Enrico Mattei sull’aereo aziendale. foto archivio storico Eni
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Servirebbe oggi la transizione energetica se non avessero ucciso Enrico Mattei?

Giorgia Meloni in Africa ripropone il Piano Mattei: chi era Enrico Mattei, perché era una figura di riferimento per i paesi del nord-Africa, e che collegamenti ci sono con l’omicidio Pasolini?

Giorgia Meloni in Africa rilancia il Piano Mattei

«A ottobre presentiamo il piano Mattei per l’Africa» le parole di Giorgia Meloni in visita ad Addis Abeba, Etiopia. La Presidente si ripromette di fare di più per l’Africa: contenere i flussi migratori illegali e fare fronte all’emergenza umanitaria, a partire da quella somala, definita dall’Onu come ‘una delle peggiori crisi umanitarie al mondo’.  Giorgia Meloni rilancia l’idea del Piano Mattei che l’Italia presenterà nel dettaglio a ottobre, in occasione del summit intergovernativo Italia-Africa.

Già nel discorso per chiedere la fiducia alla camera ad ottobre 2022, Giorgia Meloni aveva citato Mattei ricordando l’impegno del fondatore dell’Eni per la promozione della collaborazione tra Unione Europea e nazioni africane. Definendo Enrico Mattei come figura di riferimento nelle politiche verso il Mediterraneo. In merito al piano Mattei la Premier aggiunge «ci stiamo lavorando in cooperazione con i Paesi africani perché non puoi pretendere di sapere quali siano le soluzioni migliori senza interlocuzioni coi diretti interessati». Perché Enrico Mattei è stato una figura così rilevante della ricostruzione post bellica e nei rapporti con nazioni del Continente Africano?

Enrico Mattei: un personaggio scomodo

Enrico Mattei è stato un uomo d’affari e un personaggio pubblico che ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’industria energetica italiana nel Ventesimo secolo. Nato ad Acqualagna nel 1906, iniziò la sua carriera nell’industria petrolifera negli anni Trenta. A soli trent’anni era già dirigente d’azienda e fondò una propria attività nel settore chimico. Mattei fu iscritto al partito fascista, ma dopo il 1943 divenne un partigiano e scalò le gerarchie della Resistenza. Divenne uno dei capitani generali delle formazioni partigiane vicine alla Democrazia Cristiana. Fu anche il rappresentante della DC presso il CLN-AI, Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, coordinamento dei partigiani che divenne il governo provvisorio dell’Italia del nord appena dopo la liberazione.

Gli venne conferita la Bronze Star, quarta decorazione in ordine di importanza dell’esercito americano. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i dirigenti della Resistenza, furono ricompensati dai loro partiti con un posto in parlamento o in un ente pubblico. Enrico Mattei fu incaricato dal governo italiano di guidare gli sforzi del Paese per sviluppare le proprie risorse energetiche e ridurre la dipendenza dal petrolio estero. Venne nominato commissario AGIP, Agenzia generale italiana petroli. Società di epoca fascista lei cui concessioni per esplorazioni petrolifere non avevano mai fruttato né in Italia né all’estero. 

Enrico Mattei e l’Agenzia generale italiana petroli, AGIP

Enrico Mattei aveva ricevuto l’ordine di liquidare l’AGIP, vendere le strutture e le concessioni al miglior offerente. Alcune esplorazioni sismiche compiute durante la guerra fecero nascere il sospetto che in Lombardia ci fossero giacimenti di gas o petrolio. Per questo Mattei non liquidò l’azienda e si prodigò per tenere in vita l’AGIP. Nel 1948 Mattei fu nominato vice-presidente dell’AGIP. Le esplorazioni rivelarono che nel sottosuolo del lodigiano non c’era petrolio ma c’era metano.

Per Mattei fu un successo. L’Italia aveva una nuova fonte energetica a basso costo, gestita da un ente pubblico italiano e non da un privato inglese o americano com’era consuetudine in precedenza. Mattei era noto per le sue posizioni progressiste in materia di politica energetica e per i suoi sforzi per negoziare accordi più equi con le compagnie petrolifere straniere. Fu convinto sostenitore dei Paesi del Terzo Mondo, sostenendo che avrebbero dovuto avere un maggiore controllo sulle proprie risorse naturali.

Storia dell’Eni e del cane a sei zampe 

Grazie al successo di Enrico Mattei all’AGIP, nel 1953 lo stato italiano crea l’Eni S.p.A. (Ente Nazionale Idrocarburi), e gliene affida la direzione. L’Eni è stata pensata dal principio come ente statale con lo scopo di esplorare, produrre e distribuire petrolio e gas naturale in Italia e all’estero. Nei primi anni, l’Eni si concentrò sullo sviluppo dei giacimenti di petrolio e gas situati nella Pianura Padana e nel nord Italia. E negli anni Sessanta, l’azienda estese le sue attività ad altri Paesi, tra cui Egitto, Nigeria e Libia. Uno dei maggiori successi dell’Eni fu la scoperta di un giacimento in Libia nel 1959.

Rinominato ‘Elephant Field’,  il più grande giacimento petrolifero mai scoperto all’epoca. Il giacimento ’Elephant Field’ contribuì ad affermare l’Eni come uno dei principali attori dell’industria energetica mondiale. Nel corso degli anni, Eni ha diversificato le sue attività e si è espansa in altre aree del settore energetico, tra cui la generazione di elettricità, le energie rinnovabili e la petrolchimica. Oggi Eni è una delle maggiori compagnie petrolifere e del gas del mondo, con attività in oltre Sessanta Paesi. Il cane a sei zampe, è il marchio dell’Eni e di ciascuna azienda del gruppo, come l’Agip. Le sei zampe del cane simboleggiano le quattro ruote dell’automobile e le due gambe del guidatore.

Le ‘Sette Sorelle’ del petrolio

Le ‘Sette Sorelle’ è l’appellativo coniato da Enrico Mattei, dopo la nomina a commissario liquidatore dell’AGIP nel 1945, per definire le sette multinazionali del petrolio che hanno dominato – e dominano – l’industria petrolifera mondiale dalla metà degli anni Quaranta: Royal Dutch Shell, anglo-olandese, oggi nota come Shell; Anglo-Persian Oil Company, trasformatasi in British Petroleum e ora nota come BP; Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso – in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil; Standard Oil of New York, trasformatasi in Mobil e in seguito fusasi con la Exxon per diventare ExxonMobil; Texaco, fusasi con la Chevron per diventare ChevronTexaco, oggi Chevron; Standard Oil of California (Socal) e  Gulf Oil, entrambe acquisite da Chevron.

Le Sette Sorelle controllavano l’esplorazione, la produzione, la raffinazione e la commercializzazione di petrolio e gas in tutto il mondo e il loro dominio ha avuto un impatto significativo sulla politica e sull’economia globale. Oggi la loro eredità continua a plasmare l’industria petrolifera e a influenzare le politiche interne ed esterne di molti paesi. Enrico Mattei voleva slegare l’Italia dal giogo delle compagnie petrolifere promuovendo una gestione della politica energetica verso l’autonomia nazionale, ponendo l’Italia fuori delle logiche del cartello economico e in competizione con gli stati esteri, accusati di depredare le risorse dei Paesi del Terzo mondo.

Enrico Mattei e la fondazione de Il Giorno

A Milano nel 1956, Enrico Mattei fonda Il Giorno, con lo scopo appoggiare la linea politica ed economica da lui espressa. Nelle sue idee Mattei, era osteggiato dall’industria privata che utilizzava alcune testate giornalistiche per muovergli critiche. Editore de Il Giorno era il marchigiano Cino Del Duca, imprenditore che aveva fatto fortuna in Francia. Il 27 settembre 1955 fu costituita a Milano la «Società Editrice Lombarda» (SEL). Ai lettori Il Giorno fu presentato come giornale indipendente, perché Mattei decise di non apparire pubblicamente come il fondatore. 

Attraverso Il Giorno, Mattei sensibilizzo l’opinione alle sue attività trans-mediterranee, insinuando gradatamente cenni all’apertura verso i paesi africani e del Medio Oriente. Stati coi quali solidarizzava e ai quali apriva una porta per rapporti paritari, riconoscendo loro dignità di stati ‘veri’, non più di entità coloniali.

La morte di Enrico Mattei

Mattei morì in un incidente aereo nell’ottobre 1962. Di rientro a Milano Linate, il suo aereo privato precipitò vicino alla città di Bascapè. Con lui il pilota e un giornalista americano. Tutt’oggi la dinamica dell’incidente non è chiara, e non sono stati individuati i colpevoli. La morte di Mattei è stata oggetto di speculazioni e controversie nel corso degli anni. Alcuni ipotizzano possa essere stato commissionato dalle compagnie petrolifere occidentali. Altri hanno suggerito che l’aereo sia stato sabotato da organizzazioni che si opponevano agli sforzi di Mattei per nazionalizzare l’industria energetica italiana.

Un’altra teoria è che Mattei sia stato ucciso dalla CIA, per via dei suoi legami con l’Unione Sovietica e dei suoi sforzi per negoziare accordi petroliferi con i Paesi del Medio Oriente. Dopo le numerose indagini condotte nel corso degli anni, non sono mai state trovate prove conclusive a sostegno di queste teorie; la causa della morte di Mattei rimane ufficialmente indicata come ‘sconosciuta’. L’eredità di Mattei continua a influenzare la politica energetica italiana e l’industria energetica mondiale.

La transizione energetica se non avessero ucciso Enrico Mattei

Mattei fu anche un pioniere nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, come l’energia solare ed eolica. È difficile dire se la transizione ecologica a cui assistiamo oggi non sarebbe stata necessaria se Mattei fosse ancora vivo. La transizione ecologica è un movimento globale che mira alle risorse rinnovabili per affrontare il cambiamento climatico, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e l’esaurimento delle risorse naturali. Il cambiamento climatico, definito dalla Conferenza di Parigi del 2015 ‘il problema più importante per l’umanità’, alla stessa conferenza, le 195 nazioni partecipanti raggiunsero un accordo di principio sulla necessità di porre fino all’uso dei combustibili fossili entro il 2050. A questo accordo si stanno ancora opponendo le compagnie petrolifere, giganti economici privati o aziende a partecipazione statale, come l’ENI. Oggi queste compagnie operano ancora nella ricerca di ulteriori giacimenti. 

«Il tempo stringe, le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare, la temperatura globale continua a salire e il nostro pianeta si sta avvicinando rapidamente al punto di non ritorno che renderà la catastrofe climatica irreversibile. Stiamo procedendo con il piede sull’acceleratore verso la catastrofe» le parole di Gutierrez, segretario dell’ONU. È necessario portare a termine la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. 

Il nuovo piano Mattei

Il Nuovo Piano Mattei guidato dall’Eni di Descalzi incrementerebbe l’uso dei combustibili fossili e invece che sviluppare le energie rinnovabili. In materia di energie rinnovabili l’unico sforzo di Eni di questi anni è stato creare Eni Plenitude S.p.A. Società Benefit controllata al 100% da Eni. Azienda che integra la vendita e commercializzazione di gas ed energia elettrica per famiglie e imprese con la produzione di energie rinnovabili. Il logo di Eni Plenitude è lo stesso cane a sei zampe di Eni ma colorato di verde. Cambiare fornitori di combustibili fossili rischia di creare solo nuove dipendenze per l’Italia e impedisce alle nazioni africane di raggiungere l’indipendenza energetica con le energie rinnovabili.

Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini

‘Petrolio’ è il romanzo incompiuto di Pier Paolo Pasolini. Pasolini stava lavorando a questo libro al momento del suo assassinio; fu trovato morto su una spiaggia di Ostia, a Roma, il 2 novembre 1975. Petrolio fu pubblicato postumo nel 1992. Al centro del romanzo un’esplorazione del potere, della corruzione e dell’intersezione tra politica ed economia nell’Italia del dopoguerra. Ambientato a Roma nei primi anni Sessanta, la storia segue la vita di Carlo Valletti coinvolto in una rete di intrighi e cospirazioni mentre cerca di scoprire la verità su una misteriosa compagnia petrolifera chiamata Eni. «Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di summa di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie» dichiara Pier Paolo Pasolini, per La Stampa Sera nel gennaio 1975.

Valletti, è un ingegnere dell’Eni appartenente alla borghesia torinese. Carlo racchiude in un unico corpo due individui: Carlo di Polis e Carlo di Tetis. Polis corrisponde etimologicamente alla città, rimandando alla dimensione razionale e pubblica dell’individuo; Tetis è legato alla sessualità, alle pulsioni nascoste dell’uomo comune. Sesso e Potere sono, per Pasolini, agenti che operano silenziosamente nella nostra realtà. Valletti si rapporta a personaggi diversi: politici corrotti, ricchi industriali e membri emarginati della società. Pasolini esamina i modi in cui il potere opera nell’Italia del tempo e le forze che plasmano il paesaggio sociale, economico e culturale del Paese.

Nel 2010 Marcello Dell’Utri, senatore per Il Popolo della Libertà e prima di Forza Italia, annunciò il ritrovamento di uno scomparso frammento di Petrolio: l’appunto contrassegnato dal numero 21 e intitolato Lampi sull’Eni. Graziella Chiarcossi, cugina di Pasolini, erede e custode dei manoscritti, sosteneva l’inattendibilità delle affermazioni e che quel capitolo non fu mai scritto. In un’altra pagina del romanzo, Pasolini rimanda il lettore proprio a quel capitolo mancante; la questione resta aperta.

L’omicidio Pasolini e quello Mattei sono collegati?

L’incidente Mattei e l’omicidio Pasolini, restano entrambi senza movente e senza colpevoli. Pasolini fu trovato morto su una spiaggia di Ostia, vicino a Roma, il 2 novembre 1975. Le circostanze della sua morte rimangono controverse e soggette a diverse interpretazioni. Furono inizialmente arrestate e condannate per l’omicidio alcune persone, ma la loro colpevolezza fu messa in dubbio. Molti ritengono che Pasolini sia stato vittima di una cospirazione che coinvolge potenti forze politiche e criminali dell’Italia dell’epoca. Alcune teorie suggeriscono che Pasolini sia stato ucciso a causa delle sue idee politiche di sinistra e della sua critica all’establishment italiano, mentre altre propongono che la sua morte sia legata alla sua vita personale, alla sua dichiarata omosessualità e al suo controverso lavoro artistico. Il caso era stato ufficialmente chiuso nel 2005 e con la condanna in via definitiva di Pino Pelosi.

Negli ultimi anni, la famiglia, gli amici e i sostenitori di Pasolini hanno chiesto di riaprire il caso. Nel 2019, i procuratori italiani hanno annunciato che avrebbero riaperto il caso e condotto una nuova indagine. Quest’anno a marzo 2023, è stata depositata in Procura un’istanza per chiedere la riapertura delle indagini. Il Casus è  l’accertamento di a chi appartengano i tre Dna individuati nel 2010 dai carabinieri del Ris sulla scena del delitto.

La riapertura delle indagini per il caso Pasolini

«Adesso ci auguriamo – afferma l’avvocato Stefano Maccioni che ha presentato l’istanza – che il magistrato incaricato decida di accogliere la nostra istanza richiedendo al più presto la riapertura delle indagini al giudice per le indagini preliminari, considerata la necessità di fugare quanto prima i dubbi emersi a seguito delle varie dichiarazioni rese da Pino Pelosi il 12 settembre dello scorso anno e pubblicate nel libro Profondo nero e soprattutto dopo le indagini svolte dal pm di Pavia, Vincenzo Calia, in merito alla morte di Enrico Mattei». 


La richiesta dell’avvocato Maccioni agli inquirenti è chiara «effettuare le necessarie indagini scientifiche sui reperti conservati nel museo criminologico di Roma – del delitto Pasolini – e analizzare compiutamente quanto contenuto nelle indagini svolte dal pubblico ministero Vincenzo Calia in relazione alla morte di Enrico Mattei, in particolare quanto emerso con riferimento al manoscritto Petrolio di Pier Paolo Pasolini e al libro Questo è Cefis di Giorgio Steimetz; ovvero la tesi secondo la quale lo scrittore ucciso sarebbe venuto a conoscenza dei mandanti dell’omicidio Mattei indicandoli nel proprio romanzo Petrolio; ed accertare pertanto se sussista un collegamento tra gli assassinii di Mattei, De Mauro e Pasolini».

Domiziana Montello

Enrico Mattei in occasione della visita del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e il ministro delle Finanze Ezio Vanoni, Caviaga Archivio Storico ENI SpA
Enrico Mattei in occasione della visita del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e il ministro delle Finanze Ezio Vanoni, Caviaga Archivio Storico ENI SpA

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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