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Provincia tossica per un amore tossico: la Patagonia di Simone Bozzelli

Yuri e Agostino, il candido e l’incantatore, si promettono la libertà nella prigionia di Patagonia – un camper nelle desertiche piane abruzzesi, in conversazione con il regista Simone Bozzelli

La storia di Yuri e Agostino nel lungometraggio di Simone Bozzelli Patagonia

Patagonia è il primo lungometraggio di Simone Bozzelli (1994, Silvi), regista di corti e di video musicali – tra gli altri, I Wanna Be Your Slave per i Måneskin. Il film racconta il legame tra Yuri e Agostino, che nasce e si sviluppa nella tossicità della provincia, respira l’asfissia delle piane abruzzesi, e rivendica la propria indipendenza dal mondo nelle comuni di raver.

Yuri è un ragazzo di ventitré anni, perso in una strana quotidianità. Senza scopo e senza autonomia, ha sempre vissuto per gli altri, calibrando le proprie necessità su quelle di una zia opprimente. Alla festa di compleanno del cugino più piccolo, incontra Agostino che di professione fa l’animatore o «l’incantatore» di bambini. «Volevo che Agostino si manifestasse a Yuri come un piccolo raggio di sole. Che gli dicesse: Io abito seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino. Una frase detta per fare colpo…». 

Patagonia, la lontana terra del fuoco: l’unica cosa che nel film di Simone Bozzelli non brucia mai

Come Peter Pan per Wendy, anche Agostino è sempre vissuto scarabocchiato nella mente di Yuri, come sinonimo di una via d’uscita: quel ponte tra l’eccessivo accudimento della casa natale e un cammino pericoloso nel mondo, durante il quale – non solo da bambini – ci si può perdere senza mappe. Diversamente, la cartina per arrivare all’Isola-che-non-c’è è facile da leggere. Lì non ci sono macchine, né autostrade. Solo un cielo e una seconda stella qualsiasi, a destra. 

Yuri insegue Agostino, mentre Agostino insegue la sua ombra. A poco dalla festa, la Wendy di questa storia si lascia alle spalle tutto. I due partono insieme, condividendo mezzo materasso su un camper che Agostino dice di aver ereditato dal padre. Hanno l’obiettivo di racimolare un po’ di soldi, che, chiusi in un barattolo di latta, dovrebbero farli viaggiare in Patagonia, la lontana terra del fuoco: l’unica cosa che, in questo film, non brucia mai. 

Dai un bacio alla mamma: i giochi di forza nel cinema di Bozzelli

Dai un bacio alla mamma. In questa frase si condensano le richieste che, più o meno a singhiozzi, fanno tanti dei personaggi della produzione di Simone Bozzelli: la mamma con le orecchie da gatto del corto Giochi (2021), la zia di Yuri così opprimente in Patagonia (2023), e la zia dei bigodini di Loris sta bene (2017). Già le prime pellicole del regista abruzzese tracciavano «un’economia occulta di sfruttamento dei sentimenti, di giochi di forza e di potere»

«Penso spesso a questa cosa che faceva mia nonna che è dare un bacio ‘a pizzichille’, che sarebbe dare un bacio con un pizzicotto. È in parte violenza, in parte amore. Anche un abbraccio può essere metà affetto e metà stritolamento». L’amore genitoriale, amicale, tanto quanto quello per gli animali o per il proprio partner, in Simone Bozzelli è sempre una danza tra una carezza e uno schiaffo, muso contro muso, con confini sfumati tra impulso erotico e spinta violenta. 

La diversità umana dei candidi nel mondo: anatomia di Yuri e Agostino

«L’eccessivo accudimento, le continue richieste di gioco di queste figure genitoriali, spesso producono, nei figli o nei nipoti, una certa inettitudine alla vita. La genealogia di questa inabilità è una delle cose che più mi interessa esplorare». Il lignaggio dell’accudimento è fin troppo chiaro nel personaggio di Yuri, così come lo sono la sue inesperienze, rese manifeste dal primo tremolio delle mani, dalla prima decisione impossibile da prendere: «Fin da piccolo ho sempre avuto una grande affezione per gli animali, soprattutto quelli piccoli e indifesi. Ricordo che, nel cortile della scuola, mi dimenavo e piangevo, perché alcuni miei compagni punzecchiavano una formica con degli aghi di pino. Già empatizzavo con la piccolezza. Tanti dei miei corti, e in particolare Patagonia, parlano di questi candidi nel mondo, e di quello che succede quando hanno a che fare con altri bambini che li punzecchiano con aghi di pino». 

A punzecchiare Yuri c’è Agostino, la cui inadeguatezza è altrettanto esplosiva, solo meglio celata. La relazione tra i due si erige sulla stessa paura del mondo, della famiglia, delle istituzioni, della stanzialità. La diversità umana, la vita da adulti, la traversata sotto il sole per arrivare in paese a lavorare e a consumare, spaventa entrambi, in due modi completamente diversi. 

Troppi paradisi: la libertà in Patagonia come via di fuga dal vortice del consumismo

Presto il rapporto tra i due inadatti si trasforma in una conversazione di differenze, «Yuri dice: Voglio tutto, voglio tutto. Agostino ripete di non volere niente». Il camper si ferma in un villaggio di raver, e quello che per Agostino è un luogo di mutuo soccorso, abbracci e danze a mani strette, nasconde per Yuri le insidiose pericolosità di una dinamica servo-padrone. Lavora troppo di più di Agostino, e le litigate tra i due manifestano due modi distinti e forzatamente contigui di intendere e di costruire la propria libertà.

Da qui, Patagonia comincia a configurarsi come una metafora che sorpassa il rapporto bidimensionale tra i due protagonisti: «Viviamo in un’epoca di consumismo, non in senso generalista e necessariamente legato al consumo di beni fisici, ma in un’epoca in cui le opzioni sono costanti e tutte papabili. Anche solamente lo scrolling su Instagram ci propone troppi paradisi. Una storia ci dice che è buono e cool mangiare al McDonald’s, quella successiva che andare in palestra è fondamentale per migliorare la propria immagine. E, poi, veniamo delusi, perché scrolliamo sulla terza storia e c’è la coppia perfetta che festeggia i venticinque anni di fidanzamento. Questi paradisi sono esperiti da tre persone diverse ma, nello scrolling, si condensano in pochi secondi. Perciò, ci fanno avere l’idea che siano tutti possibili contemporaneamente, che dobbiamo avere un piede in ogni cosa». 

I compromessi che Agostino deve intraprendere con il mondo raccontano bene come la vecchia demarcazione tra il seguire lo status quo e il manifestare una certa resistenza alla norma, sia ormai sbiadita. Patagonia è così vicina da essere lontana, «raggiungiamo quasi la psicopatia a volere tutte queste cose». L’Isola-che-non-c’è del sogno di Wendy e Peter Pan si trova dappertutto e, proprio per questo, non esiste. 

Diversità umana, Gabbiette, colpe, redenzioni: la trattazione dei personaggi in Patagonia

«Un così egoistico e infantile bisogno di gioco può provenire solo da tanto dolore». Patagonia non sottovaluta gli abusi di Agostino. Neppure, però, accusa e delinea colpe: «vedere l’altro lato dello stritolamento, del pizzicotto, della cattiveria – anche nelle situazioni e per le figure che ci sembrano più crudeli – vuol dire chiedersi cosa altro hanno da raccontare, da dirmi queste persone». Se non c’è colpevolezza, non c’è neppure redenzione.

Yuri si porta dietro la sua timidezza, non la cambia e non la cede al mondo. Anche Agostino, fino alla fine del film, rimane lo stesso incantatore che gioca con il fuoco. «Penso che tutti noi nasciamo con un certo sistema operativo, come i computer hanno Windows o Macintosh. Possiamo modificare delle posture. Possono avvenire dei piccoli aggiornamenti al sistema, ma, in fondo, sia a me che al mio sceneggiatore, Tommaso Favagrossa, riesce difficile credere ai film in cui i personaggi cambiano in maniera così travolgente. E, in Patagonia, ci siamo mossi di conseguenza». 

Le pianure della terra del fuoco abruzzese e il sogno della Patagonia, lontano dalla provincia tossica

«Quello che accade a Yuri è un aggiornamento e scaturisce da una maggiore consapevolezza. All’inizio del film guarda attraverso una gabbietta e non sa scegliere un cane. Al termine della pellicola, lo ritroviamo sempre in una gabbietta, che, tuttavia, ha scelto, quasi decorato a suo piacimento». Le pianure della terra del fuoco abruzzese e il sogno della Patagonia fermano Yuri e Agostino in una situazione alla Samuel Beckett, di assurda immobilità.La loro unica richiesta è di durare, di continuare a meditare sulla stranezza della loro condizione. 

Così anche Patagonia non cede nessuna parte di sé allo sviluppo filmico: «Ne ho parlato a lungo con Tommaso. Sapevamo che, per fare il compitino di sceneggiatura, avremmo dovuto far ricomparire alcuni personaggi, per esempio la zia di Yuri, verso la fine della pellicola. Scherzando, ci dicevano che in Italia le persone non possono sparire così, neanche nei film». Eppure, è logico che la zia di Yuri non torni, che Agostino continui a lasciarsi tutto alle spalle. Che la Patagonia, in ultimo, rimanga quella cosa che nessuno sa definire ma che tutti vogliono raggiungere. «Questo è un film che cammina, corre e, poi, brucia tutto quello che lascia dietro di sé: una pellicola che immagino andare costantemente a fuoco». 

Simone Bozzelli – nato a Silvi, Teramo, nel 1994

Multimediali presso la NABA e nel 2020 il diploma in Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. I suoi primi cortometraggi, Mio Fratello e Loris sta bene, fanno il giro di numerosi festival internazionali. Il terzo cortometraggio Amateur viene presentato in concorso alla 34. Settimana della Critica di Venezia, mentre il successivo J’ador vince il primo premio nell’ambito della 35. Settimana della Critica. Nel 2021 dirige il video di I Wanna Be Your Slave dei Måneskin, che l’anno dopo si aggiudica l’MTV Music Award per Best Alternative Video. Il quinto cortometraggio Giochi viene presentato al 74. Festival di Locarno. Patagonia è il suo primo lungometraggio. È uscito al cinema il 14 settembre 2023.

Alessia Baranello

Augusto Mario Russi (Agostino) e Andrea Fuorto (Yuri). Ph. Claudia Sicuranza
Augusto Mario Russi (Agostino) e Andrea Fuorto (Yuri). Ph. Claudia Sicuranza
Foto dal set di Patagonia. Ph. Claudia Sicuranza
Foto dal set di Patagonia. Ph. Claudia Sicuranza

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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