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Strike, Lee Lozano, Pinacoteca Agnelli, 2023
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Lee Lozano: corpi sezionati, peni e vagine contro la mercificazione dell’arte

Sarah Cosulich su Strike, Lee Lozano alla Pinacoteca Agnelli: la mostra dell’artista newyorkese, tra critica delle istituzioni, sistema dell’arte e femminismo

Lee Lozano voleva soltanto sparire

Lee Lozano perde pezzi di sé per perdere la sua identità: ‘Become a charge, a gas, a force’, scrive l’artista nei suoi diari. Ancora: ‘I will make myself empty to receive cosmic info’, in polemica e in antitesi con il mondo della pop art, che avrebbe dominato gli anni Sessanta. Della sua sparizione parlano gli autoritratti carboncino su carta – prime opere di un percorso che durerà dodici anni – lo conferma la sua evoluzione artistica, chiusa dall’opera Drop Out Piece nel 1972, un testo diaristico che ne annuncia il ritiro dal mondo dell’arte.  «L’obiettivo di Lee Lozano è quello di rappresentare un’identità essenziale e pura. D’altra parte non è un caso che l’artista cambi nome diverse volte nei trent’anni successivi, da Lee a Leafer a Free Lee fino a E soltanto, che sta per ‘energia’. Per scegliere infine di farsi seppellire con una lapide vuota», spiega Sarah Cosulich che ha curato insieme a Lucrezia Calabrò Visconti l’esposizione ‘Strike’. Inedita  personale dedicata all’artista newyorchese, in mostra presso Fondazione Agnelli a Torino fino al 23 luglio. 

I fluidi, lo sporco, il fisico diventano l’ossessione dell’artista Lee Lozano

Chi si approccia per la prima volta alle opere di Lozano, farà attenzione alla sua vena grottesca e satirica ‘normalizzandola’ in una forma di patologia  – «Queste opere raccontano le sue nevrosi», esclama una delle visitatrici nella sala dove sono raccolti i dipinti più paradossali del corpo umano: bocche sdentate, falli, deformità e imperfezioni. La stessa Lozano si definì ‘una pittrice le cui budella funzionano benissimo’. Il corpo al servizio dell’esperienza artistica, a dimostrare che l’umano è soprattutto corpo e quanto i corpi siano frustrati dalle convenzioni sociali. Un tema, quello della reazione del corpo al mondo esterno, alle sostanze e agli oggetti, che Lozano descrive nei suoi appunti: dalla assunzione consapevole di droghe – nella serie Grass Piece – fino alla descrizione della masturbazione come investigazione – in Masturbation investigation. «In Real Money Piece l’artista offre denaro ai compratori delle sue opere o investe nello stock market un premio ricevuto. Il lavoro esce dal concetto di prodotto e diviene energia, come testimoniano le sue monumentali tele astratte che guardano alle forze del cosmo, o il suo lavoro con la scrittura, fino alla sua sparizione, smaterializzazione del sé. Capire il suo lavoro significa capire la necessità di Lee Lozano di superarsi, di cercare di porsi contro un sistema che deve produrre a tutti i costi».

Il corpo è centrale nell’opera di Lozano

«La sua è una pittura materica, come se le stesse secrezioni del corpo si mescolassero con il mezzo pittorico. I lembi di corpo che sceglie di smembrare, ricomporre, fondere con oggetti sulle tele, oppure di raccogliere nei suoi ‘Puns’ come beni di consumo, oppure di penetrare con i suoi aerei volano dentro orifizi, sono tutti tentativi di superare i limiti con cui l’arte si relaziona al corpo». I pun – giochi di parole – sono la metafora per la ribellione dell’artista al consumismo artistico e alla produzione in serie, al lavoro come valore: immagini e riproduzioni di corpi nudi si mescolano a slogan commerciali. «L’uso del linguaggio racconta l’evoluzione del percorso di Lozano. Le parole sono slogan violenti, oppure frasi che citano i meccanismi del consumismo e del marketing. C’è un costante porsi delle domande sull’utilizzo della parola – in dialogo con altri artisti suoi contemporanei come Carl Andre», spiega Cosulich.

I sostantivi diventano azione nelle opere di Lozano inmostra alla Pinacoteca Agnelli a Torino

Sintesi della ribellione alla parola è la macchina da scrivere, rappresentata come un oggetto profanatore del fallo maschile, utilizzato al posto della carta e pronto a ricevere le parole della ricerca concettuale dell’artista: ‘eat’, ‘piss’, ‘work’, ‘shit’, ‘balls’, ‘cunt’. Lo spostamento dal sostantivo al verbo – l’azione – è la chiave di lettura della mostra: «Lo ‘strike’ del titolo non è solo lo sciopero dal mondo dell’arte ma fa anche riferimento alla gestualità implicita negli attrezzi o arnesi che dipinge e nei titoli delle sue tele astratte che divengono azioni e quindi verbi». Cosulich si riferisce ai ‘Tools’, ‘ Airplanes’ e poi soprattutto a ‘All verbs’,  una serie di dipinti realizzati fra il 1962 e il 1967 che presentano un verbo come titolo: «suggeriscono come le funzioni dei tools e degli altri oggetti che avevano fino a quel momento l’universo visivo di Lozano siano state astratte dalla loro rappresentazione fisica, per diventare linguaggio, azione, pura potenza. Un’evoluzione che la stessa artista sta seguendo in quegli anni, di pari passo alla sua produzione artistica». 

Questione di genere. l’utilizzo di peni e vagine nell’iconografia di Lozano è una costante che va oltre la sessualizzazione

Il pene come simbolo del potere da abbattere o da conquistare non è un esempio di lotta femminista: Lozano non si identifica con le battaglie per i diritti degli anni Settanta, uno dei tanti significanti sociali da cui l’artista si dissocia. Vediamo comparire una vagina in un dipinto che rappresenta il femminile come un varco pronto a ricevere una moneta – insert coin, un altro slogan implicito che denuncia la condizione femminile. Le questioni di genere sono un tema dibattuto anche dalla Pinacoteca Agnelli, un luogo dell’arte installato in un sito storico dell’epoca industriale della Fiat di Torino, il Lingotto. Dare una priorità all’interno del programma alle donne, per Sara Cosulich, non significa preferirle agli uomini: «Diamo spazio alle pioniere dell’arte, a linguaggi femminili o a opere che si confrontano con le questioni di genere. Lo abbiamo fatto nel progetto Beyond the Collection, mettendo in relazione le opere di Pablo Picasso con quelle di Dora Maar, non solo come amante e musa ma come influenza intellettuale dell’artista, e lo continueremo a fare con altri artisti della collezione. Lo abbiamo fatto con la scelta dell’opera di Louise Lawler sulla Pista 500, un’installazione sonora in cui l’artista cinguetta nomi d’artisti uomini; lo abbiamo fatto con la scelta di iniziare il programma espositivo invitando una ‘femminista punk sotto mentite spoglie’ come Sylvie Fleury. Lozano è una figura dell’avanguardia, una rivoluzionaria che incorpora contraddizioni e paradossi».

Lozano rifiuta di parlare con le donne dal 1967 fino alla sua morte nel 1999

 «Un gesto paradossale per lei, che ha sottolineato spesso l’onnipresenza del potere patriarcale nella società. Con la scelta di lasciare il sistema dell’arte nel Settantadue si pone anche in una posizione problematica rispetto alla New York di quel mondo che, come ci ha raccontato chi l’aveva conosciuta, non perdonava coloro che l’abbandonavano», commenta Cosulich. I dodici anni di attività segnano la ribellione costante dell’artista, la sua volontà di distruzione dell’identità, l’evoluzione dei suoi linguaggi. Poi il silenzio. «La scelta di scioperare contro il mondo dell’arte e poi ritirarsi completamente per vivere nel mistero per altri trent’anni sono stati in realtà gesti perfettamente coerenti con tutta la sua pratica artistica, anche quella pittorica: reagire cioè ai sistemi di potere nella società». Non avere più niente da dire e trasformarsi nella prosecuzione della propria opera artistica. 

Lee Lozano, Strike 

A cura di Sarah Cosulich e Lucrezia Calabrò Visconti, la mostra è stata ideata dalla Pinacoteca Agnelli e realizzata in collaborazione con la Collection Pinault; sarà successivamente ospitata nella Bourse de Commerce, a Parigi, con un allestimento distinto ma in relazione con quello di Torino. ‘Strike’, che include un significativo numero di lavori di Lee Lozano della Pinault Collection, segnerà la prima mostra dell’artista anche in Francia

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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