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Neri Marcorè – La voce dell’ironia italiana e lo stato di salute della satira

Neri Marcorè presta la voce a Marvel’s Wastelanders: Star-Lord, serie Audible con protagonista «un eroe decaduto e autoironico» – riflette proprio sullo spazio rimasto per l’ironia in Italia

Neri Marcorè – doppiatore, attore, conduttore, imitatore, regista – 30 anni di carriera, intervista a Lampoon

«Si può essere attori anche senza corpo – esordisce Neri Marcorè – in radio, nei podcast, nel doppiaggio. Io però alla voce associo l’orecchio. L’ascolto è la premessa nel mio lavoro. Mi ha guidato sin da piccolo: ascoltare la musica e ricantarla, ascoltare i personaggi e imitarli».

Voce, orecchio e ironia. Quella che ha messo insieme una carriera. Dalle imitazioni che non hanno risparmiato nessuno – Gad Lerner, Luciano Ligabue, Antonio Di Pietro, Maurizio Gasparri, Alberto Angela – ai ruoli a cinema e teatro. Adesso è la caratteristica principale del suo ultimo personaggio, Star-Lord nella versione italiana di Marvel’s Wastelanders: Star-Lord. Neri Marcorè lo interpreta nella prima stagione che dà il via a una serie tutta dedicata agli eroi Marvel. Non un film né una pièce teatrale, ma un podcast di Audible Original. Solo voce. 

Neri Marcorè è Star-Lord in Marvel’s Wastelanders: Star-Lord di Audible – l’altra voce è di Corrado Guzzanti 

Lo Star-Lord di Marcorè è un «supereroe sui generis, imbolsito, invecchiato, decaduto». Per questo, scherza, è «abbastanza chiaro allora che abbiano chiamato me per dargli una voce. Non che sia imbolsito, ma non potevano certo chiamare un trentenne. Probabilmente mi hanno scelto perché è un personaggio ironico. Anzi, autoironico: fa finta di essere un super-fico, ma è chiaro che ha molto poco di super ed è più simile ai comuni mortali». Nella serie, Star-Lord, insieme a Rocket, con la voce di Corrado Guzzanti, torna sulla Terra decenni dopo la caduta degli eroi. Si trova davanti a una landa desolata controllata dal perfido Dottor Mistero. Tutto quello che poteva andare male è andato male. I ‘buoni’ sono stati sconfitti dai ‘cattivi’. 

C’è un casuale parallelismo tra il ruolo di Star-Lord e quello interpretato da Marcorè in uno dei suoi ultimi film, Quando di Walter Veltroni. Se nel primo il ‘non-supereroe’ si schianta sulla Terra a 30 anni di distanza dalla vittoria del male, nel secondo Giovanni – il personaggio di Marcorè – si risveglia dopo 31 anni di coma. 

Neri Marcorè, impegno civile: come sarà la terra tra tre decenni

«Le frecce indicano uno scenario poco rassicurante. Pessimisticamente, tra trent’anni la Terra potrebbe essere già semidistrutta, con l’homo sapiens che ha continuato a impossessarsi di tutto quello che ci può offrire senza darle il tempo di rigenerarsi. Ottimisticamente, l’idea che l’uomo si renda conto di andare a sbattere a velocità folle contro un muro potrebbe spingerlo a rallentare. O l’una o l’altra». Neri Marcorè si augura che «ci saranno più trasporti funzionali ed efficienti per tutti, che spariscano i combustili fossili, che ci siano più boschi dove ora sono scomparsi, che si annulli l’utilizzo della plastica». Insomma: «Tutte cose che sappiamo già, ma ci sono ancora troppi interessi economici intorno a tutto ciò». Però ci spera, più per gli altri che per sé. «Io, come Star-Lord, la maggior parte della vita ce l’ho alle spalle»

Neri Marcorè doppiatore: podcast, la voce per Audible x Marvel

Neri Marcorè doppiatore – «dal 1994 al 2000 è stata la mia professione principale» – per Marcorè dare vita al suo Star-Lord è stata un’esperienza di cui parla in termini di libertà. «A differenza del doppiaggio, qua non avevamo nessuna immagine o altri appigli, come i movimenti o l’interpretazione del viso. L’unico riferimento era la lunghezza delle battute dell’attore che aveva interpretato Star-Lord nella versione americana della serie. Quando si doppia un film capita che chiedano di sovrapporsi proprio all’originale, anche come timbro vocale. Qui davanti avevamo solo la battuta scritta»

Neri Marcorè aggiunge così al suo curriculum anche la serie podcast. «Penso che la diffusione di progetti simili sia una gran cosa. Sta andando a riempire un vuoto che fino a poco tempo fa poteva essere colmato soltanto dall’ascolto della radio. Risponde alla voglia di ascoltare delle storie, di appassionarsi a qualcosa che non ha una dimensione strettamente estemporanea», riflette. E dalla sua prima esperienza esce soddisfatto: «Audible sta mettendo una cura nella creazione di questi contenuti. Ci siamo noi attori, sì, ma dentro c’è una costruzione dell’ambiente sonoro che è come se portasse a vedere un film a occhi chiusi. Dalle musiche agli effetti speciali. È molto più di quello che può essere un audiolibro, dove si recita e basta, è un misto di piani diversi che si accavallano insieme».

Neri Marcorè e la televisione, la nuova guida della Rai

Continuando a gravitare intorno al tema della voce – questa volta degli altri – Neri Marcorè spiega che il mezzo che preferisce è la radio: «La tv la guardo pochissimo. La guardo soltanto come schermo su cui vanno in onda film, serie e sport. L’offerta generale, a parte poche eccezioni, mi sembra proprio si sia appiattita». Tra i suoi programmi radiofonici preferiti ci sono Il Ruggito del Coniglio, Radio2 Social Club con «il suo amico» Luca Barbarossa, quelli di Marino Sinibaldi. 

Fino a poco tempo fa c’era anche Forrest, cancellato da Radio 1 proprio nelle scorse settimane. È dal mancato rinnovo del programma che Marcorè parte per una più ampia riflessione: «Sono molto dispiaciuto che non sia stato confermato. È un’operazione brutale di chi pensa di dover occupare tutti gli spazi con la sua egemonia culturale e vuole imporsi rispetto a quella che è stata vigente fino a questo momento. Penso ci dovrebbe essere rispetto di tutti, non solo chi vince le elezioni. Altrimenti si va a un tiro alla fune. Ci sono anni in cui uno si sente del tutto rappresentato e anni in cui non lo è per niente. Invece sarebbe bello avere sempre un’oasi per chiunque».  

Neri Marcorè: politica, satira e intelligenza critica

Non è solo questa ricerca dell’«egemonia culturale» da parte di chi è al potere a far storcere il naso a Neri Marcorè. È anche il rapporto di oggi tra politica, ironia a satira a non convincerlo. «Quando ho iniziato a muovermi in questo mondo – ricorda – i politici erano bersagli più solidi. Oggi, con il dilagare dei social media, il rapporto tra politico ed elettore è 1:1. Viene bypassata la camera d’aria da dove prima si doveva passare: la tv, il confronto, il dibattito. La comunicazione politica un tempo valeva meno del contenuto, adesso è quasi il contrario. Conta come ti poni, se sei spigliato, carino, elegante o sguaiato»

Per questo, rispetto a prima, la satira è meno efficace: «È più un discorso di costume che di contenuto politico. Si è ridotta la distanza tra la satira e il suo oggetto. L’irrisione del potere si è assottigliata, eppure è qualcosa che va avanti da millenni, risale al teatro greco. Oggi è meno solida e più liquida, sgusciante. Si rischia di essere scontati. Non a caso la comicità che va forte è quella degli stand-up comedian, non certo quella dei tempi de L’Ottavo Nano (la trasmissione satirica ideata da Serena Dandini e Corrado Guzzanti andata in onda nel 2001, ndr). È un qualcosa che si esaurisce tra il comico e il pubblico stesso. Un tempo si riusciva meglio a mettere insieme piccoli teatrini in televisione con vari personaggi. Lo avevamo fatto anche io e Guzzanti».

Secondo Neri Marcorè c’è poi un altro tema ancora a segnare la caduta della comicità che un tempo la faceva da padrona. E questo va al di là della politica. «Non c’è la capacità di cogliere l’ironia e distinguerla dall’insulto. C’è differenza tra ridere insieme a qualcuno e ridere di qualcuno. Poi invece passano cose ben più gravi, che dovrebbero indignare e non lo fanno. Ci sono polemiche che vanno avanti settimane per motivi futili, come un vestito, e altre che si spengono nel giro di un’ora quando c’è un dramma sociale, che però viene considerato pesantezza. Si fa un po’ fatica ogni volta a spiegare perché si è detto qualcosa, mancano i codici per capire dove c’è satira. Servirebbero i sottotitoli. Sono diminuite intelligenza e capacità critica».

Artisti 7067 e la lotta all’equo compenso

Dopo Marvel’s Wastelanders: Star-Lord, uscito lo scorso 28 giugno, Neri Marcorè continuerà a portare in giro per l’Italia La Buona Novella, spettacolo teatrale basato sull’omonimo disco di Fabrizio De Andrè. Il 13 luglio è arrivato al cinema Le mie ragazze di carta di Luca Lucini. A breve sarà in tv una nuova serie su Goffredo Mameli, girata a Genova. E manca ancora una data di uscita per Zamora, dove oltre a recitare ha anche preso le vesti di regista. Era la prima volta: «Volevo misurarmi con questa nuova sfida. Avendo fatto centinaia di opere da attore avevo già esperienza. Però non ho imparato tutto, ho fatto errori. Ma è stato meraviglioso. È vero che il regista ha l’obbligo di prendere le decisioni finali ma mi sono sempre consultati con tutti i collaboratori, di tutti i reparti»

Neri Marcorè con Artisti 7067si batte da anni per la tutela economica di interpreti, esecutori e artisti, a partire dall’equo compenso 

Artisti 7067, associazione fondata insieme – tra gli altri – a Elio Germano, Claudio Santamaria e Paolo Calabresi, con l’obiettivo di raccogliere e distribuire i compensi che spettano agli artisti per tutte le utilizzazioni delle loro opere, su qualsiasi piattaforma. Neri Marcorè: «Fino a ridosso del 2010 c’era soltanto l’IMAIE – Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori – a gestire la situazione. Però è stata dichiarata fallita, non dava i compensi agli artisti e se li teneva. Quindi abbiamo creato un nuovo ente. Ci siamo assunti il compito di rintracciare gli artisti aventi diritto e di distribuire i soldi che gli spettano, attraverso trattative con reti generaliste e piattaforme. Abbiamo aumentato le tariffe, che fino a quel momento erano molto basse»

C’è il problema delle piattaforme di streaming, Netflix su tutte. «Se guardiamo ai loro introiti degli ultimi 10 anni vediamo che c’è stata un’enorme impennata. L’unico modo per cui possono farlo è utilizzando le opere filmiche. Anche qui andrebbe riconosciuto un equo compenso. Loro però non forniscono i dati di ascolto dei film, né i loro bilanci. Si parla di vero e proprio sfruttamento del lavoro altrui. Ecco, chiediamo di avere questi dati per calcolare qual è l’equo compenso. Loro ora versano una percentuale millesimale del fatturato. Chiediamo di arrivare almeno al 2-3%».

Neri Marcorè

Nato a Porto Sant’Elpidio il 31 luglio 1966, Neri Marcorè cresce con la passione per la musica e per le lingue, conseguendo il diploma da interprete in inglese e tedesco a Bologna. Arriva in tv all’inizio degli anni ’90, partecipando come concorrente a Stasera mi butto. Tra il 1994 e il 2000 il suo lavoro principale è quello di doppiatore. Poi arriva la recitazione a tutto campo, tra cinema e televisione. Sul piccolo schermo ha fatto parte di L’Ottavo Nano e Mai Dire Domenica, dal 2001 al 2011 ha condotto Per un pugno di libri. Il film che lo consacra definitivamente nel cinema è Il cuore altrove di Pupi Avati, 2003.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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