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Da Il quadro di troisi - sfere di qi
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Il Quadro di Troisi: mancano gli spazi per la controcultura – a Roma e ancor più a Milano

Donato Dozzy ed Eva Geist accolgono Pietro Micioni e pubblicano un nuovo album, La Commedia. Intervista a Il Quadro di Troisi sul cantautorato elettronico, sulla scena underground a Roma, Milano e Berlino

Il Quadro di Troisi: il duo diventa un trio – Donato Dozzy, Eva Geist e Pietro Micioni

Il Quadro di Troisi, band di cantautorato elettronico, dal duo della nascita – Donato Dozzy (Donato Scaramuzzi) ed Eva Geist (Andrea Noce) – diventa un trio, ufficializzando l’ingresso di Pietro Micioni, mano invisibile già arrangiatrice nell’album di debutto. Si aggiunge così un’influenza in più al progetto nato dalla stima reciproca – galeotto l’incontro di Scaramuzzi e Noce al Primavera Sound di Barcellona del 2018 – tra i fondatori, suggellata dalla comune passione per la commedia italiana, Troisi in cima, ritrovata anche in Micioni.

Il Quadro di Troisi, intervista su controcultura e musica elettronica: quali differenze tra Roma, Milano e Berlino?

I tre artisti non sarebbero quello che sono senza Roma, casa di tutti se non per nascita per scelta. Questo apre a una riflessione sulla sua scena elettronica – tutti sono d’accordo su un punto: mancano gli spazi. «C’è fermento sotterraneo, ma non un senso unitario. Penso ai grandi tempi del Brancaleone (ancora aperto e da poco teatro di grandi feste nei giorni di Pasqua, ndr) – dice Scaramuzzi – che faceva 5mila persone alla settimana, tutti si ritrovavano lì per abbracciare la controcultura. Oggi la città è frammentata, ha tanti piccoli fuocherelli, soprattutto al Pigneto e in quelle zone. È importante che ci siano, ma non penso che sia il momento in cui Roma è più in salute»

Micioni ricorda che la città ha sempre posti dove riunirsi. Un tempo c’era l’RCA, un’etichetta che dava spazio a tutti, e un posto, Il Locale, dove sono nati i vari Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Per l’elettronica cita il Fanfulla come «forse l’unico posto». Che però è piccolo. A Scaramuzzi fa pensare «a un posto di carbonari, amanti di determinate cose che si incontrano quasi di nascosto». Piccolo sì, ma ruvido.  «È diventato una cosa grande a Roma», precisa Noce. Lì arrivano «persone da tutte le culture, da tutti i quartieri, anche dai Parioli. Non è da solo. È parte di una scena. Ci sono il Trenta Formiche, Pescheria, altri che sicuramente non conosco io. Collaborano, fanno le programmazioni insieme». Roma, aggiunge, «ha l’humus, quello non glielo toglie nessuno. C’è sempre il Forte Prenestino che raccoglie ogni tot persone a livello internazionale, per fortuna, però penso ai miei anni d’oro, fino al 2010, c’era tutta una scena squat»

Adesso si è persa, non per mancanza di interesse. «La controcultura è roba scomoda. I centri sono obiettivo di sgombero», dice Scaramuzzi. Basta pensare a cosa è successo alla Casa delle Donne. Stabile Atac, centro antiviolenza, da anni si cerca di staccarla dall’associazione Lucha y Siesta. Nonostante un’assoluzione per occupazione abusiva. «Con i tempi reazionari che viviamo tutto questo è morto. C’è un pubblico attento ma mancano proprio gli spazi. Penso che si trovassero posti adatti sarebbero un grande successo. La gente ha fame di questo. Però c’è chiaramente un intento politico a non volerlo fare. Anche il Fanfulla, ancora oggi, una volta al mese va in tribunale. Non so quante cause ha sulla capoccia. La questione è che, quando fai un certo tipo di attività vai contro la volontà politica», sottolinea Noce. «E vabbè»

A Milano manca spazio per la controcultura

Milano? Noce: «Io ci ho vissuto tre anni. Lì non c’è la scena, è una cosa terribile. La gente esce perché c’è l’evento di moda, c’è il drink, c’è l’aperitivo. C’è grande valore, ma manca qualcosa che viene dal basso, l’underground». Noce ha vissuto per otto anni e mezzo anche a Berlino, dove anche Scaramuzzi è stato dal 2003 al 2006. Micioni c’è stato «solo per serate». È lui a chiedere ai colleghi cosa ne pensano della sua trasformazione. «Berlino la scena ce l’ha. I miei anni lì – dice Noce – sono stati molto vissuti dal punto di vista del clubbing e della controcultura. Anche lì è cambiata completamente». Scaramuzzi: «La Berlino di adesso è un’altra storia, si è evoluta male». Per Noce «positivo o negativo è relativo, anche noi siamo cambiati e siamo più vecchi». Certo è che «ci sono molte cose interessanti che stanno prendendo piede, c’è una scena giovanile, nuovi locali, ci sono fondi a livello istituzionale. C’è più gente, quindi più globalizzazione, è più cara. Da alcuni punti di vista è migliorata e da altri no. In ogni caso resta una grande città».

Il Quadro di Troisi da duo diventa un trio per il secondo album La Commedia

C’è chi chiama Massimo Troisi il comico dei sentimenti. Sempre a metà tra i detti e i non detti. Comico nel senso stretto del termine: tra leggerezza e tragedia. Dallo stesso pendolo, trasposto dal cinema alla musica, nasce La Commedia, secondo album de Il Quadro di Troisi.

Del primo album del 2020, con lo stesso nome della band, La Commedia condivide filosofie e spunti. Svelare l’umana commedia della vita. Farlo nel solco della canzone italiana, sintetizzandone decenni – letteralmente, sul tappeto dei synths di Scaramuzzi e Micioni – in 10 tracce scritte quasi interamente da Noce, accompagnata soltanto nel singolo La Terra da Stefano Di Trapani, in arte Demented Burrocacao. Questo secondo lavoro fa un passo più marcato. Più spazio va alla ricerca della forma canzone attraverso l’aspetto lirico. Diventa così un omaggio alla nostra cultura, dove si uniscono i percorsi dei tre artisti. Noce è cantante, dj, autrice e sound designer, Scaramuzzi produttore e dj di culto di una precisa techno ambient-ipnotica, Micioni fondatore della label Twilight insieme al fratello Paolo, dj già dagli anni ‘70 e produttore non solo di pionieri dell’italo disco come Gazebo e Mike Francis ma anche, per citarne alcuni, di Tiromancino, Niccolò Fabi e Marina Rei. 

Il Quadro di Troisi - foto di Marcello Rotondella
Il Quadro di Troisi – foto di Marcello Rotondella

Il Quadro di Troisi, La Commedia come monologo interiore dal personale al collettivo

Il titolo La Commedia sembra un nuovo rimando a Troisi. In realtà ha più significati. In parte nasce lì dove si era troncato il primo album. «C’è un pezzo dell’altro disco, Intenzioni, che nella sua versione originale aveva una strofa in più. A beneficio della metrica l’abbiamo tolta, non serviva. Poi c’è rimasto in testa. Ci piace la commedia di un traliccio al sole, diceva. Per me quel traliccio rappresentava la tv, qualcosa di nazionalpopolare. Abbiamo sempre pensato di chiamare così un nuovo disco. Forse però se lo sarebbero ricordati in tre. La commedia di un traliccio al sole de Il Quadro di Troisi? Un po’ troppo. Allora è rimasto La Commedia», racconta Noce. 

Da lì l’ispirazione per i titoli delle tracce, un articolo e un sostantivo, in forma archetipica, quasi un mazzo di tarocchi. Il Profeta, La Terra, La Notte, L’Alieno, I Buchi Neri, La Prima Volta, L’Abitudine, La Verità, Lo Smeraldo Sotto Zero, Il Mare. La voce di Noce scorre come un monologo in cui disseziona una dimensione interiore che dal personale passa al collettivo e si riallaccia all’evocazione cinematografica. «Pensando a tutti gli argomenti trattati nell’album, insieme formano una commedia: il quotidiano è di per sé una commedia», dice Scaramuzzi. 

La Commedia – il racconto di un processo più che di un risultato

La gestazione del disco – e non solo, Noce è diventata madre da poco – è stata lunga. Ha visto nascere le guerre che sono ancora in corso ed è passata per i lockdown del Covid. «È stato un momento particolare. Un momento per guardarsi, cercare di capire. Non del tutto negativo. Certo, il dolore c’era perché intorno non è che ci fosse tutta questa felicità. Ma come sempre da momenti così si può tirar fuori qualcosa di buono, di crescita», ricorda Micioni. Si è riflettuto sul processo creativo, con Noce che ha anche trascorso i lockdown a casa Scaramuzzi.  

Noce: «Per me è stato un po’ un transitare anche verso un punto di non ritorno. Ci siamo trovati a fare delle scelte. Io ho pensato se per me fosse sostenibile la mia vita. L’inquinamento, il modo di lavorare, l’alimentazione. Adesso siamo ancora in questa fase in cui la gente si fa dei pensieri. Questo ciclo di quattro anni dal primo album è proprio perché siamo nel processo di capire come usciremo trasformati dal calderone che ci sta tritando. I nostri credo, i punti di riferimento. C’è bisogno di un cambiamento radicale, ma abbiamo ancora tanti dubbi a riguardo. Secondo me il disco è un po’ questo, racconta più un processo che un risultato».

Il Quadro di Troisi – tra Battiato, Alice, Battisti, Gaetano, Matia Bazar, Patty Pravo e Nada

Qualche tentativo di semplificare il risultato musicale dell’incontro dei tre lo ha accostato alla canzone Sanremo anni ’80, seppur in chiave elettronica. Non proprio: «L’album si stacca completamente da lì. Ricordo bene Sanremo di quegli anni, tra l’altro un periodo molto buio. C’è stato un momento in cui andava solo in radio, non c’era l’orchestra, si cantava in playback. Musicalmente c’era tutt’altro, Tozzi per dire. Forse si avvicinano i Matia Bazar», riflette Micioni. 

Scaramuzzi dice di sentirsi molto vicino» a Marco Sabbione, tastierista che all’inizio degli anni ’80 fece dei Matia Bazar un gruppo elettronico: «L’album Tango suona ancora come il futuro». Di quel decennio e di quello seguente «la cosa bella è che c’erano un sacco di persone libere, la forma canzone veniva supportata da suoni della Madonna. Adesso fatico a sentirli»

Per Noce, nata in Calabria, pensare a Sanremo – «quello di adesso non ci piace molto, è questione di gusto» – evoca il conterraneo Rino Gaetano: «Il suo essere outsider dentro qualcosa di istituzionale è una delle cose che mi ha influenzato di più. Poi più che gli anni ’80 tornerei indietro fino ai ’50-’60: Tenco, Patty Pravo, Nada. Lucio Dalla. Tutte le decadi del cantautorato italiano sono importanti per noi»

L’influenza spirituale di Battiato ne Il Quadro di Troisi

Il Quadro di Troisi in Italia non può poi che richiamare all’orecchio Franco Battiato: è sempre così quando si accosta il pop all’elettronica e li si accompagna a una certa carica spirituale. «Sarebbe stato uno dei sogni della mia vita arrivare a conoscerlo», dice Scaramuzzi. Forse la musica de Il Quadro ha qualcosa dell’accoppiata Battiato e Alice? «Lei ha avuto una grande influenza, sono una sua grande fan come cantautrice. Battiato relativamente, forse mi ispirò più a Battisti. Di Battiato quello che sento più vicino è l’interpretazione spirituale del suono, grande insegnamento che ci ha lasciato e che deve ancora essere esplorato», riflette Noce. 

In parte un riconoscimento dell’affinità a Battiato è arrivato da chi con lui ha collaborato più volte. La natura morta che si fa viva dei fiori della copertina del disco è di Francesco Messina, musicista e grafico con una lunga storia con Battiato. A fargli sentire il disco Stefano Meneghetti – anche lui artista tra musica, grafica e video – un altro nome che possiamo inserire nell’entourage che ha gravitato intorno a Battiato e che aveva già collaborato con Il Quadro. «Tutte persone che hanno amato il progetto, non ci sono stati ingaggi di lavoro», precisa Micioni.

La musica sperimentale de Il Quadro di Troisi dalla Raster a 42 Records – c’è spazio per il pop elettronico in Italia

Paradosso: c’è così tanta musica pop italiana in un progetto italiano – cantato in italiano – che inizialmente l’etichetta che lo ha pubblicato era tedesca. Il primo album è uscito solo sulla Raster. Immensa per l’elettronica e per la sperimentazione, ma straniera. Distribuisce anche La Commedia, però solo all’estero. In Italia Il Quadro ha trovato casa nella 42 Records di Emiliano Colasanti. «Siamo arrivati qui d’importazione. Avere una label italiana ci riconcilia un po’ con il nostro amato Paese», dice Scaramuzzi. 

Micioni spiega che hanno «faticato molto a trovare un’etichetta italiana che prendesse con amore il progetto, ma c’era l’esigenza di essere supportati anche da una label nostrana». Noce ha voluto fortemente che andasse così: «Va bene l’estero, ma questo disco ha dei testi, dei significati e dei significanti per cui è bello sentirsi capiti in primo luogo dall’etichetta. Quando un album del genere viene arriva dall’estero viene accolto in un certo modo anche dal pubblico. Quando viene diffuso da una label italiana è normale che il testo e la canzone acquistino più valore».

Le collaborazioni ne La Commedia 

Un punto che tutti tengono a sottolineare è che Il Quadro di Troisi è un progetto in evoluzione. E aperto: il quarto membro della band è già individuato in Francesca Colombo, il cui violino si sente anche La Commedia. «Aspettiamo la maggiore età della figlia di Andrea e saremo in dieci», scherza Micioni. 

Ne I Buchi Neri la pioniera dell’elettronica Suzanne Ciani firma gli effetti musicali, Grand River (Aimée Portioli) aggiunge i suoi synth a Il Profeta. Poi gli archi di Fiona Brice (già collaboratrice di Placebo e Kanye West), il già citato Demented Burrocacao, nome noto nella controcultura di Roma Est. E ancora le marimbe e le percussioni di Daniele Di Gregorio, per 30 anni al fianco di Paolo Conte, e il basso di Tommaso Cappellato.

Giacomo Cadeddu

Commedia, ultimo album de Il quadro di Troisi
Commedia, ultimo album de Il quadro di Troisi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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