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Milano è una città femminista? 

In Italia le donne sindaco rappresentano il 13,7% e amministrano principalmente piccoli comuni: Milano non è un piccolo comune e alla sua guida abbiamo un uomo, di mezza età, bianco, borghese

Le donne sindaco in Italia, Giorgia Meloni, le donne del Pd

In Italia le donne sindaco rappresentano il 13,7% e amministrano principalmente piccoli comuni. Milano non è un piccolo comune e alla sua guida abbiamo un uomo, di mezza età, bianco, borghese. «Esattamente come nel PD» commenta nella nostra conversazione Angelica Vasile, consigliera comunale al Comune di Milano. «Se Meloni è cresciuta e noi no, è perché non abbiamo capito. I capicorrente del PD devono lasciar spazio a nuove persone che rappresentino davvero la pluralità della società: se no a chi diamo una speranza? Aboubakar Soumahoro, il sindacalista bracciante, è un simbolo, da solo non basta. Lo stesso vale in Comune, una sindaca donna se la componente che la circonda, la assessora, la affianca non cambia, a poco serve». Vasile, nonostante politicamente si trovi agli antipodi, non nasconde il suo apprezzamento per Meloni: «Si è candidata sindaca quando era incinta, ha scelto di dedicare del tempo alla famiglia dopo l’elezione, viene da un partito maschile e maschilista e nonostante questo è emersa. Noi a sinistra ce la raccontiamo tanto sulle pari opportunità ma poi le mettiamo in pratica? Serve onestà intellettuale».

Parità di genere a Milano: un Bilancio e un Atlante 

Elena Lattuada dallo scorso giugno è la Delegata alle Pari Opportunità del Comune di Milano e tra i suoi obiettivi ha la promozione di un nuovo Bilancio di Genere della città che sia comunicabile e misurabile. Onesto, per l’appunto. «Vogliamo chiedere a ogni assessorato che identifichi una misura da adottare, relativa al suo ambito di intervento, che sia valutabile ai fini della parità di genere in un arco temporale stabilito. Il mio obiettivo è quello di provare a definire anche cose relativamente piccole ma che diventino strutturali e che continuino nel tempo a prescindere da chi c’è».

Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro: SEX & the City

Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro, entrambe architette e fondatrici dell’associazione SEX & the City che osserva le città da un punto di vista di genere, hanno lavorato a un altro libro che fotografa la condizione femminile a Milano: l’Atlante di genere. Indagando gli usi, intercetta i servizi che a vario titolo rispondono alle esigenze quotidiane: i luoghi per l’allattamento sicuro, i servizi igienici pubblici, gli ascensori in metropolitana, le aree gioco, gli asili nido, le piazze aperte. «Il 75% del lavoro di cura è in mano alle donne» spiega Florencia Andreola. «Se sono le donne a occuparsi dei bambini, degli anziani e in generale degli altri, saranno loro a risentire dei marciapiedi stretti dove non si riesce a camminare con un passeggino o delle strade sconnesse dove non si riesce ad andare con la sedia a rotelle. Da un certo punto di vista, Milano è una città fuori dal comune: l’occupazione femminile è al di sopra delle medie europee, i servizi sono molteplici, e, per quanto esistano problematiche legate alle tempistiche di accesso – in particolare per quanto riguarda l’interruzione volontaria della gravidanza – la sanità è solida. Il problema è dato dall’accessibilità: il costo della vita è altissimo. Le case ci sono ma sono costose, gli asili sono presenti ma quelli privati, che sono la metà, hanno prezzi alti. Il problema ricade sulle donne perché molte famiglie oggi sono monogenitoriali, con solo la madre ad occuparsi dei bambini. L’accessibilità limitata finisce per fare di Milano una città escludente». 

Lampoon – Elena Lattuada, Delegata alle Pari Opportunità del Comune di Milano

«Questa è una città che tendenzialmente offre lavoro ma non è detto che sia di qualità – approfondisce Lattuada. I dati dei tassi di occupazione femminile sono sì paragonabili al Nord Europa ma se si guarda dentro al contenitore si vede tanto part-time, volontariato, lavoro che non è garantito. La pandemia tra l’altro ha evidenziato che i servizi di basso livello, come la ristorazione, sono i costi che si tagliano per primi. Questo chiama in causa da una parte un’occupazione femminile che appartiene a generazioni precedenti senza titoli di studio ma anche ragazze giovani con performance di lavoro buone che però quando entrano nel mercato del lavoro subiscono una penalizzazione. La legge Gribaudo per la parità salariale così come la Certificazione UNI/PdR 125 sono strumenti che aiutano a monitorare e rendere esplicito il fenomeno della disuguaglianza, ma il Comune non ha potere di imporre a una azienda che adotti comportamenti virtuosi. Quello che può fare, e farà, è procedere, lui per primo, a certificarsi rispetto alla sua struttura, un’azienda a tutti gli effetti nella quale lavorano oltre 13 mila dipendenti. Sarà un percorso lungo, che farà venire a galla diverse criticità, ma sarà un segnale».

Lampoon – Francesca Vecchioni, fondatrice e presidente di Diversity

«Milano non può permettersi di non affrontare il tema, come non può permetterselo un’azienda se desidera crescere. Le donne sono il 51% della popolazione, le nostre capacità vanno valorizzate e il lavoro di cura, per quanto nobile, non può diventare la nostra galera – afferma con convinzione Francesca Vecchioni, fondatrice e presidente di Diversity, fondazione impegnata a promuovere l’inclusione sociale in tutti gli ambiti della società, dai media alle imprese – «Un errore che si fa rispetto alla parità di genere è quello di pensare che si tratti di dare a tutti le stesse opportunità ma il divario di genere si crea fin da quando da bambina qualcuno decide che tipo di giochi darti per stimolare la tua intelligenza. Il lavoro deve essere quindi quello di ri-livellare la partenza. Se non si fa questo, nelle aziende e nelle posizioni di potere, non ci saranno mai abbastanza donne. Se Milano si rende conto di questo, se lo mette in pratica, allora può diventare una città femminista».

Lampoon – Angelica Vasile, consigliera comunale al Comune di Milano

Se alle donne toccano i tre quarti del peso del mondo, cosa spetta a loro e solo a loro al netto di lavoro, bambini, anziani, lavatrici e supermercati? Un cinema, una cena, una corsa nel parco ascoltando musica? No. «Il 3,6% delle donne non esce la sera perché ha paura. Eppure la criminalità è in calo» osserva SEX & the City  «La maggior parte delle violenze – ricorda Vasile – avviene in contesti familiari». «Ci sono degli elementi – ammettono Andreola e Muzzonigro – che contribuiscono a far percepire certi spazi meno sicuri, ad esempio l’illuminazione, o la cura del verde, o banalmente la pulizia. In generale la risposta all’insicurezza, presunta o reale, è quella di creare un presidio di donne: se una zona viene bollata come insicura le donne non ci vanno più e le cose sono destinate a peggiorare.»

Lampoon – Nausicaa Pezzoni, docente di Progettazione urbanistica al Politecnico di Milano

 «Alcune città – osserva Nausicaa Pezzoni, docente di Progettazione urbanistica al Politecnico di Milano – iniziano a considerare la componente femminile come se fosse marginale e bisognosa di un’attenzione specifica in termini di protezione, difensivi. Ma pensare una città con una prospettiva di genere significa costruire una metropoli accogliente per tutti.»

Donne e città. Pianificare con uno sguardo differente. Che genere di città per il futuro

Pezzoni è relatrice della tesi di Valentina Pastori Donne e città. Pianificare con uno sguardo differente. Che genere di città per il futuro discussa al Politecnico lo scorso aprile che studia il caso concreto del quartiere Greco.  «La tesi si basa su 84 interviste strutturate e con un’articolazione delle domande molto complessa che hanno portato a evidenziare delle criticità, in particolar modo nell’accessibilità o nella mancanza di determinati servizi. Quello che è emerso è che i mezzi pubblici difficilmente sono progettati per qualcosa che va oltre il tragitto casa/lavoro e non considerano i percorsi che una donna percorre per (gli ahimé onnipresenti, ndr) motivi di cura: scuole, centri sportivi, spesa, parchi. Non c’è una capillarità e diventa necessario ricorrere a un mezzo privato. Le donne infatti usano le bici molto più degli uomini ma non ci sono piste ciclabili sufficienti».

Lo scopo del lavoro di Pastori e Pezzoni è quello di invitare le donne a usufruire di più dello spazio pubblico offrendo all’amministrazione delle indicazioni concrete su come intervenire perché questo accada. «Parliamo di un’infrastruttura leggera, contraddistinta da una linea curva che come elemento anche formale è più accogliente e più consono a questo ridisegno della città, che si intreccia e sovrappone a degli spazi che sono già femminili. Ridisegnare le piste ciclabili, pensare un nuovo sistema di illuminazione, modificare la pavimentazione, ampliare i marciapiedi, integrare l’arredo urbano con sedute per la sosta, dare attrattività a luoghi abbandonati come i magazzini sotto la ferrovia o piccole fabbriche in disuso, spazi pubblici e edifici privati degradati perché diventino parte di un progetto complessivo di riqualificazione».

La tesi di Pastori, oltre che a essere uno studio rigoroso e approfondito, che ascolta le voci delle donne che abitano il quartiere Greco, quelle voci femminili che secondo Vasile rimangono troppe volte inascoltate, è anche una proposta concreta all’amministrazione. «Il Municipio 2 dovrebbe scegliere di destinare parte delle risorse a questo. Non sono interventi costosi ma rispondono a bisogni reali» invita Pezzoni.

Milano: il ruolo dei Municipi nella città femminista

Tra gli incarichi conferiti alla Delegata Lattuada c’è il coordinamento dei Centri Milano Donna, luoghi di aggregazione e servizi che si trovano in ogni municipio. «I Centri Milano Donna sono stati definiti e costruiti nella consiliatura precedente, ora bisogna farli funzionare» spiega Lattuada. Quello che si evidenzia, osservando il funzionamento di questi luoghi, è che a frequentarli sono principalmente donne che vivono molto in prossimità, quindi il primo problema da porsi è come far arrivare tutte le altre. «Se vuoi la città a 15 minuti la devi riorganizzare – ammette Lattuada – bisogna rendere più capillari non solo i mezzi pubblici ma anche avere più punti di accesso per monopattini e biciclette.» La seconda criticità rilevata è sugli orari di apertura. «I Centri Milano Donna sono aperti di giorno, va da sé che le utenti siano donne che non lavorano. Per questo nelle prossime settimane a Corvetto e a Bonola aprirà uno sportello Afol, il centro pubblico per l’impiego. Io credo molto nel fatto che i servizi debbano andare dove ce n’è bisogno e questo è solo un primo passo. L’idea è che i centri per l’impiego si possano trovare nei mercati, nelle università… e poi organizzare dei doposcuola, così rispondi a due bisogni, quello dei bambini di essere seguiti e quello, delle madri, molto spesso straniere, di avere tempo per seguire altre attività». 

Solitudine e malattia mentale

Milano è una città abitata da persone che vengono da altri paesi stranieri ma anche da molte regioni d’Italia. «Se penso alla nostra famiglia, i miei vivono in Austria e i genitori di mio marito a Caserta – riflette Vasile – Per le donne che decidono di avere figli, il momento della gravidanza e del post parto è caratterizzato spesso da una grande solitudine, non c’è nessuno che venga a chiederti come stai, non solo come sta il bambino, ma come stai tu, come donna. Per questo stiamo cercando di lavorare per attivare un servizio di visite a domicilio da parte di una psicologa e una puericultrice che accompagni le neo mamme». 

«La salute della donna e dell’uomo sono diverse, con patologie e necessità diverse, sin da quando nasciamo – continua Vasile –  Avere città a misura di donna vuol dire avere punti di riferimento sin dalla precoce adolescenza: una ginecologa, una sessuologa. Se pensi che per fare una mammografia la lista di attesa è di un anno e tre mesi (dato di Regione Lombardia) è chiaro che mancano presidi, agevolazioni. E se a questo combini il fatto che le donne spesso guadagnano meno, anche a parità di mansione, finisce o che non hai soldi per pagare le visite rinunciando così alla prevenzione o che siamo più povere e dipendenti».

Secondo i dati della Società italiana di psichiatria (Sip), le persone affette da malattie mentali a Milano sono oltre 200mila, ma si tratta di una stima perché chi viene ‘intercettato’ dai medici psichiatri è infatti solo il 40% del totale, mentre il resto è lasciato spesso da solo, e molto frequentemente è una donna. «Io credo che il disagio mentale derivi anche dal fatto che il mondo è disegnato a misura degli uomini – conclude Vasile – Dalle corse della mattina che generano ansia e malumore fino alle strade buie per tornare a casa la sera, vediamo chiaramente che quasi nulla è pensato da noi e per noi, rispettando i nostri ritmi, i nostri bisogni, e allo stesso tempo sentiamo la pressione dei diversi ruoli che la società ci impone nel corso della vita. Come possiamo non andare in cortocircuito?»

Sex & the City

Sex & the City è un’associazione di promozione sociale fondata da Florencia Andreola e Azzurra Muzzonigro che cerca di costruire un quadro capace di integrare la dimensione di genere nella riflessione sulla città, così da fornire uno strumento utile a formulare politiche che possano organizzare gli spazi puntando al benessere di tuttə, cittadine e cittadini.

Angelica Vasile

Consigliera Comunale. Nata a Bucarest e milanese dall’età di 6 anni. Eletta Presidente della commissione consiliare Politiche sociali, Servizi per la salute e Volontariato. Fondatrice di Fermati Otello, un’associazione che si occupa di organizzare nelle scuole corsi di prevenzione alla violenza di genere, omofobia, bullismo e discriminazioni.

Elena Lattuada

Ex segretaria generale della Cgil Lombardia è la delegata del sindaco Beppe Sala alle Pari opportunità. L’incarico – a titolo gratuito – ha come obiettivo principale l’istituzione in ogni Municipio della città di un Centro Milano Donna; questo nuovo servizio di prossimità dovrà essere un forte punto di riferimento, all’interno del quale le cittadine e i cittadini potranno trovare informazioni, supporto e iniziative dedicate alle pari opportunità di genere.

Nausicaa Pezzoni

Docente di Progettazione urbanistica al Politecnico di Milano si occupa di pianificazione tecnica e di politiche urbane, in particolare in progetti di riqualificazione delle periferie, welfare metropolitano e rigenerazione urbana, con uno specifico interesse per l’inclusione abitativa e sociale nei contesti più fragili.

Francesca Vecchioni

Fondatrice e Presidente di Diversity  è esperta di comunicazione, linguaggi media, hate speech e diritti umani, formatrice sui temi dell’inclusione, discriminazione, diversity management e unconscious bias.  Ha pubblicato recentemente Le avventure del sottosotto (Salani editore) una storia che coniuga inclusività e unicità scritta con Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli.

Claudia Bellante e Sara Kaufman

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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