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Inattuale e contemporaneo: il merletto di Burano

Nel Seicento la Repubblica di Venezia diviene nota per i laboratori in cui si realizza il ‘punto in aria’, o punto Venezia’. La storia del merletto continua oggi, a Burano – Sergio e Martina Vidal ne raccontano la contemporaneità

Sergio e Martina Vidal

All’inizio degli anni Novanta Sergio e Martina Vidal, quarta generazione di merlettai e produttori di biancheria per la casa, aprono una bottega a Burano, la città in cui sono nati. Dieci anni più tardi nasce l’Atelier Martina Vidal, negozio e sede produttiva in cui l’artigianalità e l’innovazione dialogano con la tradizione dell’isola. L’azienda familiare era nata come bottega artigiana per le famiglie dei nobili di Venezia e per le case di produzione di biancheria. Di fronte allo sviluppo crescente di merletti importati dall’estero, i fratelli hanno deciso di investire sulla familiare eredità artigiana, creando una fucina di versatilità produttiva il cui catalogo spazia tra biancheria per la casa, abbigliamento e accessori per l’arredo. 

La tecnica di lavorazione del merletto di Burano

Anche se il merletto non costituisce più il core business dell’azienda, il progetto intende proteggere la maestria necessaria per lavorarlo. La tecnica è la stessa – e l’unica – che si tramanda da secoli: a mano, con il solo utilizzo di ago e filo di cotone. Tutto si origina da un disegno che viene sovrapposto a fogli di carta oliata e strati di stoffa all’interno di un supporto per l’orditura. Dal disegno il processo si snoda in sei passaggi che prevedono l’orditura, la Ghipur, il punto Venezia, il punto Burano (anche detto ‘la rete’), il Rilievo e, infine, la Smerlatura. 

Come in passato, il cotone impiegato è di colore bianco e il suo spessore varia in base alle necessità tra titoli che vanno dallo zero (definito “orso”), al quaranta fino al dieci. Il merletto prende forma come connessione di parti tra la trama, i collegamenti che legano gli spazi con il disegno e la staccatura finale.

«Solo le maestre sono in grado di partire dal disegno e di arrivare al prodotto finale», Sergio Vidal ci spiega che esistono sette punti principali che solo pochi merlettai sono in grado di riprodurre. Storicamente ogni maestra si specializzava in un punto così da acquisire nel tempo maggior velocità e grado di perfezione. Negli ultimi anni l’Atelier ha deciso di ampliare la propria competenza artigianale con l’inserimento di merletti colorati e con l’aggiunta di altri filati oltre al cotone, in primis il lurex.

Anche questa scelta rappresenta una sfida in ambito artigianale a causa della complessità che il filo colorato, nella sua delicatezza, possiede. «Il problema che dovremo affrontare nei prossimi anni è legato alla scarsità di giovani disposti ad apprendere quest’arte». L’Atelier Martina Vidal offre corsi a studenti desiderosi di apprendere l’arte del merletto. L’obiettivo è poi quello di aprire un’accademia che preservi e tramandi la manualità che il merletto necessita per la sua realizzazione.

Martina Vidal ha realizzato per Jasmin Santanen una capsule dedicata alla Marchesa Luisa Casati 

Per rispondere alle esigenze di una clientela internazionale, oggi sempre più esigente e consapevole del prestigio di questi manufatti, è stato indispensabile ampliare l’offerta oltre il merletto. L’Atelier dispone di un repertorio di prodotti che va dalla biancheria per la casa fino agli oggetti e accessori di arredo e, insieme, agli articoli di abbigliamento. Attraverso le collaborazioni strette negli anni con designer, architetti e case di moda sono state realizzate collezioni in cui Venezia e la sua cultura sono protagoniste. L’Atelier si occupa anche di servizi di personalizzazione nel settore della nautica, dell’hôtellerie e delle residenze private. All’interno del progetto volto a promuovere partnership tra artigianato veneziano e designer contemporanei, Martina Vidal ha realizzato per Jasmin Santanen una capsule dedicata alla Marchesa Luisa Casati. La collezione è stata poi esposta presso il Magazzino Gallery di Palazzo Polignac.

La sede di Atelier Martina Vidal presso l’ex Palazzo dei Pittori

In quello che durante il Novecento è stato un rifugio per gli artisti della scuola pittorica veneziana ha sede l’Atelier. L’edificio di tre piani si estende per circa cinquecento metri quadrati, arricchendo il suo fascino grazie alla presenza del Venice Secret Garden. Il giardino è un’oasi per ricevere ed accogliere la clientela, ospitare eventi e presentare le collezioni. Dalla stessa finestra in cui il pittore Mario Vellani Marchi ritraeva il lirismo della vita di Burano, le merlettaie di Martina Vidal osservano e rappresentano l’isola con ago e filo. 

Il filosofo Giorgio Agamben in Che cos’è il contemporaneo? definisce la contemporaneità come un rapporto con il tempo in cui l’anacronismo dialoga con il presente. «Non è sempre facile far comprendere a tutti che il livello di artigianalità con cui operiamo ha bisogno dei suoi tempi, oltre che di profonda passione e dedizione». Lo sforzo che queste realtà produttive compiono, nel tramandare i saperi e le tecniche ancorate nella tradizione, è da intendersi come opportunità di dialogo e confronto con un passato che può insegnare a leggere meglio le trame del presente. «Il problema sarà quello di riuscire a portare avanti la capacità produttiva di questi mestieri perché le maestre merlettaie rimaste sono poche e la formazione tecnica e manuale è un processo che richiede molto tempo. Collaboriamo con alcune università per trasmettere il nostro patrimonio, ma sarebbe necessario un intervento pubblico per salvaguardarlo».

La leggenda del velo anadiomene 

La nascita del merletto appartiene al repertorio di leggende che descrivono l’isola di Burano. Secondo una di queste, il merletto condivide la propria genesi con la stessa che il mito attribuisce alla dea Afrodite: entrambi affondano la propria origine nella spuma del mare. La leggenda racconta di un pescatore promesso a una fanciulla che, nelle acque della laguna veneziana, riuscì a resistere al richiamo del canto delle sirene. Di fronte alla fedeltà dimostrata, la regina delle sirene, con un colpo di coda, trasformò la schiuma delle acque in un velo nuziale che porse al giovane pescatore come dono per la propria sposa. Il giorno delle nozze quel velo suscitò un stupore: le donne di Burano iniziarono a munirsi di ago e filo per cercare di riprodurre la finezza di quell’accessorio.

La nascita e la storia del merletto, oltre il mito

Il merletto di Burano si afferma tra i nobili di Venezia – una tendenza sia in ambito laico che ecclesiastico. Le orfane occupate in questa attività, avevano la possibilità costruirsi una dote e dunque un futuro. Intorno alla metà del Seicento la Repubblica di Venezia diventa nota per i laboratori in cui si realizza il ‘punto in aria’, definito in seguito ‘punto Venezia’. Il pregio di questo manufatto induce anche Napoleone Bonaparte a renderlo elemento obbligatorio nell’abbigliamento di corte, a dimostrazione che la grandiosità dell’impero doveva trasparire anche attraverso lo jabot della camicia maschile o il canezou degli abiti femminili.

Anna Rosignolo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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