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Quanto sono lunghi 10 secondi? bias cognitivi e L’euristica della disponibilità

I bias cognitivi sono dei meccanismi di pensiero automatici che semplificano la valutazione del mondo circostante, dei processi mentali che possono portare a giudizi errati e decisioni sbagliate

Da palpeggiare per dieci secondi alla regola dei cinques secondi

Dopo aver infilato le mani nelle mutande di una studentessa minorenne, un collaboratore scolastico è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale poiché la molestia è durata solo pochi secondi. La procura però ha fatto appello contro la sentenza, non è detta l’ultima parola. 

Come nel caso della famosa ‘regola dei cinque secondi’, che porta a credere che il cibo caduto a terra per pochi istanti sia ancora commestibile, anche in questo caso il tempo diventa un metro di giudizio che fa riflettere sui bias cognitivi. A entrare in gioco in entrambi i casi è la cosiddetta euristica della disponibilità, che può influenzare la percezione delle persone portandole a sottovalutare la gravità di alcune azioni o comportamenti.

Il caso di molestia: l’assoluzione del collaboratore scolastico 

Nell’aprile del 2022 una studentessa dell’Istituto Cine Tv Roberto Rossellini di Roma, allora minorenne, aveva denunciato un collaboratore scolastico sessantaseienne per molestie, in quanto l’uomo le avrebbe infilato le mani nelle mutande mentre si trovava all’interno della scuola. A detta della ragazza l’uomo le avrebbe palpeggiato i glutei fino a sollevarla, provocandole dolore alle parti intime. Per tale gesto il pubblico ministero aveva chiesto una pena di tre anni e sei mesi per molestie, ma a un anno dal fatto la sentenza del giudice ha aperto le polemiche. La difesa del bidello ha sostenuto che si sia trattato di un contatto accidentale, un ‘scherzo maldestro’. Il tribunale ha accettato questa ricostruzione dei fatti, affermando non c’era alcuna intenzione di molestare la giovane.

Il collaboratore scolastico, è stato assolto ‘perché il fatto non costituisce reato’, con la motivazione che il palpeggiamento sarebbe durato solo una manciata di secondi e sarebbe stato privo di malizia. Per i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Roma pochi secondi non sono un lasso di tempo tale da essere considerato molestia e nella motivazione si legge che le modalità dell’azione ‘lasciano ampi margini di dubbio sulla volontarietà nella violazione della libertà sessuale della ragazzina, considerato proprio la natura di sfioramento, per un tempo sicuramente minimo, posto che l’intera azione si concentra in una manciata di secondi, senza alcun indugio nel toccamento’. Inoltre ‘appare verosimile che lo sfioramento sia causato da una manovra maldestra dell’imputato che, in ragione della dinamica dell’azione, posta in essere mentre i soggetti erano in movimento potrebbe avere accidentalmente e fortuitamente attivato un movimento ulteriore e non confacente all’intento iniziale’.

Il trend #10secondi e il caso del figlio di La Russa

Le motivazioni della sentenza, che arrivano a pochi giorni dalla denuncia per stupro nei confronti di Leonardo Apache La Russa, hanno scatenato numerose polemiche, poiché sono solo l’ultimo tassello di un discorso molto più ampio sulle molestie e sulla cultura dello stupro. Sui social le risposte non si sono fatte attendere: con il trend #10secondi, attori, influencer, attivisti, personaggi pubblici e semplici utenti hanno creato contenuti video in cui si auto-palpeggiano per dieci secondi – lasso di tempo arbitrariamente deciso in base alla sentenza che parla di ‘pochi secondi’ – con lo scopo di rendere evidente come il tempo non sia un fattore da considerare per quanto riguarda la violenza sessuale. 

La ‘regola dei 5 secondi’ è falsa

Pochi secondi sono anche alla base di una delle regole più conosciute, anche se non supportate da informazioni scientifiche reali. In verità si tratta di una bufala che, come spesso accade, è talmente radicata nell’immaginario collettivo da essere diventata una ‘legge universale’ di comportamento. La ‘regola dei cinque secondi’ segue il principio secondo cui il cibo che cade in terra per pochissimi istanti non sia passibile di contaminazione da parte di germi e batteri e, di conseguenza, possa essere ancora consumato in sicurezza se viene raccolto entro cinque secondi dalla caduta. 

Questa credenza è basata sull’idea, errata, che i batteri e altri agenti patogeni impieghino più di qualche secondo per contaminare il cibo caduto a terra, e che quindi sia possibile evitare la contaminazione raccogliendo il cibo entro un breve lasso di tempo. Essa è seguita anche e soprattutto in ambito familiare come precetto anti-spreco, anche se le evidenze scientifiche l’hanno da subito bollata come bufala. Gli esperti, infatti, sostengono che i batteri e gli agenti patogeni possono contaminare il cibo caduto a terra indipendentemente dal tempo trascorso. Inoltre, il rischio di contaminazione dipende da molti fattori, come il tipo di superficie su cui è caduto il cibo, la natura del cibo stesso e la presenza di germi e batteri nell’ambiente circostante. 

Caso di molestia e “regola dei 5 secondi”: il minimo comun denominatore è l’euristica della disponibilità

C’è un filo conduttore che lega l’ultimo caso di molestie, con la relativa assoluzione del molestatore, con quella regola dei 5 secondi che ogni famiglia conosce: l’euristica della disponibilità.

L’euristica della disponibilità è uno dei bias cognitivi più diffusi che porta a giudicare la frequenza o la probabilità di un evento sulla base della facilità con cui si possono richiamare alla mente esempi o informazioni a riguardo. In altre parole, si tende a ritenere più probabile un evento se, se ne è già sentito parlare o se si sono vissute esperienze simili in passato. Essa può influenzare la percezione del mondo in molti modi, ad esempio se si sente spesso parlare di casi di violenza si può ritenere che la violenza sia molto diffusa nella società, anche se i dati statistici dimostrano il contrario. Allo stesso modo, se si hanno avuto esperienze negative con una determinata categoria di persone, si può essere portati a giudicare negativamente tutte le persone appartenenti a quella categoria, anche se non hanno nulla a che fare con l’esperienza vissuta in passato. 

Colpevolizzare le vittime di violenza 

Anche se il bias della disponibilità può essere utile in molte circostanze, poiché consente di prendere decisioni rapide sulla base di informazioni già acquisite dall’esperienza, è anche vero che esso può portare a giudizi errati e ingannevoli se le informazioni a cui si attinge sono distorte o incomplete. Può portare a sottovalutare la gravità di un’azione o di un comportamento basandosi sulla brevità del tempo trascorso. Questo atteggiamento può essere dovuto alla difficoltà di considerare pienamente le conseguenze di un’azione che si è verificata in un breve lasso di tempo o alla tendenza a giudicare la gravità dell’evento sulla base di quanto facilmente esso viene ricordato o reso disponibile nella mente. 

L’euristica della disponibilità può avere come conseguenza una più o meno consapevole colpevolizzazione delle vittime di molestie sessuali. Questo è dovuto al fatto che le vittime possono essere viste come meno credibili se l’evento è avvenuto per un lasso di tempo breve, poiché si ritiene che abbiano avuto meno tempo per reagire o per rendersi conto di ciò che stava accadendo. Un atteggiamento di questo tipo può mettere in discussione la veridicità delle loro testimonianze e può portare a una minore protezione delle vittime di molestie sessuali.

Allo stesso modo, può creare una scorciatoia cognitiva che faccia credere che un alimento che tocchi il pavimento per pochissimi istanti non venga contaminato dagli agenti patogeni semplificando la valutazione del rischio riducendola a un mero fattore temporale. 

Bias cognitivi: cosa sono e perché sono dannosi

I bias cognitivi possono influenzare la percezione che si ha del mondo e delle persone, portando a fare scelte che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il benessere, nonché a problemi nelle relazioni e nella comunicazione. 

Uno dei più comuni, oltre alla già citata euristica della disponibilità, è il bias di conferma che porta le persone a cercare informazioni che confermino le loro convinzioni, ignorando completamente quelle che le contraddicono. Questo errore del pensiero può portare a una distorsione della realtà e a una chiusura mentale nei confronti di tutte le informazioni nuove e diverse. 

I bias cognitivi possono essere dannosi proprio perché spingono in modo del tutto inconsapevole a prendere decisioni irrazionali e ad assumere comportamenti rischiosi. Comprendere e prevenire questi meccanismi di pensiero è fondamentale per migliorare la capacità di comunicazione e di interazione sociale, ma anche per prendere decisioni che si basano sulla verità. 

Giorgia Sdei

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Senso del tatto

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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