Mare Fuori, scena tratta dalla terza stagione
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Da The O.C. a Mare fuori: come è cambiata in vent’anni l’estetica dei teen drama

Mare Fuori è riuscita a rendere sexy le fiction Rai: un successo dovuto all’unione di tematiche tipiche delle serie generazionali, racconto di formazione e fascino di Napoli e della sua cultura

Il successo di Mare Fuori; perché le sorti dei giovani di un carcere minorile hanno conquistato la Rai – quando per sexy si intende qualcosa che ci attrae irrazionalmente

«Lo Stato dovrebbe essere più sexy dell’illegalità» ha detto la giornalista Francesca Fagnani durante il suo monologo alla settantatreesima edizione di Sanremo. L’intervento al festival era costruito su testimonianze dal carcere minorile di Nisida: contro la repressione, la dispersione scolastica, a favore delle pari opportunità. Su quello stesso palco, qualche sera dopo, è salito il cast di Mare fuori, riportando di nuovo al centro del discorso il tema del carcere minorile e riscuotendo approvazione. La storia dei teen drama degli ultimi decenni può fornirci qualche risposta sul perché Mare fuori stia andando così bene.

Vent’anni fa la messa in onda della prima puntata di The O.C., l’eredità di Dawson Creek: anche se pudiche erano più che ma sexy 

Vent’anni fa, nel 2003, negli Stati Uniti andava in onda la prima stagione di The O.C.. Un anno dopo, nel settembre del 2004, Italia 1 trasmetteva la prima puntata della serie ambientata a Newport Beach che presto sarebbe diventata un fenomeno generazionale rimasto incastonato nell’archivio dei cult millennial. The O.C. raccoglieva l’eredità di Dawson Creek, andata in onda dal 1998 al 2003, variando sul tema adolescenziale del gruppo di amici e amiche che si ritrovano a vivere in quel periodo di formazione tra il liceo e la scelta dell’università. Questo è un punto in comune di tutti i teen drama che non è mai cambiato nell’arco di vent’anni: che si tratti di una scuola infestata dai vampiri, di un liceo nel quartiere Monteverde di Roma o di un carcere minorile a Napoli, la fascia di età è compresa in quell’arco esistenziale in cui la scelta per il futuro è un divenire. I sogni, le speranze, le volontà sono il motore del racconto teen perfetto, indipendentemente dall’estrazione sociale e dal luogo in cui si trovano i protagonisti.

Come l’avvento delle piattaforme streaming ha cambiato lo stile e l’estetica delle sexy serie teen

C’è un aspetto dirimente del consumo di serie televisive per adolescenti, che in diversi casi tra cui quello di Mare fuori, va oltre il confine generazionale – pensiamo allo spot involontario che ha fatto Chiara Ferragni condividendo sul suo profilo Instagram l’entusiasmo per la fiction. Fino a poco più di dieci anni fa, a dettare legge per i consumi era il palinsesto: il teen drama passava principalmente da Mediaset, in alcuni casi dalla Rai e nelle sue forme più underground, se così possiamo definirle, da MTV. The O.C. e Gossip Girl, i più seguiti del primo decennio degli anni Zero, entrambi su Italia 1, One tree hill, in onda su Rai 2 dal 2005 al 2012, Skins, antesignano di Euphoria, trasmesso da MTV nel 2008. Con l’arrivo delle piattaforme e della grande serialità il teen drama ha subito dei cambiamenti, come tutta l’industria audiovisiva: negli anni dieci del Duemila, infatti, erano le serie con produzioni quasi cinematografiche come Game of Thrones o House of Cards a fare da padrone nel panorama dell’intrattenimento. L’atmosfera volutamente artefatta e circoscritta del teen drama in stile Dawson’s Creek è diventata obsoleta, così come quella della sitcom, altro genere che negli ultimi anni ha perso notevolmente centralità. 

Le dinamiche della trama non cambiano: gli esempi da 13 Reasons Why, Sex education e Skam Italia fino a Skins e Misfits – dal pudico al sexy sensuale

Cambia la cornice che racchiude la trama con protagonisti i teenager ma non cambia ciò che viene raccontato: 13 Reasons Why, teen drama Netflix di successo tra il 2017 e il 2018, mette in scena un dramma adolescenziale che ha un gruppo di amici e nemici dello stesso liceo come set, nello stesso modo degli altri teen drama che l’hanno preceduto. Stessa cosa per Sex education, più recente e più tendente al comico, o per Skam, in particolare nella versione Skam Italia, che ha in comune con Mare fuori due cose, oltre che qualche membro del cast: entrambi sono ambientati in Italia, entrambi sono facilmente utilizzabili per meme e tormentoni su internet. 

Lo schema si ripete sempre in modo simile: gruppo eterogeneo di ragazzi e ragazze con età compresa tra i 15 e i 18 anni, un luogo comune dove trascorrere il tempo, un liceo, un carcere, una costruzione di più profili con cui ciascuno spettatore si può identificare a seconda del carattere che sente più affine. Pensiamo a Blair o Serena di Gossip Girl, diverse e complementari, o a Marissa e Summer di The O.C., due facce della stessa medaglia. Se poi nel teen drama di inizio millennio andava per la maggiore il contesto agiato, dalla lussuosa e assolata California alla coolness dell’Upper East Side, non si può dire lo stesso di altri prodotti simili che invece hanno esplorato non solo la normalità ma anche in un certo senso la dimensione sottoproletaria: in Skins e in Misfits, entrambe serie britanniche, troviamo alcuni esempi grazie a personaggi che provengono da realtà sociali in cui è forte il senso di disagio. 

L’elemento costante della sottotrama criminale e il suo ruolo nel percorso formativo dei protagonisti: da Ryan Atwood in The O.C ai giovani di Mare Fuori

Il disagio sociale permette di richiamare un altro elemento costante che lega in qualche modo questi vent’anni di teen drama e ci porta fino a Mare fuori. La sottotrama criminale, in alcune produzioni predominante e in altre semplice espediente narrativo, ha sempre giocato un ruolo nel percorso di formazione che segue i personaggi delle serie televisive per adolescenti. Che si tratti del passato violento di Ryan Atwood in The O.C. o della violenza subita da Hannah Baker, protagonista di 13 Reasons Why, l’evento tragico determinato da un’azione criminale, singola o di gruppo, può essere un carburante narrativo di grande efficacia. Mare fuori ha fatto di questo aspetto del racconto giovanile il perno della sua trama, racchiudendo in un unico ambiente isolato e autonomo, quello del carcere giovanile liberamente ispirato a Nisida, al contempo sia la parte di disagio giovanile, che quella romantica, oltre a quella che tiene in piedi qualsiasi racconto di formazione cioè l’aspirazione, l’ambizione al miglioramento e al raggiungimento di un obiettivo esistenziale.

Alla base del successo di Mare Fuori c’è l’estetica di Napoli

La materia su cui si fonda Mare fuori, che è passato da un buon successo su Rai 2 nel 2020 al record di streaming e di ascolti su svariate piattaforme, da Netflix a RaiPlay, è un ibrido tra diverse forme della serialità: una sceneggiatura scritta da maestri della fiction e della soap opera come Cristiana Farina e Maurizio Careddu – autori di Un posto al sole e Vivere – che comprende gli elementi narrativi tipici dei prodotti destinati alla tv classica (dilatazione del racconto e cliffhanger su tutti), combinata a una scenografia iconica come quella di Napoli, che conferma il suo appeal a livello estetico per tutto ciò che è cinema, musica, serie tv (pensiamo anche solo negli ultimi anni a L’amica geniale, o ai vari fenomeni musicali come Geolier, Liberato, Nu Genea). Il topos narrativo partenopeo sia da sempre vincente, oltre che multiforme: da Gomorra ai super classici come Un posto al sole, da È stata la mano di dio di Sorrentino all’ultimo successo di Sydney Sibilia Mixed by Erry, la sigla, i suoi protagonisti, l’uso del dialetto, tutto in Mare fuori si colloca all’interno del grande set a cielo aperto che è Napoli e le sue varie declinazioni, da quelle più nobili a quelle periferiche e degradate. 

Il caso Mare Fuori: rendere sexy la fiction Rai

Dopo vent’anni, dai teen drama in onda su Italia 1 che costruivano l’immaginario collettivo giovanile episodio dopo episodio, siamo di fronte a un colpo di scena difficile da prevedere anche in svariati decenni di studi sul genere. Un prodotto che ricalca il gusto Rai in termini formali, che ha trovato la sua ragion d’essere in una collaborazione con Netflix, baluardo della novità in termini stilistici che ha però intuito il potenziale della commistione estetica e contenutistica di Mare fuori. Non era così scontato che la stessa generazione di Euphoria e Skam – produzioni più articolate e ricercate di Mare fuori – fosse altrettanto ben disposta verso ciò che potremmo definire a tutti gli effetti una teen-fiction. Eppure è successo, contro ogni previsione e contro ogni scetticismo verso le forme più classiche e a volte datate di rappresentazione. In un certo senso, potremmo dire che con Mare fuori la Rai ha reso sexy la fiction.

Alice Valeria Oliveri

Ciro e Edoardo, scena tratta dalla seconda stagione di Mare fuori
Ciro e Edoardo, scena tratta dalla seconda stagione di Mare fuori
Scena di Mare Fuori 3
Scena tratta da Mare Fuori, Terza Stagione 2023

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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