Helmut Newton. Machine Age, Thierry Mugler, American Vogue. Monte Carlo, 1995 Helmut Newton Foundation
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Siamo all’altezza della nostra cattiva reputazione: la fotografia Helmut Newton

Tra sensualità, nudo femminile e costruzione cinematografica. Il padre del porno chic con 250 materiali mai pubblicati – Helmut Newton nella mostra di Palazzo Reale a Milano

A otto anni, Helmut, scopre i quartieri a luci rosse e le prostitute

Sono gli anni Venti quando il giovane Helmut Newton – Helmut Neustädter – ad appena otto anni viene introdotto dal fratello maggiore nel quartiere a luci rosse di Berlino. Qui, l’incontro con la prostituta Red Erna, provvista di frustino e stivali inguinali, è solo il primo degli eventi scandalosi che scandiscono la vita di Helmut Newton. I suoi scatti sono infusi di una sensualità manierata. L’immaginario femminile da lui ritratto si compone di figure giunoniche che si stagliano nude o seminude sullo sfondo di ambienti sontuosi e strade cittadine. La scenografia così costruita restituisce un fondo cinematografico, in cui nulla è lasciato al caso e niente è da considerarsi fine a sé stesso. Duecentocinquanta fotografie, video, materiali d’archivio e pagine inedite della vita di Helmut Newton restituiscono nella mostra di Palazzo Reale a Milano un quadro limpido e cronologicamente ordinato di uno dei fotografi più divisivi e anticonvenzionali del suo tempo. 

Brassaï e Yva: le prime influenze e gli inizi di Helmut Newton

Newton nasce a Berlino nel 1920, da una famiglia ebrea medio borghese. È appena adolescente quando con alcuni risparmi acquista la prima macchina fotografica. In questa prima fase creativa appare evidente l’influsso di Brassaï e della sua narrativa fotografica intesa ad indagare le periferie cittadine, i luoghi dello scandalo e della prostituzione. Lo stesso sguardo voyeuristico si ritrova negli scorci paesaggistici e nelle prospettive di questi anni in cui la passione per la macchina fotografica portano Newton ad essere espulso dalla scuola per assenze e basso rendimento. 

Nel 1936 Elsie Neulander Simon, fotografa tedesca nota con lo pseudonimo Yva, specializzata nella fotografia pubblicitaria di moda, nudo e ritrattistica, accoglie Newton nel suo studio come apprendista. Illuminazione intensa, prospettive multiple e ambientazioni oniriche caratterizzano il catalogo di Yva, nel quale viene proposto un modello di donna protagonista e padrona del contesto. Di lei, Newton scrive nel suo diario «Nello studio Yva si comportava come la regista di un film. Gli assistenti preparavano la messa in scena, ma poi era lei a scattare». Tuttavia, il sodalizio tra i due si conclude già nel 1938 quando, con l’avvento delle leggi razziali, la famiglia di Newton è costretta a lasciare la Germania. 

Da Trieste, dove si imbarca su una nave diretta in Cina, inizia l’odissea del giovane fotografo che, dopo un breve soggiorno a Singapore, da cui viene allontanato per ordine delle autorità britanniche, approda nel 1940 a Melbourne, in Australia. Qui, terminata la guerra, apre il suo primo studio e conosce la modella e attrice June Browne con cui nel 1948 si unisce in matrimonio. Assumendo ufficialmente il cognome anglicizzato con cui è noto in luogo del tedesco Neustädter, negli anni Cinquanta inizia a collaborare con Vogue AustraliaVogue UKPlayboy e col fotografo di moda Henry Talbot. Il lavoro lo porta in seguito a Montecarlo, Los Angeles e a Parigi, dove si stabilisce definitivamente nel 1961. 

Helmut Newton fotografo di moda e di scandalo 

«La moda è stato il mio primo desiderio, sin da ragazzo». Un’ambizione mai taciuta e raggiunta negli anni Sessanta. Muovendosi tra i luoghi del jet set e spazi urbani comuni, tra interni lussuosi e rimesse di periferia, Newton racconta spaccati di realtà dai contorni surreali. Le sue fotografie di moda non si limitano alla costruzione di una bella cornice per abiti e accessori, bensì vanno oltre l’oggetto per mettere in scena storie cariche di inquietudine, sensualità ed erotismo. 

L’approccio del fotografo tedesco, eversivo e mai canonico, conquista le Maison che lo richiedono per le loro campagne: Yves Saint Laurent, Chanel, Mugler, Wolford, Dolce & Gabbana e Versace. I suoi scatti mettono a fuoco figure di donne, raffigurate in posizione di dominio rispetto alla circostanza in cui vengono inserite. Tra gli oggetti di scena sono frequenti corsetti ortopedici, selle di cuoio, fruste e manette. A ciò si aggiunge un ponderato utilizzo della luce e della messa in scena: «Investo molto tempo nella preparazione. Penso a lungo a ciò che voglio realizzare. Ho libri e piccoli quaderni in cui scrivo tutto prima di una seduta fotografica. Altrimenti dimenticherei le mie idee». Combinando moda e nudità, gli scatti di Newton si configurano come un documento sottile e ben studiato della ridefinizione del ruolo della donna nella società e della rivoluzione sessuale allora in atto. 

Se i più hanno saputo comprendere la visione di Newton, riconoscendo nella sua fotografie di moda indubbie qualità artistiche, è altrettanto indubbia la componente divisiva della sua professione. Difatti, il gusto per dettagli fetish ed elementi sado-masochisti gli hanno guadagnato la fama di enfant terrible. Così, se in molti hanno visto nei suoi ritratti un pensiero femminista e nei suoi nudi la rappresentazione di una forma di riscatto rispetto ad una società conservatrice che voleva la donna coperta fino alle caviglie, altri vi hanno letto misoginia. Tuttavia, come sottolineato da Newton a proposito delle affermazioni dei suoi detrattori: «Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione». 

Nudo e provocazione nelle raccolte fotografiche di Helmut Newton 

Gli scatti di nudo realizzati da Newton sono contenuti in un numero di raccolte fotografiche a scandire altrettante fasi della sua carriera. White Women, presentato nel 1976, è un volume monografico in cui il nudo femminile viene collocato all’interno del mondo della moda per documentare una nuova concezione della donna. La qualità degli scatti, seduttivi e quasi magnetici, gli valgono il prestigioso Kodak Photobook Award. 

Sleepless Night, pubblicato nel 1978, è un volume retrospettivo in cui Newton raccoglie i lavori più significativi realizzati per magazine e case di moda. Le modelle, ritratte esclusivamente fuori dagli spazi dello studio, sono interpreti di fermo immagini che paiono tratti da film crime o reportage, dove i movimenti bloccati avvertono l’osservatore di un’azione in corso. Le ambientazioni, spesso riconoscibili e dense di oggetti, ospitano non solo modelle integralmente nude o dalla nudità  suggerita, ma anche manichini e protesi così realistici da sembrare veri in modo straniante. 

Naked and Dressed, pubblicato nel 1981, è un invito a riflettere, attraverso la nozione visiva del dittico e il tema letterario del doppio, sulla funzione dell’abbigliamento nella società. Nella raccolta, l’accostamento tra modelli nudi e vestiti dispiegano in un racconto visivo quello che Newton esprime con le parole «Bisogna vestirsi per piacere, non per nascondere certi difetti». Nello stesso anno esce anche Big Nudes, in cui i manifesti della polizia tedesca per la ricerca dei membri dell’organizzazione terroristica RAF danno inizio e una singolare ricerca su dimensioni e sovradimensioni. L’utilizzo della misura della gigantografia inquadrata da una macchina di medio formato scaturisce in una delle sue serie più apprezzate, proposta in seguito in musei e gallerie del mondo. 

Helmut Newton padre del porno chic

L’ultimo decennio dell’attività di Newton è quello della totale accettazione. Se i riferimenti poco velati a pratiche erotiche con connotazioni porno sadiche e feticiste avevano fatto gridare allo scandalo negli anni Settanta, gli stessi trovano congedo negli anni Novanta con la ridefinizione di porno chic. Così, quella visione che all’epoca era percepita come trasgressiva, ora viene sdoganata. Dall’altra parte, considerare le fotografie di Newton come messe in scena di stile, o chic per l’appunto, finisce in questi anni con l’appiattire la loro carica eversiva ed irriverente. 

Helmut Newton ritrattista 

Oltre al nudo e alla moda, la macchina di Newton si è prestata anche alla ritrattistica. Lo stesso spirito inventivo e la medesima attenzione al dettaglio si presta in questo caso alle espressioni del viso e ai movimenti del volto. I soggetti, prestati dal mondo del cinema, dalla politica e dalla cultura in genere, sono tra i più noti dello star system: Catherine Deneuve, Claudia Schiffer, Gianni Agnelli, Paloma Picasso,  Anita Ekberg, Gianfranco Ferré, Ava Gardner, Leni Riefenstahl, Margaret Thatcher, e l’elenco potrebbe continuare. 

Helmut Newton a Palazzo Reale 

Helmut Newton. Legacy, la mostra ospitata nelle sale di Palazzo Reale a Milano, si configura come un’ampia retrospettiva sulla carriera di uno dei fotografi di maggior spicco del secondo Novecento. Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, in collaborazione con la Helmut Newton Foundation di Berlino, Helmut Newton. Legacy fa parte della Milano Art Week, la rassegna di mostre ed eventi coordinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, in collaborazione con miart, per la promozione dell’arte moderna e contemporanea. 

Curata da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation, e dal critico fotografico Denis Curti, la mostra si compone di duecentocinquanta opere, tra fotografie già note, scatti inediti, video, riviste, documenti ed estratti. Il percorso, scandito in sezioni cronologiche, permette di ripercorrere tutte le fasi della vita e della carriera di Newton per coglierne l’evoluzione con lo stesso sguardo voyeuristico che il fotografo aveva per i suoi soggetti. All’interno del corpus delle opere, particolare rilievo è stato dato alla selezione degli scatti di moda più discussi e anticonvenzionali. Col supporto di stampe a contatto e polaroid, l’esposizione fotografica vuole inoltre illustrare il processo creativo dietro al lavoro di Newton. Infine, materiali d’archivio, dichiarazioni e pubblicazioni speciali consentono di ricostruire il contesto in cui il fotografo e la sua arte si sono mossi. 

Helmut Newton. Legacy è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, in collaborazione con la Helmut Newton Foundation di Berlino. Curata da Matthias Harder e Denis Curti, l’esposizione fa parte della Milano Art Week, la manifestazione coordinata dall’Assessorato alla Cultura di Milano, in collaborazione con miart. Helmut Newton Foundation ha previsto un tour della mostra in musei europei e internazionali.

Stella Manferdini

Helmut Newton. Mansfield, British Vogue. London, 1967 Helmut Newton Foundation
Helmut Newton. Mansfield, British Vogue. London, 1967 Helmut Newton Foundation
Helmut Newton. Mansfield, British Vogue. London, 1967 © Helmut Newton Foundation
Helmut Newton. Mansfield, British Vogue. London, 1967 © Helmut Newton Foundation
Helmut Newton. Elle. 1967 © Helmut Newton Foundation
Helmut Newton. Elle. 1967 © Helmut Newton Foundation

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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