Carlos Manuel Álvarez, Falsa Guerra, SUR, cover Daniela Tieni
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Come nasce la copertina di un libro che sfugge alle gabbie dei grandi editori italiani

Le case editrici indipendenti cercano nell’unicità piuttosto che nella serialità un linguaggio che trasforma il libro in oggetto da collezione, seguendo una tendenza tipica del mondo anglosassone

Per alcune persone i libri sono un’ossessione

Sono giorni che mi chiedo dove sia finito un piccolo manuale che avevo regalato a mio marito: Una pietra può soffrire? di Wolfram Eilenberger. È un breve saggio che riporta le conversazioni del filosofo tedesco con la sua bambina di cinque anni. È scomparso. Il libro, non il filosofo. Ho il terrore che sia in una valigia che ho perso durante un viaggio, eppure prima di partire l’avevo cercato senza trovarlo. Oppure l’ho messo in una borsa per leggerlo in tram mentre andavo a un appuntamento e lì è rimasto. Strano, sarebbe saltato fuori riordinando casa. Ma io so che non avrò pace finché non l’avrò ritrovato e, se così non sarà, dovrò ricomprarlo.

Perché compriamo libri?

Alcuni per leggerli, perché ci sono stati consigliati, per fare ricerche, studi, perché è una storia che ci intriga e che crediamo non ci deluderà, o per regalarli, come fossero un biglietto, un messaggio. Per il contenuto quindi, per le parole che troveremo all’interno. Altri invece, li compriamo perché sono belli. Perché abbiamo visto quella copertina da qualche parte e abbiamo pensato che quell’oggetto, in qualche modo, ci farà felici a prescindere. Lo avremo in casa e lo guarderemo con compiacimento. Come un mazzo di fiori che non appassisce o una foto che ritrae un momento speciale volato via. L’eternità, in un formato tutto sommato contenuto.

Un libro, un volto

Per riconoscere un libro e per permettere al lettore di riconoscersi in esso, ogni libro ha un volto, o un vestito, come lo definisce la scrittrice Jhumpa Lahiri in un saggio intitolato appunto Il vestito dei libri (Guanda, 2016). Lahiri ricorda la sicurezza che le dava, da piccola, indossare un’uniforme, sentirsi parte di un tutto: Fin da bambina ero cosciente della differenza tra un tipo di abito e l’altro: quello che usavo a scuola, in America, e i vestiti tradizionali che portava mia madre, che è rimasta legata alle sue tradizioni e che per questo risultava diversa. Un discorso che, applicato all’editoria, la porta a preferire, da lettrice e autrice, le serie e le collane: La copertina singola è un gesto audace. Nella collana c’è un linguaggio preesistente a cui si sente di appartenere, continua Lahiri. Aggiunge: L’appartenenza è un tema a me molto caro, che deriva proprio da un’ansia legata al mio sogno di essere parte di qualcosa: lingua, paese o cultura.

Giudicare un libro dalla copertina è una cosa brutta

Adelphi, Sellerio, Einaudi, la serie, la collana, la riconoscibilità, l’appartenenza a un mondo editoriale e di lettori che si riconoscono tra loro e che non hanno bisogno, come mi fa notare l’illustratrice Caterina Di Paolo, dell’immagine. «I loro lettori sono colti. Anche quando leggono un giallo leggono Malvaldi, Camilleri, Simenon. In quel mondo giudicare un libro dalla copertina è una cosa brutta». A volte la tradizione, l’immagine che prescinde dell’immagine creandone a sua volta una ancora più solida, di riferimento e che può persino trasmettere una certa soggezione, trae in inganno e non lascia percepire la novità, la ricerca. «Sellerio negli ultimi anni sta lavorando molto sullo scouting tra gli autori – pensiamo a Ben Lerner o a Bernardo Zannoni con I miei stupidi intenti che è un libro che magari ti aspetteresti più di trovare da Minimum Fax. L’identità grafica, sempre uguale a sé stessa, rende difficile, da fuori, percepire che le cose all’interno stanno cambiando».

Le copertine delle case editrici indipendenti 

Blackie edizioni, diretta da Mario Bonaldi, è la sorella milanese della barcellonese Blackie Books che inizia a pubblicare in Spagna nel 2009. «Noi lavoriamo con uno studio grafico di Barcellona che si chiama Setenta ma tutte le copertine sono ideate dalla casa editrice che dà indicazioni precise». Le copertine di Blackie sono cartonate, non hanno sovracoperte, usano materiali ricercati, bassorilievi, filigrane. «Sono lavorazioni costose, specialmente di questi tempi, ma una nostra prima edizione raramente va sotto le 4000 copie e questo ci consente di ammortizzare», spiega Bonaldi.

Blackie edizioni, diretta da Mario Bonaldi 

Un tratto che accomuna le pubblicazioni di Blackie è il font: il Caslon, lo stesso usato per scrivere la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776. «Il lavoro di Blackie con la tipografia non è comune in Italia – commenta Di Paolo. Esiste – pensiamo agli Struzzi di Einaudi o Stile Libero, ma fa parte di un sistema, di una gabbia, non è preponderante. Blackie da questo punto di vista fa un’operazione valida e attuale nel mondo di oggi.»

Prima ancora di averli in mano, spesso i libri si guardano su uno schermo. Sono francobolli su Amazon o begli oggetti da abbinare a sfondi creativi su Instagram. Un editore questo non lo può ignorare. «Amazon, che in realtà è un ottimo canale, ci penalizza un po’ – ammette Bonaldi – Per questo quando esce un titolo facciamo sempre diverse foto tipo still life e carichiamo più immagini. Instagram invece per noi funziona».

Blackie ha un’unica collana ma con il tempo alcuni elementi uniscono i loro titoli creando dei micro racconti visivi. È il caso ad esempio dei libri di Santiago Lorenzo, caso editoriale in Spagna nel 2018 con Los asquerosos (Gli schifosi), le cui ultime tre copertine sono state affidate all’illustratore Guim Tió. Messe accanto formano con i loro dorsi un’unica linea di orizzonte che unisce i diversi paesaggi rappresentati. Praticamente un quadro.

Lampoon – interviene l’illustratrice Caterina Di Paolo

«La mia casa editrice preferita è Penguin che fa quello che vuole con ogni copertina ma che negli anni cinquanta per prima si rese conto che i libri possono essere oggetti popolari come le sigarette, costare altrettanto poco, ed essere venduti nei baracchini della metropolitana», spiega Caterina Di Paolo che, oltre a essere illustratrice, è anche grafica e direttrice editoriale di Edizioni Tlon. Tre ruoli che la portano a volte a essere in conflitto con sé stessa nel momento in cui realizza una copertina. «All’inizio, quando proponevo una copertina illustrata e questa non veniva approvata ci rimanevo male, ma non ha senso perché bisogna fare ciò che è meglio per il libro».

«Da Tlon si traducono e pubblicano molti libri femministi e avere delle iconografie di riferimento, per quanto antiche e paludate come possono essere i colori brillanti dei romanzi rosa, mi aiuta a prendere altre strade. Il mio cruccio è pensare che i libri femministi siano letti solo dalle donne. Voglio sperare che offrendo un’immagine diversa di questi testi si riesca ad attirare anche un pubblico maschile».

Caterina Di Paolo, la copertina di Lacrime bianche/ferite scure di Ruby Hamad 

A sentire i racconti di Caterina Di Paolo viene voglia di partecipare a tutte le riunioni che vedono la casa editrice impegnata nel decidere quale volto dare ai libri che pubblicano. «L’ultima copertina alla quale abbiamo lavorato è quella di Lacrime bianche/ferite scure di Ruby Hamad, un libro molto duro che rivela come il femminismo bianco abbia ancora fatto i conti con il razzismo».. La prima versione di Di Paolo aveva in copertina un’illustrazione, poi tolta perché giudicata troppo ‘pop’. Da lì si è passati a rivedere il titolo, che inizialmente rispettava l’originale inlese White tears/brown scars, per dare al saggio, destinato a un pubblico già esperto e attento a queste tematiche, un’idea di accessibilità, e infine si è optato per la grafica, trasformando lo slash del titolo in una ferita che taglia diagonalmente la copertina. 

La copertina di Donne in viaggio di Lucie Azema 

Stesso processo per Donne in viaggio di Lucie Azema. La copertina della versione italiana ha dovuto superare, oltre che le discussioni interne a Tlon, l’approvazione della francese Flammarion che per prima ha pubblicato il testo originale Les femmes aussi sont du voyage. «Per realizzarla ho fatto una lunga ricerca negli archivi della New York Public Library che ha una sezione tutta dedicata alle mappe finché ne ho trovata una delle White Mountains che era perfetta per rappresentare l’incarnato del volto in copertina».

Lavorare a una copertina può portare via settimane – Daniela Tieni

Daniela Tieni, illustratrice di libri e albi come Il catalogo dei giorni e C’era una volta in Persia, racconta le sue diverse esperienze. «La copertina è la prima cosa che ti chiede un editore perché serve per la scheda di promozione. A fine lavoro nella stragrande maggioranza dei casi questa viene rivista, ripensata e stravolta». Nei libri che ha illustrato Tieni a volte per la copertina è stata disegnata una immagine particolare, come nel caso di Mitiche. Storie di donne della mitologia greca (La nuova Frontiera, 2020) mentre per altri, nonostante svariate prove e proposte, alla fine a funzionare è stata un’immagine interna. «È accaduto proprio adesso con Filemone e Bauci di Ovidio che uscirà a ottobre con Topipittori».

La ricerca iconografica subentra quando non si commissiona una copertina ma si decide di usare un’immagine preesistente. Per False Guerre, il nuovo romanzo di Carlos Manuel Álvarez, Edizioni Sur ha scelto una illustrazione di Tieni. «Sono cinque profili, l’avevo fatta diversi anni fa per accompagnare un articolo di politica della rivista Jacobin Italia». L’immagine rappresenta perfettamente il coro di voci diretto dall’autore cubano che racconta storie di esilio e frontiere.

Federica Bordoni, copertine per Iperborea

Federica Bordoni è il tratto di alcune copertine della collana Iperborei (Isola, Leggende groenlandesi, Fiabe faroesi), per lungo tempo l’unica espressione editoriale di Iperborea, rivista graficamente nel 2015: un formato iconico (10×20 cm) e una gabbia inconfondibile. Il lavoro di Bordoni è unico anche grazie ai colori che lei usa: «La mia è una palette di colori fredda, ogni tanto provo a variare ma poi torno sempre lì». Forse è anche per questo che la casa editrice legata alla letteratura nordica si rivede in lei. «Non ho mai trovato una casa editrice così attenta alle copertine – mi racconta Bordoni – Hanno una linea perfetta, pulitissima e sempre uguale». 

La collaborazione di Bordoni con Iperborea è nata con Isola, della giovane autrice danese Siri Ramva Hjelm Jacobsen, pubblicato nel 2018. «Quell’immagine era parte di un mio progetto personale che è stato visto dall’editore il quale mi ha chiesto se poteva essere usata perché, secondo lui, perfetta per il romanzo». La ragazza che emerge solo con gli occhi dall’acqua e la cui testa è una verde montagna con in cima delle casette è diventata poi un’icona che forse più di ogni altra rappresenta l’artista «C’è l’acqua, il nascondersi, l’isolarsi e la solitudine è parte integrante del mio lavoro. Credo che anche l’autrice si si sia riconosciuta perché all’epoca era stata molto felice della scelta» Bordoni riflette anche sul legame che lega un titolo a una copertina quando questa è frutto della ricerca iconografica: «Mi piace pensare che il romanzo e l’illustrazione siano nati senza sapere che un giorno si sarebbero incrociati e riconosciuti».

Vocedavecchia di Elisa Victoria, uscito in Italia a settembre 2022 con Blackie

Tra tutte le storie che le copertine nascondono c’è quella di Vocedavecchia di Elisa Victoria, uscito in Italia a settembre 2022 con Blackie. «La casa editrice – racconta l’autrice – mi ha chiesto se ci fosse qualche trama o pattern che potesse ricordare l’epoca del libro e io ho suggerito di usare un tessuto cucito da mia nonna che era sarta. A loro l’idea è piaciuta subito così sono andata a casa di mia madre a rovistare nel ripostiglio e ne ho trovato uno a strisce rosa e bianche con i fiori che ci ha fatto innamorare. Il vestito originale era uno dei miei preferiti e rispecchia appieno l’atmosfera estiva del romanzo.  Poco dopo la pubblicazione del libro è successo qualcosa di molto divertente e un po’ magico: la mia amica scrittrice Andrea Abreu ha trovato in un mercatino dell’usato di Madrid uno scampolo dello stesso tessuto. Sono corsa a comprarlo, l’ho fatto cucire e ora ho una nuova versione, da adulta, dello stesso abito di quando ero bambina».

«Credo che il nostro lavoro – riflette Bonaldi – offra al lettore una sorpresa ogni volta diversa, la prova che dietro ogni copertina c’è un progetto speciale, per creare un nuovo oggetto di una collezione. Per noi editori è un modo per continuare a divertirci ma è anche un modo di omaggiare l’autore e il testo facendoli sentire unici».

Mario Bonaldi

Mario Bonaldi è nato a Milano nel 1979. È laureato in Lettere all’Università Statale di Milano. Ha lavorato come staff writer per “Rolling Stone Italia” ed è il direttore editoriale di Blackie Edizioni.

Caterina Di Paolo

Caterina Di Paolo è nata in Friuli nel 1987. Ha studiato Filosofia del linguaggio a Venezia e Comunicazione e design per l’editoria all’Isia di Urbino. Lavora come grafica, illustratrice ed è coordinatrice editoriale di Tlon edizioni.

Daniela Tieni

Daniela Tieni è nata a Roma nel 1982. Laureata in Scenografia all’Università di Belle Arti di Roma e com un master in Arteterapia. Lavora come illustratrice freelance per riviste ed editori italiani ed esteri.

Federica Bordoni

Illustratrice e grafica pubblicitaria, vive e lavora a Trento. La sua firma è Febò.

Elisa Victoria

Giovane autrice spagnola, Elisa Victoria con il suo ultimo libro Vocedavecchia è in tour in Italia dal 18 al 24 novembre. Sabato 19 novembre alle 15.30 è al Circolo Filologico di Milano in occasione di BookCity.

Claudia Bellante

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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