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Il muro intorno alla Darsena: degrado in via D’Annunzio  

Perché un muro intorno alla Darsena? Un’esclusione nel luogo milanese dell’inclusione: cosa può raccontarci viale Gabriele D’Annunzio su quello che sta succedendo in Darsena?

Quando sulla Darsena tramonta il sole – The Dark Side of Darsena 

A bordo dell’acqua della Darsena il fuso orario del capoluogo lombardo sembra invertito. Quando il sole tramonta nel resto di Milano, lì sorge. C’è una zona che rimane in ombra, poco raccontata dai media, forse anche poco vissuta. The Dark Side of Darsena comincia lì, in viale Gabriele D’Annunzio. Da Piazza Ventiquattro Maggio a Piazzale Cantore, sul viale dedicato al poeta pescarese. 

Le arterie della Darsena possono farci comprendere il battito di una zona dai battiti sempre accelerati – l’identità del quartiere rimane ma per molti l’area ha bisogno di più investimenti

Le arterie della Darsena, dal lato sinistro e destro del cuore, possono farci comprendere il cuore di una zona da sempre dai battiti accelerati. L’identità del quartiere rimane, ma per molti l’area andrebbe ripulita, restituita alle famiglie e preservata dalle acquisizioni delle grandi catene che stanno minando alla sopravvivenza di edifici e attività storiche. Quando chiedo perché si vedono così tanti locali sfitti su Viale Gabriele D’Annunzio, Amir – che oggi gestisce la storica Trattoria La Magolfa – racconta che «molti negozianti abbandonano le zone limitrofe alla Darsena di fronte a offerte di acquisizione»

Nell’immaginario comune la Darsena dovrebbe costituire il centro della movida milanese, ma la zona viene sempre più spesso abbandonata a sé stessa. Viale Gabriele D’Annunzio non è altro che uno specchio di quello che sta succedendo tutt’intorno al bacino d’acqua. «Di fianco alla nostra sede in viale D’Annunzio, ci sono attività che hanno cambiato gestione cinque, sei volte in pochissimi anni», prosegue Amir. Sempre congestionato dal traffico, il viale verte da tempo in condizioni di incuria, con aiuole e passaggi occlusi dalle macchine: uno stato generale che, secondo il gestore, «tiene lontane le famiglie e fa desistere una clientela pulita dall’avvicinarsi agli esercizi commerciali».

Il Mercato Coperto della Darsena: creolizzazione di culture ma anche penuria di clientela 

Molti di coloro che oggi lavorano all’interno del Mercato Coperto della Darsena o nei magazzini a ridosso del lungo muro di confine, sono gli stessi che prima della riqualificazione avevano il loro stand nel mercato di Senigallia, come per l’officina di Ahmmed Syeed, un punto di riferimento per i ciclisti di Ticinese. La rigenerazione del 2015 aveva ampliato Piazza XXIV pedonalizzando la zona di accesso alla Darsena e demolendo il vecchio mercato comunale. In questa occasione, il nuovo mercato era stato pensato come un luogo della vita cittadina, con i suoi frangisole lignei che si affacciano al bacino della Darsena. Ad oggi è questo il suo ruolo? 

I negozianti lamentano una penuria di clienti e il mercato da poco costruito è lontano dai colori, gli odori e i rumori di quelli tradizionali. «Il comune ha speso quattordici milioni in questo progetto urbano, che è diventato un po’ il volto di Milano. Spesso sembra essersene dimenticato», mi racconta uno dei proprietari. Eppure, del vecchio mercato questa struttura in metallo ha mantenuto una certa creolizzazione – forse più silenziosa – tra le diverse culture. In Darsena da sempre, nel bene o nel male, si manifesta la realtà più cosmopolita di Milano. 

La situazione generale della Darsena è migliorata dopo la riqualificazione, ma «gli investimenti comunali dovrebbero essere continuativi»

Il progetto di riqualificazione della Darsena ha avuto un buon impatto sul territorio, ma – come sottolineano diversi proprietari – «gli investimenti comunali dovrebbero essere continuativi. C’è bisogno di organizzare eventi e di mettere fine allo stato di incuria in cui verte la zona». Lo stesso dicono i negozianti del mercato coperto: «La situazione generale della Darsena è migliorata dopo la riqualificazione del 2015 ma i clienti sono sempre meno. Molte meno persone sono di passaggio e gli affezionati al mercato continuano a diminuire»

Manutenzione insufficiente, graffiti e microcriminalità, ma la Darsena continua a mantenere la sua attitudine di piccolo borgo, secondo chi la abita

Non si può dire che la Darsena ultimamente sia particolarmente passeggiata. La gradinata belvedere – che era stata un punto focale del progetto di riqualificazione – è spesso oscurata dalla microcriminalità delle baby gang che, secondo molti, spaventano le famiglie e rovinano l’atmosfera generale. Si sta inoltre verificando quello che molti avevano predetto una volta realizzato il progetto del 2015, ovvero che i muretti della Darsena, essendo a vista, sarebbero stati presi d’assalto dai writer. In generale, la manutenzione della Darsena appare ai più insufficiente con banchine mal tenute, ascensori per i disabili a supporto dell’attraversamento mai entrati in funzione, balaustre rovinate e tanto altro. 

D’altra parte, i graffiti e gli altri segni del tempo, sono quello che rende la zona Navigli-Darsena caratteristica e ancora vissuta, appetibile anche per quel turismo che vuole vedere una Milano diversa da quella luccicante e frettolosa di Corso Como. Quando chiedo se l’inflazione sta allontanando la cittadinanza dalla Darsena oppure se il quartiere continua a mantenere la sua attitudine di piccolo borgo, tutti mi rispondono che le persone si conoscono ancora tutte per nome, che i negozianti si aiutano a vicenda e che, in fondo, lo Darsena continua a trattenere una certa memoria collettiva. 

Vecchie realtà commerciali, memoria custodita da delle realtà pionieristiche 

Molta parte di questa memoria è custodita dalle vecchie realtà commerciali. Qui, aiutate dal boom economico, sono nate aziende pionieristiche, dalla volontà di giovani che sulla Darsena trovavano una clientela disposta a considerare le novità, insieme a dei prezzi di affitto e gestione delle attività più bassi rispetto ad altre zone di Milano. 

Ottica Rimoldi – «cercando di mantenere quella “nota popolare” che caratterizzava questa zona e che piano piano si sta perdendo»

Su viale Gabriele D’Annunzio, al nuovo Padel Fun Store, che si occupa dello sport che piace a tutti i finance bros, segue l’Ottica Rimoldi che dal 1907 porta avanti la tradizione della famiglia Rimoldi: «cercando di mantenere quella “nota popolare”
che caratterizzava questa zona di Milano tanti anni fa e che piano piano si sta perdendo». Via Gabriele d’Annunzio 9: Adolfo Rimoldi assume la guida dell’attività nel 1945 e, da un piccolo negozio per la vendita di occhiali, la trasforma in uno dei primi laboratori di optometria in Italia. 

Trattoria La Magolfa – «una bottega storica a prezzi popolari», «qui si incontravano attori, politici, artisti», dal 1892

Qualche metro più avanti, spostandosi verso Porta Ticinese, ad avere la sua clientela fedele c’è la seconda sede della Trattoria La Magolfa, che dal 1892 sta dietro via Emilio Gola. La Magolfa & Co apre con l’obiettivo di portare in altri luoghi di Milano la filosofia di una cucina che ha fatto la storia dei Navigli: spaghetteria e pizza, «una bottega storica a prezzi popolari». La clientela è diversificata: «vengono anche turisti e ci mostrano le foto dei piatti che vogliono. Probabilmente sentono parlare di noi da persone che visitano Milano e scoprono la storia della trattoria»

«La Magolfa è un’istituzione in città. Qui si incontravano attori, politici, artisti. Renato Pozzetto, per esempio, in un’intervista su canale 5, racconta come i suoi primi spettacoli dal vivo fossero avvenuti proprio qui, nel locale». Negli anni Novanta l’antica trattoria viene rilevata da Chiara Spinosa e la sua famiglia – amici dei vecchi titolari – a cui viene affidato il compito di portarne avanti i valori e la filosofia. 

Tessuti Raponi – self-service e tessuti venduti a prezzi bassissimi 

La ditta Raponi entra nel mercato nel 1976. Milano, una sola insegna. Con loro nasce la vendita a peso o self-service di tessuti, ovvero questi vengono venduti al metraggio a prezzi bassissimi. Si trattava perlopiù di merce proveniente da fallimenti e da grandi fabbriche che stoccavano vecchie collezioni. Abbigliamento, arredamento, merceria e accessori: il negozio è ben frequentato, si alternano studenti di moda a signore più anziane. La cosa che colpisce sono le vetrine dove dei drappeggi pirotecnici dal sapore demodé oscurano l’interno del negozio. 

Darsena di Milano: sperimentazione tecnologica e commerciale, meta delle nuove generazioni

Insomma, la Darsena è da sempre una zona di sperimentazione tecnologica e commerciale. Tutt’ora meta delle nuove generazioni che si rivolgono allo specchio d’acqua con progetti artistici e creativi. Tra antiche botteghe e nuove realtà sperimentali, questa zona rappresenta bene la schizofrenia e la diversità di Milano.

Edicola Civic – una selezione contemporanea di magazine indipendenti

A gestire Edicola Civic c’è Federico Ravetta. Ma in sede in Darsena c’è lo zio, brizzolato con i capelli tagliati finissimi, che accoglie i suoi clienti abituali, ricorda i nomi e le facce. L’edicola presenta una selezione estremamente contemporanea di magazine indipendenti, nonché qualche quotidiano più popolare di cronaca. L’idea è quella di ridefinire, al passo con i tempi e i modi dell’editoria, anche il concetto di edicola, aprendo i propri store a una condivisione che va oltre l’elemento commerciale con eventi di presentazione e di ricerca editoriale. Edicola Civic è un punto di riferimento sia per gli habitué dei giornali sia per coloro che – dalla moda, dalla musica, dall’arte – vogliono confrontarsi con le novità più importanti del panorama editoriale, tutte in una. 

Edicola Radetzky – dove si declamavano gli editti, ora uno spazio espositivo per le pratiche artistiche più attuali

Sull’altra sponda della Darsena, dal lato opposto rispetto a Viale Gabriele D’Annunzio, in via Gorizia, spunta uno dei primi monumenti alla Milano dell’arte che noti quando ti avvicini alla città. Una piccolissima struttura in ferro e vetro, con tetto a pagoda. Una vecchia edicola risalente ai primi del Novecento: siamo di fronte a Edicola Radetzky. Durante l’occupazione austriaca, da qui venivano declamati e comunicati gli editti del generale Josef Radetzky, governatore del Lombardo-Veneto. Nel 2015, Fiorella Fontana, che tutt’ora cura la programmazione dello spazio espositivo, vince il bando comunale Progetto Città Ideale, proponendo Edicola Radetzky come uno spazio di accoglienza e presentazione per le pratiche artistiche più attuali. 

Anni Ottanta – la Milano da Bere, ma l’acqua della Darsena è ancora sporca, bisogna aspettare il 2015 per un progetto di rigenerazione urbana 

La storia della Darsena, per come l’hanno raccontata alla mia generazione, comincia negli anni Ottanta, con la Milano da Bere: lo slogan pubblicitario che è diventato marketing urbano, a significare opulenza, rinascita, efficienza della città meneghina, prima della ricaduta con lo scandalo di Mani Pulite. Al contrario dei cocktails della vita culturale milanese, l’acqua della Darsena negli anni Ottanta era ancora sporca. L’area, in disuso alla fine degli anni Settanta, si trasforma in una distesa buia di vegetazione e spazzatura incontrollate. Bisogna aspettare il 2015 per un progetto di rigenerazione urbana. La firma è di Edoardo Guazzoni, Paolo Rizzatto e Sandro Rossi, con un progetto che muove i primi passi nel 2004 e si conclude con molta fatica nel 2015, a ridosso dell’Expo, l’evento che ha lanciato Milano nell’orbita delle città globali e globalizzate. A Guazzoni e Sandro Rossi negli anni Ottanta era stata affidata anche la rigenerazione delle Colonne di San Lorenzo e le architetture storiche che le circondano. I principi degli architetti da allora sono rimasti sempre gli stessi: assecondare gli usi che la cittadinanza già fa dei luoghi senza assegnargli forzatamente una funzione architettonica precisa, mantenere le atmosfere e preservare il patrimonio storico. 

L’ultimo barcone transita nel 1979 – Nel 2004 viene bandito un concorso per riqualificare l’area 

1250 circa. Il Naviglio Grande fa il suo ingresso a Milano e inizia quasi da subito a essere navigato. Le barche giunte nella città si fermavano nel laghetto di Sant’Eustorgio, un bacino artificiale realizzato in epoca medievale, quello che, sotto la dominazione spagnola, diventerà un vero e proprio porto: la Darsena. L’ultimo barcone transita nel 1979, dopo una riduzione del traffico fluviale cominciata nel Dopoguerra. Da allora, la Darsena viene forzatamente privata dell’acqua e diventa una lunga distesa di spazzatura e vegetazione incontrollata. Nel 2004 la giunta Albertina bandisce un concorso per riqualificare l’area, ma vince un progetto per creare un parcheggio interrato, quasi immediatamente represso dai ricorsi di privati cittadini e associazioni. La cittadinanza rivendica il valore storico dell’area, la sua importanza nella vita culturale milanese.

La Nuova Darsena – un luogo raccolto, pensato per la sosta, il passeggio e lo svago

Nel quinquennio precedente all’ Expo a Milano si respira un’area nuova e la giunta Pisapia decide di rimettere mano al progetto. Da qui, la Nuova Darsena: un luogo raccolto, pensato per la sosta, il passeggio e lo svago come anche per l’organizzazione e lo svolgimento di manifestazioni e spettacoli all’aperto. Due anni e mezzo di cantiere, 20 milioni investiti in progetti, con l’inaugurazione che arriva a cinque giorni dall’apertura dei cancelli della manifestazione internazionale. Due condizioni imprescindibili secondo i tre progettisti erano: il ritorno dell’acqua e il mantenimento della maggior parte dei palazzi storici sorti intorno alla Darsena, nonché introdurre riferimenti architettonici al passato portuale – come i muri a vista che strizzano l’occhio alle mura cinquecentesche degli spagnoli. 

Alessia Baranello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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