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Guy Bourdin in mostra all'Armani Silos
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Guy Bourdin all’Armani/Silos: oltre lo scandalo, ciò che voleva descrivere è la vita

Suspense, surrealismo e saturazione, tra segni grafici e luce teatrale. Fotografie scattate per provocare – oltre cento opere di Guy Bourdin in mostra all’Armani Silos, selezionate da Giorgio Armani

Abbandonato dalla madre, Guy Bourdin sviluppò un’ossessione per il corpo femminile. Un corpo oggetto, sezionato, che di rado appariva nella sua interezza. Forse un immaginario legato alla scomparsa della moglie, morta suicida nel 1971. Nei suoi scatti il corpo delle donne è sulla scena, avvolto da una luce teatrale. Oltre cento immagini di Guy Bourdin, scelte da Giorgio Armani e The Guy Bourdin Estate sono in mostra all’Armani/Silos di Milano.

Guy Bourdin il protégé Man Ray

Guy Bourdin, né Guy Louis Banarès a Parigi nel 1928, fu adottato all’età di un anno da Maurice Désiré Bourdin, dal quale prese il nome. Approdò alla fotografia da autodidatta durante il servizio militare a Dakar, dove come cadetto della French Air Force sperimentò la fotografia aerea. Terminata la guerra nel 1951, di ritorno a Parigi, conobbe Man Ray di cui divenne il protégé.

Il movimento Dada e il surrealismo furono le influenze concettuali che condizionarono gli anni formativi di Bourdin, accanto a Man Ray. Suspense, immagini iper-sature. Composizione drammatiche e colori vividi. Immagini grafiche. Campagne con gambe e posteriori in mostra, create per provocare. 

Guy Bourdin e Helmut Newton a Vogue Paris

A metà degli anni cinquanta Bourdin fu notato da Vogue Paris. Iniziava a collaborare con la testata in contemporanea con Helmut Newton, che a proposito del collega scrisse ci completavamo a vicenda. Se ci fosse stato solo lui, o solo io, non avrebbe funzionato. Francine Crescent, ex caporedattore di Vogue, descriveva così il suo lavoro: Sapeva prima di chiunque altro che il sesso e la violenza sarebbero diventati i fattori più importanti della nostra società. Ma non credo che ciò che lo interessava, ciò che voleva descrivere, fosse la vita.

Le campagne pubblicitarie si riconoscevano per la libertà creativa: in primo piano l’idea dell’immagine, non il prodotto. Il background da pittore influenza la sua visione, lo studio dei colori e le composizioni sospese tra l’assurdo e il sublime. Mentre Bourdin lavorava da Vogue conobbe lo stilista Charles Jourdan, che divenne il suo mecenate; gli commissionò tutte le campagne pubblicitarie del suo brand di calzature dal 1967 al 1981. Protagoniste dei suoi scatti, gambe sospese, tagliate all’altezza del polpaccio, fluttuanti e senza corpo. Le scarpe erano spesso solo un tassello di una narrazione complessa. Prima la fotografia, il racconto e poi il prodotto. 

L’intento era stimolare il subconscio dello spettatore. Il titolo del primo lavoro pittorico di Guy Bourdin Chapeaux-Choc, Sconvolgimento di cappelli, dà il nome anche al primo editoriale da cui la sua tensione allo scandalo. Bourdin fece posare le sue modelle nel mercato della carne di Les Halles a Parigi con indosso le creazioni di Claude Saint-Cyr. Il contrasto tra le donne in abiti eleganti e cappelli a tesa larga e l’anormalità dello sfondo tra teste di mucche e pezzi di carne appesi a ganci metallici creò scompiglio tra i lettori della rivista. La collaborazione con Vogue durò più di tre decenni.

Nicolle Meyer, modella e musa di Guy Bourdin dal 1977 al 1980

Nel corso degli anni Sessanta, Bourdin iniziò a impregnare le sue fotografie di narrazione, allontanandosi gradualmente dai primi editoriali vivaci e patinati. Per il numero di giugno 1964 di Vogue, Guy Bourdin fotografa una modella in reggiseno davanti a uno specchio. Il corpo sfocato funge da cornice. Attraverso la semiluna del fianco si scorge il suo riflesso nello specchio. Cinematografica, questa immagine anticipa di oltre un decennio l’immaginario pulp della serie Untitled Film Stills di Cindy Sherman del 1977-80, rompe le convenzioni consolidate della modella (e del prodotto) rivolta direttamente verso la macchina fotografica.

Giorgio Armani ha selezionato cento fotografie insieme al The Guy Bourdin Estate per Armani/Silos

Le sale dell’Armani/Silos  sono suddivise in base ai colori predominanti nelle fotografie: intere sale dedicate a rossi, verdi e rosa. Un percorso espositivo che gioca con la forma decostruita e l’idea di composizione di Bourdin. Ventuno fotografie in bianco e nero testimonianao una capacità espressiva che si regge su linee compositive. Una sezione esplora l’amore di Bourdin per il cinema: la fascinazione per Alfred Hitchcock e il tema della ‘trama misteriosa’ elemento centrale della sua creatività. Fotografie di campagne pubblicitarie che ricordano scene del crimine o inseguimenti della polizia dalle note noir. Una narrativa costruita su elementi sensuali, provocatori, e scenari surreali ed inquietanti, associati a oggetti di moda. L’imprinting della pittura, prima arte di Bourdin, si ritrova negli accostamenti di elementi e colori, fotografie costruite come quadri surrealisti.

Giorgio Armani – Guy Bourdin all’Armani Silos 

«Questa mostra conferma la mia volontà di fare di Armani/Silos un centro di cultura fotografica contemporanea, includendo ciò che è prossimo al mondo Armani, ma anche ciò che ne è lontano. A prima vista, Guy Bourdin non è un autore a me vicino: il suo era un linguaggio netto, grafico, forte. Nella sua opera quel che si percepisce subito, in superficie, è la provocazione, ma quello che mi colpisce, e che ho voluto mettere in risalto, sono piuttosto la sua libertà creativa, la sua capacità narrativa e il suo amore per il cinema. Bourdin non seguiva la corrente e non scendeva a compromessi: un tratto nel quale mi riconosco io stesso, credo non ci sia un altro modo per lasciare un segno nell’immaginario collettivo», ha dichiarato Giorgio Armani.

Armani/Silos spazio per la fotografia contemporanea a Milano

Giorgio Armani nel 2015 per celebrare i suoi 40 anni di carriera ha inaugurato Armani/Silos a Milano, in Via Bergognone 40. Originariamente lo spazio espositivo era un granaio costruito nel 1950. Ora dopo la ristrutturazione lo spazio misura circa 4500 metri quadrati su quattro livelli dedicati alle migliori creazioni dello stilista e a mostre temporanee. «Ho scelto di chiamarlo Silos perché lì venivano conservate le granaglie, materiale per vivere. Così come il cibo, anche il vestire serve per vivere» ha spiegato Armani. In mostra permanente, una panoramica di oltre quarant’anni di carriera del designer, tra cui quattrocento abiti e duecento accessori dalle collezioni prêt-à-porter Giorgio Armani dal 1980 ad oggi.

Editorial Team

Le fotografie surrealiste di Guy Bourdin in mostra all'Armani SIlos
Le fotografie surrealiste di Guy Bourdin in mostra all’Armani/Silos
Guy Bourdin per Charles Jourdan, 1979
Guy Bourdin per Charles Jourdan, 1979

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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