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1934-35, Villa Medea, Tomaso Buzzi
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L’oblio come protezione della bellezza: l’architettura dimenticata di Ronchi e Poveromo

Massimiliano Nocchi e Silvia Nicoli, autori di Le ville di Ronchi e Poveromo architetture e società 1900-1970 raccontano i luoghi amati dagli intellettuali anni Cinquanta, tra le Apuane e il mare

Un parco architettonico diffuso vista mare. Quale futuro per Ronchi e Poveromo?

Il contrappasso per Ronchi e Poveromo sembra essere quello di un luogo rimasto inalterato nella sua essenza grazie alla dimenticanza. L’oblio è il prezzo da pagare per non essere stravolti? Si pensi al destino della vicina Forte dei Marmi: spesso le mode non guardano con riverenza all’identità storica di un luogo, ma la violentano. 

Ronchi e Poveromo: dove si incontrava la classe dirigente della futura Repubblica italiana 

Gran parte dell’intellighenzia italiana del secolo scorso scelse di prendere dimora o frequentare Ronchi e Poveromo, due frazioni litoranee del comune di Massa al confine con la Versilia. Tra les estivants del tempo Anna Banti e Roberto Longhi, Enrico Galassi, Alberto Savinio, Lavinia Mazzucchetti, traduttrice dell’Opera Omnia di Thomas Mann, Adriano Olivetti, Marcel Fleishman, Walter Benjamin, Pietro Calamandrei, Pietro Porcinai, i Malipiero, i Savinio, i Mastrocinque, i Ferrari, i Kechler e ancora, Italo Calvino, Ignazio Silone, Eugenio Montale, Piero Citati, Giulio Einaudi, Ferruccio Parri, Eugenio Scalfari e Giorgio Mondadori. Mino Maccari affermò che tra Ronchi e Poveromo si stesse organizzando la classe dirigente della futura Repubblica Italiana. 

Otium letterario, non shopping compulsivo. Riposo, non ostentazione

Qui fino al 1934 non vi erano strade né il battuto viale a mare. Le ville di Ronchi e Poveromo si dispongono in una ordinata scacchiera di blocchi verdi, al cui ideale centro sorgono abitazioni in sintonia con la fauna mediterranea. Incontaminato e selvaggio, il terreno delle prime ville si estendeva sino al mare, poi a metà degli anni Trenta l’inizio dell’urbanizzazione. Si susseguono decadi caratterizzate da un riserbo estivo, dal villeggiare con sobrietà. Comodità, non lusso. Otium letterario, non shopping compulsivo. Riposo, non ostentazione. Quietudine, non baccano. 

Conversazione con Massimiliano Nocchi e Silvia Nicoli, autori de Le ville di Ronchi e Poveromo – architetture e società 1900-1970

A partire dal 2014, Massimiliano Nocchi e Silvia Nicoli ripercorrono le vicende architettoniche e sociali di Ronchi e Poveromo, La ricerca è culminata con la pubblicazione Le ville di Ronchi e Poveromo – architetture e società 1900-1970 (Pacini Editore, 2020). Il testo ricostruisce le vicende dello sviluppo insediativo in questa porzione di territorio costiero. Un atlante fotografico nella parte centrale del libro illustra alcune delle case più notevoli. La parte finale comprende un inventario di oltre settanta abitazioni, che sono state censite e localizzate nella mappa allegata alla pubblicazione. L’evoluzione del paesaggio e la costruzione di nuove dimore a partire dagli anni Venti del Novecento si conferma legata alla presenza di figure di rilievo della cultura italiana. 

Ronchi e Poveromo: situazionismo in bicicletta

Il miglior mezzo per muoversi tra Ronchi e Poveromo è la bicicletta. Si possono eseguire ricognizioni e perlustrazioni al ritmo di pedalate guidate dalle peculiarità sensoriali che il luogo emana. Un flâneur su due ruote, che avanza e procede per intuizioni o curiosità. Una psico-geografia che tanto interessava i situazionisti come Guy Debord durante gli anni Sessanta. 

Per Massimiliano Nocchi, «Ronchi e Poveromo sono considerati un’enclave, una realtà a sé rispetto al territorio comunale e di fatto sono una micro-società abitata da pochi residenti e villeggianti. A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta chi sceglieva questo tratto di costa apuana come luogo di buen retiro trascorreva le giornate in riservatezza, tra le estensioni di verde attorno alle ville in cui abitavano che raggiungevano il mare». 

«La parte della pineta con le ville disseminate nella sua estensione è rimasta più o meno intatta nel tempo, anche perché da un punto di vista urbanistico la zona è tutelata da vincoli paesaggistici», afferma Silvia Nicoli. 

Un microcosmo di settantuno dimore, un memento per la collettività

Il libro, frutto di sei anni di ricerca, si conclude con un inventario di settantuno dimore che si sviluppano lungo due chilometri costieri e all’interno della pineta adiacente. Una wunderkammer architettonica a cielo aperto che rivive attraverso gli edifici che «sono un memento per la collettività – afferma Nicoli. – La storia che abbiamo scelto di ripercorrere è partita dalla ricognizione, non facile, delle case che sorgono sparse nella pineta. Una caccia al tesoro con cui si è raccontato della loro architettura e di chi le ha abitate. Il libro vuole essere un attivatore di memoria. Dopo la sua pubblicazione molte persone ci hanno contattato, hanno scambiato fotografie o informazioni. Non volevamo limitarci a un testo d’architettura ma sensibilizzare attorno al fattore socio-culturale che si è sviluppato attorno a queste ville. L’architettura per le personalità che hanno vissuto tra Ronchi e Poveromo era uno spazio identificativo, l’architettura trasformava una condivisione di ideali in atto materiale». 

La villa di Andrea de Chirico, in arte Savinio, progettata Enrico Galassi, e villa Medea di Tomaso Buzzi

Nocchi e Nicoli hanno individuato dieci landmarks, tra cui una sorta di Cabanon di Le Corbusier: «piccola, quasi uno studio d’artista è una delle più rappresentative quella di Savinio – fratello di Giorgio de Chirico – progettata dal romagnolo Enrico Galassi; quest’ultimo, per la prima volta alle prese con la progettazione architettonica, predilesse andamenti curvilinei, come il muro esterno a forma di esse, ispirato dalle linee delle dimore nell’isola di Ibiza. Casa Savinio testimonia una condivisione di ideali tra committente e progettista che realizzarono insieme una casa di dimensioni contenute immersa nella vastità della pineta».

Silvia Nicoli aggiunge: «Tutt’altra peculiarità è Villa Medea. Progettata da Tomaso Buzzi, che scrisse con Ponti il primo numero di Domus. È caratterizzata da un disegno monumentale che si colloca tra la tendenza internazionale del razionalismo e un gusto classicista in cui riecheggia tutto il novecentismo milanese in architettura». 

Tra il Mar Ligure e le Apuane, dove Calamandrei scriveva la Costituzione

Un’altra unicità degli edifici che sorgono tra Ronchi e Poveromo è la ben visibile presenza delle Apuane. Vette che guardano verso il mare e si iscrivono nel genius loci del paesaggio. Ricorda Nocchi: «Calamandrei scrisse parti della Costituzione nello studio finestrato della sua dimora di fine anni Trenta. Nei suoi scritti ricorda come bastasse volgere lo sguardo per abbracciare visivamente le Apuane, verso cui i villeggianti si dirigevano spesso per gite montane». 

La Pergola o il Cipriano: non solo case private ma luoghi della convivialità da tutelare

Primeggia la natura tra Ronchi e Poveromo in cui ci si incontrava e si discuteva di svariati temi, dalla politica all’arte e alla letteratura. Questi momenti di relazione in luoghi di aggregazione spontanea non esistono più come nota Nocchi: «C’erano la Pergola o il ristornate Cipriano. Della Pergola, frequentata e amata per le pietanze servite dalla signora Maria, è rimasto un registro creato su iniziativa di Anna Banti, in cui vi sono le firme di Montale, Scalfari o Moravia. Oggi è conservato dagli eredi fiorentini del locale che fu, trasformato poi in abitazione privata». 

Nel 1961, a tutela delle peculiarità materiali e immateriali di questi luoghi un gruppo tra residenti e frequentatori abituali di Ronchi e di Poveromo hanno fondato la Società degli Amici dei Ronchi e Poveromo così da «difendere e proteggere le zone di Ronchi e Poveromo, che sono rimaste quasi le ultime a conservare le più rare caratteristiche del paesaggio costiero della Versilia: dalla veduta delle Alpi Apuane alla costa da Viareggio a Porto Venere». Oggi l’associazione è presieduta da Luigi Marzotto Caotorta e «l’anno scorso è stata organizzata una prima apertura al pubblico di due ville attraverso un evento pubblico. La disponibilità dei privati è ovviamente essenziale per questo tipo di iniziative. È da sottolineare anche come alcuni edifici siano in stato di abbandono, tra cui la ex casa-albergo Villa Irene». 

L’erosione costiera tra Ronchi e Poveromo 

Oltre alla fortemarmina Capannina di Franceschi, negli anni Sessanta il locale notturno e stabilimento balenare Oliviero ospitava sul lungomare concerti di Domenico Modugno, Mina, Patty Pravo, Ornella Vanoni; fu inoltre utilizzato da registi per le riprese con cast internazionali come Charlie Chaplin, Maurice Chevalier o Edward G. Robinson. Anche Dino Risi vi girò alcune scene di Una vita difficile (1961) con Alberto Sordi, «nel film si vede un lungomare d’altri tempi, senza selciato. Un luogo selvaggio e oggi sofferente per l’erosione costiera». 

La crisi e il dramma dell’erosione costiera ai Ronchi e Poveromo

L’erosione costiera è un tema che interessa anche l’Associazione Balenare Poveromo, l’assessore ai lavori pubblici e candidato sindaco del Comune di Massa Marco Guidi afferma: «La questione erosiva è di competenza della Regione Toscana poiché interessa tutta la costa. Tuttavia, la nostra zona è molto soggetta a questo fenomeno e l’amministrazione si interessa per limitare il danno. Le concause sono sia geologiche che umane, tra cui le attività del porto di Marina di Carrara. Si attua la difesa della costa attraverso i cosiddetti “pennelli”, scogliere verticali rispetto al litorale, e contestualmente si realizzano interventi annuali di riprofilatura o ripascimento al fine di riportare sabbia nelle celle che ne sono sempre più prive. La linea di costa sta arretrando visibilmente e rappresenta anche una perdita per il settore balenare. Cerchiamo di rallentare il più possibile il processo e di prevenirlo, è difficilmente arrestabile». 

Il futuro di un parco architettonico-letterario diffuso

Il contrappasso per Ronchi e Poveromo sembra essere quello di un luogo rimasto inalterato nella sua essenza, che è verità e non artificio, grazie alla dimenticanza. L’oblio è il prezzo da pagare per non essere stravolti? Perché chi riscopre, si pensi al destino della vicina Forte dei Marmi, le più volte non guarda con reverenza e bontà all’identità storica di un luogo ma la violenta. 

Per il futuro di Ronchi e Poveromo, Massimiliano Nocchi e Silvia Nicoli dopo aver eseguito questa ricognizione vorrebbero «creare un museo diffuso con uno spazio culturale che possa essere un nuovo punto d’incontro e da cui irradiare iniziative di comunicazione e conoscenza del patrimonio che è qui custodito. È necessaria una sinergia tra i privati e l’amministrazione». Secondo Marco Guidi, «è necessaria una pianificazione urbanistica e di sviluppo. Alcune strade devono essere ampliate o comunque rese più agibili, l’impianto delle fognature deve essere implementato. Ronchi e Poveromo necessitano di tutela, sono sempre stati un verde salotto culturale che merita di rinascere». 

Massimiliano Nocchi

Architetto, svolge l’attività professionale nell’ambito dell’architettura degli interni e dell’arredamento, della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica; alcuni suoi progetti sono stati pubblicati su libri e riviste di settore. È docente di Architettura degli interni presso il Politecnico di Milano, dipartimento di architettura e studi urbani; insegna Museografia e progettazione di sistemi espositivi all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dove dal 2020 tiene anche il corso di Progettazione di interventi urbani e territoriali.

Silvia Nicoli

Architetta, laureata con una tesi di rilievo 3D del Serapeo di Villa Adriana, si occupa del patrimonio culturale e della sua divulgazione digitale. Ha collaborato in Italia e all’estero a progetti di pianificazione e disegno urbano. Specializzata in Beni architettonici e del Paesaggio, si è dedicata ad interventi di rigenerazione di edifici dismessi. Ha curato la progettazione grafica per enti ed associazioni. Fa parte di Gams, un collettivo di architette ed architetti, che lavora sulle istanze della città e del territorio con i cittadini.

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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