TESTO
CRONACHE
TAG
SFOGLIA
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Quando in Italia sono arrivate le giacche da pescatori inglesi e cacciatori americani

Quando è arrivata in Italia la giacca Barbour della Regina, e le scarpe degli skater californiani, Vans. Il racconto del viaggio di WP–Lavori in corso con Cristina Calori

WP Lavori in Corso: Barbour, Vans e Baracuta

Quando si parla di un brand, il primo pensiero va ai suoi designer. Non ai retailer. Ci sono casi in cui il legame tra distributore e marchio è così stretto che non si può parlare del primo senza raccontare il secondo. In Italia c’è un nome senza cui non avremmo mai indossato cappotti da pescatori inglesi o da cacciatori americani. Non avremmo conosciuto Barbour, Vans, Baracuta, Blundstone, Spiewak, Filson, per citarne alcuni. Il nome è quello di WP Lavori in Corso. Dopo più di 40 anni di storia, limitarne la definizione a retailer sarebbe scorretto. 

Tutto nasce da un viaggio negli Stati Uniti. L’imprenditore bolognese Giuseppe Calori parte insieme alla figlia Cristina, oggi alla guida di WP, con un’idea precisa. «Volevamo offrire al cliente italiano il meglio che si potesse trovare nei mercati di tutto il mondo, senza limiti di gusto», racconta lei. Perché una famiglia italiana – intenzionata a lanciare un’attività nel Paese della moda, dei sarti e degli artigiani – non pensa al Made in Italy? «Il vero motivo è che siamo sempre stati affascinati dal mondo anglosassone. E poi perché, per lasciare il segno e fare qualcosa di diverso, serviva andare ben oltre i confini nazionali»

I due osservano le persone, scandagliano negozi e mercatini di pulci, dal Garage Market a New York al Pasadena Flea Market di Los Angeles. Selezionano «ogni tipo di oggetto, dall’abbigliamento alla cosmetica e l’arredamento. Insomma, tutto quello che non si riusciva a trovare nei negozi tradizionali dell’epoca». Non si trattava di qualche prodotto specifico, l’intento era quello di ricercare «una sorta di lifestyle». I Calori guardavano a uno stile di vita «libero dai condizionamenti della moda e lontano dagli edonismi tipici degli anni Ottanta. Ispirato alla vita all’aria aperta e alla sostenibilità». L’occhio è caduto su brand «autentici, che hanno una storia vera da raccontare e che rappresentano il proprio Paese di provenienza. Molto spesso derivanti da workwear o sportswear». Negli Stati Uniti hanno scoperto Vans, Parachute, Pendleton e Woolrich (venduto qualche anno fa a L-GAM Advisers). Si sono spostati in Francia e hanno trovato Paraboot. In Inghilterra c’era Barbour, in Australia Blundstone.

Fa effetto pensare che tutti questi brand sono arrivati in Italia su intuizione dei soli Calori. «È una bella soddisfazione. Vans ai tempi era un marchio in rampa di lancio che stava attirando molta attenzione nella zona losangelina. Barbour in origine era distribuito soltanto nei negozi di caccia e pesca, pochi modelli in due colori: Olive e Navy. Ne abbiamo fatta di strada insieme». Nel 2023, sottolinea Calori, «festeggeremo con loro 40 anni di collaborazione insieme»

WP, nel 1985 Calori apre il primo concept store d’Italia

Nel settembre 1985, a Bologna apre il primo negozio WP. Ai tempi la definizione non aveva ancora preso piede, ma oggi lo avremmo subito battezzato ‘concept store’. Negli anni a seguire nuovi negozi spunteranno a Milano, poi a Pescara, Firenze, Riccione. «I corner interni, per come erano organizzati, non offrivano solo prodotti ma veri e propri stili di vita. I WP Stores sono andati al di là del semplice concetto di negozio dove poter comprare oggetti di vario tipo. Sono luoghi di idee, di interscambi, di relazioni. Luoghi dove la comunicazione tra il cliente e l’ambiente circostante è stimolata tramite le emozioni», spiega Calori. 

Per Calori il luogo fisico del negozio oggi è ancora uno spazio fondamentale: «In un’epoca in cui il digital, specialmente nello scenario post-pandemico, ha preso più piede, noi riteniamo che il retail fisico debba ancora essere protagonista». Solo così si può andare a «fornire quella cura al cliente e quella experience che solo un interscambio personale può garantire». La cura delle relazioni umane per WP è il valore delle sue attività. «Speriamo nella costruzione di una community solida e duratura nel tempo, sia con i brand sia all’interno dei nostri stores e con il cliente finale, in modo che tutti si possano sentire rappresentati e tutelati». Calori immagina i WP Stores come «veri e propri luoghi di scambio interculturali, di idee e di valori, prima che di prodotti e oggetti»

L’arte del retailer con Calori founder di WP store

In pochi decenni il mondo della distribuzione è mutato, seguendo l’evoluzione dell’approccio all’acquisto da parte del cliente finale. Calori riflette su come «al giorno d’oggi, i consumatori globali – grazie allo sviluppo delle tecnologie e all’accesso facilitato a innumerevoli fonti d’informazione su Internet  sono molto più esperti ed esigenti rispetto al passato». Con richieste più specifiche lato consumatore e «con l’avvento della globalizzazione e la facilità di connettersi da e per ogni parte del mondo», per chi lavora nella distribuzione di abbigliamento è « fondamentale il rapporto con la clientela del canale wholesale, per fortificare la relazione commerciale» e non perdere una fetta di clienti che altrimenti potrebbero benissimo rivolgersi solamente all’e-commerce. Al tempo stesso bisogna rimanere attenti a non precludersi alcuna possibilità. WP, da sempre volto all’abbigliamento maschile o unisex, negli ultimi tempi si è così aperto anche al mercato donna.

WP e l’arte: fumetti, murales, cinema e musica

Il negozio aperto a Firenze nel 2001 all’interno di Palazzo Berardi, a due passi dall’Arno e da piazza della Signoria, è ricoperto di affreschi del Sedicesimo secolo. Un esempio di come per WP Lavori in Corso l’intreccio tra abbigliamento e arte sia indistricabile. Lo si vede nelle campagne pubblicitarie che ha portato avanti negli anni, spesso realizzate attraverso illustrazioni, murales, fumetti e fotografia. «Le arti classiche – musica, pittura, cinema, architettura, design – sono da sempre indissolubilmente legate al DNA di WP. E lo saranno anche in futuro», dice Calori. «Ciascun brand al suo interno ha la sua identità che lo contraddistingue». Per WP stesso, «le arti che più hanno influenzato il suo sviluppo artistico sono state musica, fotografia e fumetti». Per brand come Baracuta e Barbour «forte è il riferimento, oltre che alla musica, al cinema».

L’Archivio di WP e i suoi Ottantamila pezzi

‘WP’ sta per ‘Work in Progress’, come esplicita poi direttamente in italiano la dicitura ‘Lavori in Corso’. La scelta, dice Calori, testimonia la «ricerca costante e perpetua» dell’azienda «sia verso nuovi stili che di nuovi metodi che ci possano permettere di trasformarci ed evolverci con lo scenario circostante che cambia in maniera costante». Rappresentazione tangibile di questi continui lavori in corso è l’archivio di oltre Ottantamila pezzi che occupa le stanze dell’edificio in via dell’Arcoveggio 59/5 a Bologna. Lo scorso anno, per festeggiare i suoi Quaranta anni, WP ha deciso di aprire – prima online e poi di persona, su appuntamento – l’archivio ai curiosi. Dentro, tra le altre cose, ci sono i cinquecento capi inglobati da Baracuta e quelli acquistati nel 2014 da un altro archivio, quello di Gianfranco Ferré.

WP Relais

Il fiuto imprenditoriale della famiglia Calori non si è fermato all’abbigliamento e ai WP Stores. È nata così WP Relais, «un’altra dimensione del nostro universo, che ne racconta l’immaginario tramite gli immobili di proprietà», aperti su prenotazione come un qualsiasi altro albergo. Dalla Val d’Orcia a Pantelleria, da piazza della Signoria a Firenze, da Milano a Formentera e da Venezia a New York.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

SFOGLIA
CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X

L’ossessione per Prada: quanto durerà ancora?

L’industria della moda rimane ossessionata da Prada: l’identità della borghesia, l’ironia ruvida di una signora che cammina a passi svelti, l’orgoglio di una donna che identifica Milano e i milanesi