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Model walks down the stairs during Louis Vuitton Cruise 2025 Parc Güell Barcelona
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Louis Vuitton Cruise 2025: l’archeologia del futuro di Ghesquière al Parc Güell di Barcellona

L’Art Nouveau di Gaudì secondo Ghesquière, la Cruise 2025 di Louis Vuitton sfila a Barcellona – architettura storica e mecha design sono lo sfondo di un’operazione romantica e di business

«Possiamo risvegliare gli abiti di ieri e infondere loro lo spirito di oggi?»: l’archeologia del futuro di Nicolas Ghesquière al Parc Güell di Barcellona

«Vuitton è un marchio che può viaggiare attraverso lo spazio e il tempo». È novembre 2013 quando, all’indomani della nomina a direttore creativo della Maison Louis Vuitton, Nicolas Ghesquière si presenta alla corte di Monsieur Arnault – CEO del conglomerato LVMH, laddove le prime due lettere sono acronimo della stessa Maison – nella veste di time traveller, di guida nello spazio-tempo, di autore di vesti passatiste e futuribili. Ascrivibile alla stessa linea di discendenza di Versace, Gautier e Mugler, Nicolas Ghesquière è, da sempre, un revivalista, un esponente di quell’ «estetica del mixing» che tende a fondere con disinvoltura tessuti indiani e manga, streetwear e archetipi storici, in un generale cortocircuito che spesso confonde, ma più spesso incanta. Un nostalgico, Ghesquière, con la necessità di rielaborare quel vortice di fantasie nelle suggestioni degli abiti – per sua stessa ammissione, la moda è stata una fissazione fin dall’adolescenza. Fra le tante citazioni che lo riguardano, una, di forma interrogativa, rende particolare testimonianza del suo spirito da viaggiatore nel tempo: «Possiamo risvegliare gli abiti di ieri e infondere loro lo spirito di oggi?».  

La soluzione è quella che potremmo definire un’archeologia del futuro, un mixing fra il qui e ora, e il là e allora, fra architettura storica e mecha design. I due mondi, quello della storia, con le sue morfologie conservatrici, e quello della meccanica, con le sue grafiche ad alta definizione, si tengono insieme nell’estetica di Ghesquière, dove il collante è dato dalla scelta del luogo. Scenografie sempre diverse – l’anno scorso si era trattato dei giardini dell’Isola Bella, sul Lago Maggiore – a rendere giustizia alle sonate del tempo del maestro Ghesquière. Come spiegato dal critico di moda Fabriano Fabbri, nella sezione dedicata allo stilista all’interno del volume La moda contemporanea (2021), «[…] per chi intona la sonata del tempo è decisiva, se non fondamentale, la funzione di un’adeguata atmosfera scenografica, di una quinta teatrale idonea a incorniciare i soggetti di ispirazione del designer». Non fa eccezione la quinta teatrale della sfilata Resort 2025: il Parc Güell di Barcellona, adeguato per diversi motivi.

La collezione: ruvidità e contraddizioni di forma – le ispirazioni al di là di Gaudì

Sotto al tetto mosaicato della Sala Ipostila di Parc Güell, tra dispositivi surrealisti, simboli esoterici e animali fantastici, Nicolas Ghesquière ha fatto ciò che gli riesce meglio: mescolare registri di espressione lontani e appiattirli in motivi grafici. Nell’ impacchettamento culturale confezionato per la sfilata Resort 2025 vi erano i pittori Velázquez, Goya e Zurbarán, la filmografia d’avanguardia di Luis Buñuel, il thriller psicologico di Rodrigo Sorogoyen As Bestas (2022) e l’America’s Cup di Barcellona, di cui Louis Vuitton è lo sponsor principale – questi i nomi citati da Ghesquière nel tradizionale intervento pre-sfilata. «Volevo rispettare il luogo in cui ci troviamo. Amo che questo paese evochi concretezza e rigore, e nel contempo parli di libertà, giovinezza e una certa stravaganza» – ha infine postillato.

La contraddizione di Ghesquière, uno stilista noto per le sue geometrie precise e asimmetriche, da trattamento neominimale e rigore fantascientifico, che sceglie l’opera di un architetto fluido di forma come La di ispirazione, non è passata sottotraccia. Ci si è chiesti come tale contraddizione potesse risolversi, ma, infine, si è svolta solo a metà. Se è evidente che la parte di Gaudì, sebbene nel discorso pre-sfilata non venga citato, sia quella della libertà, della giovinezza e della stravaganza, a guardare la collezione Ghesquière non sembra essersi allontanato dalla sua solita rigidità di forma. Da magnete della citazione quale è, tale rigidità è stata invece ricercata in altri autori – Velázquez, Goya e Zurbarán e gli altri nominati. In sintesi, Gaudì ispira la collezione solo nella misura in cui questa è suggerita da figure spagnole di ogni sorta, secondo quella linea eclettica che costituisce l’asse di connessione Ghesquière-Gaudì.

La collezione: una derrata passatista filo-spagnola

Le prime uscite della Resort 2025 si pongono nel solco della migliore tradizione d’autore, con colori neutri, lievi strutturazioni a clessidra e guaine di tessuto aderente dovute a quella tendenza di Ghesquière a non allontanarsi mai troppo dal corpo. Su questa base, liscia e per così dire lineare, lo stilista ha posto innesti di ruvidità per tramite di apparizioni ornamentali e assaggi passatisti. Cappelli di paglia da mandriano del Sud America, occhiali da corsa specchiati, colletti e spalle imbottite anni Ottanta – quelli della giovinezza di Ghesquière – protuberanze ed esuberanze materiche – come nelle gonne e nelle maniche a palloncino di alcuni abiti – e drappeggi chiaroscurali sono gli strumenti di tale ruvidità di forma. A ciò si sono poi aggiunti, a metà défilé, tocchi equestri – particolarmente nei pantaloni modello jodhpur e negli stivali da equitazione – pois, volant e altri elementi da ballerina di flamenco – uno dei tanti cliché da turista in terra spagnola. Nel campo della moda, l’unico designer  spagnolo di cui si trova traccia nella collezione è Paco Rabanne, che Ghesquière ha omaggiato con una gonna in pizzo bianco semi-destrutturata e ricostruita con ganci metallici. La stratificazione delle ispirazioni si è infittita ulteriormente sul finale, con stampe a mosaico – forse l’unica vera concessione all’arte di Gaudì, oltre alla scelta del set al citato mixing delle arti – vernici sature, sete ultramarine e smeraldi, in una derrata passatista marcatamente filo-spagnola.

Model walks for Louis Vuitton Cruise 2025, detail on bag and boots
Louis Vuitton Cruise 2025

Fra l’Art Nouveau di Gaudì e l’estetica ruvida del mixing di Ghesquière

Dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1984, Parc Güell doveva essere un parco-giardino in stile inglese – questa era stata la richiesta dell’imprenditore catalano del tessile Eusebi Guëll all’architetto Antoni Gaudì. Al suo interno era prevista la costruzione di una zona residenziale per ospitare le case – circa sessanta – delle famiglie cittadine più illustri, tra cui quella dei Guëll. La descrizione del progetto originale richiede il condizionale perché le case costruite furono, infine, solo due, mentre il progetto non decollò mai veramente. Le motivazioni vanno ricercate nella mancanza dei fondi necessari e nel progetto della Sagrada Familia, che finì con l’assorbire ogni impegno di Gaudì, lasciando fuori il resto. Nel 1922 il parco, cui rimase il nome della famiglia del committente Guëll, venne acquistato dal comune di Barcellona, che ne fece un luogo di interesse pubblico (e di moda).

Seppur mai terminato, Parc Güell rimane espressione di quello stile modernista alla Gaudì, dove una tecnica antica come il mosaico e tracciati curvilinei da navetta aerospaziale, quando ancora di spazio non si parlava, hanno ragione di convivere. Le superfici di quanto è stato edificato sono state in gran parte realizzate secondo la tecnica del trencadìs, una pratica decorativa che utilizza frammenti di ceramica e di vetro colorati a mo’ di mosaico. Un’arte di recupero ante litteram, motivata dall’impiego di materiali di scarto, su cui Gaudì impresse forme di animali fantastici, nature surrealiste e modelli di architettura antica. Archi artificiali, pilastri con forma di stalattiti, tetti a forma di fungo, colonne – cento per l’esattezza – in stile dorico, a reggere un soffitto tempestato di simboli mitologici. Il punto di tangenza fra l’Art Nouveau di Gaudì e l’ estetica del mixing di Ghesquière risiede in un certo gusto per l’eclettico, in una capacità di far collidere, l’uno in architettura, l’altro nel vestire, i codici delle archè con parabole da ritorno al futuro. E poi c’è quella storia secondo cui sarebbe stata la moda a porre Gaudì sulla strada di Eusebi Guëll. Pare infatti che, osservando la vetrina di un negozio di guanti realizzata da Gaudì, Guëll ne sarebbe rimasto colpito al punto da sceglierlo come autore del suo progetto abitativo, pur senza conoscerlo.

L’asse Louis Vuitton–Barcellona nella storia

Le connessioni tra il luogo della sfilata e la Maison Louis Vuitton non corrono sull’unico binario Ghesquière–Gaudì. Non più tardi del 1920 George Vuitton, uno dei padri fondatori della Maison, nonché il coniatore del logo LV, avrebbe fatto costruire la sua residenza familiare ad Asnières-sur-Seine secondo i precetti del modernismo catalano: è nota la sua definizione di Gaudì come architetto «moderno per i moderni». All’Esposizione Universale di Barcellona del 1929 il legame fra la città catalana e la casa di moda, allora produttrice di soli bauli e valigie, si rafforzò ulteriormente con il premio speciale conferito a Gaston-Louis Vuitton, figlio di George Vuitton. Già allora gli articoli logati dall’acronimo LV erano considerati beni di lusso, apprezzati per il loro modernismo, in sintonia con l’arte spagnola. Seguì, nel 1987, l’apertura della prima boutique Louis Vuitton di Barcellona, primo passo di un’espansione che vide concretezza nel 2003, con la costruzione di un negozio di quasi cinquecento metri quadrati sul Passeig de Gràcia, oggi sinonimo di Francia in territorio catalano.

Il business delle sfilate Cruise, oltre la moda

Una lettura pratica, motivata dal sottotesto del business. Per tradizione, le collezioni Cruise e Resort, pensate per i clienti più abbienti abituati a viaggiare durante l’anno in località esotiche, sono un’occasione per la case di moda di avvicinarsi a nuovi mercati, o rinnovare – come in questo caso – un racconto che affonda le sue radici nel passato. Già dal 2022 è in corso un’ulteriore espansione da parte del marchio Louis Vuitton in Spagna, presto sancito dalla costruzione di un nuovo stabilimento di ottomila metri quadrati alle porte di Barcellona, in sostituzione di quello precedente di soli tremila. In tale operazione di rafforzamento del brand – un’operazione tutt’altro che estetica, quanto di business – la vendita del sogno è fondamentale, laddove il sogno sono gli abiti, l’artefice è Nicolas Ghesquière e la scenografica è Parc Güell.

Model walking for Louis Vuitton Cruise 2025 show, Nicolas Ghesquière, at Parc Güell Barcelona
Louis Vuitton Cruise 2025

Stella Manferdini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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