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Dall’Iran a Milano: le sorelle Rezaee e gli artigiani iraniani di Pairi Daeza

Jacquard iraniano, ricami, stampe a mano e lavorazioni in legno e ottone: il patrimonio manuale degli artigiani iraniani rischia di andare perso, ma Pairi Daeza lotta per tramandarlo fuori dai confini dell’Iran

Pairi Daeza e la collaborazione con gli artigiani iraniani per far vivere le loro maestranze

Pairi Daeza, il brand italo-iraniano fondato Yasaman e Nastaran Rezaee, da unisce la qualità della sartorialità Made in Italy alla tradizione artigianale iraniana, impegnandosi a tramandare le tecniche di manifattura di un patrimonio prossimo all’estinzione, custodito solamente da artigiani iraniani che vivono in condizioni precarie, di isolamento e sotto la soglia di povertà. «Prima di lanciare il nostro marchio mia sorella ha dedicato tanto tempo a viaggiare in Iran e a trovare questi artigiani – racconta Nastaran Rezaee – perché sono persone emarginate, vengono da etnie che non hanno nemmeno il diritto alla carta di identità, e di conseguenza nemmeno il diritto all’istruzione. Non li trovi sui siti bisogna andare da loro, vedere cosa si può fare, perché anche senza istruzione a volte si riesce a dargli un po’ di struttura. Non è stato facile, ci siamo attivate anni prima di lanciare Pairi Daeza. Prima della nascita della rivoluzione Donna,Vita, Libertà potevamo andare in Iran e Yasaman era riuscita a creare questo network di artigiani. Lei andava spesso a trovarli e avevamo spesso contatti anche tramite telefono. Dopo che è successo quello che è successo, riusciamo a mantenere i contatti solo grazie ai nostri genitori che sono ancora in Iran. Ormai gli artigiani ci conoscono e si fidano e tramite la nostra famiglia riusciamo in qualche modo a gestire questo rapporto, ma non è facile». 

Pairi Daeza, upcycling di tessuti italiani e lavorazioni iraniane: la difficoltà delle collaborazioni con gli artigiani in Iran

«Tra i tessuti che utilizziamo di più c’è il jacquard persiano che è una tipologia di tessuto iraniano tradizionale. La maggior parte dei tessuti sono italiani e li prendiamo in Italia in collaborazione con stocchisti che collaborano con marchi grandi per fare un upcycling sugli stock inutilizzati o scarti di produzione. Anche il lavoro di sartoria è fatto in Italia. I ricami, i patch o la stampa a mano sono fatti dagli artigiani in Iran. Noi spediamo il tessuto o il capo, loro lo lavorano e ce lo rimandano. La gestione di ogni capo segue un flusso diverso, è complesso. Quando gli artigiani ti ringraziano sei ripagato di tutto, a volte ci mandano dolci nascosti tra le cose che ci inviano. Quando non riesci a creare un prodotto di successo e magari devi fare pausa su una collaborazione è pesante dirlo all’artigiano, perché l’economia in Iran purtroppo va male. Quando si dice che la gente non ha da mangiare, è effettivamente così». 

Moda slow fashion, tecniche di tessitura dall’Italia all’Iran: Pairi Daeza

«Il jacquard iraniano richiede un intervento manuale molto alto rispetto ai jacquard che si trovano in Europa. Utilizziamo anche un tipo di lavorazione con legno e ottone che è tipica dell’Iran e non si trova in occidente, molto dettagliata e laboriosa. Ci riconosciamo veramente come slow fashion, solo lavorazioni che impiegano molto tempo. Il nostro obiettivo è creare capi che durino nel tempo e per questo ci teniamo a utilizzare materiali di buona qualità e sartoria italiana che è riconosciuta da tutto il mondo. Le lavorazioni che utilizziamo sono molto ricche e sarebbe un peccato utilizzarle su capi che vanno fuori ciclo dopo un anno. Abbiamo creato i segni zodiacali ispirati dagli antichi manoscritti persiani e gli artigiani hanno inciso le forme e poi stampano a mano uno per uno sul tessuto. Per ogni colore che utilizzano nella fantasia devono fare un’altra stampa».

Pairi Daeza per le sue collezioni non utilizza materiali di origine animale. L’unica cosa di origine animale che è stata utilizzata sono dei tappetini realizzati dai nomadi del Nord Ovest dell’Iran, che con i loro animali vivono a stretto contatto quotidianamente e che spesso sono anche la loro unica forma di sussistenza alimentare ed economica. I capi di Pairi Daeza raccontano storie di speranza di una nuova generazione che ha il coraggio di alzare la voce contro l’oppressione. L’obiettivo di Yasaman e Nastaran Rezaee è raccontare queste storie, dare loro la possibilità di ascoltare e lasciare qualcosa di buono per quelli che verranno dopo le nuove generazioni iraniane. 

L’abito fa la corrente politica: Pairi Daeza racconta la rivoluzione delle donne iraniane

La moda è una dichiarazione politica. «I blue-jeans che sono un segno di sinistra/con la giacca vanno verso destra» cantava Giorgio Gaber. C’è chi viene ucciso per aver o non aver indossato un indumento. «Ricordo, quando ero una bambina, volevano arrestare mia mamma solo perché portava occhiali da sole, nonostante avesse il velo». – inizia a raccontare Nastaran Rezaee co-fondatrice di Pairi Daeza.

Pairi Daeza deriva dall’antico persiano e vuol dire ‘giardino recintato’, paìri (intorno) + daēz (circondare con mura). I giardini dell’antica Persia, ora territorio iraniano, meravigliarono le genti così tanto che la parola fu acquisita dalle altre lingue per esprimere il concetto di paradiso. Prima di essere adottato nella teologia cristiana per indicare il luogo della beatitudine dei giusti, il ‘paradiso’ non aveva alcun significato religioso. Il paradiso era un luogo terrestre, vegetale.

«Gli esseri umani sono in grado di creare paradiso anche qui sulla terra. Per noi questo nome vuol dire che abbiamo tante aspettative sugli esseri umani e sul fatto che possiamo comportarci meglio di come stiamo facendo – continua Nastaran Rezaee – Siamo nate sotto il regime dittatoriale islamico e non è stato facile vivere lì. L’Iran ci ha anche dato tanto. È un paese ricco di arte, cultura e mestieri che ora si stanno perdendo a causa della dittatura. Essere esposti alla diversità ti arricchisce. Non possiamo permettere che la bellezza dell’Iran vada persa». 

Pairi Daeza dall’Iran a Milano: Yasaman e Nastaran Rezaee 

Yasaman e Nastaran Rezaee hanno vissuto in Iran fino alla fine del liceo, poi si sono trasferite a Cipro per l’università dove Nastaran ha studiato Ingegneria e Yasaman Architettura. «Siamo venute in Italia per la laurea magistrale, abbiamo vinto due borse di studio e così siamo arrivate a Milano. Prima di venire in Italia abbiamo lavorato due anni e mezzo in Iran. In Italia io ho studiato management al Politecnico di Milano e mia sorella Yasaman, ha studiato Fashion Design all’Istituto Marangoni. Avremmo voluto studiare in America nella stessa università dove aveva studiato nostro padre, ma non volevamo allontanarci troppo dall’Iran per poter visitare più spesso la nostra famiglia. Abbiamo scelto l’Italia anche perché volevamo fare un’esperienza più umana, a contatto con le persone, dove essere libere anche di vivere le piccole cose, i piccoli piaceri che non ci erano permesso di vivere in Iran».

Pairi Daeza, stampa a mano, segni zodiacali creati dagli artigiani delle minoranze oppresse
Pairi Daeza, stampa a mano, segni zodiacali creati dagli artigiani delle minoranze oppresse
Pairi Daeza, segno zodiacale dei gemelli ispirato agli antichi manoscitti persiani
Pairi Daeza, segno zodiacale dei gemelli ispirato agli antichi manoscitti persiani

Donna, Vita, Libertà: Mahsa Amini

A settembre del 2022 a Teheran, Mahsa Amini è stata arrestata con l’accusa di non aver indossato correttamente l’hijab. In seguito alla sua morte avvenuta nelle mani della polizia morale sono sorte proteste e un movimento di rivolta in tutto il paese. È nato il motto Donna, vita, libertà che è stato gridato in tutte le strade, nelle aule scolastiche, nei luoghi di lavoro, e ha raggiunto anche il mondo a Occidente. I manifestanti, donne e uomini, hanno marciato fianco a fianco per difendere i propri diritti nonostante la feroce risposta delle autorità. 

Amnesty International ha raccolto le prove di uccisioni illegali, arresti arbitrari, torture, stupri delle detenute e intimidazioni nei confronti delle famiglie delle vittime della repressione. Nell’ultimo anno, nonostante le proteste contro il velo obbligatorio, le autorità ripristinato le leggi in nome della “morale” e introdotto una serie di nuove misure che privano dei loro diritti le donne e le ragazze. Le donne che non indossano il velo sono soggette al sequestro delle automobili, divieto di accesso al lavoro, all’istruzione, divieto di cure mediche, di servizi bancari e l’accesso ai trasporti pubblici. 

Pairi Daeza e la presa di posizione nel movimento Donna, Vita, Libertà: Iran-e Man

Le autorità iraniane descrivono la lotta contro il velo come “un virus” e “una malattia sociale” e equiparano la scelta di non indossare il velo alla “depravazione sessuale”. Nel 2023 la pena di morte è stata sempre più usata come strumento di repressione politica per instillare paura nella popolazione. Le forze di sicurezza hanno dato avvio ad una repressione militare delle proteste, uccidendo illegalmente centinaia di manifestanti compresi decine di minorenni: oltre la metà delle persone uccise apparteneva alle minoranze etniche dei baluci e dei curdi. «Dopo la morte di Mahsa Amini, ci siamo espresse politicamente. Abbiamo anche collaborato alla creazione di un film (n.d.r. Iran-e Man) che ha vinto tanti premi ed è diventato virale. Ora non possiamo più tornare in Iran, se torniamo rischiamo la vita».

Per il governo italiano non sono state considerate delle rifugiate politiche. «Prima di tutto questo avevamo ottenuto la residenza permanente in Italia. Tra poco dovremmo ottenere la cittadinanza, perché viviamo qui da più di dieci anni. Poi mio marito è italiano e ho anche una figlia qui. La realtà dell’Iran è che finché sei fuori non ti fanno capire nulla, non ti minacciano. Quando rientri ti prendono il passaporto e ti mettono in prigione. Lo fanno per invogliarti a tornare, così finché sei fuori non ti danno segnali. Sappiamo bene cosa succederebbe se tornassimo. Ora abbiamo ancora il passaporto iraniano, prima che scada speriamo arrivi la cittadinanza italiana».

La situazione femminile in Iran: Pairi Daeza di Yasaman e Nastaran Rezaee 

«La situazione femminile è sempre stata sempre una lotta. Quando il regime islamico ha preso il potere, le donne sono subito scese in strada a protestare perché come prima cosa aveva iniziato a togliere i diritti alle donne. All’inizio tutti dicevano ‘un velo non cambia niente’, ‘il diritto al divorzio non cambia niente’, ora le cose stanno cambiando. Le donne hanno sempre cercato di lottare nei modi più civili. L’ayatollah Ali Khamenei – guida suprema dell’Iran – aveva provato a cambiare le nostre tradizioni ma le donne si sono ribellate». 

«Volevano cambiare il nostro Capodanno perché ha origini pagane. Si celebra all’equinozio di primavera quando giorno e notte sono ugualmente lunghi, e dopo si festeggia per tredici giorni. È una tradizione che dura da più di tremila anni. Questo governo voleva ridurre le festività, ma le madri non hanno mandato i figli a scuola per tredici giorni, così hanno dovuto desistere. Quando agiamo tutti insieme i rischi diminuiscono. La polizia morale si accanisce su qualcuno in maniera casuale, ma non possono ucciderci tutti. Questa unità, questa solidarietà è cresciuta e adesso siamo tutti insieme. Ora anche gli uomini che all’inizio dicevano che questioni femminili non avrebbero cambiato granché, hanno capito che se tu non ti alzi mentre rubano i diritti dell’altro, il prossimo sarai tu. La nostra voce è arrivata fuori i confini dell’Iran, grazie alla generazione Z e ai social. Grazie a questi mezzi il mondo ha capito che noi non siamo il nostro governo».

Pairi Daeza di Yasaman e Nastaran Rezaee: quando la moda diventa politica

L’estetica è la forma più alta della politica’ scrisse Aristotele. Cosa scegliamo di indossare e come lo indossiamo rispecchia il nostro pensiero, o il nostro non-pensiero e l’incuranza verso determinate tematiche che si tratti di ambiente, di diritti del lavoratori della moda o dei diritti di chi poi quegli abiti li indossa. In un paese come l’Iran ancora di più  tutto è politica, la moda è politica. «Io e mia sorella natura non saremmo persone molto politicizzate. Però in Iran la politica ha tolto i minimi diritti umani e il diritto di esprimersi. Tutto ora diventa politica perché loro ti hanno tolto tutto. Se ti vesti in un certo modo o ti esprimi in un certo modo, è andare contro il governo. Ci sono sono due alternative o ti unisci a loro e ti sporchi e diventi un ladro o un mafioso o diventi come noi, persone politiche. La maggior parte delle persone in Iran sono considerate attivisti politici». 

Pairi Daeza e la scelta di essere un brand unisex per dare la possibilità all’individuo di scegliere 

«Per noi il genere è una scelta. Non vogliamo mettere delle norme. Il tuo aspetto è la tua scelta. Per questo non diciamo che sono abito per le donne o gli uomini. Noi creiamo per esseri umani, poi sono loro che decidono se va bene con la loro identità o no. In quel senso non lo determiniamo noi. Ci ispiriamo molto anche agli stilisti italiani. Uno su tutti, Giorgio Armani. Ci piacerebbe fare ancora più collaborazioni, perché pensiamo che amplifichino il messaggio. Abbiamo fatto delle collaborazioni con artisti iraniani e per la collezione estiva abbiamo collaborato con un’artista Kazaka».ì

«Prima si parte con l’informare la gente e poi quando le persone sono ben informate su un tema allora possono prendere una posizione giusta. I giornalisti, quelli che creano i contenuti, sicuramente hanno questa grande responsabilità, trasmettere le voci che sono soffocate o più deboli. Questo è un grande aiuto. In generale, non solo per gli iraniani, perché stanno succedendo cose brutte in tutto mondo. Dobbiamo ricordarci che siamo tutti uguali, che magari ci comportiamo diversamente perché siamo esposti a diversi contesti. Non c’è una razza migliore o una religione migliore. Il dolore dell’altro, deve farti dolore. Non puoi essere neutrale, indifferente. Se perdiamo il senso di umanità, perdiamo tutto».

lavorazioni in legno tipiche dell_Iran, Pairi Daeza
lavorazioni in legno tipiche dell_Iran, Pairi Daeza
Artigiano iraniano intento nella tintura dei capi, Pairi Daeza
Artigiano iraniano intento nella tintura dei capi, Pairi Daeza
Stampi per ricami, decori persiani, Pairi Daeza
Stampi per ricami, decori persiani, Pairi Daeza
Stampe a mano dei segni zodiacali, Pairi Daeza
Stampe a mano dei segni zodiacali, Pairi Daeza

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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