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Claire Fontaine, Siamo con voi nella notte
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Papa Francesco a Venezia – la storia del Convento delle Convertite e gli artisti del Padiglione Vaticano 

Papa Francesco per la prima volta alla Biennale  – la storia del Convento delle Convertite e gli artisti al Padiglione del Vaticano: dopo la scultura al meteorite, torna Maurizio Cattelan; poi Claire Fontaine e Corita Kent

La prima visita di un papa alla Biennale – Francesco domenica 28 aprile è a Venezia al Padiglione del Vaticano, dal titolo Con i miei occhi – al Convento delle Convertite

Domenica 28 aprile il Papa è in visita alla 60.ma edizione della Biennale di Venezia, per cinque ore – la prima visita di un Pontefice. Il giugno dello scorso anno Papa Francesco aveva chiamato a raccolta gli artisti prescelti per rappresentare la Santa Sede, nella Cappella Sistina raccomando loro di lavorare pensando “ai deboli e ai poveri”. La prima partecipazione della Santa Sede alla Biennale risale al 2013, sotto la cura del Cardinale Gianfranco Ravasi, che si poneva l’obiettivo di rinsaldare il legame tra fede e arte per riavvicinare il popolo alla Chiesa. 

Il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha scelto il Convento delle Convertite come sede del padiglione del Vaticano. L’allestimento è frutto di un incontro tra gli artisti e le donne detenute (oggi il Convento è un carcere femminile), che si sono rese partecipi sia delle opere che come guide per i visitatori del Padiglione. 

La scelta della location e degli artisti – tra cui Claire Fontaine e Maurizio Cattelan – lascia pensare che il Padiglione della Santa Sede possa essere il più disruptive di questa Biennale.

Il Papa a Venezia per il Padiglione del Vaticano alla Biennale 2024: la storia del Convento delle Convertite, ricovero per  le prostitute veneziane 

Qual è la storia del Convento delle Convertite? Venezia ha sempre allontanato dal centro città le presenze ritenute scomode. Fu la prima città in Europa a istituire un Ghetto per gli ebrei. I malati psichiatrici erano confinati a San Servolo, i lebbrosi a San Lazzaro. Le ex-prostitute si trovavano all’isola della Giudecca. Prima del Cinquecento, le “donne peccatrici a Dio convertite” erano ricoverate all’Ospedale degli Incurabili, lungo le Zattere di Santo Spirito – ora sede dell’Accademia di Belle Arti. Quando l’Ospedale degli Incurabili (nato per accogliere malati di sifilide) si ingrandì inglobando altri malati e orfani, le donne iniziarono a spostarsi sull’isola della Giudecca, vicino a Sant’Eufemia in  quello che fu poi definito Convento delle Convertite. Vivevano recluse nel monastero, e qui dovevano anche essere sepolte. 

Le prostitute della città, una volta vecchie e non più abili al lavoro, si riversavano nelle strade, costrette a mendicare. Così, nel 1611, posto sotto la protezione del Senato Veneto, il monastero divenne un ospizio per prostitute redente, in dialetto veneto “Convertite”. Il Governo austriaco, nel 1859, adibì il monastero a casa di pena e di correzione femminile. La gestione e la custodia delle recluse fu affidata all’Ordine delle Suore di Carità. Con la parentesi delle guerre in cui il complesso fu adibito a ospedale militare, il Convento delle Convertite ha mantenuto la sua funzione fino ai giorni nostri, oggi amministrato dagli organi statali.  

Il Rio delle Convertite sull'isola Giudecca a Venezia – fotografia Wolfgang Moroder
Il Rio delle Convertite sull’isola Giudecca a Venezia – fotografia Wolfgang Moroder

Ponte delle Tette e il Convento delle Convertite: le prostitute pagate dalla Serenissima per convertire gli omosessuali – il quartiere a luci rosse di Venezia

La toponomastica veneziana lascia poco spazio all’immaginazione. Il Ponte delle Tette, tra  il sestiere di Santa Croce a San Polo rappresentava l’entrata del quartiere a luci rosse della città. Dai Palazzi soprastanti il ponte le prostitute si affacciavano mostrando i seni nudi agli avventori per invitarli a salire. Poco più avanti, verso San Cassiano, sorgeva il distretto delle case chiuse. Quando le prostituta diventavano vecchie venivano accolte a Ca’ Rampani, Palazzo lasciato alla serenissima dal Patrizio Rampani e da cui deriva la terminologia ‘carampana’ vecchia signora rimbambita. La prostituzione a Venezia era regolamentata dalla Serenissima e usata all’occorrenza. I commerci con l’oriente non portarono in città solo mercanzie ma anche costumi. 

Quando la Repubblica constatò un crescente numero di omosessuali in laguna ordinò alle prostitute di mostrare i seni per correggere i costumi e invogliare gli uomini sulla ‘retta via’. Nel XVI secolo a Venezia c’erano più di 11mila prostitute tra quelle a buon mercato e cortigiane. A fronte dell’ingente numero si capisce perché sia sorto il Convento delle Convertite che però non aveva abbastanza capienza per il numero di richieste. Secondo le fonti, per accese al convento, veniva fatta una selezione in base a un criterio puramente estetico. «Elleno sono d’ordinario al numero di 300, in circa, non essendo ammesse tutte universalmente, ma solo quelle, che per loro beltà ed avvenenza si temono in pericolo di ricadere ne’ vizi» scrive Giovan Battista Rossetti nel Forastiere illuminato (1740). 

L'opera di Maurizio Cattelan La Nona Ora, 1999
L’opera di Maurizio Cattelan La Nona Ora, 1999

Maurizio Cattelan e il rapporto con la Santa Sede: venticinque anni dalla Nona Ora la statua di Giovanni Paolo II

Dopo venticinque anni dalla realizzazione de La Nona Ora, la scultura iperrealista di Giovanni Paolo II atterrato da un meteorite, Maurizio Cattelan torna alla Biennale di Venezia invitato proprio dal Padiglione della Santa Sede. Vista da alcuni come un’opera dissacrante a tratti blasfema, con la Nona Ora Cattelan consolidò la figura di Wojtyła a popestar. In merito alla partecipazione di Cattelan al Padiglione della Santa Sede, il cardinale José Tolentino de Mendonça ha commentato con le parole della poetessa Adília Lopes: l’iconoclasta ricostruisce l’icona. A volte interrogativi che possiamo in un primo momento giudicare come radicali sono modi di ricostruire la visione del sacro, e questo fa parte dell’incontro della Chiesa con il mondo artistico, le sue categorie, le sue logiche. Perché non è che la Chiesa si aspetti che gli artisti siano cassa di risonanza immediata dei suoi valori e delle sue idee, un dialogo è polifonia, incontro nell’inatteso, ma un vero incontro». 

Per il Convento delle Convertite, Cattelan ha realizzato sul muro della cappella, un dipinto di due piedi sporchi e polverosi di rimando al Compianto sul Cristo morto di Andrea Mantegna. La prospettiva dei piedi visti all’esterno pongono il corpo all’interno, quindi all’interno del carcere. L’artista ha lasciato libera l’interpretazione ma c’è chi tra le detenute in quei piedi, ci vede il portare il peso della vita. 

Claire Fontaine: Stranieri Ovunque dà il nome alla Biennale 2024 e le opere al Convento delle Convertite

Tra gli artisti scelti dalla Santa Sede per il Padiglione ci sono anche il collettivo Claire Fontaine, nato a Parigi oggi con sede a Palermo. Di Claire Fontaine è anche il titolo che Adriano Pedrosa, direttore artistico della Biennale, ha scelto per questa 60esima edizione: stranieri ovunque – foreigners everywhere. Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere è una serie di lavori realizzati da Claire Fontaine a partire dal 2004, sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue le parole “Stranieri Ovunque”: espressione a sua volta presa dal nome di un omonimo collettivo torinese, che in Italia negli anni Duemila, combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia. Per l’orto del Convento delle Convertite, cortile dell’ora d’aria, Claire Fontaine ha realizzato un neon che cita «Siamo con voi nella notte», scritta apparsa fuori dalle carceri italiane negli anni Settanta, in sostegno dei detenuti per ragioni politiche. Un messaggio ambivalente, per i visitatori e per le detenute a cui di notte i bagliori blu illuminano le celle. Di Claire Fontaine è anche una seconda opera, fissata a una torretta di guardia, un neon verde con un occhio sbarrato, a rappresentare forse le cose che non si vogliono vedere, tra cui la situazione di sovraffollamento e detenzione delle carceri italiane. 

Claire Fontaine, Siamo con voi nella notte
Claire Fontaine, Siamo con voi nella notte

Con i mie occhi: Corita Kent, la suora californiana che scappò con la sua amante 

Corita Kent, è l’unica artista non vivente scelta dai curatori per il padiglione. Anche qui una scelta che non ci si aspetterebbe dalla Santa Sede. Frances Elizabeth Kent, o Sister Mary Corita, fu una suora-artista fino al 1968 quando dopo le critiche di blasfemia dell’arcidiocesi di Los Angeles decise di lasciare l’ordine religioso e trasferirsi a Boston per vivere con la sua amante. Affascinata dalla Pop Art, Corita Kent trasformò oggetti di uso comune in talismani, esponendosi riguardo a temi come la fame nel mondo, la guerra in Vietnam e le disuguaglianze sociali. Le opere di Corita Kent mischiavano pop e spiritualità portando anche messaggi di fede. 

Con i miei occhi: Marco Perego e Zoë Saldaña, Claire Tabouret e Sonia Gomes

L’artista Marco Perego e la moglie Zoë Saldaña, attrice e artista, hanno realizzato un cortometraggio insieme alle detenute che racconta l’ultimo giorno di una donna da incarcerata. Il corto è girato all’interno della Casa della Giudecca con la partecipazione delle donne che si sono rese protagoniste. Claire Tabouret ha realizzato i ritratti delle detenute a partire dalle loro foto da bambine, scene di vita comune, scene di famiglia per mostrare un momento fermo nel tempo e come dietro quelle sbarre ci siano vite comuni. All’interno della cappella sono appese al soffitto le sculture di Sonia Gomes,  lì posizionate per ricordare alle donne detenute di guardare in alto. Sull’architrave la scritta: Remittuntur ei peccata multa quoniam dilexit multum – I suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato.

Con i miei occhi, dentro la Casa di detenzione femminile della Giudecca

Il titolo del Padiglione curato da Chiara Parisi, direttrice del Centre Pompidou-Metz e Bruno Racine, ex presidente della Biblioteca nazionale francese, è tratto da un frammento di poesia di Shakespeare che riprende un antico testo sacro: «non ti amo con i miei occhi» (Sonetto 141) richiama i versetti 42.5 del Libro di Giobbe «I miei occhi ti hanno veduto». L’azione del vedere riporta al toccare con lo sguardo, all’essere presenti e partecipi di una percezione o realtà a noi solitamente preclusa. ‘Con i miei occhi’ rimanda che alle modalità di fruizione del padiglione. Nella Casa di detenzione femminile della Giudecca non sono ammessi effetti personali né cellulari, che  dovranno essere depositati in apposite cassette di sicurezza all’entrata. L’esperienza della visita sarà dunque filtrata solo attraverso i nostri occhi senza la possibilità di collezionare immagini attraverso i nostri dispositivi digitali. Una modalità oggi contro corrente e quasi reazionaria rispetto a come ci siamo abituati a fare esperienza dell’arte, attraverso lo schermo dei nostri cellulari. L’esclusione dei cellulari ci obbliga a immergere il nostro corpo nell’esperienza, a guardare con i nostri occhi lasciando da parte ogni pregiudizio. 

Biennale di Venezia immaginaria, visita del Papa – immagine generata con AI
Biennale di Venezia immaginaria, visita del Papa – immagine generata con AI
Visita di Papa Paolo VI a Venezia nel 1972 con il Card. Patriarca Albino Luciani
Visita di Papa Paolo VI a Venezia nel 1972 con il Card. Patriarca Albino Luciani

Come accedere al Padiglione della Santa Sede al Convento delle Convertite 

Per visitare il Convento delle Convertite è necessario preparare la visita in anticipo e registrarsi su una piattaforma web. La visita avviene in turni da venticinque persone, ogni giorno (tranne il mercoledì) alle 11, alle 12, alle 15 alle 16. La domenica in cui sarà presente il Papa sarà un giorno di chiusura straordinaria. A guidare la visita saranno il personale penitenziario e le stesse detenute vestite con una divisa bianca e nera realizzata nei laboratori del carcere. Le detenute restituiranno ai visitatori la loro l’esperienza dell’arte, raccontando le opere e rispondendo alle domande. Non è però consentito chiedere loro i motivi della loro reclusione. 

Biennale 2024: Il Papa per la prima volta in visita a Venezia

Papa Francesco atterra in elicottero direttamente all’interno del carcere femminile della Giudecca, dove incontrerà le detenute e visiterà il padiglione del Vaticano della Biennale. Il programma è già strettamente delineato dal bollettino papale diffuso dalla Stampa della Santa Sede. A Papa Francesco aspettano cinque discorsi in cinque ore in laguna. Dopo il primi con le detenute e il secondo con gli artisti e José Tolentino de Mendonça alla chiesa della Maddalena – Cappella del Carcere –  Papa Francesco farà tappa alla Basilica di Santa Maria della Salute dove incontrerà i giovani delle diocesi del Veneto. A seguire, dopo aver attraversato il ponte di barche che collega la Salute a Piazza San Marco sarà accolto da Zaia e Brugnaro. Il Pontefice terrà messa in Piazza San Marco, celebrazione a cui potranno accedere novemila persone e a cui ci si potrà registrare solo tramite QR Code. Una sorta di caccia al biglietto d’oro stile Fabbrica di Cioccolato, per ottenere il pass i fedeli dovranno rivolgersi alle parrocchie del territorio: in base al numero di residenti, a ciascuna parrocchia sono stati riservati un certo numero massimo di posti a disposizione.

Domiziana Montello

Francesco salviati e giuseppe porta detto il salviatino, Riconciliazione di papa Alessandro III e Federico Barbarossa, 1565-75, palazzo ducale venezia
Francesco Salviati e Giuseppe Porta detto il Salviatino, Riconciliazione di papa Alessandro III e Federico Barbarossa, 1565-75, Palazzo Ducale Venezia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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