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Lampoon RUVIDO: esce il nuovo numero in Italia e nel mondo

Pelle, patina, palpebre – tutto ciò che è ruvido per le nostre mani e per i nostri occhi: ruvido è il titolo del nuovo Lampoon, e ne compone l’identità

Lampoon: può essere tradotto come un libello irriverente

Trovai la parola lampoon per la prima volta leggendo un libro di Orson Welles in cui scriveva di The Harvard Lampoon – il giornale universitario con una lieve spinta sovversiva propria all’immaginario degli studenti americani in un college. A gennaio del 2015, la CNN informando sull’attacco alla redazione del Charlie Hebdo, indicava la testata indicandolo come un lampoon. Deduco che dall’americano, tra le diverse nozioni reperibili, lampoon può essere tradotto come un libello irriverente. Il concetto caratteriale di irriverente è vicino a quello tattile di ruvido, anche per assonanza.

Cosa vuol dire irriverente? 

Che cosa non porta riverenza? E che cos’è la riverenza? Riverenza potrebbe essere un sinonimo di rispetto, ma se così fosse, saremmo riduttivi. La riverenza è un rispetto per forma in prima istanza, a prescindere dalla sostanza – ovvero, la riverenza prevede un inchino a un’istituzione, a un potere, a un’autorità – che possa essere il vescovo, il ministro, il signore, il sovrano, il padrone – a prescindere se tale istituzione ne abbia merito sostanziale. Nella sua controparte negativa, portando contrasto, l’irriverenza non sarà mai soltanto una mancanza di rispetto formale: l’irriverenza toglie rispetto alla forma solo se, oltre tale forma, non sussiste la sostanza. L’irriverenza toglie il rispetto a quella forma che non prevede una precisa sostanza: ovvero a quelle dichiarazioni sulla sostenibilità che non corrispondono a un impegno reale, soprattutto nel settore dell’alto di gamma perché la sostenibilità è forse l’impegno più costoso in termini di risorse per ogni azienda. 

Ruvido, un aggettivo per Lampoon

Per quanto io sottoscriva la definizione di Lampoon quale giornale irriverente, la parola in sé, irriverente, non è la mia prima scelta: essa porta un senso di provocazione, di richiesta di attenzione e anche solo di didascalia troppo esplicativa, che non fanno parte del mio lavoro e del mio atteggiamento. Io scelgo titoli e parole che possano muovere una domanda, mai una risposta. Piuttosto che definire Lampoon come irriverente, preferisco indicare Lampoon come un giornale ruvido. Lavorando per Lampoon, noi cerchiamo tutto quanto possa essere ruvido – partendo dalle fibre naturali e scartando le fibre sintetiche, cercando l’imperfezione, le impurità quali dettagli di fatica e realtà; le superfici che respirano, mai la plastica. Da qui, da questa parola, ruvido, nasce una narrazione culturale e un contesto visuale.

Imprenditoria etica e informazione responsabile – Lampoon

Lampoon crede e ripete che il settore del lusso oggi possa esistere e sussistere solo se porti con sé un messaggio sociale e civile possibile – il sostegno all’artigianato, le scelte delle fibre naturali, la circolarità, il diniego della plastica. Lampoon crede a un’imprenditoria etica che non ponga più il ricavo come primo scopo ma la condivisione del reddito; a un’informazione educativa che non ponga la diffusione come primo scopo ma l’autorevolezza. Questi valori un tempo potevano apparire come baluardi delle politiche di sinistra (whigs, democratici, labouristi) – ma oggi, questi valori sono i capisaldi dell’unico capitalismo possibile che è quello non fallimentare. Questi valori oggi devono appartenere alle correnti che in passato erano intese di destra (tories, repubblicani, liberali).

Lampoon: promuovere la filiera italiana corta nel mondo – è una contraddizione?

Lampoon riporta e rilascia un’attività giornalistica dedicata al settore manifatturiero – che sia il tessile, la moda, l’edilizia – e quanto la manifattura necessita per essere possibile – l’energia, le materie prime. Su questa base, Lampoon prosegue l’intento di promuovere la filiera corta italiana nel mondo. Un riferimento elitario, se volete insistere a pensare che questi temi di sostenibilità siano noiosi per il grande pubblico.

Lampoon, ruvidità e vanità

La ruvidità è nella difficoltà di resa in prosa per un articolo di cronaca, nella complicazione di una variabile al concetto. La ruvidità, come la vanità, si costruisce con la sicurezza in se stessi, si confonde con la supremazia, con la superbia dei nostri errori, dei nostri fallimenti – perché sia la vanità sia la ruvidità non si formano quando ci si siede sul trono, ma quando ci si rialza da terra. Autenticità, ruvidità, imperfezione: siamo fatti di fatica e sudore, pelle amore e peli.

Carlo Mazzoni

Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Photography Winter Vandenbrink
Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Photography Winter Vandenbrink
Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Photography Spyros Rennt.webp
Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Photography Spyros Rennt.webp
Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Photography Tom Kneller
Cover Photography Tom Kneller – Lampoon issue 27, Ruvido –
Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Hari Nef. Photography Daniel King.webp
Lampoon issue 27, Ruvido – Cover Hari Nef. Photography Daniel King.webp

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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