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Rolex Arts Festival ad Atene, nel solco di un risveglio culturale della città greca

Atene – la nuova Berlino, il Rolex Arts Festival, tra mostre, letture, installazioni sparse per la capitale greca ha riunito artisti dal mondo per celebrare i vent’anni dell’iniziativa Rolex Mentor & Protégé

Il risveglio culturale di Atene – la nuova Berlino

A partire dal 2017 Atene è entrata a far parte delle mete dell’arte contemporanea globale. Complice la mostra d’arte documenta 14, che quell’anno scelse la città come sede insieme a Kassel, in Germania. Uno dei simboli di questa rinascita è il Centro Culturale della Fondazione Stavros Niarchos, progettato dall’architetto Renzo Piano, e concepito con l’intento di ridefinire lo spazio pubblico di Atene. Il Centro ospita la Biblioteca Nazionale della Grecia e il Teatro Nazionale dell’Opera in un complesso premiato per la sostenibilità ambientale. Da qualche anno gli appassionati di arte contemporanea, inoltre, hanno iniziato a definire Atene ‘la nuova Berlino’. 

Durante i dodici anni di crisi economica del paese, la street art è divenuta un mezzo espressivo per far sentire la propria voce. I muri dei quartieri Psiri e Anafiotika sono ricoperti di murales, scritte e stencil. Designer e artisti provenienti da tutto il mondo si sono spostati nella capitale greca, dando vita a un nuovo fermento artistico. Nuove gallerie d’arte e vecchi musei riaperti dopo la crisi economica e quella sanitaria – come la Carwan Gallery e il Museo Nazionale di Arte Contemporanea (ΕΜΣΤ)– potrebbero rappresentare uno dei segnali di ripresa della Grecia dalla crisi economica che per 12 anni ha afflitto il paese. Dall’anno scorso il paese non costituisce più un sorvegliato speciale dell’Unione Europea: a fine aprile 2022, infatti, il governo greco ha restituito l’ultima parte del prestito ricevuto – 1,58 miliardi di dollari – al Fondo Monetario Internazionale. 

Il Rolex Arts Festival ad Atene 

Atene è stata scelta come sede per il Rolex Arts Festival, che si è tenuto a fine maggio. L’evento, tra mostre, letture, proiezioni e installazioni sparse per la città di Atene, ha visto riunirsi artisti da tutto il mondo per celebrare i 20 anni dell’iniziativa Rolex Maestro e Allievo, un progetto la cui finalità è quella di perpetuare il passaggio di conoscenze da una generazione di artisti a quella successiva. 

Iniziativa Mentor protégé Rolex

È il 2002 quando Rolex lancia l’iniziativa Mentor e Protégé con l’obiettivo di promuovere a livello internazionale la trasmissione delle conoscenze artistiche tra generazioni differenti. ll progetto si fonda sull’idea che l’arte sia un continuum, il risultato di un processo di scambio di saperi in cui ogni artista trova ispirazione in chi lo ha preceduto e viceversa. Ogni due anni una giuria di artisti seleziona cinque Maestri di rilievo internazionale nelle loro discipline. Spetta a loro, una volta selezionati in base a profili prestabiliti i finalisti, scegliere l’Allievo con cui lavorare per il biennio successivo. Le discipline in cui a maestri e allievi viene data la possibilità di confrontarsi, al fine di intraprendere nuovi progetti, spaziano dall’architettura alla danza, passando per il cinema, la letteratura, la musica, il teatro e le arti visive. 

Negli anni, romanzi, produzioni teatrali, coreografie e opere d’arte sono stati creati dagli Allievi grazie alla guida e al consiglio dei Maestri. Al progetto hanno partecipato 63 maestri e altrettanti allievi provenienti da tutto il mondo. Spesso i legami che si sono creati tra mentori e protégé sono durati nel tempo, oltre il biennio previsto dall’iniziativa e anche allievi di discipline differenti, così come i mentori, hanno consolidato solidi rapporti tra loro, creando così quella che Rolex definisce una “comunità globale di artisti”. 

Mentor Protégé 2023-2024: i partecipanti

El Anatsui, Bernardine Evaristo, Jia Zhang-Ke, Anne Lacaton e Dianne Reeves: questi i cinque artisti che sono stati selezionati come Mentori nell’edizione 2023-2024 dell’iniziativa Rolex Maestro e Allievo. Lo scultore ghanese El Anatsui ha scelto l’artista visiva sudafricana Bronwyn Katz come protégé; la scrittrice britannica Bernardine Evaristo ha scelto la scrittrice ghanese Ayesha Harruna Attah; il regista cinese Jia Zhang-Ke ha scelto il regista filippino Rafael Manuel; l’architetto francese Anne Lacaton ha scelto l’architetto armeno-libanese Arnie Aprahamian e la cantante jazz statunitense Dianne Reeves ha scelto la cantante e compositrice sudcoreana Song Yi Jeon. 

Alcune coppie Mentor-Protégé delle ultime edizioni 

«Ho ammirato il primo libro di Barrett, Young Skins, e così per due anni, grazie all’iniziativa della Rolex, abbiamo l’occasione di conoscerci, parlare e imparare l’uno dall’altro» così affermava, in un’intervista per Lampoon Magazine, lo scrittore irlandese Colm Toibin che nell’edizione del progetto 2018-2019 svolse il ruolo di mentore dell’allora scrittore esordiente Colin Barrett. Allo stesso modo l’architetto Sir David Adjaye – nato in Tanzania e cresciuto in Gran Bretagna – mentore nell’edizione 2018-2019, ha dichiarato a Lampoon, nell’intento di spiegare l’importanza che il rapporto maestro-allievo riveste in ogni produzione artistica: «non ho mai lavorato formalmente con un mentore, ma ho avuto nel corso della mia vita persone che mi hanno incoraggiato fin dai tempi della scuola, oppure che ho conosciuto da giovane e con le quali collaboro ancora»

Aduaye scelse come protégé la nigeriana Mariam Issoufou Kamara e l’aiutò nella progettazione di un centro culturale a Niamey, capitale del Niger. Attraverso dei workshop Kamara raccolse i desideri dei cittadini di Niamey e da qui sviluppò il centro culturale. Obiettivo: promuovere un’architettura africana dotata di una propria identità, priva di contaminazioni occidentali, frutto di anni di colonialismo e ingerenze culturali. Il centro fa da trait d’union tra i diversi strati sociali della popolazione nigeriana e ospita una galleria, un teatro, una sala ricreativa e la prima biblioteca aperta della città. Inoltre, per ridurre al minimo l’impatto ambientale del centro culturale Kamara ha utilizzato l’argilla e il terriccio del fiume Niger. Il lavoro, nato dalla collaborazione e dal dialogo tra Maestro e Allieva, venne poi presentato al padiglione Rolex della 17esima Biennale Di Architettura a Venezia. «Credo che l’architettura abbia a che fare con le persone» spiegava Kamara «Voglio creare spazi che le persone possano vivere e amare. Adesso lo sto facendo in Niger, ma potrei fare la stessa cosa dovunque. Lavorare con David mi ha aiutato a rendere il mio pensiero ancora più universale»

Mentor e Protégé 2020-2022

L’edizione 2020-2022 dell’iniziativa vide invece tra i suoi protagonisti artisti come il regista Spike Lee, che scelse come protégé il regista nativo americano Kyle Bell, proveniente dalla comunità tribale di Thlopthlocco Creek, in Oklahoma. «Volevo lavorare con un regista nativo americano – spiegò Lee – sono loro le persone davvero originarie di questo Paese e il cinema americano li ha messi a tacere, dimenticati, li ha trattati in modo orribile». Bell, nel corso del periodo di mentorato, è stato incoraggiato dal regista a seguire la propria voce. Lee oltre a guidare Bell come maestro, lo ha anche aiutato con la sceneggiatura di un cortometraggio su Jesse Ed Davis, un chitarrista della sua tribù che ha suonato negli anni Settanta con Jhon Lennon, George Harrison ed Eric Calpton. 

Nel campo del teatro, invece, troviamo la coppia formata da Phyllida Lloyd, regista teatrale e cinematografica londinese – celebre per aver diretto, tra le varie opere, una trilogia di Shakespeare al femminile e il musical Mamma Mia! –  e dall’allieva Whitney White, regista, attrice e musicista afroamericana. Le due artiste fin dall’inizio del mentorato, infatti, si sono confrontate sul futuro del teatro, stimolandosi e dandosi consigli a vicenda. All’indomani delle proteste del movimento Black Lives Matter, anche il mondo dell’arte è stato costretto ad interrogarsi su cosa fosse o meno giusto. Così anche Phyllida Lloyd si trovò, in quel periodo, a domandarsi se fosse corretto che lei, una regista bianca, dirigesse uno spettacolo sulla vita di Tina Turner. Attraverso il confronto con Whitney White le due artiste giunsero alla conclusione che una spinta verso una rappresentazione teatrale più equa fosse importante per permettere a tutti di far sentire la propria voce, di raccontare la propria storia, senza rinchiudersi in politiche identitarie. 

Anna Radice Fossati

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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