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Oltre Prada: fondazioni di arte contemporanea a Milano e nei dintorni

Le fondazioni d’arte contemporanea in Lombardia si impegnano per una cultura gratuita e accessibile a un pubblico differenziato – quali sono, dalla prima periferia di Milano alla Brianza, fino a Varese

Se il pubblico e Milano non investono in cultura, l’arte è in mano ai privati

Prada non è un progetto autoreferenziale, ma una risposta alla mancanza di investimenti pubblici per la cultura e gli spazi urbani che non rientrano nella prima cerchia del centro di Milano. Dai primi anni Duemila assistiamo alla contrazione dei fondi pubblici destinati al settore culturale, con la conseguente comparsa sul palcoscenico di nuovi attori che si sono affiancati alla funzione pubblica nella conservazione e produzione del patrimonio artistico, finanziando ricerca curatoriale e nuove opere. Nel mondo dell’arte contemporanea sono fiorite realtà non profit, associazioni e fondazioni di derivazione aziendale o bancaria. Si è costruito un sistema che sperimenta, ricerca, progetta, realizza, liberando energie e risorse capaci persino di trasformare i territori più marginali. 

Pur mantenendo il baricentro a Milano, lo sguardo si spinge in tutta la regione Lombardia. I centri d’arte più lontani dalla città diventano focolai di cultura, attraverso programmi di conferenze, residenze di artisti emergenti e collaborazioni con altri enti del territorio. Da zone periferiche come Sesto San Giovanni alla collina del varesotto, queste fondazioni sono spazi fondamentali per diffondere capillarmente l’accesso all’arte, non solo geograficamente ma anche socialmente, con ingressi per la maggior parte gratuiti. 

Verso Milano Sud la Fondazione Elpis

In Via Lamarmora 26., in un fabbricato del 1885, un corpo basso di mattoni rossi immerso nel giardino di un ex-convento che accoglieva un ricovero per anziani, è nata nel 2020 la Fondazione Elpis. Per tutto il secolo scorso l’attuale sede fungeva da lavanderia industriale del complesso, dismesso negli anni Novanta e oggi nuovamente aperto dopo una ristrutturazione dell’architetta Giovanna Latis che ha lavorato in direzione conservativa, rimettendo in cantiere tutti i materiali ancora utili e mantenendo inalterata la struttura della lavanderia come dell’ex-convento, oggi convertito in appartamenti. Oltre alle mostre nella sede milanese, uno dei progetti chiave dell’attività della Fondazione Elpis è Una Boccata d’Arte, giunto alla sua terza edizione nel 2022, portato avanti in collaborazione con Galleria Continua e con la partecipazione della casa di produzione Trees. Un progetto che invita alla scoperta di luoghi poco battuti, estranei ai classici circuiti dell’arte. Venti artisti sono invitati a realizzare un’opera o intervento artistico, in altrettanti borghi, uno per ogni regione italiana. La prossima edizione sarà inaugurata tra sabato 24 e domenica 25 giugno.

Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano Darsena

Vicino alla Darsena, in una zona nota negli anni Sessanta per gli studi d’artista, trova sede la Fondazione Arnaldo Pomodoro. Nata nel 1995 per volere dell’artista, copre tutto il ventaglio di possibili mansioni di una fondazione d’arte: conservazione delle opere e dell’archivio dell’artista, catalogo ragionato, mostre, workshop, visite guidate e un premio per giovani scultori. Un progetto educativo è Smartschooling, che ha condotto alla realizzazione di un videogioco ispirato a un’opera di Pomodoro, Missione Pietrarubbia. Un gioco collaborativo che attraverso l’esplorazione dell’archivio dell’artista ragiona sulla costruzione della memoria e dell’identità personale. 

Alcune mostre della Fondazione Pomodoro riportano l’attenzione su periodi o opere meno note nella lunga carriera di Pomodoro, altre lasciano spazio a giovani artisti che negli anni più recenti stanno ridefinendo l’idea di scultura, sperimentando i limiti e le possibilità. Un altro progetto che sostiene scultori emergenti è un premio biennale, composto da un significativo riconoscimento in denaro e da un’occasione espositiva. L’ultima vincitrice è Candice Lin, le cui opere sono in mostra alla GAM tra il 14 aprile e il 18 giugno.

La Fondazione Pomodoro non è la tomba dell’artista, commenta il curatore Federico Giani

«Arnaldo non ha mai voluto che questa fosse la sua tomba» afferma il curatore interno alla fondazione, Federico Giani. È lui che si è occupato della mostra attualmente visitabile, La negazione della forma. Arnaldo Pomodoro tra minimalismo e controcultura, puntando i riflettori sugli anni americani di Pomodoro, quando insegnava presso le università di Stanford e Berkeley. Il racconto è affidato a una selezione di fotografie, filmati e materiali d’archivio e a un gruppo di opere di artisti americani, colleghi e studenti con i quali Pomodoro strinse amicizia, come Harold Paris, Sue Bitney, William T. Wiley, Stephen Laub e Arlo Acton. 

Dal 6 aprile 2023, con la mostra Whisperers di Lito Kattou (Cipro, 1990), prende il via Corpo Celeste, nuovo ciclo espositivo di Project Room, il progetto ‘osservatorio’ di Fondazione Arnaldo Pomodoro dedicato agli sviluppi del panorama artistico internazionale, affidato alla curatrice Chiara Nuzzi (Napoli, 1986). Ispirato all’omonima raccolta di saggi della scrittrice Anna Maria Ortese e ai suoi tentativi di restituire al reale il significato di appartenenza a un’altra realtà, più grande e inconoscibile, Corpo Celeste si articola in due mostre personali, la prima dedicata a Lito Kattou e la successiva, prevista a settembre 2023, a Paul Maheke (Francia, 1985). In entrambe le mostre la scultura è uno strumento di costruzione di corpi altri, ibridati con la materia, la natura e il mondo animale, per abitare nuovi mondi.

La Fondazione ICA di Porta Romana e la cultura come bene comune

Altra apertura recente, che ha arricchito il panorama dello Scalo di Porta Romana dall’inizio del 2019, è Fondazione ICA. Nasce grazie a Alberto Salvadori – di cui è il direttore –, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Enea Righi, Giancarlo Bonollo e Bruno Bolfo, i quali condividono la visione della cultura come bene comune e la fiducia in un progetto per l’arte basato sul principio di sostenibilità e sulle relazioni tra le persone e il contesto in cui si muovono. Il nome inserisce l’istituzione milanese nella costellazione degli Istituti per l’Arte Contemporanea che hanno la loro radice nella cultura anglosassone, a partire da Londra, dove l’Institute for Contemporary Art, aperto nel 1946, rimane oggi un punto di riferimento. Per l’Italia, la scelta di Milano voleva mettere l’accento sulla  pluralità di voci che la animano, che stimolano ricchezza di pensiero e accoglienza, dichiara Salvadori. Nella sede alle spalle di Fondazione Prada, ben fuori dalla circonvallazione, tra capannoni e architettura industriale, si possono visitare mostre di artisti italiani e non, e partecipare ad un programma di talk, proiezioni e proposte formative.

A Sesto San Giovanni la Fondazione Wurmkos Onlus nata dalla Cooperativa Lotta

Iniziando a uscire dalla città si incontra, a Sesto San Giovanni, la Fondazione Wurmkos Onlus, progetto nato già nel 1987, quando la Cooperativa Lotta contro l’emarginazione andava in cerca di un artista per organizzare un laboratorio. La Cooperativa Lotta è un’associazione attiva sul territorio milanese, nel suo hinterland e nelle province di Como, Varese e Sondrio. Include educatori, assistenti sociali, psicoterapeuti e sociologi che lavorano in equipe multidisciplinari per mediare con istituzioni e contesti lavorativi, con l’obiettivo di migliorare l’accoglienza nelle singole comunità e la loro coesione, in direzione di una società in cui i diritti di tutti e tutte siano equi. Inizia in questo contesto il lavoro dell’artista Pasquale Campanella, e il laboratorio diventa presto un progetto permanente nella Farmacia Wurmkos – trova sede in una vecchia farmacia comunale. La trasformazione in  Fondazione è del 2011,  necessaria per poter gestire al meglio i lavori prodotti durante i tanti anni di attività, e la presidentessa è la scrittrice e curatrice Simona Bordone, che collaborava già dal 1993 con Campanella. Wurmkos è un laboratorio aperto, sebbene guidato in un certo senso da Campanella e Bordone, la gestione è multipla, coinvolge artisti ma anche studenti. 

Un gruppo di artisti di ispirazione ‘basagliana’ che mette in relazione arte e disagio psichico

«Tutto nasce nel laboratorio» dichiara Campanella, ed è un lavoro che dà possibilità a tutti di partecipare, uno spazio dove si vive secondo i concetti di mutuo appoggio, vita comunitaria, interscambiabilità tra mondo umano e mondi vegetali e animali. Non c’è nemmeno tanta distinzione tra autori e pubblico, chiunque può dare un contributo. Trovano così spazio persone con sistemi di vita diversi, racconta Campanella, che soffrono di malattie gravi come schizofrenia, bipolarismo o ritardi mentali. Ma non si tratta di un progetto dedicato all’arte terapia e nemmeno all’outsider art, la ricerca va in direzione di un confronto corpo a corpo con il mondo dell’arte tout court: «Siamo un gruppo di artisti di ispirazione ‘basagliana’, che mette in relazione arte e disagio psichico senza porsi obiettivi di salvezza».

Da Como alla Brianza la Fondazione Antonio Ratti

A Villa Sucota, sul Lago di Como, è visitabile la Fondazione Antonio Ratti diretta da Annie Ratti e fondata nel 1985 dal padre Antonio, imprenditore e proprietario dal 1945 della Tessitura Serica Antonio Ratti, oggi Gruppo Ratti, uno dei poli più rilevanti al mondo per la produzione di tessuti «ad alto contenuto tecnologico e creativo». Olivetti comasco, accanto all’azienda Ratti mette in piedi la Palazzina dei Servizi Sociali, che da mensa si trasforma ogni sera in sala da concerti, spettacoli e dibattiti.

È su questo humus che germina l’idea della Fondazione: Antonio desiderava rendere fruibili, e conservare al meglio, la sua collezione tessile, composta da più di 30.000 oggetti di svariate provenienze e gli oltre 7.000 libri dedicati alla moda, ai tessuti, all’arte e alle arti applicate che ha raccolto durante tutta la vita. Oggi è un centro di produzione e diffusione culturale, attraverso in particolare, al CSAV – Artists’ Research Laboratory, programma che porta in residenza a Villa Sucota artisti emergenti da tutto il mondo. 

In Brianza la Fondazione Pietro e Alberto Rossini

Nel cuore della provincia di Monza e Brianza, trova sede la Fondazione Pietro e Alberto Rossini, nata dalla famiglia Rossini per dare continuità all’impegno nell’arte intrapreso da Alberto, collezionista e fondatore nel 1969 della Ranger, azienda che sviluppa materie plastiche e materiali compositi. Alla Ranger passano diversi artisti, per esempio César, Dennis Oppenheim, Andrea Cascella e Pietro Consagra: tecnici e operai della ditta vengono coinvolti nella realizzazione di opere che hanno segnato l’evoluzione della scultura astratta e del rapporto tra arte e tecnologia, tra ideazione e produzione.

Oggi, sotto la direzione artistica di Francesca Guerisoli, la fondazione produce performance, installazioni e mostre, allestite nel padiglione di accesso al parco. Il cuore della fondazione rimane la cura e la promozione della collezione di sculture contemporanee allestite all’aperto, nel Rossini Art Site, parco di circa dieci ettari nella Valle del Lambro, tra le colline brianzole, visitabile da aprile a ottobre.

La Fondazione Marcello Morandini a Varese

A Villa Zanotti, a Varese, trova sede la Fondazione Marcello Morandini, nata nel 2016 per volontà dello stesso artista e grazie al contributo di due collezionisti. Marcello Morandini (1940) esordisce nel 1964 con una mostra curata da Germano Celant. Da allora lavora come grafico e architetto, e parallelamente espone le sue opere, divenendo uno dei maggiori esponenti dell’arte concreta in Europa. Sebbene dedicata all’opera dell’artista da cui prende il nome, la Fondazione Morandini accoglie mostre internazionali di arte concreta e costruttivista: è l’istituzione culturale più importante, in Italia, dedicata a questi movimenti. Dal giovedì alla domenica, Villa Zanotti accoglie il visitatore in uno spazio dinamico dove si mescolano arti visive, design e architettura, in ottica contemplativa e pratica, di ricerca e nuova produzione. «Essendo una fondazione, nulla è più mio, nemmeno le mie opere: sono della collettività» dice Morandini in un video di presentazione del suo museo. 

La Fondazione Sangregorio a Sesto Calende

A Sesto Calende, con vista sul Lago Maggiore, si trova la Fondazione Sangregorio. Nata nel 2011 per volere dello scultore Giancarlo Sangregorio (1925-2013), negli spazi di quella che fu la sua casa studio, con un parco di circa quattro ettari. La Fondazione, oggi presieduta dalla sua ultima assistente, Francesca Marcellini, vuole essere luogo di studio e confronto intorno a temi e figure dell’avanguardia contemporanea e agire come vero e proprio centro culturale. Oltre alle opere e all’archivio dell’artista, la Fondazione conserva una delle più complete collezioni private, in Italia, di opere extra-europee, con oltre cento pezzi africani ma anche sculture di provenienza oceanica, asiatica e del Centro America. Sono state raccolte da Sangregorio stesso tra gli anni Cinquanta e Settanta. La casa e il laboratorio hanno subito pochi interventi, limitati al rendere gli spazi accessibili al pubblico mantendo l’atmosfera di un ambiente personale. Il cuore della Fondazione è l’archivio dell’artista, che inizia a scolpire nelle cave della Val d’Ossola per poi studiare all’Accademia di Belle Arti di Brera con Marino Marini. 

Irene Caravita

Fondazione San Gregorio, veduta esterna
Fondazione San Gregorio, veduta esterna
Fondazione Morandini
Fondazione Morandini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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