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Entrata MUFOCO, Cinisello Balsamo
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Mufoco: l’unico museo pubblico dedicato alla fotografia contemporanea è a Cinisello Balsamo

All’interno di Villa Ghirlanda Silva un patrimonio fotografico che comprende oltre due milioni di opere fotografiche e una rete che unisce Cinisello a Toulouse con una mostra su Francesco Jodice

La Direttrice Gabriella Guerci racconta il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo

Nei primi anni Duemila, quando inizia a prendere corpo il progetto di costituzione del Mufoco – Museo di Fotografia Contemporanea -, Cinisello Balsamo altro non è che un piccolo comune a nord della grande città di Milano, con un’identità prevalentemente industriale. La cittadina di periferia però non è affatto piccola, ottantamila abitanti circa e una crescita esponenziale dagli anni del boom economico in avanti. L’attuale Cinisello è costruita infatti sulla fusione di due piccoli borghi rurali, e mostra i segni della rapida industrializzazione che ha riconvertito spazi e richiesto forza lavoro. Tuttavia, già sul finire del secolo scorso, si notavano fermenti progettuali orientati all’attenzione per i fragili equilibri sociali e soprattutto le esigenze culturali di questa popolazione cresciuta vorticosamente sotto la spinta di diverse ondate migratorie. Intorno a Piazza Gramsci, la piazza centrale del comune, riprogettata dall’architetto Dominique Perrault tra il 1999 e il 2004, oggi hanno sede istituzioni culturali permanenti come la Civica Scuola di Musica, il Centro Culturale Pertini, che ospita una moderna biblioteca-mediateca ed è diventato luogo di incontro e di attività regolari per la popolazione di tutte le età, e, appunto, il Mufoco.

Le origini di Mufoco, il museo nato dalla volontà di decentramento culturale nell’area metropolitana milanese 

Gabriella Guerci, Direttrice generale, racconta la nascita nel 2004 di questo polo dedicato alla fotografia in un luogo apparentemente distante dai centri della cultura ufficiale: «L’idea di portare il museo in periferia, o meglio, nell’area metropolitana milanese, fu della Provincia di Milano, che già a quel tempo perseguiva una politica di decentramento culturale. La scelta cadde su Cinisello Balsamo, dopo il vaglio di altre sedi, non solo per la presenza di una bella villa storica, Villa Ghirlanda Silva con un parco all’inglese messi a disposizione da un sindaco visionario [Daniela Gasparini ndr], ma anche perché nella città vi era un’importante tradizione produttiva legata alla fotografia e ai suoi impieghi. Vi trovavano, infatti, sede di aziende del settore come Kodak e Epson ma anche case editrici quali Amilcare Pizzi, Silvana Editoriale, Universo e numerose tipografie, oltre alle sale di posa dei fotoromanzi Grand Hotel. L’amministrazione comunale aveva già dato vita a iniziative di valorizzazione della fotografia, dimostrando interesse per la disciplina»

Il Fondo Lanfranco Colombo e Il Diaframma la prima galleria dedicata alla fotografia Brera

Ricordando i primi anni, Guerci prosegue: «Io e Roberta Valtorta [storica della fotografia e direttrice del museo tra il 2005 e il 2017 ndr] già nel 2001, mentre seguivamo gli interventi di restauro e rifunzionalizzazione dell’ala di Villa Ghirlanda destinata ad accoglierci, avevamo avviato diverse attività che sarebbero poi proseguite come cuore pulsante del museo. Per esempio era attivo un laboratorio di digitalizzazione e catalogazione del patrimonio fotografico e avevamo trasferito numerosi fondi fotografici dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano, come il Fondo Lanfranco Colombo inerente all’attività de Il Diaframma, la prima galleria dedicata alla fotografia, aperta a Brera nel 1967, o di singoli fotografi come Federico Patellani e Klaus Zaugg e l’Archivio dell’Agenzia Grazia Neri.»

Oggi, il museo conserva un totale di quarantuno fondi fotografici e oltre due milioni di supporti, tra stampe, negativi, diapositive, e una biblioteca specialistica di oltre ventimila volumi, unicuum nel panorama italiano e una delle raccolte più importanti al mondo. «Inoltre – conclude Guerci – era già avviato un programma di mostre e erano stati progettati dei corsi di formazione In particolare quello dedicato alla catalogazione fotografica oggi gestito dall’Istituto Bauer.»

I primi vent’anni di Mufoco a Cinisello Balsamo

Alla vigilia dei ventennale il Mufoco si prepara ad affrontare una nuova stagione contraddistinta da un nuove energie e dal rinnovato sostegno da parte di Regione Lombardia e del Ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea, ma grazie anche al Consiglio di Amministrazione nominato nel giugno 2022 e  composto dal presidente Davide Rondoni, poeta, letterato e giornalista; da Giorgio Zanchetti, professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università Statale di Milano, e dal commercialista Massimo Pratelli.  Davide Rondoni è operativo e presente, secondo Guerci,  e si è calato bene nel ruolo battendosi per le sorti del Museo. «Non sono qui per fare il becchino», ha detto quando è stato nominato, e interpellato sulle previsioni per l’anno appena iniziato, dichiara: «Dopo anni eroici il museo e il suo staff consolidano collaborazioni nazionali e internazionali, grazie alla serietà artistica e professionale. La fotografia contemporanea danza sempre più meravigliosamente tra consolidato e nuovo, tra estasi e rischio. Ci muoveremo in entrambe le direzioni – c’è la parola foco, fuoco, nel nostro nome».

Le iniziative in cantiere proseguono il lavoro del museo su diversi fronti: il rapporto stretto con il territorio di Cinisello Balsamo

Accanto all’archivio, alla biblioteca e all’impegno curatoriale, il dipartimento educativo svolge un’attività fondamentale per radicare il museo nel suo territorio e coinvolgere diversi pubblici. Le proposte sono molteplici e vanno dalle visite guidate differenziate per età, a laboratori interni alle mostre e progetti studiati ad hoc per i diversi gradi scolastici, fino ai corsi per insegnanti. Nonostante infatti la fotografia sia intrecciata indissolubilmente alla storia, alla letteratura e soprattutto alla storia dell’arte del XIX e XX secolo, raramente trova posto nei programmi scolastici in modo approfondito. 

Avvicinare le nuove generazioni alla fotografia

Coordinatrice del servizio educativo è Diletta Zannelli, impegnata anche a promuovere spazi e momenti di riflessione sul tema, come il convegno Immagini come alfabeto. La dimensione pedagogica della fotografia, poi divenuto un fortunato libro, curato da Zannelli insieme a Laura Formenti e Andrea Pinotti (Silvana Editoriale, 2021). Un recente laboratorio per bambini, realizzato in occasione della mostra Paesaggio dopo paesaggio e intitolato Fili che uniscono il paesaggio, è stato pensato per stimolare l’osservazione del paesaggio rappresentato nelle opere esposte: aguzzare la vista trova poi una restituzione attraverso l’uso di ago e fili colorati, per ricamare vecchie cartoline di paesaggi vacanzieri. I fili vanno così a delineare punti di vista personali e quindi panorami diversi, racconti ricamati sulla superficie fotografica.

Da Villa Ghirlanda a Toulouse con una mostra su Francesco Jodice

Altro discorso è quello del museo a rete, come lo chiama Guerci, che spiega: «Vogliamo potenziare le collaborazioni con istituzioni esterne, italiane e non solo, ed essere in grado così di ‘esportare’ i prodotti delle nostre attività, in primis la conservazione di un patrimonio fotografico unico. Se dovessi fare un bilancio, il 2023 sarà un anno cardine di questa nuova suddivisione, poiché il 50% delle attività troverà sede a Villa Ghirlanda, ma un altrettanto 50% avverò fuori». L’anno sarà aperto da una mostra di Francesco Jodice che inaugura a Toulouse il 31 gennaio, e prosegue fino al 26 marzo. Si tratta un’anteprima espositiva del progetto West (2014-2022) promosso dal Mufoco in collaborazione con Galerie le Château d’Eau – Pôle photographique. In questo lavoro Jodice restituisce la sua personale visione del sorgere, simboleggiata dalla Gold Rush e del declinare del secolo americano, con il fallimento della Lehman Brothers. Ne risulta un’indagine delle radici della crisi del modello liberista. 

Per marzo prevista la mostra di Mario Giacomelli, il fotografo marchigiano scomparso nel 2000

Sarà esposto il ciclo Questo ricordo lo vorrei raccontare che Giacomelli compose nel 2000 appena uscito da un periodo di ricovero ospedaliero. Non realizza nuovi scatti, ma seguendo lo stesso modus operandi di sempre, torna a delle immagini realizzate circa tre anni prima, e le ri-lavora. Si tratta di uno degli ultimi suoi sforzi creativi, che lui stesso definisce una preziosa confessione critica dell’avventura della vita, una linea di riflessione legata ai segni nati dalla nebbia postoperatoria divenuta poi cristallo forte e preciso, un flusso di immagini tra me e il mondo” (S. Guerra, a cura di, Mario Giacomelli, 2008). Oltre alle stampe fotografiche vintage saranno esposti provini, film, materiali d’archivio e oggetti che Giacomelli componeva nelle fotografie. 

Sempre a marzo, a Palazzo Reale aprirà TRE-DI-CI. Sguardi sui musei della Lombardia

Con la consulenza scientifica del Mufoco, tredici fotografi, selezionati attraverso un bando, hanno ricevuto l’incarico di indagare e restituire fotograficamente uno di tredici musei che rientrano nella gestione della Direzione Regionale Musei della Lombardia. Sono musei molto vari e interessanti, dal Castello Scaligero sul Lago di Garda alla zona archeologica della Val Camonica. «I risultati sono molto diversi – confida Guerci, – alcuni più installativi, altri più tradizionali, tutti costruiti in mesi e mesi di frequentazione con i luoghi e con le loro opere, ma anche di immersione nel loro contesto».

 20.12.53-10.08.04: una mostra su Moira Ricci a Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo

Dopo l’estate, le stanze di Villa Ghirlanda ospiteranno l’esposizione del lavoro 20.12.53-10.08.04 di Moira Ricci. Le date che compongono il titolo ricordano la nascita e la morte della madre dell’artista. Si tratta di un lavoro fotografico che tocca i temi ancestrali della memoria e dell’identità, ed è stato realizzato attraverso una massiccia manipolazione della stampa fotografica, durante i primi anni Duemila, quando il ricorso alle tecnologie digitali non era così abusato. 

Contemporaneamente sarà allestita un’altra opera frutto di un lavoro sulla memoria: Memory of the air, di Chiaralice Rizzi e Alessandro Laita, che hanno lavorato in Albania, sul Museo Marubi di Scutari. Laita e Rizzi sono entrati nelle case di Scutari e dintorni, andando a cercare nelle collezioni private, negli album di famiglia, le fotografie scattate dallo Studio Marubi, dal quale il museo albanese prende il nome. Hanno instaurato, pertanto, un dialogo proficuo tra le collezioni museali e il territorio, la memoria collettiva, le persone che conservano le stampe positive delle stesse immagini. L’opera è composta da dieci fotografie 86 x 116 cm e una traccia audio.  

Mufoco insieme ad Archivio Basilico e Triennale per una mostra dedicata a Gabriele Basilico

Ad ottobre è tempo per un’altra iniziativa esterna, una mostra retrospettiva dedicata a Gabriele Basilico. Sarà divisa in due parti: una dedicata alle città del mondo, allestita tra Palazzo Reale e Palazzo Morando, e un omaggio a Milano, allestita alla Triennale. In particolare il Mufoco collaborerà con l’Archivio Basilico e Triennale per costruire questa seconda sezione che Guerci preannuncia ricca di inediti. 

L’ultimo progetto, pensato per aprire ad autunno inoltrato, nasce dall’archivio stesso del Mufoco: si tratta di un reenactment (rievocazione) della mostra del 1973 del Gruppo Italiano The Concerned Photographers, a suo tempo promossa da Lanfranco Colombo, pertanto tuttora conservata nelle collezioni del museo. Il gruppo viene fondato proprio nel 1973 da Colombo, e riunisce più di venti fotografi, la maggior parte dei quali partecipa alla mostra. Ad ogni fotografia viene chiesto un lavoro dedicato all’Italia, e vengono poi esposte dodici fotografie di ogni autore, stampate 30×40 cm e montate su alluminio.

Mufoco e il museo a rete: sarà possibile ampliare gli spazi del museo anche grazie al PNRR

Senza alcun dubbio il 2023 mostra un significativo implemento delle attività, secondo quell’idea di museo a rete che sembra essere diventata uno dei pilastri del museo, con gli obiettivi di promuovere la ricerca e produrre attività in collaborazione con altri enti e istituzioni. Conclude Guerci: «Sono giunti al pettine i nodi, i progetti prendono finalmente volto e forma, sono maturate e si portano a compimento alcune idee già in nuce, che durante la pandemia di Covid 19 erano rimaste dormienti e silenti. E tante altre vengono messe in cantiere, come una bella collaborazione con la Fondazione Alinari che vedrà il dialogo tra il loro patrimonio storico e il nostro contemporaneo. Confidiamo di riuscire a portare a termine il folto programma espositivo nei tempi preannunciati poiché, abbiamo vinto un finanziamento tramite il bando PNRR per condurre importanti interventi edili e impiantistici negli spazi pubblici del Museo già nel primo semestre dell’anno in corso». 

Gabriella Guerci

Di formazione storica dell’arte, tra il 1998 e il 2005 ha diretto il progetto di costituzione del Mufoco, diventandone poi la Direttrice di Produzione, incarico che tuttora ricopre insieme alle funzioni di Direttore Generale. Ha inoltre curato eventi e pubblicazioni d’arte e insegnato Legislazione dei Beni Culturali, Catalogazione e conservazione dei beni culturali, Conservazione e gestione della fotografia, in diversi istituti, tra i quali l’Accademia di Belle Arti di Brera, lo IED di Milano, il CFP Riccardo Bauer, la Fondazione Alinari e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. 

Davide Rondoni 

Poeta, scrittore e drammaturgo, e ora Presidente del Consiglio di Amministrazione del Mufoco. Collabora a programmi dedicati alla poesia da radio e televisioni, e con alcuni quotidiani. Ha curato alcune antologie poetiche, tiene corsi di poesia e master di traduzione e dirige “Passaggi poetici. Centro per “la traduzione tra lingue linguaggi generazioni” (Rimini). Ha collaborato alla sceneggiatura di film e documentari. Il suo ultimo romanzo Il concerto del viale dei lecci è uscito in libreria lo scorso autunno per Aboca. 

Irene Caravita

MUFOCO,servizio educativo
MUFOCO, servizio educativo
MUFOCO, esterno di villa Ghirlanda
MUFOCO, esterno di villa Ghirlanda

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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