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Villa Reale di Marlia
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La città più francese della Toscana

Una città romanica con un sostrato medievale poi francesizzato, dentro una cinta muraria alberata lunga quattro chilometri. Visita a Lucca, tra le cento chiese e fino a Villa reale di Marlia, partendo da Palazzo Dipinto

La città delle centro chiese tra tradizioni religiose e primato musicale 

Lucca è segnata da una tradizione ecclesiastica che spiega la concentrazione di architetture religiose nel centro, tanto da ribattezzarla “città delle cento chiese”. Storicamente, grazie anche ai visitatori che giungevano per venerare il Volto Santo, la più antica scultura lignea dell’Occidente, la città divenne una tappa per i pellegrini che attraversavano la Via Francigena, diretti in Terra Santa o verso il Santiago di Compostela. Quest’opera sacra sarebbe acheropita, creata non da mano umana ma per intervento divino. Conservato nella Cattedrale di San Martino – così come il Monumento funebre a Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia – il Volto Santo è celebrato ogni anno tra la notte del 13 e 14 settembre con una processione durante la quale la città è illuminata da migliaia di lumi di cera. Lucca è più tradizione che innovazione. Quest’ultima evolve attraverso la musica.

Palazzo Dipinto, scorcio
Palazzo Dipinto, scorcio

Palazzo Dipinto, un boutique hotel nel centro di Lucca

Palazzo Dipinto è l’epicentro da cui sviluppare un’esperienza attorno alla poliedricità di questo microcosmo toscano. Un boutique hotel nel centro storico di Lucca con affacci sull’omonima piazza a cui si accede lasciandosi alle spalle la romanica Chiesa di San Michele in Foro e la Casa natale di Giacomo Puccini. Lo spirito di Palazzo Dipinto corrisponde alla sobrietà e alla raffinata riservatezza che emana questa città attorniata dalla sue mura antiche. 

La ristrutturazione conservativa di Palazzo Dipinto e la sua dimensione contemporanea 

Palazzo Dipinto, lobby
Palazzo Dipinto, lobby
Palazzo Dipinto, dettaglio design degli interni
Palazzo Dipinto, dettaglio design degli interni

Nel 2017 ha avuto inizio la metamorfosi del palazzo, risalente al Tredicesimo secolo, in hotel contemporaneo. Un restauro conservativo che si fonde all’attenzione al design d’interni. Una soluzione di continuità tra travi in legno, muri di mattoni, arredi Poliform e Lema; a cui si aggiungono illuminazioni Artemide, Flos, Foscarini e Martinelli Luce – quest’ultima fondata proprio a Lucca negli anni Cinquanta da Elio Martinelli.

La tradizione tessile lucchese, da Palazzo Mansi a van Eyck 

A pochi metri da Palazzo Dipinto si trova anche Palazzo Mansi. Oggi museo, è testimonianza della potenza lucchese tardo-cinquecentesca attiva nella produzione e commercio della seta – i diciotto arazzi fiamminghi nella galleria al piano nobile lo confermano. Per di più, i coniugi Giovanni Arnolfini e Costanza Trenta erano i mercanti di tessuti nati a Lucca e residenti a Bruges che commissionarono il loro ritratto familiare a Jan van Eyck. Oggi, la ricchezza industriale di Lucca permane ed è legata alle cartiere, dove viene prodotto l’80% della carta tissue e il 40% del cartone ondulato di tutta Italia.

Da Luigi Boccherini, Giacomo Puccini a Ennio Morricone e i Rolling Stones

Sin dal Ottavo secolo, la presenza dei luoghi di culto rese la città nota anche per la composizione di musica sacra. Questo primato perdura fino a periodi più vicini: qui nacquero il violoncellista Luigi Boccherini – a cui è intitolato conservatorio della città – e il compositore Giacomo Puccini. Puccini – del quale si celebrano quest’anno i cento anni dalla scomparsa – resterà sempre legato ai territori della Lucchesia; in particolare Torre del Lago, dove scrisse La Bohème e Tosca. Oggi Lucca, a fianco alle stagioni liriche del Teatro del Giglio, è in grado di ospitare concerti che richiamano l’attenzione internazionale – dai Rolling Stones a Cat Stevens passando per Ennio Morricone e Alicia Keys. 

I dieci anni di dominio napoleonico. Lucca Principato francese 

Lucca restò una Repubblica indipendente fino al 1799. Poi iniziò il dominio francese. Nel 1805, Napoleone Bonaparte istituì il Principato di Lucca, il cui governo fu affidato alla sorella Elisa e al cognato Felice Baciocchi. Principessa di Lucca e Piombino, granduchessa di Toscana, Elisa Bonaparte il giorno del suo insediamento assicurò di «governare nell’interesse e felicità del popolo lucchese». Nei dieci anni di governo, condusse Lucca attraverso un processo di ammodernamento e abbellimento urbanistico che conferisce alla città quel gusto transalpino emanato dalle facciate di alcuni palazzi e spazi pubblici, come Piazza Napoleone su cui si affaccia Palazzo Ducale. 

Le ville della campagna lucchese

L’ondata di cambiamento interessò anche la campagna circostante. Fuori dalle mura, Lucca si caratterizza per distese collinari dove sorsero numerose ville storiche. Sin dal Rinascimento, la nobiltà lucchese unì gli interessi economici legati alla coltivazione della terra al diletto di vivere l’otium in una dimensione bucolica, lontana dagli obblighi cittadini.

La villa lucchese diventa non un fenomeno locale ma una coralità di stili, architetture e giardini che risentono delle influenze europee grazie a committenti illuminati che incoraggiano scambi culturali. Si tratta di una mise en scène di architettura e natura, che costella il territorio attorno alla centro cittadino. 

Tra ville monumentali e rustiche disseminante nella provincia di Lucca, se ne contano più di cento. Luoghi di armonia e bellezza, come puntualizzò Michel de Montaigne: «la posizione della città è una delle più amene che io abbia mai visto, circondata da una campagna di eccezionale bellezza, e poi di belle montagne e colline dove i più si sono fatti le dimore di campagna».

Una delle sale della Villa Reale di Marlia
Una delle sale della Villa Reale di Marlia
Villa Reale di Marlia
Villa Reale di Marlia

Villa Reale di Marlia, la residenza di campagna di Elisa Bonaparte

Oltre Palazzo Ducale, Elisa Bonaparte manifestò la volontà di disporre di una residenza di campagna. Acquistò così la villa di Stefano Orsetti per 575.000 franchi. Un nobile lucchese, che chiamò la residenza Marly, cambiando anche l’antico nome del piccolo paese di Marlia con quello della villa parigina dove Luigi XIV visse prima di insediarsi a Versailles; lo Château de Marly, di cui non restano che le tracce delle perimetro. 

Abitata nel Medioevo dal Duca di Tuscia e poi dai Buonvisi, la villa durante il periodo in cui fu abitata da Orsetti vide la rimodulazione del parco secondo il gusto barocco e la creazione del Teatro di Verzura e del Giardino dei Limoni, oltre che la Palazzina dell’Orologio. Dal 1806 al 1814, la sorella di Napoleone introdusse modifiche sostanziali alla villa: ne ampliò l’estensione, annettendovi la proprietà dell’Arcivescovo, la palazzina Ghivizzani e altri terreni. 

Il gusto neoclassico per l’antico e la botanica a Villa Reale di Marlia

La vera innovazione risiede in un nuovo modo di sentire ed abitare la natura che rispecchia la dimensione internazionale della cultura stile Impero di quel tempo. Un recupero artistico e architettonico dell’idea di antico che abbraccia la tendenza neoclassica e le dottrine illuministe, in particolare nell’approcciarsi scientificamente alla natura per comprendere le fasi e l’innesto delle specie botaniche. 

Un paysage composé, il parco di Villa Reale di Marlia 

La simmetria neoclassica del palazzo è caratterizzata internamente da una successione di arredi e decorazioni Impero. Decori a stucco, panneggi trompe-l’oeil, busti e colonne di marmo di Carrara, motivi pompeiani inseriti nelle partiture geometriche. Un equilibrio che prosegue nella trasformazione del parco, affidato al giardiniere inglese Murray. 

Qui si susseguono ambienti con soluzioni scenografiche che ricalcano il modello pittorico del paysage composé: bacini d’acqua, grotte manieriste, rare specie arboree e vedute d’insieme sorprendenti. Inoltre, viene attuato il principio di natura libera, che cerca illusoriamente di annullare i limiti della proprietà della principessa, garantendo una fusione armonica con il paesaggio bucolico circostante. Tutto ruota attorno al valore di libertas

Un modello per le residenze nobiliari di campagna frequentato da Paganini 

La trasformazione di Villa Reale di Marlia diventa un riferimento per le residenze nobiliari di campagna e quelle della emergente borghesia, come le vicine Ville Grabau, Mazzarosa, Gunigi, San Pancrazio, Altrograndi Magnani. La residenza di campagna di Elisa Bonaparte assurge a modello ideale ed è frequentata da una corte dotta che si diletta tra svaghi agresti e feste in musica animate da Niccolò Paganini. 

Mimì Pecci-Blunt e la rinascita novecentesca di Villa Reale di Marlia

Dopo una serie di successioni tra Borbone e Regno d’Italia, il complesso di Villa Reale fu messo in vendita. Nel 1923, la contessa Anna Leatitia Pecci-Blunt acquistò la villa che conobbe un nuovo periodo di splendore. All’architetto francese Jacques Gréber fu commissionato il restauro conservativo del parco e dei giardini. 

Il nuovo jardin d’aujourd’hui di Villa Reale 

Oltre a concludere le opere che la stagione napoleonica aveva lasciato incompiute, come il laghetto artificiale a valle, è ridisegnato l’allestimento dell’area dell’ex villa del Vescovo. Qui si realizza un nuovo giardino dal gusto Art Nouveau destinato a funzioni ludiche, in linea con le avanguardie dei jardins d’aujourd’hui: la piscina, il bocciodromo, il campo da tennis.

Gli ospiti di Marlia, tra Valery, Cocteau, Moravia, Dalí, gli Agnelli, Margaret d’Inghilterra e i Kennedy 

Conosciuta come Mimì, Anna Leatitia Pecci-Blunt fu appassionata delle arti e mecenate. È anche ricordata per aver aperto Galleria La Cometa, prima a Roma e poi a New York. La contessa elesse Marlia a sua residenza estiva, dove ospitò intellettuali e artisti come Paul Valery, Jean Cocteau, Alberto Moravia, Afro Basaldella, e Salvador Dalí. Il jet set del tempo non mancò dal soggiornare tra le colline di Lucca: Villa Reale ospitò Gianni e Marella Agnelli, la principessa Margaret, contessa di Snowdon, i duchi di Windsor e Jacqueline Kennedy. Mimì restò proprietaria di Villa Reale fino al 1971, anno della sua morte, e oggi riposa nella cappella vicino la limonaia. Nella Clock House la contessa ha conservato i memorabilia dello zio Gioacchino Pecci, divenuto papa con il nome di Leone XIII.

Villa Reale di Marlia oggi

Dal rinascimento al barocco, fino al neoclassicismo e al Déco, le vicende di Villa Reale di Marlia riflettono la complessità di una storia legata ai cambiamenti del gusto e delle mode. Oggi la Villa è visitabile ed è stata restaurata da una coppia di mecenati svizzeri – Henric e Marina Grönberg – che hanno acquisito la proprietà nel 2015. Un’eccellenza per il territorio lucchese che restituisce la complessità di un luogo da sempre capace di attrarre e far proprie le molteplicità culturali accolte nel tempo.

Palazzo Dipinto, una delle camere
Palazzo Dipinto, una delle camere
Palazzo Dipinto, dettaglio
Palazzo Dipinto, dettaglio

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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