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Prototipo Studio – provocare la manifattura italiana fino dove si può

Filiera italiana, naturale vegetale, dal campo agricolo alla tessitura: la trasparenza del Made in Italy che non vuole essere solo un’etichetta, ma un valore

Prototipo Studio: Fibre naturali e vegetali

Al microscopio, una fibra naturale, animale o vegetale che sia – lana, canapa, cotone, anche la seta – presenta una ruvidità morfologica che funzionerà come attrito fornendo una presa reciproca che in fase di torcitura, quindi di filatura, e ne migliorerà la stabilità. Tutto questo non sussiste per le fibre sintetiche o a estrusione – nylon, poliestere, ogni viscosa anche da materia naturale – che al microscopio appariranno completamente lisce.

Lampoon sostiene e sosterrà una industria tessile dedicata alle fibre naturali – e tra le diverse fibre naturali, la più nobile è la canapa. Le fibre naturali sono ruvide – e su questa parola ruvido, la direzione editoriale di Lampoon si è costruita, ridefinendo la propria estetica. 

L’architettura del secondo Novecento: Gio Ponti, Giovanni Muzio, lo studio BBPR della Torre Velasca

La nostra narrazione comincia dagli architetti, quando a Milano, negli anni Cinquanta e Sessanta, inventarono il modo di una città: il fascismo aveva demolito gli edifici borghesi e popolari della seconda metà dell’ottocento per lasciar spazio a nuove vie, ampie e porticate, disegnate per volumi prima ancora che per linee. Su un nuovo layout che sembrava quasi un reset, esplose quello che fu chiamato il ‘miracolo’ di Milano, ovvero la migliore performance del boom economico italiano. Lo sventramento del centro fu lo scempio di un regime dittatoriale sconfitto – ma su questo vuoto viscerale, l’energia esplodeva come fuochi d’artificio. Da qui Lampoon trova il riferimento per ogni sua narrazione – in inglese, narrative o story telling – riconoscendo negli architetti di quegli anni i primi maestri – Gio Ponti, Giovanni Muzio, lo studio BBPR della Torre Velasca – e quelli che in Italia importarono le invenzioni di Frank Lloyd Wright e Mies van der Rohe. Una scrivania circondata di libri, di giornali – eppure in ordine, dal temperamatite al compasso – alla scatola dei pantoni, al computer. I segni delle donne compongono il nostro abaco: Gae Aulenti, Cini Boeri, Gabriella Crespi. 

La mano di un architetto quando disegna: Prototipo Studio e il concetto ‘ruvido’

La sicurezza con cui sa esprimersi, il codice del suo tratto: il disegno a mano di un architetto riesce a dare un sapore, un contesto –la pressione della matita, i dettagli di rifinitura si può comprendere un mondo: gli appunti restano sui lati, gli errori sono indicazioni, non servono correzioni o segni che li annullano –non si cancella niente. I chiaro scuri perdono ogni romanticismo, definiscono prospettive e proporzioni, misure tecniche. Assonometrie – l’ombra diventa una formula matematica, nel disegno lo spostamento dei raggi del sole nel corso della giornata. La poesia diventa tecnica sulla tavola dell’architetto. La struttura dei materiali si mescola con la porosità della carta: il grafene della matita si appoggia, incide e sfonda, la ruvidità del foglio di carta. 

La nostra pelle: i difetti sono solo pregi

La ruvidità è nella pelle umana. Nei difetti, nei peli e nella cellulite – lì, dove vogliamo nasconderci, c’è la bellezza. I muscoli nono sono scolpiti né allenati, ma sono forti per stringerti in un abbraccio, per caricarti sulle spalle e farti arrivare più in alto. Lo sport è una disciplina intellettuale, non una vanità, di cui tutti abbiamo voglia. Lo sport rimane un riferimento per il nostro concetto di ruvido.

L’uomo e la donna – nuove definizioni di maschilità e femminilità

L’uomo non è più muscoloso, massiccio – esile, quasi fragile. Le fibre muscolari esistono ed esitano. I muscoli funzionano quasi sempre senza violenza. La donna trova la linearità dei suoi lineamenti: il viso è pulito, disdegna il trucco, disdegna il pettine. Le dita delle mani sono libere. Una donna non ha bisogno di orpelli né di colori – sensuale in un’androginia che si manifesta in superficie, la femminilità è sempre e solo una questione di profondità, mai una posa.

Prototipo Studio: fotografie analogiche

Scattiamo in pellicola analogica, per la pastosità delle ombre e della grana. La stessa pastosità di una pelle adulta, o di un corpo reale. Non ci sono trucchi, non c’è post produzione – non c’è più la fotografia digitale. Un mondo ruvido, sincero, scarno e crudo – con pochi colori appariscenti, ma con le tonalità in equilibrio, con molti sostantivi ben coniugati – pochi aggettivi, nessun superlativo, nessuna retorica, nessuna enfasi. Il nostro linguaggio è ruvido. 

Prototipo  Studio: canapa naturale per una filiera italiana

Da questo mondo ruvido, nasce Prototipo Studio, un laboratorio di ricerca che trova il suo punto di partenza da una fibra naturale e vegetale: la canapa. Con la stessa cura nella progettazione che un architetto lavora sulla sua tavola da disegno, Prototipo sta lavorando sulla fibra di canapa: partendo dai campi agricoli, studiando come le fibre debbano essere raccolte, tagliate in quali punti, per poi attraversare i processi di stigliatura e di macerazione, di pulizia e cardatura – fino ad arrivare alla filatura. Ne uscirà un filo ruvido, ovviamente – ma che dare un tessuto con la mano simile alla seta e al cachemire. Sarà il primo tessuto completamente italiano – oggi, quando in Italia importiamo dall’estero tutte le materie prima dell’industria tessile. La sua morbidezza aumenterà a ogni contatto con l’umidità della pelle, a ogni lavaggio in casa senza rilasciare microplastiche nell’acqua – e a ogni lavaggio, la canapa ritroverà la sua il suo nerbo, e rilascerà lo stesso profumo d’estate anche dopo anni, senza mai cederlo.  

Canapa, l’unica fibra tessile sostenibile

Le micro camere d’aria che compongono la fibra di canapa le danno abilità di regolazionesia nei tessuti, sia nelle calci per costruire le case di domani – perché con la calce di canapa si costruiranno le case di domani. Con la canapa produci la carta sia per gli architetti sia per i pittori. Un ettaro di canapa toglie dall’atmosfera più Co2 di un ettaro di foresta – se poi, questa canapa viene utilizzata per fine duraturi nel tempo, questa Co2 rimane bloccata nei nostri contesti terreni e non tornerà nell’aria. La canapa viene piantata per pulire i terreni inquinati in Puglia, intorno all’Ilva, dai metalli pesanti. Canapa, legno, terra – la ruvidità della mano di un architetto, della nostra pelle umana. Questa è la ruvidità di Prototipo Studio, che nasce da un’idea di Lampoon.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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