tempo un tavolo e far sì che questi tre avvenimenti non cadessero nella stessa, identica settimana di aprile. Chiedo venia per la troppa ironia, ma l’unica a presentare giustificazione credibile è la Ministra del Turismo che deve gestire le imputazioni per falsificazione di bilancio delle sue aziende. 

Porre tre tra gli eventi più forti per il traino economico – manifattura, agricoltura, turismo (o cultura) – nella stessa settimana significa fare un autogol quando si gioca in casa. A guadagnarci ci sono le compagnie aeree che hanno fatto salire il costo dei biglietti ancora più alto di quanto già alto fosse – per inciso, le compagnie aeree con cui in così tanti arrivano in Italia, non sono italiane. 

La parola stronzata non è educata, rischia la volgarità, la stizza, e la rabbia. Preferisco altre parole: delusione, prima di tutto, per un sistema di coordinamento quale dovrebbe essere l’insieme di tutte le istituzioni pubbliche che – questa volta più che mai. – non ha funzionato. Un’altra parola: vergogna

Il Sindaco di Milano, San Babila e via Montenapoleone: la città scintillante o la città sofferente?

Il sindaco di Milano ha da poco confermato che al volgere di questa prossima estate, in città ci saranno almeno 100 strade, nei pressi delle scuole, dove il limite di velocità per il transito veicolare sarà abbassato a 30 chilometri orari. Beppe Sala ha incontrato Matteo Salvini al G7 di Capri, e il Ministro si è dichiarato d’accordo. Beppe Sala ha anche garantito e confermato che il centro di Milano – o meglio, la zona intorno a San Babila, anche chiamata il Quadrilatero della Moda, sarà chiusa al traffico. La città scintillante, la città sofferente.

L’Associazione dei commercianti del quartiere, anche denominata Montenapoleone District, non nasconde la polemica: il timore è che diminuisca il traffico di clienti alto spendenti che gradiscono girare in auto per i loro acquisti come abituati sono su Rodeo Drive a Beverly Hills. La premura è fornire un servizio di posteggio: ovvero, un inserviente che possa togliere il fastidio del giro a vuoto e della manovra, salire sulla Porsche di chi voglia entrare da Prada, portare il bolide ai giardinetti di Via Marina e riconsegnarlo al primo sbadiglio. 

L’Associazione dei Commercianti di Via Montenapoleone ha in accordo uno sponsor privato per la rigenerazione di queste strade. Anche se l’indicazione di questo sponsor non è confermata né dichiarata, si dovrebbe trattare di una concessionaria di spazi d’affissione. In cambio del finanziamento all’urbanistica, tale sponsor potrà disporre di totem, cartelloni e pareti varie da coprire con immagini del lusso e del settore automobilistico. Si tratta di un finanziamento privato – la discussione con il Comune è su quanto del ricavo da questi spazi, lo sponsor riconoscerà poi al Comune, poiché di spazio pubblico si tratta. Se lo sponsor prevede di spendere quanto – o quanto meno – dovrebbe poi corrispondere all’Amministrazione Pubblica – tale Amministrazione dovrebbe evitare che il nostro camminare comune sia puntellato da cartelloni pubblicitari al posto di aiuole e alberature. 

Le affissioni e i valori economici

Per dare un riferimento di valori economici: quando in piazza del Duomo una facciata è coperta da impalcatura di cantiere, lo spazio pubblicitario si rende disponibile al prezzo di circa 350 mila euro, di cui – sempre indicativamente – il 20% va all’intermediario, il 20% in tasse comunali, il restante al proprietario dell’edificio o commissario del cantiere (di cui, sempre in genere, si suppone una in gentilezza all’amministratore condominiale). Alcune, molte, facciate di Milano sono coperte da impalcature: Corso Matteotti, dal Rubanuvole di San Babila fino a Via San Pietro all’Orto – Piazza della Scala, dove Palazzo Marino e il Teatro stesso. 

Resta confermato che piantare alberi nel centro di Milano sia argomento astruso e difficile – a confronto, un benedetto ponte di Messina è gioco per principianti. In Largo Augusto, il cantiere è stato parzialmente rimosso: alcuni alberi sono apparsi agli angoli della piazza. Si suppone la rigenerazione proseguirà lungo via Durini, si suppone che almeno un filare di alberi sia previsto nel progetto. Si contano con sollievo i pochi – pazienza, purché ci siano – arbusti in Corso Europa. 

Ancora lo sgomento per Piazza San Babila: centro nevralgico e identitario di Milano, per architettura e design

Lo sgomento rimane per Piazza San Babila: è passato un anno dalla consegna di quello che è il punto focale della zona centrale di Milano. La ferita è viva per noi che viviamo in città. La distesa di pietra; i lampioni lungo Palazzo Donini che gridano miseria a confronto di quelli disegnati da Ignazio Gardella; le nuove entrate della metropolitana, umiliazione, quando affiancati ai tratti di Albini e Noorda. Il lato della piazza che arriva sotto il Rubanuvole, il grattacielo di Alessandro Rimini, presso l’ingresso di Bagutta con il Garage Traversi, è stato dimenticato dagli urbanisti del progetto della piazza; il baracchino del food potrebbe trovarsi anche in un mercato rionale di Tangeri; il buco, propriamente un buco, all’angolo con corso Venezia: un incendio era scoppiato due anni fa tra i servizi interrati, e ancora oggi, nessun lavoro di pulizia e ripristino.

Il bar sotto il portico, tra Saint Laurent e Zara Home (il raffronto meriterebbe una digressione ma non è il caso): le fotografie della titolare tra safari e pitoni al collo, gli autoscatti con i cantanti di Sanremo sono tutti appesi sulle pareti esterne, sulla strada, passaggio pubblico ridotto a tinello di casa. Un tempo, la piazza di San Babila prevedeva il traffico su tutta la sua estensione, contando quasi sei carreggiate, quattro incroci, fermate di taxi e autobus. Oggi è pedonale: le otto – ripeto otto – uscite della metro non sono state ripensate – neanche quella, in obliquo sull’asse e sul fronte della Basilica Romanica. Neanche risolvendosi che quei vani seminterrati potrebbero essere spazi radicali per le alberature che tutta la città invoca senza remora.

Perché soffermarsi ancora e ancora sulla polemica di Piazza San Babila? San Babila non è solo il punto nevralgico del centro cittadino, ma ne è anche la sintesi e l’apoteosi dell’architettura e del design su cui si costruisce l’identità di Milano di cui dicevamo sopra sarebbe necessario un aggiornamento. 

Non è consueto riferirsi a Piazza San Babila, pensare a Piazza San Babila come un luogo bellissimo – quando invece il superlativo che mai azzardo, è dovuto. San Babila, bellissima – e non solo: sintetizza ed enfatizza la bellezza di tutta la Milano Razionalista. Lo scandalo è gridato per l’errore che è stato fatto nel suo restauro, per la possibilità di una rigenerazione estetica che è stata sbagliata e sprecata. L’urlo è più drammatico, sentito e sofferto, alla chiusura di un Salone del Mobile che abbiamo visto esplodere in nostalgia di un passato glorioso, firmato da maestri con cui vorremmo tornare a ballare, fin all’alba, senza mai stancarci.

Venezia, Padiglione Centrale, cortile di Tiziano Scarpa
Venezia, Padiglione Centrale, cortile di Tiziano Scarpa
Arsenale, Biennale d'Arte di Venezia, 2024
Arsenale, Biennale d_Arte di Venezia, 2024
Statale di Milano, Fuorisalone 2024
Statale di Milano, Fuorisalone 2024

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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