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Melissa Paranello, Storia dei miei soldi
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Dopo il sesso, Melissa Panarello racconta un altro tabù: i soldi

Da Melissa P. a Clara T: Melissa Paranello in Storia dei miei soldi tratta il tabù del denaro e la disparità salariale tra uomo e donna. Il libro edito da Bompiani è nella dozzina del Premio Strega

Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire: l’esordio scandaloso di Melissa Panarello

Era il 2003. Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire diventò un caso letterario. Distribuito in 40 nazioni, il libro di Melissa Panarello (questo il vero nome dell’autrice, che rivelò la sua identità solo anni dopo) ha venduto fino a oggi circa 3 milioni di copie. Stroncato dalla critica, il romanzo scandalizzò un’Italia dalla mentalità ancora conservatrice, che giudicava una giovane donna che scrive di sesso, come una poco di buono. Il film omonimo di Luca Guadagnino, tratto dal libro, contribuì poi ad accrescere la fama del romanzo e della sua autrice, tra critiche e desideri inconfessabili.

Melissa Panarello, che oggi è anche agente letteraria, da febbraio 2024 è tornata in libreria con Storia dei miei soldi, edito da Bompiani, un romanzo in cui, tra realtà e finzione, si racconta la storia di Clara T., l’attrice che ha interpretato il suo doppio nel film tratto dal suo libro d’esordio e che deve fare i conti prima con il successo improvviso e poi con la caduta in disgrazia. Al centro del racconto un tema oggi ancora tabù: i soldi.

La protagonista del romanzo, Clara T.: alter-ego, doppio, specchio e tutte queste cose assieme

«Clara T. rappresenta tutto quello che non sono stata e che non sono diventata, il destino alternativo, l’altra faccia della stessa moneta. Posso considerarla in parte il mio doppio, in parte il mio alter-ego. Un personaggio complesso, che a volte veste i panni della nemica, altre volte quelli del mio specchio. Clara T. racchiude in sé tante cose che appartengono a me e tante cose che appartengono a lei soltanto».

L’autrice ci tiene a ribadire che il personaggio e che tutta la storia è inventata: «Nel libro scrivo che Clara T. ha interpretato me stessa nel secondo film ispirato al mio libro, ma non c’è stato nessun altro film oltre a quello di Guadagnino. Ho voluto giocare un po’ con la finzione e confondere il lettore. Molte persone hanno pensato si trattasse di María Valverde, la protagonista di Melissa P., ma ovviamente non è così». 

Ad accentuare la sensazione di spaesamento dei lettori è la scelta della scrittrice di parlare in prima persona e di inserirsi all’interno della storia come personaggio reale, utilizzando il suo vero nome e quello dei figli e del marito, Matteo: «Questo espediente letterario ha contribuito a creare una certa verosimiglianza tra reale e immaginario, per cui il lettore è portato a pensare che siccome io esisto, allora tutta la storia è vera. La verità è che Clara T. non esiste e che io non l’ho mai incontrata, se non nella mia fantasia».

I soldi: ancora un enorme tabù per la società odierna

I soldi creano imbarazzo, pensai, che se ne posseggano molti o pochi, si legge in un passo del romanzo di Panarello. «I soldi oggi rappresentano ancora un tabù per la nostra società perché, proprio come il sesso, hanno a che fare con il corpo e con la materia, quindi con qualcosa di basso, spesso considerato sporco, e non riguardano i piani alti dell’intelletto o dello spirito», dichiara l’autrice.

Per Panarello, sia quando sono troppo pochi sia quando sono tanti, ad accompagnare i soldi è il sentimento della vergogna: «Ci si vergogna a dire che si è poveri così come quando si è ricchi. Si tende a nascondere la propria condizione economica perché si ha paura dello sguardo giudicante delle persone, carico di pietà nel primo caso, di invidia nel secondo. A prescindere dal proprio status, i soldi sono vissuti come una colpa».

Le donne non parlano di soldi: la disparità di genere passa anche attraverso la gestione finanziaria

Un tabù, quello legato ai soldi, che è particolarmente radicato per quanto riguarda il genere femminile. Lo scrive anche l’economista Azzurra Rinaldi nel suo ultimo libro, che ha un titolo emblematico in questo senso: Le signore non parlano di soldi. Quanto ci costa la disparità di genere? (Fabbri Editore, 2023).

«Le donne ancora oggi faticano a parlare di soldi – dice Panarello. Per secoli sono state associate al concetto di risparmio, perché la ‘brava donna’ è colei che sapeva essere oculata e metteva da parte i soldi guadagnati dal marito. Raramente leggiamo storie di donne indipendenti, che possono fare cose anche creative con il denaro, anziché semplicemente risparmiare per far andare avanti la famiglia».

Melissa Paranello, Storia dei miei soldi

I numeri confermano quanto esposto dall’autrice: le donne in Italia non sono ancora del tutto economicamente indipendenti. Secondo i dati dell’indagine realizzata da Global Thinking Foundation e dalla testata giornalistica Roba da Donne, infatti, solo il 68,8% delle donne si dichiara economicamente autonoma a fronte di un 31,2% che dipende da partner o altro familiare. Inoltre, solo il 58% ha un conto corrente personale, il 12,9% ne ha solo uno intestato con il partner (11,6%) o altro familiare, mentre il 4,8% non ne ha uno, in nessuna forma. 

«Questa condizione di subalternità rende le donne tutt’altro che indipendenti. A questa si aggiunge poi lo stigma che avvolge la donna che parla di soldi, vista spesso come una prostituta perché per lungo tempo questa è stata l’unica categoria femminile a parlare esplicitamente di denaro, colei che doveva contrattare per il proprio corpo. Le donne lavorano: è una conquista relativamente recente, tanto che dobbiamo ancora farci l’abitudine».

Melissa Panarello: una donna indipendente e un’imprenditrice

In Italia le donne non hanno ancora accesso alle stesse opportunità degli uomini sul lavoro. Panarello è oggi però una donna indipendente e un’imprenditrice. Come ha fatto a rompere il soffitto di cristallo?

«Per me è stato diverso perché faccio parte di un ambiente lavorativo particolare, quello editoriale e culturale, che non rispecchia quello in cui lavorano la maggior parte delle persone. Per aprire la mia attività, un’agenzia letteraria (Piccola Agenzia Letteraria (PAL), ndr), non ho dovuto investire molti soldi, se non una minima parte, e in generale non ho mai incontrato grandi ostacoli durante il mio percorso. Questo forse anche perché – aggiunge – non mi sono mai percepita come soggetto femminile, ossia come una donna in un mondo di uomini. Mi sono considerata una persona in un mondo di persone, senza sottolineare il mio sesso di appartenenza, e questo mi ha fornito la sicurezza e l’arroganza necessarie a fare le cose senza dover chiedere il permesso a nessuno».

Analfabetismo finanziario: tanti italiani hanno difficoltà nel gestire i soldi

Un altro dei temi che emerge nel libro è la difficoltà delle persone a gestire i propri soldi. Una situazione comune nel nostro Paese, dove il tasso di analfabetismo finanziario è molto elevato. Secondo i risultati diffusi nel 2023 da Edufin Index, l’Osservatorio sulla consapevolezza e sui comportamenti finanziari e assicurativi degli italiani, infatti, in Italia il livello medio di conoscenze finanziarie (56) resta sotto la soglia della sufficienza (60 su 100), anche se è aumentata la percentuale di chi raggiunge la sufficienza (41% 2023 vs 34% 2022). Resta però ancora un 10% della popolazione che si trova in una condizione critica di analfabetismo finanziario e assicurativo

Il rapporto conferma anche l’esistenza di un’ampia disuguaglianza di genere sul tema: il livello di Edufin Index delle donne raggiunge infatti quota 54, contro il 59 degli uomini. Elevato anche il numero di donne in condizione di fragilità finanziaria (30% vs 23% degli uomini).

«Il mio rapporto con i soldi è stato altalenante – racconta l’autrice – Da giovane, non avendo ricevuto nessun tipo di educazione al denaro, avevo con questo un rapporto molto scellerato. Non sapevo che si dovessero pagare le tasse e che a un certo punto i soldi potessero finire: non avevo proprio idea di cosa fossero i soldi, anzi, li vedevo come un vestito troppo stretto, come qualcosa di cui liberarmi. Per questo motivo, ogni volta che avevo dei soldi a disposizione, li dovevo subito dissipare. Oggi, da madre di due bambini, gestisco e soppeso il denaro in modo molto diverso. Non sono comunque diventata una persona oculata, perché non è nella mia natura: la differenza sta nel fatto che quando vedo un vassoio di design da 1.200 euro, prima lo avrei comprato senza farmi troppi problemi, oggi devo rinunciarvi. I desideri restano gli stessi di quando ero bambino, ma le esigenze e le priorità cambiano col tempo».

Il successo e la vita privata per Panarello: due piani distinti e separati

“Ero stanca di fare la scrittrice, non mi emozionava più ricevere le copertine dagli editori, non leggevo le classifiche, davo un’occhiata sbadata alle recensioni, alle presentazioni mi emozionavo troppo ed evitavo interviste, niente era più come un tempo, quando mi presentavo davanti ai lettori e alle telecamere senza alcuna vergogna”, scrive l’autrice in un passo del romanzo. Panarello è stata investita da un successo improvviso dopo la pubblicazione del suo libro Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, scritto a diciassette anni, ma col tempo sembra aver perso interesse per la notorietà e per l’attenzione mediatica. 

«Il successo non è mai stata una cosa che mi ha reso felice di per sé – afferma. – Magari mi rendevano felice le piccole soddisfazioni momentanee, ma il successo per il successo non l’ho mai inseguito né desiderato. Questo perché non ho mai dato un carattere personale a quel successo, ma piuttosto un carattere lavorativo: ovvero il mio successo è legato ai miei libri e non alla mia persona. Con ciò – specifica la scrittrice – non voglio dire che non sono una persona ambiziosa, anzi, ma che semplicemente non ho mai avuto un’ambizione smodata. Voglio continuare a scrivere libri e a essere apprezzata e amata dai lettori, non c’è dubbio, ma ripongo molte più ambizioni in ambito sentimentale e famigliare, come madre e come compagna. Non ho mai permesso al successo di intaccare la mia vita privata – continua – sapevo che dovevo stare sotto i riflettori per lavoro, ma poi tornavo nella mia zona d’ombra ed ero felice ugualmente: ho cercato di tenere separati i due piani»

La vocazione naturale allo scandalo

Si può dire che la carriera di Panarello nasce da uno scandalo. Una donna che racconta la vita sessuale di un’adolescente senza filtri, in un Paese ancora fortemente retrogrado e bigotto, è stato infatti motivo di accesi dibattiti e dure critiche. Oggi i soldi, allo stesso modo, creano scandalo e imbarazzo. La volontà di rompere gli schemi sembra quindi essere il fil rouge che attraversa il percorso e la ricerca artistica della scrittrice.

«Come scrivo a un certo punto in “Storia dei miei soldi”’ – spiega l’autrice – se non ho una buona ragione per alzarmi della sedia, non lo faccio: ovvero, se non c’è un qualcosa che mi fa incazzare, preferisco rimanere seduta e quindi non scrivere. Scrivo solo delle questioni che sento urgenti. Ho deciso di affrontare il tema dei soldi – aggiunge – perché in primis per era un tabù, cioè: ho vissuto con vergogna i discorsi sul denaro. Faccio un esempio: quando ero giovane, mi chiedevano spesso quanto avessi guadagnato con il mio primo libro. Io rispondevo: “Chiedetemi con chi sono andata a letto ieri sera, ma non chiedetemi quanto guadagnato”, perché questa domanda mi provocava imbarazzo. Scrivere questo libro è stato liberatorio per me perché sono riuscita finalmente a demolire quel muro di vergogna».

Spesso, però, chi decide di abbattere muri e di trattare temi scandalosi ha un grosso prezzo da pagare. «C’è un prezzo da pagare per essere onesti, anche se ritengo che non bastino l’autenticità e la trasparenza a fare di te un bravo scrittore. Chi scrive non deve per forza essere autentico, deve dire cose che abbiano per sé e per tutti quanti. A me non interessa essere autentica, ma fare cose sensate. In quest’ultimo libro, ho giocato un po’ con l’inganno e questo per me, che non sono affatto brava a mentire, è stato un banco di prova. Prova che considero riuscita, visto che i lettori hanno creduto che la storia che leggevano fosse vera».

Melissa Paranello

Nata a Catania, Melissa Panarello, classe 1985, è un’autrice di romanzi e saggi e agente letterario. Ha esordito a diciassette anni con Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, libro da oltre tre milioni di copie, adattato da Luca Guadagnino per il grande schermo. Ha pubblicato tra gli altri, L’odore del tuo respiro (Fazi Editore, 2005), In nome dell’amore (Fazi Editore, 2006), Tre (Einaudi, 2010), Il primo dolore (La nave di Teseo, 2019). Ha scritto e interpretato i podcast Love Stories, C’era una volta e c’è ancora e Pornazzi. Ha fondato e dirige dal 2020 l’agenzia letteraria indipendente PAL (Piccola Agenzia Letteraria). Collabora con diverse testate e dal 2011 ha una rubrica fissa sul settimanale Grazia.

Alessandro Mancini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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