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cover Greta Olivo, Spilli, Einaudi, 2023
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Imparare a vivere senza guardare: la cecità nel romanzo di Greta Olivo Spilli

«Si salvano le cose che si sono viste, quelle che c’erano». L’esordio di Greta Olivo è il racconto di formazione e fragilità umana di una ragazza affetta da retinite pigmentosa

L’esordio letterario di Greta Olivo, Spilli per Einaudi è una storia di fragilità umana

«Mio nonno è diventato cieco a cinquant’anni. Quando sono nata lo era già, e ho sempre avuto una fascinazione nei confronti della sua cecità. Non la vedevo come una malattia, per me era il suo modo di stare al mondo. Era un uomo molto difficile, aveva affrontato la cecità senza alcun tipo di accompagnamento, e penso che questa difficoltà abbia intaccato un carattere già di per sé complicato. Era un uomo inavvicinabile, molto chiuso, arrabbiato col mondo». 

La storia di Livia – protagonista di Spilli, opera prima di Greta Olivo, pubblicato da Einaudi, in libreria dal 3 ottobre, nasce da un’eredità di famiglia. Un’eredità che non comprende gioielli o vecchie case ormai da ristrutturare e rivendere o affittare, un’eredità umana ingombrante. Greta Olivo ha ereditato occhi fragili. 

Greta Olivo: le prime sperimentazioni letterarie alla Scuola Holden – diversità, fragilità umana, durezza, cecità 

«Ho frequentato la Scuola Holden nel 2017 dove ho lavorato a un tentativo di romanzo che aveva come protagonista mio nonno. Non ho mai continuato quella storia: non era abbastanza forte in me il desiderio di farlo, e forse ero anche troppo piccola. Due anni fa mi sono detta che era arrivato il momento di riprenderla in mano, spostando l’attenzione da mio nonno a una ragazzina che potevo essere io, l’unica in famiglia ad aver ereditato la grave miopia che l’ha segnato per tutta la vita, fino a che non ha perso definitivamente la vista. Spilli nasce dalla convinzione che i miei occhi fossero qualcosa di delicato, e dal sospetto di aver ereditato insieme a loro un certo tipo di fragilità umana e durezza, un certo tipo d’incapacità di far fronte alle difficoltà e ai traumi. Mi sono chiesta: cosa sarebbe successo se avessi ereditato un’altra diversità, capace di portarmi, com’è successo a mio nonno, alla cecità?».

Raccontare la cecità, convivere con la retinite pigmentosa: Livia è la protagonista di Spilli di Greta Olivo

Livia corre veloce, più veloce di Ludovica, Laura e Marzia, sue compagne della squadra di atletica. Livia balla come le ballerine di Parigi con la sua amica Morena, si traveste. Livia va in campeggio, disubbidisce, si arrabbia, forse si innamora. Poi un giorno, Livia inciampa, inizia a vedere il mondo a buchi: scompaiono le maniglie delle porte, il crocifisso appeso sopra la lavagna in classe. Al buio si muove con fatica, confonde le forme, cade, si graffia le ginocchia e i palmi delle mani. Dopo una serie di esami le viene diagnosticata una retinite pigmentosa. Malattia ereditaria che porta alla graduale perdita dei fotorecettori: la retina, progressivamente, perde la propria capacità di trasmettere le informazioni visive al cervello tramite il nervo ottico. Molte persone mantengono una visione limitata per tutta la vita, mentre altre perdono completamente la vista. Tra queste, Livia.  

«Prima di iniziare a scrivere, quando avevo capito che il tema del libro sarebbe stato la cecità, ho iniziato a frequentare il Centro Sant’Alessio di Roma, per persone cieche e ipovedenti. Ho scoperto lì l’esistenza della retinite pigmentosa. Ho avuto modo di frequentare molte persone e in particolare Marco, presente nei ringraziamenti del libro, affetto proprio da retinite. Ho registrato molte nostre conversazioni nelle quali raccontava come percepiva l’ambiente e come si orientava nel mondo. Su di lui si sviluppa il personaggio di Emilio, tutor di Livia al centro Santa Lucia, luogo che Livia inizierà a frequentare per imparare a convivere con la malattia. Ho fatto molta ricerca perché per me era necessario avere una base di realtà molto forte che mi permettesse di costruirci sopra una storia per come la volevo io». 

Spilli, il romanzo di Greta Olivo su una formazione anticonvenzionale: la fragilità umana di Livia è la cecità

«Mi interessava l’adolescenza perché è il tempo delle prime volte, e Livia si ritrova a fare molte cose per la prima volta con la consapevolezza però che quei momenti sono gli ultimi che vive da persona vedente e quindi ha la volontà di prendersi più luce possibile. Poi l’adolescenza mi interessava perché è il territorio della perdita. È il momento in cui ci si rende conto dei propri limiti. Ci possono essere ostacoli di vari tipi, alcuni interni e altri visibili a occhio nudo». 

Gli ostacoli di Livia si fanno invisibili. Giorno dopo giorno, le diottrie scendono: meno quattro, meno sei, meno otto. Si confondono i numeri delle pagine di un libro, diventa impossibile risolvere un’equazione matematica e tradurre una versione di latino. Si impara una nuova lingua, si torna indietro, all’inizio di tutto: Livia deve reimparare a camminare, ad ascoltare, a riconoscere lo spazio conosciuto ora che nulla è più al suo posto. Si isolano le voci, i rimbombi, si ritrova la via di casa, la strada che porta in classe. Ci si concentra su ciò che un tempo era livido e ora sfocato. Si salvano le cose che esistono. 

«Livia deve ancora capire fino in fondo cosa davvero si salvi. La lasciamo nel momento della cecità, in cui perde completamente la vista ma non sappiamo nulla di più. Le cose che si salvano sono le cose che si vedono. Ho incontrato persone cieche consapevoli di vivere in un mondo fatto di cose che si vedono. Si salvano le cose che si sono viste, quelle che c’erano, ma anche quelle che ci sono e stanno sparendo, e quelle che arriveranno». 

Cecità e adolescenza. Questioni di sguardo 

«Livia vive l’adolescenza in un liceo di Roma nord, cliché dei cliché. Eppure, tutto quello che le accade è filtrato dal progredire della mattia. A un certo punto, c’è l’occupazione scolastica, ma è un’occupazione vissuta mentre si stanno perdendo i fotorecettori. Per Livia è stato necessario emanciparsi dallo sguardo degli altri. Quando va in discoteca con la sua amica, e ormai non ci vede quasi più, si riappropria del suo corpo. Può ballare, può sentirsi. Anche se ha il dubbio che quello che sta succedendo sia tutto un inganno, anche se non è sicura che l’amicizia con Diletta sia sincera, lei decide di restare lì a ballare. In un momento in cui non ha il controllo su nulla, in quella situazione degenerativa, lei decide di stare lì». 

«Non è il fatto di diventare cieco che ti porta a diventare una persona migliore, ma il confronto con la realtà e la verità. Livia fa i conti con la verità, come capita a ognuno di noi a quell’età, solo che il suo percorso è accelerato. Un’accelerazione verso la perdita. Si deve rendere conto, e in fretta, di che tipo di relazione ha con il suo compagno di banco che è innamorato di lei, e con il rappresentante d’istituto di cui si è invaghita, quale tipo di verità cela la sua migliore amica, e quali sono le paure dei suoi genitori». 

Raccontare la malattia e la fragilità umana: dalla sordità di Sound of Metal alla cecità in Spilli passando per Colpa delle Stelle e Prisma

Prima di Greta Olivo, diversi sono stati i tentativi di raccontare la malattia, la fragilità umana e l’handicap in età adolescenziale. Si pensi al successo di Colpa delle stelle di John Green e alla serie di copie da esso derivate, quasi tutte storie di giovani alle prese con la morte e l’amore. Più recentemente, il personaggio di Carola nella serie tv Prisma, con una protesi a una gamba e capace di vivere la sua disabilità con naturalezza. 

Sound of metal: Darius Marder, Premio Oscar al montaggio e al sonoro, su un batterista che perde l’udito

«Non mi sono guardata molto intorno» ammette Olivo. «Non ho visto Prisma e non sono una grande fan di Colpa delle stelle e simili. Non volevo creare alcun tipo di patetismo nei confronti di Livia, volevo che fosse un individuo a cui semplicemente accadeva una cosa. in questo è stato fondamentale la visione di Sound of metal (n.d.r. film di Darius Marder, Premio Oscar al montaggio e al sonoro, su un batterista che perde l’udito). Quando ho iniziato a scrivere, io e la mia agente siamo tornate più volte sul film. Il protagonista diventa sordo da una condizione di partenza cool: lui è cool, suona in una band cool, e vive una vita cool. Se mai lo incontrassi ti interesserebbe, vorresti saperne di più di lui e nel momento in cui viene privato del senso per lui principale si trova costretto a capire cosa significhi sentire davvero e stare nel mondo». 

Greta Olivo

Vive e lavora a Roma, dove è nata nel 1993. Spilli è il suo primo romanzo, pubblicato da Einaudi.

Nicolò Bellon

Greta Olivo
Greta Olivo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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