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Maurizio Costanzo brucia la maglietta Mafia made in Italy durante la Staffetta Rai-Fininvest contro la mafia, 1991
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Maurizio Costanzo ha dato voce alla società italiana creando la televisione moderna

Con programmi come Bontà loro e il Maurizio Costanzo Show ha inventato il talk show: la parola al centro, alto e basso mischiati, lotta alla mafia e battaglie civili; la tv prima che il trash dilagasse

Garbo senza costrizioni, la televisione prima della vittoria del trash: la maniera di Maurizio Costanzo

Baffi, abito scuro con panciotto, camicia azzurra senza cravatta. Era il modo con cui Maurizio Costanzo si presentava agli spettatori. La maniera, la divisa. Una scelta che comunicava un atteggiamento: garbo, come dice l’abito scuro; libero da costrizioni, come dimostra l’assenza della cravatta. Era la televisione italiana prima che il trash l’avesse vinta. Dal 2018 la Treccani ha inserito fra i neologismi del suo dizionario l’aggettivo ‘costanzesco’: «Alla Maurizio Costanzo, giornalista, conduttore e autore», recita la didascalia. Perché Maurizio Costanzo ha inventato un ‘modo di essere’ che è diventato genere televisivo. Il salotto televisivo, il talk show all’italiana. 

Maurizio Costanzo, l’inventore del talk show, il ‘programma di parola’ italiano: su Rai1 va in scena Bontà loro

Il talk show è un genere televisivo basato sulla  presenza di un conduttore che intervista personaggi noti e meno noti. Il pubblico in studio è parte attiva del programma. È il 1976 e Maurizio Costanzo conduce in seconda serata su Rai1 Bontà loro: è il  primo esempio di ‘programma di parola’. Fino ad allora la televisione italiana era caratterizzata da una vocazione da un lato educativa e pedagogica, dall’altro spettacolare e d’intrattenimento – con ‘il varietà’ come unico formato. La tv era Istituzione e istituzionale. Costanzo per primo comprende il bisogno di confessarsi delle persone: tanto le celebrità quanto gli sconosciuti sono mossi dalla voglia di raccontare la propria verità attraverso il mezzo televisivo. Sessantatré puntate con ospiti da Umberto Agnelli a Marcello Mastroianni, da Tina Anselmi a Lina Wertmüller. Bontà loro è stato anche il primo programma televisivo in Italia a intervistare in diretta un presidente del Consiglio in carica: si trattava di Giulio Andreotti. Comprendendo prima di altri la forza della parola anche nel contesto televisivo, nel programma Costanzo rivolgeva una domanda-tormentone: «Che cosa c’è dietro l’angolo?», chiave per entrare in contatto con i suoi ospiti. 

Il Maurizio Costanzo Show: il salotto televisivo con al centro la parola

Bontà loro finisce nel 1978 per trasformarsi in altri due talk show: Acquario, in onda dal 1978 al 1979 e Grand’Italia, dal 1979 al 1980. L’anno successivo Costanzo passa al gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi, la cui divisione televisiva venne rinominata Mediaset. Qui, il 14 settembre 1982 conduce la prima puntata di quello che è ricordato come il suo programma più famoso: il Maurizio Costanzo Show. La prima innovazione apportata da Costanzo è quella di collocare la sede dello show in teatro, il Parioli di Roma. Questo passaggio non è secondario: la maniera di Costanzo prevede che il pubblico non sia più quello del varietà. Gli spettatori non sono più solo coreografici, ma parte attiva nel processo che porta la ‘parola’ a essere il fulcro della trasmissione. Nel Maurizio Costanzo Show il pubblico non è selezionato, sono presenti persone di ogni genere, età e status sociale. Il presentatore è il padrone di casa, colui che gestisce i turni di parola, che permette di intervenire dando sfogo così alla voglia di comparire di chi dovrebbe solo assistere.

Sul palco dello studio-teatro vi sono una decina di ospiti insieme a Costanzo. Celebrità, personalità di successo – anche solo temporaneo – gente comune. I personaggi noti vengono intervistati sulla loro vita pubblica e privata, ma nel corso della puntata sono tenuti a dare il loro punto di vista sui temi trattati, i più disparati.  La gente comune presente sul palco può intervenire se ha qualcosa da raccontare, storie personali o meno. Più una storia risulta d’impatto, più viene approfondita. Il Maurizio Costanzo Show deve la sua fortuna a questa natura ibrida: se il varietà era concepito come spettacolo, il talk si costruisce sulle parole, sulle storie. È grazie a questa struttura che Costanzo inventa un modo, una maniera, per raccontare la società italiana, che diventa essa stessa ‘spettacolo’. 

La realtà della mafia entra dentro la televisione, la Staffetta Rai-Fininvest contro la mafia

Il Maurizio Costanzo Show è stato il salotto mediatico dove l’Italia si è raccontata. Da quel palco sono passati nomi noti e meno noti, grandi personaggi della cultura, della politica italiana e internazionale, premi Nobel, musicisti, scrittori. Il suo successo è legato alla capacità di Costanzo di mettere in relazione ospiti diversi, unendo temi pop con altri molto più impegnati. Esempio di questo è stata l’attenzione che il programma ha riservato alla lotta alla mafia. Il 26 settembre 1991 Samarcanda, il programma di Michele Santoro, e il Maurizio Costanzo Show vanno in onda a reti unificate per una puntata contro la mafia in memoria dell’imprenditore Libero Grassi, assassinato da Cosa Nostra per aver rifiutato richieste di estorsione. È passata alla storia come ‘la staffetta Rai-Fininvest’. Tra gli ospiti anche Giovanni Falcone. Nel corso della puntata Costanzo bruciò in diretta una maglietta che portava la scritta mafia made in Italy

L’attentato di via Fauro del 14 maggio 1993

Il 14 maggio 1993 una Fiat Uno imbottita di novanta chilogrammi di tritolo fu fatta esplodere in via Ruggero Fauro a Roma, vicino al Teatro Parioli di cui Costanzo fu il direttore artistico dal 1988 al 2011. Mandante dell’attentato Matteo Messina Denaro. L’attentato non provocò vittime, ma ci furono ventiquattro feriti fra cui l’autista e una delle guardie del corpo di Costanzo. Nel 1992, un anno prima dell’attentato, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano si erano infiltrati tra il pubblico del ‘Maurizio Costanzo Show’ per studiare un possibile attentato all’interno del teatro. 

L’incontro con Maria De Filippi; la nascita della Fascino PGT

Dal quel 14 maggio 1993, Maurizio Costanzo non ha più preso la macchina insieme a Maria De Filippi. I due si erano conosciuti al Festival del cinema di Venezia nel 1990 per poi sposarsi con rito civile a Roma nel 1995. Era il quarto matrimonio per Costanzo: dopo quelli con Lori Sammartino, Flaminia Morandi, Marta Flavi. Lei 23 anni più giovane di lui e l’ambizione di diventare magistrato, fu Costanzo a convincere la De Filippi ad intraprendere la carriera televisiva. Insieme creano un sodalizio anche professionale che prese il nome di Fascino PGT Srl, società di produzione televisiva italiana di proprietà di Mediaset e di Maria De Filippi. La Fascino – Pgt ha esordito con la produzione del Maurizio Costanzo show nel 1982 su Rete4 prima, e su Canale 5 poi. Negli anni Costanzo-De Filippi hanno prodotto, realizzato e condotto numerosi programmi del piccolo schermo: Tutte le mattine, Buon pomeriggio, Amici,  Uomini e donne, C’è posta per te, Tú Sí Que Vales. Nel 2008 Costanzo ha ceduto le sue quote alla moglie e oggi la Fascino PGT Srl. è controllata al 50% da Rti (Mediaset) e al 50% da De Filippi.

Gli esordi, la carriera e i quattro matrimoni di Maurizio Costanzo

Un uomo dai molteplici talenti. Giornalista, scrittore, paroliere, sceneggiatore, conduttore radiofonico e solo infine presentatore televisivo. Quarantuno anni di televisione italiana. Più di quattromila puntate; il salotto mediatico del Maurizio Costanzo Show ha inventato e dato vita a tanti dei personaggi televisivi degli ultimi decenni come Vittorio Sgarbi, Claudio Bisio, Valerio Mastandrea. Costanzo inizia la carriera di giornalista nel 1956, a soli diciotto anni, scrivendo per il quotidiano romano Paese Sera. In seguito collabora con diverse testate, e a poco più di vent’anni è caporedattore del settimanale Grazia. Negli anni sessanta esordisce in Rai come conduttore radiofonico.

Per Mina nel 1966 scrive insieme a Ghigo De Chiara il testo di Se Telefonando, la musica è di Ennio Morricone. Negli anni Settanta e Ottanta è stato autore di diverse rappresentazioni teatrali e sceneggiatore di quattro film di Pupi Avati e di Una giornata particolare (1977) diretto da Ettore Scola, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Nel 1978 è anche regista di Melodrammore, interpretato da Amedeo Nazzari, nella sua ultima apparizione cinematografica. Negli anni Novanta esordisce in Mediaset, con il programma Guerra e Pace in onda su Canale 5 di cui diverrà Direttore artistico. Durante tutta la carriera televisiva non ha mai abbandonato l’attività giornalistica, scrivendo tra gli altri per Il Messaggero, Il Riformista, Panorama.

Editorial Team

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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