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La passerella della sfilta di Fendi SS24 Milano Moda Settembre 2023
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Anni Novanta, Tom Ford, Gucci: perché ancora, abbiamo bisogno di sesso?

Le sfilate di settembre 2023 confermano per il mercato gli atteggiamenti Anni Novanta, quando Tom Ford inventava una donna volitiva tra sesso e potere – sperando in un aggiornamento

Moda Settembre 2023: l’estetica degli anni Novanta, Tom Ford, Gucci Ancora, Sabato de Sarno: perché era tutto prevedibile e impossibile immaginarlo diversamente?

Da molte stagioni ormai, l’estetica degli anni Novanta rimaneva coerente nel lavoro di Hedi Slimane: era prevedibile che oggi Gucci Ancora tornasse all’idea di Tom Ford. Sabato De Sarno procede un lavoro sull’archivio, secondo le richieste manageriali – l’intento è stato dichiarato in una collezione di immagini di Getty. Bisogna dare tempo, a un designer, sospendere giudizi affrettati per non fare la stessa figura dei tanti che dissero stupidaggini alla prima sfilata di Slimane da Saint Laurent. 

Moda, le sfilate di questo settembre 2023: da Gucci Ancora a Ferragamo, da Burberry a Dolce e Gabbana, Jil Sander e Bottega Veneta – e una concessione di ironia con Sally Spectra 

Non c’è solo Gucci Ancora che ritorna a Tom Ford, lo fanno anche quasi tutte le altre case di moda – sia a Milano, sia a Parigi. Chi più: Ferragamo – il longilineo maschile e femminile, la cintura oblique di vernice, le scarpe; Dolce & Gabbana – la didascalia in un cappello nero a tesa larga. Chi meno: Burberry – gli occhiali da aviatore, il trench cinematografico sopra i muscoli. Azzardo un’iperbole: Tom Ford è stato reinterpretato da tutti ma non da Peter Hawkings che lo ripropone senza elaborazione temporale. 

Non serve citare gli altri brand se non per una concessione di ironia, poco intellettuale e molto pop: Sally Spectra non è mai stata così in salute. La signora di Cattolica non è più da sola – ci sono due ragazze al debutto. A Milano, tanti designer emergenti ragionano come Zara: prendono il buono da ogni show.

Solo due sfilate si pongono fuori dal coro: Jil Sander che rimane fermo nel rigore delle geometrie (a parte qualche ricamo che non servirebbe); Bottega Veneta nei volumi a trapezio sotto la vita, nelle tridimensionalità organiche a tutta figura, nella elaborazione della maglieria a fili fluttuanti (maglieria che purtroppo è quasi sempre realizzata con fibre sintetiche).

Gli Anni Novanta, Tom Ford e l’estetica del sesso: essere umani fluidi, la passività e Onlyfans

La cultura visiva si ripete a cicli, come quando Calasso ci insegnava l’alternarsi tra gli anni dell’Oro e gli anni del Rosa. Dopo un periodo di stampe eccessive, di decoro strabordante, di layer uno sopra l’altro, ricami – non abbiamo più voglia di fandonie. Il mercato ha funzionato con l’opulenza dei fiorati, l’esagerazione dei blocchi di colori – ovvero quando si compravano abiti per farsi notare in strada o su un social media. Questo è superato. Adesso vogliamo un uniforme, che sia soldato o che sia medico, qualcuno di capace, forte ed efficace. Che conceda sicurezza – che non sia accessibile a tutti. 

Dicevo nell’incipit: gli anni Novanta di Tom Ford. Ieratici, sensuali, sempre fluidi, esseri umani che vogliono stimolare il tuo, non il loro, desiderio sessuale. Chi emana questa carica sessuale non ti sta cercando, ti sta aspettando. La moda è l’espressione sia di una sociologia di consumo, sia di una psicologia collettiva. Come mai torna a piacerci questa figura antipatica e altera, che emana sesso e che non è mai ridicola? 

Vogliamo il sesso, ma fatto bene. Vogliamo esser circondati da chi ci desidera, senza alcuna minaccia. Il sesso disegnato da Tom Ford era un sesso da preda, non da caccia. Non dovevamo essere noi ad approcciare. Tom Ford è una leggenda di passività sessuale – riceve, non penetra, in ogni caso decide quando e comanda. Declinazione di femminilità. Ci sono storie popolari intorno al sesso che Tom Ford inventò – si parlava di membri che pendono da una parte, di dark room allo Studio 54. Tom Ford era una carica magnetica per tutte le forme di espressione mai binaria. Che sia il sesso a farci riscoprire oggi senza orpelli, senza schemi mentali, senza narcisismi? Il sesso ci lascia nudi e vivi, sudati, tonici, vegli, abbracciati e ansimanti – e chissenefrega di una foto. Possiamo sintetizzarlo in un’osservazione che forse è anche una previsione per domani: avere un account attivo su Onlyfans oggi concede più orgoglio che avere migliaia di follower su Instagram.

Milano Moda Settembre 2023: frasi semplici, da Giacomo con Cabana e da Horto con Loro Piana: la morte di Giorgio Napolitano, l’edizione del TG1, l’accesso ai giornalisti RAI e un rimando a Robert Hughes

Si parlava con frasi semplici a tavola, a Milano, tra borghesi per bene in città raccolti da Cabana che ritornano da Giacomo per il 65° anniversario del ristorante. Si ripeteva quanto non si possa mettere in discussione il gusto personale – sempre legittimo, per fortuna c’è varietà. La ragione laboriosa milanese riesce a superare la retorica banale: esiste un rigore oggettivo anche nella moda, che sa identificare quando un brand e il suo designer stiano facendo un lavoro coerente – al di là delle vendite semestrali. Sia che si tratti di un investimento industriale a lungo termine, sia di una speculazione finanziaria con un buyout in tre anni. La moda non è espressione di gusto personale, la moda è una questione di calcolo e di mercato su un’identità specifica. Le variabili le trovi su due impostazioni: sul tempo, ovvero quando il calcolo è a breve o lungo ritorno; sull’errore, ovvero quando chi deve fare il calcolo lo sbaglia. La moda, il settore del lusso, ha un’unica strada davanti a sé: un impegno completamente esemplare e positivo, etico e concreto.

Un discorso complementare procedeva il giorno dopo, ai tavoli disposti a ridosso di un terrazzo affacciato sul Duomo. Loro Piana invitava da Horto quasi tutta la stampa internazionale di settore arrivata a Milano. Si notava come l’annuncio della morte di Giorgio Napolitano aveva portato alla cancellazione di ogni servizio televisivo RAI non inerente al tributo. Il primo canale della televisione nazionale italiana ha un ruolo per il quale si deve priorità al valore culturale sul valore commerciale. Allo stesso tempo, il primo canale possiede il primato tra i mezzi di comunicazione: un’edizione del TG1, anche quella di una giornata tralasciabile, ha un fondo di ascolto di 5 milioni di spettatori. A tavola, si considerava come alcune tra le case di moda rifiutino l’accesso ai giornalisti RAI, sia a Milano sia a Parigi. Non sono pochi questi rifiuti – chi poteva rivelava – ed altri notavano come tali rifiuti arrivano da quelle case che conducono una strategia di snobismo. Robert Hughes scrive ne La Cultura del Piagnisteo, come lo snobismo dipenda dal contesto: se si stratta di vanità sociale è sterile, ma se il contesto è competizione, lo snobismo è legittimo. Se sei un tennista professionista non hai voglia di allenarti con un principiante – così come non paghi il biglietto per fare da pubblico a chi segneresti un game. 

Moda Settembre 2023: una recensione della sfilata di Prada su WWD, la distonia tra passerella e platea, Milena Gabanelli sul Corriere

Solo nelle prime tre righe di una recensione che WWD pubblica per la sfilata di Prada, leggo wonderfully, gorgeous. Un giornalismo professionale non dovrebbe esporre apprezzamenti. Nel giornalismo professionale trovi analisi, spunti e dettagli che possano essere sfuggiti, invece bisogna scansare baci senza lingua che spargono saliva sporca. Può una fanzine avere credibilità? Si poteva rilevare distonia da Prada: in passerella, una donna che fa di quello che indossa un manifesto del suo intelletto; in platea, gli abiti indossati da Kyle Jenner e da donne ricche, troppo truccate, ancora convinte che la griffe sia uno status symbol. In passerella, filosofia nerd e sofisticazione – in platea, veline liberate. 

Mercoledì mattina – primo giorno di sfilate a Milano – sul Corriere era rilasciato un video di Milena Gabanelli che sintetizza il fast fashion: potrebbe sembrare un preambolo, un monito o una minaccia – la mattina stessa, le sfilate cominciano come se di tanto, poco importi. Gli stilisti hanno al responsabilità in quello che disegnano. I designer continuano a proporre abiti in nylon, plastica, tessuti lucidi in poliestere, paillettes, inserti in metallo su elastan – creano il desiderio di massa che poi sarà esaudito dal pronto-moda e del fast fashion. Come può la gente desiderare abiti in fibre naturali, senza colori fosforescenti, se tutta la creatività ragiona su pelle lucida? Si usano termini come economia circolare e si ridicolizza quella parola che ormai sembra ridicola: sostenibilità. Tutto questo, quando l’unica forma di comunicazione disponibile oggi è l’imprenditoria etica. 

La maglietta nera per la Camera della Moda, il greenwashing alla Scala, le fibre colorate nelle lavatrici: la criticità della tradizione manifatturiera italiana, e il premio di LVMH agli artigiani

La maglietta nera va a Camera Moda: una maglietta nera satirica, mi permetto, con sopra scritto sustainability is the new black. Tingere di nero non è sostenibile, il cotone non è sostenibile. Camera Moda premia operazioni di greenwashing alla Scala. I premi dovrebbero indicare campi di intervento, ma è ostico comprenderli – sembra solo siano assegnati agli stilisti disponibili ad accettare l’invito all’evento. Il pubblico non entra nel merito, sia perché il merito non c’è, sia perché è interessato all’abito che bene indossa per una buona fotografia da postare. Camera Moda potrebbe fare molto: devolvere parte dei fondi reperiti per una traccia concreta – anche soltanto un albero in più alla città – in un momento in cui la sostenibilità ha bisogno di fatti piuttosto che di parole e foto. L’imprenditoria etica prevede progetti, non retoriche. A Milano c’è il Politecnico: fondi possono essere devoluti allo studio di filtri da inserire nella rete idrica pubblica, con l’intento di bloccare le microplastiche diffuse da tutte le lavatrici che lavano le fibre colorate in chimica di tutti gli stilisti premiati. 

La criticità sostanziale è evidente da anni: le generazioni più giovani non vogliono specializzarsi in lavori manuali, operai e artigiani. Si rischia la perdita della tradizione manifatturiera italiana che appare soccorsa dalla massa immigratoria. Una proposta obiettiva che un ordine professionale come Camera Moda dovrebbe portare a Roma sarebbe la defiscalizzazione di questi mestieri. A livello comunicativo e culturale, bisogna portare orgoglio e pregio alle mani, alla concentrazione, all’esercizio tecnico, alla dimensione di laboratorio – invece la proposta di Camera Moda è digitalizzare l’artigianato e invitare un influencer a far parte del consiglio consultorio. 

Alla Sala delle Cariatidi, LVMH premia gli artigiani italiani indicando la strada che dovrebbe essere la principale, ma manca di rigore: usare materiali vegetali di scarto mescolati a poliuretani o bloccati con adesivi sintetici significa tralasciare il fuoco di questo argomento: sia gli stilisti sia gli artigiani devono evolvere creatività e tecnica senza plastica. Produrre con rigore significa ridurre l’ampiezza del campo creativo. Il recinto dove la fantasia può muoversi, senza sintetico, diventa angusto: invece che pensare in ampiezza, proviamo a pensare in profondità.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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